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Chiarezza e dibattito sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata a Israele

 
Fiera del libro, arriva Israele. Pacifisti pronti al boicottaggio
di Michelangelo Cocco *

Tel Aviv ospite della rassegna letteraria torinese. I gruppi di solidarietà con la Palestina: ci batteremo contro la normalizzazione dell'occupazione 60 anni dalla Nakba «Non compreremo volumi delle case editrici che, partecipando, saranno complici della violazione dei diritti dei palestinesi»
La Fiera internazionale del libro di Torino, in programma dall'8 al 12 maggio prossimi nel capoluogo piemontese, finisce nel mirino dei gruppi di solidarietà con la Palestina.
Nel 60° anniversario della fondazione dello Stato ebraico, che per i palestinesi significò la nakba (catastrofe), la distruzione di circa 400 villaggi e l'esodo forzato dal nuovo stato di 800.000 abitanti arabi, gli attivisti annunciano contestazioni contro la principale rassegna italiana di letteratura, che accoglierà Israele come ospite straniero.
La polemica è stata innescata da una lettera del consigliere regionale dei Comunisti italiani (Pdci), Vincenzo Chieppa, a Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura. Chieppa ha ricordato che «in Palestina purtroppo continuano le uccisioni quotidiane ad opera dell'esercito israeliano, il muro della vergogna separa famiglie e conoscenti, vengono quotidianamente violati i diritti di un intero popolo» e chiesto «di rivedere la scelta operata in relazione all'individuazione della nazione ospite d'onore, confermando ovviamente la scelta finora compiuta, ma aggiungendo quale ulteriore ospite d'onore della manifestazione l'Autorità palestinese».
Gli organizzatori hanno risposto picche. «L'anno prossimo avremo l'Egitto capofila e sarà di scena tutto il mondo arabo - spiega al manifesto Nicola Gallino, capo ufficio stampa della Fiera -. La Fiera inoltre non può essere condizionata: ogni paese, in accordo coi principi di pluralismo, ha libertà di presentare gli scrittori che preferisce, ogni forma di censura sarebbe disastrosa». È annunciata la presenza di pezzi da novanta come Amos Oz, Abraham Yeoshua e David Grossmann. Ma per Alfredo Tradardi - presidente della sezione italiana dell'International solidarity movement - «l'invito dà a Israele la possibilità di fare propaganda, ribaltando grazie agli scrittori l'immagine di uno stato protagonista 60 anni fa di un'operazione di pulizia etnica e che quotidianamente viola i diritti dei palestinesi».
In un articolo apparso nell'agosto scorso sul quotidiano Ha'aretz Dan Orian, un ex funzionario del dipartimento letteratura presso la divisione per gli affari culturali e scientifici del ministero degli esteri israeliano, ha descritto la cooperazione tra governo e scrittori come basata su un mutuo interesse: questi ultimi «cercano la massima esposizione all'estero per il loro lavoro e il ministero vuole usarli, per mostrare la faccia attraente, sana d'Israele».
«Quando Zeruya Shalev va in Germania, la gente fa la fila fuori all'auditorium per ascoltarla. Noi siamo percepiti come aggressivi, come quelli che impongono le chiusure nei Territori, ma improvvisamente appare un autore che parla delle relazioni all'interno della famiglia e la cui scrittura è chiaramente non politica. Questo può cambiare l'intera percezione della società israeliana», ha detto Orian.
Sergio Cararo annuncia già un'iniziativa di boicottaggio: alle case editrici verrà spedita una lettera in cui si chiederà di disertare la Fiera. «Gli attivisti solidali con la Palestina sono grandi lettori e acquirenti di libri» ammonisce il fondatore del Forum Palestina.
E se gli Ebrei contro l'occupazione e il torinese Comitato di solidarietà con la Palestina - due realtà che portano avanti iniziative comuni - si riuniranno a breve per decidere sul da farsi, il Comitato «Gaza vivrà» (una sua delegazione è appena rientrata dalla Palestina), deciderà in un'assemblea in programma a Firenze il 27 gennaio. «Ma aderiremo certamente, contro un'iniziativa che vuole legittimare al 100% la politica Israeliana di cancellazione della Palestina» assicura il presidente Leonardo Mazzei.

* Il Manifesto del 10 gennaio

 
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