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Chiarezza e dibattito sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata a Israele

 
Dare risposta alla decisione scellerata della Fiera del libro di Torino
di Maurizio Musolino *

La scelta di dedicare l'edizione 2008 della Fiera del Libro di Torino ad Israele è semplicemente vergognosa. Credo che sia del tutto inutile usare giri di parole per esprimere quello che si può dire in maniera semplice: scelta ?vergognosa?, appunto

Eppure non sorprende. Sappiamo bene che non sarà la sola iniziativa che dalla prossima primavera proporrà la nascita dello Stato di Israele come momento centrale di dibattiti e iniziative culturali. Siamo pronti ad un vero e proprio bombardamento mediatico. Mentre altri bombardamenti, quelli con le armi, purtroppo li fanno in loco e lo sanno bene i cittadini palestinesi di Gaza e Cisgiordania.

Israele verrà presentato come baluardo della libertà nella regione e come campione della democrazia. Nessuno invece racconterà dei milioni di palestinesi sradicati dalle proprie case e costretti a vivere da decenni come profughi. Nessuno spiegherà perché 400 mila palestinesi che vivono in Libano non possono ritornare nelle loro terre. Nessuno darà notizia dei cittadini arabo-israeliani che vivono in una sorta di apartheid. Nessun cenno ai piccoli e grandi soprusi quotidiani che l'occupazione dei
Territori palestinesi da parte di Israele impongono. Su tutto questo e su molto altro calerà, se mai possibile, ancor di più una cortina di silenzio.

Per questo la decisione presa dalla Fiera del Libro di Torino è ancora di più vergognosa. La kermesse piemontese avrebbe potuto tenere al centro dell'edizione 2008 le mille sfaccettature e ricadute di quanto avvenne sessanta anni fa. Certamente la nascita dello Stato di Israele, ma anche l'inizio della tragedia palestinese, la nakba. Avrebbe potuto, ma non lo ha fatto.

Bene quindi tutte le iniziative ricordate da Sergio Cararo nel suo articolo, benissimo le prese di distanza dei Comunisti italiani di Torino. Ma non basta. Credo che i media progressisti, quelli che si sono sempre battuti per le libertà dell'informazione debbano in questa occasione fare la loro parte. Alzare la testa. Noi siamo un piccolo giornale, ne siamo coscienti, ma abbiamo la presunzione di non aver mai abbassato la testa di fronte a questi fatti. Per questo, senza primogeniture di sorta, ma con la convinzione che una risposta sia non solo doverosa ma obbligata, lanciamo un appello a Liberazione, il manifesto, Left, Aprileonline, Radio Città Aperta, Radio Popolare, e a quanti in questi anni non hanno mai smesso di denunciare quello che accade in quell'area del mondo, affinché ci si possa incontrare per organizzare nei giorni della Fiera una grande iniziativa a Torino in grado di mettere al centro quegli aspetti che la kermesse degli editori vorrebbe celare, dimenticare.

* Direttore de "La Rinascita della sinistra"

 
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