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ALITALIA
ULTIMO ATTO (più il resto) |
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di Gianfranco La Grassa |
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Manca pochissimo e poi dovrebbe terminare, esattamente
come si voleva fin dall’inizio, la commedia inscenata intorno alla
gara per appropriarsi dell’Alitalia. Proprio come un mese
o poco più fa si era conclusa l’altra farsa
di oltre un anno (se partiamo dal famigerato piano Rovati,
assuntosi in proprio tutte le colpe, ecc.),
intessuta attorno alla Telecom. Entrambe
le partite si chiudono a favore di Intesa-San
Paolo (d’ora in poi solo Intesa perché è questa ad aver assorbito
di fatto l’altra), giacché AirOne, malgrado tutte le roboanti parole intorno ad un “coraggioso”
piano industriale per Alitalia, non avrebbe
i soldi per fare alcunché. Solo che, stranamente, nella fase finale
troviamo tutti d’accordo: per AirOne si
sono schierati pubblicamente negli ultimi giorni, in rapida successione,
Montezemolo, Letizia Moratti, Formigoni e infine…..Berlusconi. L’ad di Intesa,
Passera, assumendo allora toni tracotanti, ha dichiarato che lasciarla
ad AirFrance “sarebbe come buttarla via”. Toto, “capo” di AirOne (tramite Forse
che noi siamo “antitaliani”? Ma
proprio per niente! Però non sopportiamo l’ipocrisia di “tristi”
personaggi che agiscono come banderuole
al vento. Questi “patrioti” ci hanno rotto le scatole per anni e
anni allo scopo di portarci in Europa, e ci hanno portato solo
monetariamente con un euro sopravvalutato
(in termini di lire) che ha più che dimezzato i nostri redditi personali
reali. Quando Francia e Olanda hanno
bocciato con referendum L’italianità
non c’entra proprio per nulla. L’AirOne
non ha il becco di un quattrino; i soldi glieli darà
Intesa. Ma questa banca non è forse italiana? Si, ma non ce la fa,
poverina, da sola. Si associa allora a
Unicredit e Montepaschi, altre banche
italiane, “in nome della Patria”? No, manco per sogno, dietro Intesa troviamo la giapponese Nomura,
ma soprattutto i due pezzi da novanta della finanza americana: Morgan Stanley e Goldman Sachs. Quest’ultima poi è quella il cui (ex) vicepresidente è Governatore
della Banca d’Italia, di cui due (ex) alti dirigenti (uno è attuale
viceministro dell’Economia) sono all’origine
del “piano Rovati” per impadronirsi ancora
un anno fa della Telecom tramite la “pubblica”
(cioè con i soldi di tutti noi) Cassa Depositi e Prestiti (dietro
la quale si stagliava sempre, tramite varie fondazioni bancarie,
il solito istituto finanziario italiano legato a quelli, ben più
grossi, americani, ecc.). Questi sono i perversi intrecci degli
ambienti affaristici “patriottici” che si prenderanno Alitalia
(dopo Sono
intrecci simili, pur nella differente contingenza storica, a quelli
esistenti nella Repubblica di Weimar,
che avevano ridotto ***** Non
esistono capitalisti buoni o cattivi (come crede una “intelligenza
superiore” che occupa la terza carica dello Stato), ma solo capaci
o incapaci. Non esiste quindi un capitalismo buono (e sociale) o
cattivo (e individualistico); esiste semplicemente un capitalismo
migliore o peggiore nel fare gli interessi complessivi di una popolazione
(pur nell’ambito dell’ineliminabile sfruttamento connesso a qualsiasi
forma di capitalismo), cioè in grado oppure
no di dare sviluppo al sistema-paese nel suo insieme (pur con gli
inevitabili differenziali tra zona e zona, tra strato sociale e
strato sociale, ecc.). Tutto il resto è chiacchiera da imbonitori.
Ora, il capitalismo italiano è proprio il peggiore in assoluto;
non a caso, ci ha infine, giustamente, superato anche quello
spagnolo (vedi gli ultimi dati relativi al
reddito pro-capite). Non siamo affatto
indipendenti, mai e in nessun senso; il problema è solo chi vince
tra i vari gruppi (sub)dominanti dipendenti dai predominanti
statunitensi. Si abbia quindi quel minimo di pudore per non fare
appello – a giorni alterni – all’italianità o all’alto ideale europeista
o alle bellezze della libera competizione nel mercato globale.
Indossate infine una sola di queste “maschere ideologiche”; altrimenti
non sembrate nemmeno capitalisti (quindi seri imprenditori), bensì
giocatori delle tre carte. Siete
succubi degli stranieri; ad essi vi appellate
nella smania di dimostrare d’essere i loro migliori servitori onde
farvi appoggiare per il vostro piccolo “potere in un paese solo”,
per di più ormai un paese da barzellette. Pur di ottenere il consenso
del “popolo”, tirate fuori dal cappello, di volta in volta, quella che ritenete
essere la migliore per fare esclusivamente i vostri personali interessi:
vendiamoci allo straniero, nascondendoci dietro la “spiritosa invensiòn” (quella del goldonesco
personaggio Lelio, bugiardo per il piacere di esserlo) dell’internazionalizzazione
della nostra economia così brava e competitiva (nel buffonesco made
in Italy); no, adesso è meglio fare
i patrioti, vince chi finge maggiore orgoglio d’essere italiano.
Sarebbe almeno possibile che ci risparmiaste queste sceneggiate?
A me non è mai piaciuto Merola,
ma almeno non faceva male a nessuno. Noi
siamo per l’indipendenza di questo paese, per una sua rinascita.
C’è però un sintomo preciso che indica qual è la strada imboccata
dai ceti dominanti, che segnala se questi sono anche dirigenti (del
paese) o solo una accozzaglia di “arraffa-arraffa”:
la funzione del capitale finanziario. E’ stato messo sotto
il “tallone di ferro” di una forza politica, capace di usare questa
forza, se è tale veramente, per orientare
la gran parte delle risorse al servizio dell’industria nei
settori dell’ultima “era innovativa”? La spesa pubblica è largamente
orientata agli investimenti (e non alla spesa corrente per salari
di una massa esorbitante di impiegati)
e, in modo del tutto particolare, alla ricerca scientifica, ma d’avanguardia?
E a numerose altre “cosette” (decisive) – su cui passo sopra in
questa sede – del tutto indispensabili a rafforzare il paese nei suoi rapporti
geopolitici? Se la risposta a tali quesiti
è affermativa, abbiamo un preciso indice della volontà di tentare
almeno una strada di indipendenza e di
sviluppo autonomo e più sicuro, onde dare al paese maggiore benessere;
se non per tutti, almeno per la grande maggioranza (e sempre non
negando che ci saranno squilibri di reddito da ridurre tramite lotte
redistributive). Quando
però la finanza si impadronisce dell’industria,
la spesa pubblica si carica di finanziamenti (a fondo perduto)
ai settori della passata “era innovativa” (tipo auto e metalmeccanico
in genere), quando tale finanza mostra, a chi ha occhi per vedere,
la sua sudditanza a grossi gruppi stranieri (della “nazione predominante”
dell’epoca), quando intellettuali venduti e cialtroni diffondono
l’ideologia del liberismo (nel commercio internazionale e nella
“circolazione dei capitali”), che manifesta chiaramente l’orientamento
ad affidarsi alla predominanza della suddetta nazione onde
acciambellarsi, ai suoi piedi, nella situazione di subdominanza;
allora siamo in presenza di una classe sostanzialmente servile (e
antinazionale) che, mutatis
mutandis, può essere paragonata alle
“borghesie compradore” dei vecchi paesi
coloniali e semicoloniali. Questa è l’attuale classe (sub)dominante
italiana, quella che finge, a giorni alterni, la difesa dell’italianità
o dell’europeismo o della libera competizione mercantile globale. Ce
ne sono mille prove, giorno dopo giorno; nel blog
ne abbiamo parlato spesso, ma non abbiamo purtroppo la diffusione
di ben altri media che fanno opinione. Volete un ultimo segnale
della nostra (sub)dominanza? Il tracotante Passera
– quello che dichiara che dare l’Alitalia
all’europea AirFrance è “come buttarla
via” – entra in (finto o vero? Se ne chiacchiera sui giornali) attrito
con il “suo” presidente Bazoli; e intanto, volendosene o dovendosene andare, si pone
in “buona posizione” per sostituire questa primavera Scaroni
all’Eni. Anche
il presidente di Finmeccanica dovrà essere
sostituito alla stessa data (e forse pure altre imprese della stessa
rilevanza sono nell’identica situazione). Chi è Passera, non come
individuo ma come ruolo, come maschera di rapporti
sociali? E’ attualmente al vertice
di Intesa, cioè della banca per il momento “in prevalenza” nel comparto
finanziario italiano rispetto ai due principali concorrenti: Unicredit Group (con “dentro” Capitalia) e Montepaschi (con “dentro”
Antonveneta), considerata banca del Pd. Ma Intesa è “attorniata” (in
posizione paritetica? “Ma mi faccia il piacere!”) dai giganti statunitensi
Morgan Stanley e Goldman Sachs (e non solo), che
a loro volta hanno piazzato loro (ex; si fa per dire) uomini nei
centri nevralgici del potere in Italia (diciamo
che questo fatto è più noto e scoperto per quanto riguarda In
definitiva, i pochi gioielli italiani dell’ultima “era innovativa”
passeranno sotto l’“influenza” (usiamo un termine dolce) di dati
gruppi finanziari italiani, in specie di quelli più “vicini” (altro
termine soft) a colossi finanziari americani, che in quel
paese – la nazione predominante – sono veicolo del potere del complesso politico-finanziario.
Non dico che l’Eni (e così pure Le
chiacchiere di questa massa di quaquaraqua
– non discuto delle competenze “tecniche” di certi manager che saranno
certo elevate, per quanto qualche dubbio lo nutra in proposito (come
lo nutro sul “mago” Marchionne) – hanno
ormai tessuto una fitta rete di menzogne e inganni per la nostra
popolazione. O tale rete viene strappata o il futuro dell’Italia sarà bigio. Occorre però una nuova forza politica, che mandi a casa le
attuali. ***** Un ultimo “pettegolo” sguardo alla sospetta
unanimità a proposito dell’acquisizione di Alitalia da parte del gruppo finanziario (Intesa con “attorno”
colossi americani) che in questo momento è in vantaggio: su Unicredit e Montepaschi, ad esempio,
con il primo un po’ in affanno per errori gravi ed evidenti in merito
a derivati, crediti subprime, ecc., e
forse per acquisizioni non ben calcolate (del resto pure Montepaschi,
non si sa con quali aiuti alle spalle, ha incorporato Antonveneta
sborsando uno sproposito). Abbiamo
sopra rilevato che negli ultimi giorni si sono schierati, a favore
di AirOne (cioè
dell’intreccio finanziario già considerato) perfino personaggi della
destra (ivi compreso il leader), Montezemolo e un po’ tutti. Bene, spostiamoci d’ambito. Con
la fusione tra Unicredit e Capitalia
(di fatto una incorporazione nell’Unicredit
Group), questa banca viene a possedere
una quota azionaria in Mediobanca troppo
alta, per cui interviene l’Antitrust (dopo proteste, più o meno
aperte, di Intesa), che di fatto impone all’istituto di Piazza Cordusio
la vendita di una parte della quota. Si tenga presente che il problema
non è Mediobanca in sé, ma il fatto che quest’ultima è l’azionista di riferimento in Generali; bisogna
quindi ridurre la proprietà di Mediobanca
in quest’istituto assicurativo, che è il vero obiettivo finale
del contendere, il campo in cui dovrebbe svolgersi la “madre di
tutte le battaglie” interne alla finanza italiana (subdominante
rispetto ai predominanti statunitensi). Se
avvenisse che uno dei gruppi finanziari in contesa prende il
sopravvento in questo snodo cruciale dei rapporti di potere in Italia,
quel momento sarà la “notte di S. Valentino” della “lotta per bande”
(come a Chicago ottant’anni fa circa).
Unicredit ha dovuto piegarsi all’Antitrust
(come Geronzi di fronte alla nomina del
duo Bernabé-Galateri voluto da Intesa
al vertice di Telecom) e ha deciso di
vendere il 9 e qualcosa % di azioni. Tra
gli acquirenti: 1,5% a Mediolanum (che
salirebbe così al 3,4%), 1,5% a Fininvest, entrambe del gruppo Berlusconi.
Tutto è però ancora subordinato all’autorizzazione dell’Antitrust.
Siamo dunque “in attesa”; e il “buonismo”
filo-AirOne (cioè Intesa) della destra, e di Berlusconi
in persona, fa tanto bene a questa attesa e alle “ponderate riflessioni”
dell’Antitrust. Se poi consideriamo anche i salamelecchi (quanto
dureranno?) tra ex Premier e “grande capo”
del Pd, tutto comincia ad essere un po’
più comprensibile. Quanto
all’assenso, entusiastico e patriottico, di Montezemolo
all’acquisizione di Alitalia
da parte di AirOne, una ulteriore necessaria
digressione. Seminascosta nella stampa (in Tv penso nemmeno sia
apparsa) ho letto un’altra “piccola perla”. Egli ha concluso
un accordo con Intesa per conto della NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori),
una società di servizi per treni ad alta velocità, che Montezemolo
ha da non molto tempo fondata assieme a Della Valle (già suo socio
nel fondo Charme, di cui si è spesso parlato nel blog,
e che ha sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo), Gianni Punzo
e Giuseppe Sciarrone (vedi ulteriori notizie
in fondo)*. Comunque, sia chiaro, noi non consideriamo – tra i vari gruppi
finanziari in lotta – qualcuno migliore di altri. Rifacciamoci al
caso di Chicago anni ’20. Bisognava tifare per
Al Capone o per la gang rivale? Una era più buona dell’altra?
Solo un povero deprivato di intelligenza,
cultura e memoria storica, potrebbe sostenere una fesseria simile
(in Italia, purtroppo, siamo pieni di individui del genere; esiste
infatti il “demoniaco” Berlusconi, il “borghese buono” Marchionne,
e via sciorinando tutta la …. non so se
mala fede o pochezza di intelletto). In ogni caso, è meglio che
tra bande in lotta ci sia equilibrio. Dopo il 14 febbraio 1929,
quando nel famoso garage Al Capone fece di fatto fuori gli avversari,
non credo siano diminuiti i delitti a Chicago; per di più la città,
per qualche anno, fu sotto le scorrerie di una sola gang, che si
comprava fior di poliziotti, di “giudici”, ecc. Se la lotta tra
bande non cessa per il netto prevalere di una sulle altre, si può
sperare, tornando a noi, che in Italia ci si renda sempre più conto
del malessere e disagio crescenti, della malavitosità della politica e degli affari nel nostro paese
(non per ruberie, basta con le quisquilie, qui siamo a ben altri
“delitti”, che ci piegano sul piano dello sviluppo e del benessere);
per cui resta aperta la possibilità della crescita di un’ondata
(meglio uno tsunami) in grado di spazzare
via l’intero quadro politico italiano e, con questo, l’assetto finanziario
ed economico subordinato (o subdominante)
che ormai sta squassando e sfibrando il tessuto sociale. Per
questo i fatti oggetto del presente intervento debbono
essere seguiti con il massimo dell’attenzione. Altri, pur importanti,
sono tuttavia in secondo piano; concentrarsi su di essi,
significa far opera di diversione, quindi favorire – diciamo oggettivamente,
magari involontariamente – l’azione di addormentamento
dell’opinione pubblica condotta dall’attuale establishment al fine
di meglio dedicarsi, senza essere disturbato, ai propri “atti criminosi”.
Stiamo attenti, perché potremmo essere vicini alla “notte di S.
Valentino”. Ma questa volta, nell’attuale contesto,
l’evento sarà silenzioso, non si sentiranno sventagliate di mitra,
i giornali non ne riporteranno l’esito a titoli di scatola. Nasconderanno
tutto, invece, per meglio assopire il popolo, e intanto depredarlo
sempre più, impoverirlo, spingerlo ad un bivio di fallimento: o
violenza cieca (e perdente) o rassegnazione. Occorre una nuova forza
che ponga l’obiettivo di annientare
e destra e sinistra attuali; e a questo chiami il popolo,
non a esprimere pareri sul nome di un nuovo “imbroglio per la libertà”
(libertà da che cosa e per chi?) o a eleggere il “grande capo” (pre-designato)
di un “ectoplasma” privo di radici e storia. *
Dei
quattro soci della NTV, Montezemolo e
Della Valle (Mister Tod’s) sono ben noti (insieme,
come detto più volte, hanno anche il fondo Charme in Lussemburgo).
Punzo (napoletano) è presidente
della CIS spa, istituto bancario del gruppo
Intesa (ma guarda un po’!) e azionista
di riferimento della finanziaria CIS NET che controlla, fra l’altro,
l’Interporto Campano, alla cui presidenza troviamo….sempre
Punzo; il quale è ancora ad della Vulcano spa, vicepresidente della Banca Popolare di Sviluppo e consigliere
di amministrazione della CISFI spa. Sciarrone è ad della
RTC (Rail Traction
Company) spa, società ferroviaria fondata
nel Tutte attività lecite sia chiaro, e magari anche condotte con competenza. E’ comunque sempre bene avere il quadro di certi intrecci. Anche perché mi si permetta un’osservazione. L’Antitrust (senza alcun “suggerimento” interessato?) ha obbligato l’Unicredit a vendere una parte di azioni Mediobanca, onde ridurre la sua quota proprietaria (rispettando così le regole antitrust). Mi è lecito sospettare che tale attenzione alle regole sia soprattutto dipesa dal fatto, già rilevato, che Mediobanca è azionista decisivo di Generali? Adesso però, ci troviamo con NTV (Montezemolo & C.) e Rail One (Carlo Toto di AirOne), che dovrebbero farsi concorrenza nel settore dei trasporti viaggiatori sull’Alta Velocità, e tuttavia hanno fra loro precisi rapporti “impliciti” (ma evidenti) perché entrambe hanno stipulato accordi (e finanziamenti) con Intesa. Ciò non incide sulla competizione reciproca (che potrebbe ledere la loro redditività, utile alla banca)? Voglio proprio vedere chi indagherà in merito a tali rapporti che, nella sostanza, aggirano le suddette regole antitrust!
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