| Raggiunto a Bruxelles un accordo di cooperazione
bilaterale tra Israele e l'Alleanza. La marina di Tel Aviv parteciperà
alle operazioni di pattugliamento navale «antiterrorismo»
davanti alle coste libanesi e siriane
Israele, protagonista dei 34 giorni di crudeli bombardamenti
con il fosforo e le «cluster bomb» contro il Libano, delle
violazioni dello spazio aereo della «Repubblica dei Cedri»,
dell'occupazione delle fattorie di Sheba, dei territori palestinesi e
del Golan siriano, della produzione di oltre 200 bombe atomiche, dei programmi
di guerra batteriologica e chimica, parteciperà ora a pieno titolo
alle operazioni di pattugliamento navale «antiterrorismo»
della Nato nell'ambito della missione «Active Endeavour».
E la Nato, a sua volta, finirà così per «assolvere»
le violazioni israeliane delle risoluzioni dell'Onu, del trattato di non
proliferazione nucleare e delle Convenzioni di Ginevra, identificandosi
agli occhi di milioni di arabi e musulmani con la brutale politica israeliana
nella regione.
Questa vera e propria svolta nei rapporti tra l'Alleanza Atlantica e Israele,
avviate verso una pericolosissima simbiosi, si è consumata in questi
ultimi giorni tra Bruxelles e Tel Aviv. Nel silenzio generale. Lo scorso
sedici ottobre, nella capitale belga dove ha ancora sede il comando della
Nato (due anni fa l'Alleanza aveva minacciato di spostarsi a Varsavia
se il governo belga non avesse bloccato il processo per crimini di guerra
contro Ariel Sharon) è stato concluso un accordo di cooperazione
con Israele che prevede la partecipazione dello stato ebraico alle operazioni
antiterrorismo nel Mediterraneo ed è stato finalizzato un vero
e proprio accordo di cooperazione bilaterale. L'intesa è stata
quindi celebrata due giorni fa nel corso di una visita a Tel Aviv del
vicesegretario generale della Nato, Alessandro Minuto Rizzo, in occasione
di un convegno tenutosi nella cittadina di Herzlya, su «I rapporti
Nato-Israele e il dialogo Mediterraneo» in un clima di grande euforia
e soddisfazione. «Se guardiamo attentamente al Dialogo Mediterraneo
ed in particolare alla cooperazione tra la Nato e Israele non possiamo
non essere colpiti da quanti passi avanti siano stati fatti e da quanto
velocemente il processo stia procedendo», ha detto l'ambasciatore
Minuto Rizzo che ha poi così continuato «Abbiamo raggiunto
recentemente un programma di cooperazione. Il primo di questo tipo nel
Dialogo Mediterraneo che copre molte aree di interesse comune, così
come la lotta al terrorismo ed esercitazioni militari comuni... Un accordo
che a sua volta dovrebbe dare nuovo slancio alla nostra cooperazione».
Il vicesegretario della Nato ha poi ricordato come «Il fatto che
un ufficiale di collegamento israeliano sia stato assegnato al comando
Nato a Napoli è inoltre un altra indicazione della vitalità
della nostra cooperazione, così come ... la partecipazione di Israele
a due importanti esercitazioni Nato in Romania e in Ucraina», «un
nuovo capitolo nella cooperazione tra Israele e la Nato si è aperto».
Al convegno, al quale hanno partecipato «opinion leader» di
alto livello, politici israeliani, esponenti del complesso militare industriale,
ufficiali e funzionari della Nato, il ministro degli esteri israeliano,
la signora Tzipi Livni, ha illustrato la «filosofia» della
nuova partnership Israele-Nato. Una filosofia allineata sulle posizioni
dell'amministrazione Bush in netto contrasto con le posizioni sul conflitto
palestino-israeliano e arabo-israeliano portate avanti dai paesi europei,
Italia in primo luogo. «Israele e la Nato sono dei partner naturali»
- ha sostenuto l'esponente di Tel Aviv - dal momento che «le tendenze
e le aspirazioni nazionaliste» non sarebbero più al centro
del conflitto. La «tensione in Medioriente» - ha quindi sostenuto
la Livni - non sarebbe più «dovuta a dispute locali su territori
o confini» ma piuttosto a «ideologie estreme» e agli
«Stati fondati su queste ideologie». Per questo occorrerebbe
creare, da qui l'intesa con la Nato, una difesa comune degli stati che
«condividono i nostri valori e principi». Forse il ministro
israeliano si riferiva al principio dell'acquisizione di territori con
la forza delle armi?
O a quello di opprimere un altro popolo rifiutandosi di permettergli di
costruirsi un proprio stato su appena il 22% del proprio territorio? O
forse ai principi di un governo razzista che ha fatto dell'apartheid in
Cisgiordania e della proliferazioni delle armi di distruzione di massa
i pilastri della propria politica?
da Il Manifesto del 26/10/2006
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