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Le
assai discutibili opinioni di Valentino Parlato sul boicottaggio
verso le istituzioni israeliane |
di
Germano Monti
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Care compagne e cari compagni,
avrete letto sul Manifesto di ieri l'intervento di Valentino Parlato
contro la proposta di boicottaggio della prossima Fiera del Libro
di Torino, in cui lo Stato di Israele sarà l'ospite d'onore, per
festeggiare i 60 anni della sua "indipendenza". Naturalmente,
non è in questione il diritto di Parlato di avere una sua opinione
e di esprimerla sul quotidiano che ha contribuito a fondare, ma
alcune cose sono decisamente inaccettabili.
In primo luogo, Parlato spiega la
sua avversione al boicottaggio dello Stato di Israele (non del singolo
evento della Fiera!) con la differenza fra quello che fanno
gli Israeliani rispetto a quanto facevano i razzisti sudafricani,
e già qui ci sarebbe molto da discutere; in secondo luogo - e questo
non possiamo proprio mandarlo giù - cita le persecuzioni europee
contro gli Ebrei, i ghetti e i campi di sterminio. Io non credo
che chi - come il sottoscritto - da anni compra tutti i giorni
il Manifesto per leggere qualcosa di diverso da quello che si trova
sulle pagine peggiori del Corriere della Sera o di Repubblica, meriti
di essere trattato come una specie di criptonazista
solo perchè sostiene i diritti dei Palestinesi
non solo a chiacchiere.
Infine, il Manifesto è solito non pubblicare quanto scrivono i suoi
lettori (molti) che contestano certi articoli, come quello di Parlato,
ed anche questo mi sembra inaccettabile.
Per questi motivi, avanzo una proposta semplice
semplice: qualora il Manifesto non desse spazio entro
domenica prossima, 27 gennaio, alle numerose lettere di protesta
che (lo so per certo) gli sono state inviate dopo l'infelice intervento
di Parlato, lanciamo un appello per due giornate di "avvertimento",
vale a dire che per due giorni ci si asterrà dal comprare il giornale.
Credo, come suggeritomi da un compagno di Roma, che i giorni migliori
per lanciare questo avvertimento siano sabato 2 e domenica 3 febbraio, primo
anniversario della scomparsa di Stefano Chiarini,
i cui articoli e reportages costituivano uno
degli stimoli più validi per acquistare il giornale e che,
sul boicottaggio di Israele, ha sempre pensato e scritto esattamente
ciò che Parlato ritiene essere paranazista. Credo che questa
iniziativa non solo farebbe capire a Parlato e quelli come
lui che i lettori del Manifesto non sono gli stessi del Corriere
della Sera, ma rafforzerebbe anche i compagni che, in quel giornale
anche dopo la scomparsa di Stefano, offrono sulla Palestina un'informazione
preziosa e fuori dal coro .
Qui a seguito
l'articolo di Valentino Parlato
da www.ilmanifesto.it del 24 gennaio
Un
boicottaggio sbagliato
Valentino
Parlato
La Fiera internazionale del libro di Torino
avrà il suo svolgimento dall'8 al 12 maggio,
ma già sta scatenando discussioni e polemiche, che hanno investito
anche il nostro, tenace e tollerante, collettivo. La fiera si apre
nel 60° anniversario della fondazione dello stato di
Israele e quindi, inevitabilmente, si riapre la questione
palestinese. Dopo la seconda guerra mondiale e il massacro degli
ebrei, riconoscere agli ebrei il diritto
ad avere un territorio e uno stato era obbligatorio.
Anche Stalin fu a favore della costruzione dello stato
di Israele, contraria - e non è affatto
secondario - fu l'Inghilterra la quale - è una mia memoria personale
- per sostenere che il mondo arabo non avrebbe accettato uno stato
ebraico favorì grandi manifestazioni di opposizione, e a Tripoli
(dove allora abitavo) un sanguinoso pogrom antiebraico nella complice
indifferenza delle autorità militari britanniche.
La polemica che si è aperta oggi, è sul boicottaggio di questa Fiera
del Libro, che dà a Israele un posto d'onore
con il rischio di una legittimazione letteraria della sua politica.
Dico subito che non ho nessuna posizione di principio contro il
boicottaggio, contro i bianchi razzisti sudafricani era più che giusto. C'è boicottaggio e boicottaggio
e, quindi, sono del tutto
contrario al boicottaggio di questa fiera del libro (il libro va
sempre rispettato) e contro lo stato di Israele.
Gli israeliani - che sono
sempre ebrei - per quanti torti abbiano
nei confronti del popolo palestinese non sono in alcun modo paragonabili
ai razzisti sudafricani e poi - un poi che non possiamo dimenticare
e sul quale noi europei e quelli di noi che si dichiarano cristiani
e cattolici - c'è la storica persecuzione del popolo ebraico, ci
sono i ghetti e i campi di sterminio. E qui mi torna buono ricordare quel che mi disse in un'intervista
al manifesto il Rabbino capo di Roma. Nel ghetto di Varsavia l'ultimo
canto che gli ebrei intonarono fu l'Internazionale. Poi furono massacrati
dai tedeschi.
Quindi profittiamo di questa Fiera internazionale del libro di Torino
per discutere, per criticare la politica dello stato di
Israele, per difendere i diritti dei palestinesi, che in
questi territori sembrano diventati i nuovi ebrei. Discutiamo, scontriamoci,
ma mandiamo al diavolo il boicottaggio. Non solo perché gli israeliani sono ebrei e non afrikaner, ma anche perché il boicottaggio è muto.
È un no senza argomenti. A Torino ci saranno scrittori ebrei di
grande levatura e con loro dobbiamo discutere, ragionare, polemizzare,
difendere i diritti del popolo palestinese. Mi rendo conto delle
paure ancestrali della gente di Israele.
Mi rendo conto della loro paura - me lo disse un bravo ambasciatore
di Israele a Roma - di essere i nuovi crociati.
Credo di capire, ma Israele deve essere più ebrea con i palestinesi.
Li deve sentire parenti stretti. Ma proprio per tutto questo il
boicottaggio serve solo a fare il danno
dei palestinesi e degli israeliani.
valentino parlato
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