| Di fronte alla catastrofe elettorale del cartello
Sinistra Arcobaleno, con tutte le conseguenze che comporta sul piano
della rappresentanza – almeno formale – di bisogni ed
interessi di classe, è naturale che si assista allo spettacolo
indecoroso che sta andando in scena. E’ naturale perché
siamo in Italia, posto che in qualunque altro Paese dell’orbe
terracqueo i responsabili di un tale scempio sarebbero immediatamente
scomparsi dalla scena politica. In Italia, invece, e particolarmente
a sinistra, vige il curioso costume per cui nessuno è mai
responsabile di nulla, la colpa è sempre di imprecisati “altri”
e, quindi, dopo ogni catastrofe, ci si ripresenta sulla scena pubblica,
al massimo con l’offerta di un capro espiatorio. Piccola digressione
storico-mitologica: il rito ebraico del capro espiatorio prevedeva
che le vittime sacrificali fossero tre, precisamente due capri ed
un toro. Secondo il Pentateuco, dopo un’estrazione a sorte,
uno dei due capri veniva bruciato immediatamente insieme al toro
sull’altare sacrificale, mentre per l’altro seguiva
un rituale diverso: un sacerdote poneva le sue mani sulla testa
del capro e confessava i peccati del popolo di Israele. Il capro
veniva quindi allontanato nella natura selvaggia, portando con sé
i peccati del popolo ebraico, per essere precipitato da una rupe
a circa 10 chilometri da Gerusalemme.
Nella versione aggiornata al 2008 d. C. del ceto politico della
sinistra “radicale” italiana, il capro espiatorio destinato
ad allontanarsi da Gerusalemme (cioè, dalla ribalta politica)
è fausto bertinotti, che però dubito venga precipitato
da una rupe, ed anzi credo farà presto ritorno a Gerusalemme,
magari dopo un duro esilio, trascorso vagabondando tristemente fra
un salotto mondano ed una terrazza romana. Dell’altro capro
e del toro, invece, si sono perse le tracce.
Fuor di metafora, mi sembra che sia già in atto un’operazione
politica di riciclaggio, tesa a speculare sul comprensibile sgomento
delle migliaia di attivisti dei partiti e dei movimenti, improvvisamente
e brutalmente messi di fronte ad una realtà da incubo, quella
che vede, per la prima volta nella storia parlamentare italiana
(eccetto, ovviamente, la parentesi fascista), l’assenza di
partiti socialisti o comunisti nel Parlamento nazionale. Facendo
leva su questo sgomento, si lancia un appello all’unità
dei comunisti “ovunque collocati”, ma a partire dai
militanti e dai dirigenti del PRC e del PdCI, e non passa che qualche
ora dal lancio di quell’appello che arriva l’adesione
della Segreteria del PdCI, cioè di uno dei gruppi dirigenti
compromesso fino agli occhi nella catastrofe della sinistra parlamentare.
Il nemico si appresta nuovamente a marciare alla nostra testa.
In un Paese normale, una tale adesione verrebbe immediatamente rispedita
al mittente. Ma non siamo in un Paese normale, siamo nella terra
del trasformismo, degli antifascisti che si rivelano tali solo dopo
la certezza della vittoria della Resistenza, dichiarando di essere
stati costretti ad eseguire gli ordini del capro espiatorio dell’epoca
(opportunamente defunto) e che da Podestà diventano Sindaci
senza colpo ferire, anche grazie alla frettolosa amnistia generosamente
erogata dal Ministro – comunista – della Giustizia del
governo democratico. Siamo nel Paese dove appare naturale che un
signore che è stato un funzionario stipendiato per decenni
dal più grande Partito Comunista occidentale dichiari candidamente
di non essere mai stato comunista. E mi fermo qui, anche se di esempi
simili potrei farne centinaia.
Eppure, in quello che sta avvenendo in questi giorni, c’è
qualcosa di esagerato anche per un Paese come l’Italia. Di
fronte a quello che è successo negli ultimi anni, e di cui
il voto del 13 aprile è stato conseguenza, il tentativo di
addossare tutte le responsabilità al solo bertinotti (che
pure ne porta, e di enormi) appare grottesco. Il fatto che appaia
grottesco non significa che sia destinato al fallimento –
siamo in Italia, appunto – ma comunque salta agli occhi.
La sinistra e i “comunisti” sono stati puniti dall’elettorato,
cioè dal popolo, semplicemente perché hanno tradito
anche le aspettative più moderate della gente che li aveva
precedentemente sostenuti. Citando a braccio, il governo sostenuto
dai “comunisti” ha portato le spese militari italiane
al più alto livello dalla Seconda Guerra Mondiale; ha ritirato
le truppe di occupazione dall’Iraq, ma solo perché
lo aveva già deciso il governo uscente di centrodestra, e
in compenso le ha aumentate, in numero e potenza degli armamenti,
in Afghanistan; ha inviato un nuovo contingente in Libano, togliendo
le castagne dal fuoco all’aggressore israeliano, sconfitto
sul campo dalla resistenza libanese; ha plaudito alla secessione
della repubblichetta narcotrafficante del Kosovo, protetta anche
dalle nostre baionette; ha mantenuto ed implementato tutti gli accordi
con Israele, a partire da quello per la cooperazione militare; ha
mantenuto l’embargo genocida contro i Palestinesi di Gaza,
colpevoli di resistere alla guerra di sterminio israeliana; ha scippato
la liquidazione ai lavoratori, per regalarla alle manovre della
speculazione finanziaria; ha prodotto una controriforma del welfare
che Reagan e la Thatcher nemmeno si sognavano; ha confermato tutti
i privilegi fiscali del Vaticano, a cominciare dall’esenzione
dall’I.C.I. (battuta: almeno, se Berlusconi mantiene le sue
promesse e abolisce davvero l’I.C.I., i comuni mortali saranno
finalmente equiparati a preti e monache); non ha prodotto un solo
passo avanti sul terreno dei diritti civili, a partire dal mancato
riconoscimento delle unioni di fatto; ha perseguitato i più
deboli, come gli immigrati, non solo mantenendo la vergogna dei
CPT, ma addirittura promulgando un decreto (quello originariamente
detto “antiromeni”) che sembra scritto da Le Pen; per
bocca del suo Ministro degli Interni, ha proposto – e qui
chiudo, per motivi di stomaco – di sottoporre a test antidroga
tutti quegli studenti che dovessero improvvisamente migliorare il
proprio rendimento scolastico, in modo che (secondo lui), se mia
figlia torna a casa con un bel voto in matematica, invece di farle
i complimenti dovrei portarla di corsa a fare un prelievo del sangue
o dell’urina.
Ora, se si esclude la boutade del Ministro Amato sugli studenti,
tutto il resto è stato messo in atto dal governo Prodi, e
nessuno dei partiti della sinistra “radicale” ha mai
votato contro. Nessuno, nemmeno il PdCI di diliberto, quel signore
che sui giornali si chiedeva “Cosa diavolo ci stanno a fare
i nostri soldati in Afghanistan?” e si rispondeva “Dio
solo lo sa”. Ma il voto favorevole alla missione militare
in Afghanistan (come a tutte le altre) proveniva da diliberto e
dal suo partito, mica dal buon Dio.
Allora, io credo che, laddove la vox populi si è espressa
con tale, persino feroce chiarezza, rendersi complici del riciclaggio
di un personale politico letteralmente e consapevolmente fatto a
pezzi dalle masse, sia una scelta contemporaneamente politicista
e suicida, oltre che eccezionalmente cretina. Non voglio nemmeno
addentrarmi nei possibili retroscena dell’operazione “comunisti
uniti”, quale quello dell’ennesimo dalemone (in effetti,
non sarebbe la prima volta che D’Alema e diliberto marciano
di conserto, e il primo è certo consapevole della necessità
di una stampella a sinistra del Partito Democratico); il punto e
che oggi non sono più possibili giochetti e tatticismi, non
è possibile nemmeno pensare di riciclare un ceto politico
disastroso, che non poteva che produrre la catastrofe sotto gli
occhi di tutti. Di fronte a questa evidenza, non ci sono appelli
che tengano, se non si dice con chiarezza che si volta pagina e
che, oltre al capro espiatorio, si giustiziano (metaforicamente,
s’intende) tutti i responsabili della catastrofe.
Detto questo, una proposta semplice semplice: poiché i primi
firmatari dell’appello per l’unità dei comunisti,
da Vauro a Gianni Vattimo, da Wassim Damash a Michele Giorgio, fino
ai delegati dei lavoratori, sono indiscutibilmente compagni per
bene, siano loro stessi a chiedere a diliberto ed alla segreteria
del PdCI di fare un passo indietro. Se ciò non dovesse avvenire,
non rimane che ritirare la propria firma, con grande serenità.
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