| |
A
Torino .....c'è poco da essere fieri... |
di
Germano Monti *
|
Una doverosa premessa: la proposta di contestare
la scelta degli organizzatori della Fiera del Libro di dedicare
l’edizione 2008 allo Stato di Israele non è un fatto
isolato. Questa iniziativa si inscrive nella campagna “2008
Anno della Palestina”, promossa dal Forum Palestina e da altri
comitati e associazioni di solidarietà con il popolo palestinese,
fra i quali l’International Solidarity Movement, il movimento
pacifista internazionale cui apparteneva Rachel Corrie, la ragazza
statunitense uccisa da un bulldozer militare israeliano mentre cercava
di difendere con il proprio corpo una casa palestinese di cui i
militari di Tel Aviv avevano deciso la demolizione. A marzo saranno
passati cinque anni dall’assassinio di Rachel, ed anche questo
anniversario farà parte della serie di iniziative che vedranno,
fra l’altro, due manifestazioni nazionali (la prima, il prossimo
29 marzo a Roma), un campeggio estivo in Versilia e, già
nelle prossime settimane, una manifestazione internazionale al valico
di Rafah, per denunciare le complicità italiane ed europee
nel genocidio di un milione e mezzo di persone, sotto embargo da
quasi due anni e vittime quotidianamente delle incursioni e dei
bombardamenti israeliani, vergognosamente taciuti dalla maggior
parte dei media italiani.
Contestiamo la scelta della Fiera del Libro perché troviamo
inaccettabile onorare un evento storico,quale la fondazione dello
Stato di Israele, che ha significato la pulizia etnica di centinaia
di migliaia di Palestinesi, ancora oggi condannati ad una vita grama
da ospiti indesiderati nei vari campi profughi, come quelli in Libano,
al cui sostegno ha dedicato tanti anni della sua vita il nostro
amico e compagno Stefano Chiarini; contestiamo quella scelta perché
non si può legittimare culturalmente un’occupazione
militare e coloniale che dura da decenni, le distruzioni, i massacri,
da Deir Yassin a Jenin, passando per Sabra e Chatila; contestiamo
quella scelta perché non si può ospitare con tutti
gli onori uno Stato che ha violato sistematicamente tutte le Risoluzioni
dell’ONU, che è la sola potenza militare nucleare della
regione e che ha costruito il Muro della Vergogna, rinchiudendo
in lager a cielo aperto i Palestinesi della Cisgiordania; contestiamo
quella scelta, infine, perché uno Stato razzista, che discrimina
anche i propri cittadini non ebrei (o ebrei di pelle nera, come
i falasha), non merita quella tribuna prestigiosa che qualcuno intende
offrirgli.
Non condivido, quindi, quanto scritto da Simon Levis Sullam sul
Manifesto del 16 gennaio. In primo luogo, le università israeliane
non sono mai state oggetto di boicottaggio in quanto “luoghi
di costruzione della conoscenza” o per il loro essere
settori “impegnati sulla strada del dialogo, del cambiamento
e della pace”. Quelle università sono contestate
da associazioni accademiche e sindacati di vari Paesi (Gran Bretagna,
ma anche Canada e Sudafrica, per dire) per il contributo che forniscono
alla macchina da guerra israeliana, in termini di ricerca e sperimentazione
di nuove e più micidiali armi e sistemi d’arma da impiegare
contro i Palestinesi e contro gli altri popoli della regione, come
hanno sperimentato i Libanesi poco più di un anno or sono.
Analogamente, quindi, il dissenso che manifesteremo a Torino sarà
la testimonianza della nostra opposizione alla logica di guerra
che informa lo Stato di Israele sin dalla sua nascita, avvenuta
anche sulla base di un’ideologia perversa – il sionismo
– fondata sull’assunto che la Palestina fosse “una
terra senza popolo per un popolo senza terra”, in altre parole
fondata sulla negazione financo dell’esistenza del popolo
palestinese, negazione ribadita a più riprese dallo stesso
padre fondatore dello Stato ebraico, David Ben Gurion, e dai suoi
successori.
Il fatto che qualcuno (non Levis Sullam, beninteso) abbia già
qualificato la nostra iniziativa come “antisemita” e
nazistoide mi indigna, ma non mi sorprende: è prassi consueta
e bipartisan criminalizzare ogni critica allo Stato di
Israele ed ogni forma di sostegno e solidarietà ai Palestinesi
ed ai loro diritti inalienabili. Questa intossicazione non ci ha
fermato negli anni scorsi e non ci fermerà neanche nell’Anno
della Palestina.
*Forum Palestina
|