| Vicenza, 2006. O un qualunque anno della guerra
globale permanente.
Una tranquilla cittadina di provincia, del nordest produttivo. Che
ospita già la caserma USA Ederle, la Gendarmeria Europea,
Il Coespu, scuola di addestramento per militari dei “paesi
in via di sviluppo”. E ora, forse, anche il Dal Molin aeroporto
di guerra, con un investimento del governo americano di 800 milioni
di dollari. La nostra città, quindi, destinata a diventare
un nodo importantissimo per i nuovi assetti militari mondiali. Ma
facciamo un passo indietro: ci sono alcune storie che vanno raccontate.
Due anni fa, governo Berlusconi: il sindaco Hullweck inizia una
serie di viaggi a Roma, si comincia a parlare di un nuovo progetto
per Vicenza, firmato Usa, ma nessuna notizia certa trapela.
2006, governo Prodi: ormai a ridosso della scadenza con gli Stati
Uniti, scoppia il caso Dal Molin; il progetto è devastante,
sia come impatto sul territorio, sia dal punto di vista che una
città Unesco, come Vicenza, non può fondare la sua
esistenza su un'economia di guerra.
I cittadini, i movimenti, le associazioni si organizzano e dicono
NO al Dal Molin base militare.
Lo dicono in maniera determinata, con rumorose presenze in consiglio
comunale, raccolta firme (più di diecimila in un mese!),
convegni informativi, blocchi del traffico, fiaccolate, scioperi
studenteschi e, non ultima, l'invasione delle piste dell'aeroporto.
Nel frattempo, inizia il rimpallo di responsabilità tra sindaco,
di centro-destra, e governo, di centro-sinistra, dove nessuno vuole
prendere in mano la patata bollente della decisione finale, ma tutti
sono concordi nel definire gli Stati Uniti e la loro politica di
difesa “amica” e coerente con le politiche militari
italiane.
Tutto questo sulla pelle dei cittadini, il cui parere non viene
neanche considerato. Ma queste sono cose già viste: inutile
raccontare come i giornali stiano manipolando l'opinione pubblica;
come gli Americani stiano già mettendo in piedi delle strategie
di apertura alla città, in modo da non creare ulteriori malumori...
Chi si trova a fare i conti con una servitù militare in casa,
sa benissimo di cosa si sta parlando.
E si finisce, volenti o nolenti, per esserne complici. Perchè
la guerra non è solo quella eclatante delle prime bombe in
Iraq. E' anche il piccolo gesto quotidiano, le azioni minime a cui
finiamo per abituarci. E' il defender dell'esercito che ti passa
ogni due minuti sotto casa, perchè di fianco hai una base
militare, sono i soldati in assetto di guerra che corrono alle 7
del mattino di fronte alle scuole elementari, sono l'abitudine a
vedere muri di cemento armato e fili spinato.
Le basi della guerra sono il paradigma della guerra globale permanente
nei nostri territori, la guerra che plasma menti e coscienze. La
guerra irrompe costantemente nelle nostre vite, non è una
cosa astratta, quanto invece tremendamente reale. La guerra ha bisogno
di nascondersi, di imbellettarsi, di truccarsi, per cercare di trovare
consenso. Così le guerre diventano addirittura umanitarie,
i soldati diventano missionari di pace. La politica abdica al proprio
compito e demanda a fucili e diavolerie militari la risoluzione
dei conflitti. Von Clausewitz finisce nel cestino, la guerra diventa
l'elemento costituente del “nuovo ordine mondiale”.
Iraq, Palestina, Libano, così come il Messico o il Darfur,
la risposta delle diplomazie e delle elites politiche sono sempre
le stesse: armi e guerra. Però guerre buone, che diamine!
Guerre che portano pace. Peccato che per migliaia di uomini, donne
e bambini questa pace sia eterna. Come spiegare loro che le pallottole
umanitarie sono per il loro bene? Ingrati.
Dire NO al Dal Molin in maniera forte e determinata vuol dire dire
no alla guerra e a chi ne è complice. Basta basi di guerra
e non solo nel nostro territorio, ma in tutta Italia, in tutta Europa,
ovunque. Perchè è una questione che riguarda tutti,
pur partendo da una piccola città di provincia. Lo diciamo
lanciando, come gli Zapatisti, un'altra campagna: una campagna verso
il 2 dicembre, giornata nazionale di manifestazione contro la guerra
e le basi che nel nostro territorio ne rappresentano la logistica
e gli interessi. Ovviamente a Vicenza. Per fare la guerra ci rubano
la terra, ed è il tempo di difenderla.
Il 2 dicembre 2006 tutti a Vicenza:
basta basi, basta guerra.
Osservatorio
contro le servitù militari- Vicenza.
Per info e adesioni: nodalmolin@libero.it
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