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Chiarezza e dibattito sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata a Israele |
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Il repertorio di luoghi banali (una versione bassa dei luoghi
comuni1), tipico di tutti coloro
che si sono iscritti, consapevoli o meno, al filosemitismo2
(o se si preferisce al filosionismo) europeo
di destra di centro e di sinistra, sta riempiendo i giornali più
diversi, da Liberazione al Corriere della Sera, a Un appello del PACBI, Palestinian
Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel, recita: “Non c’è nessuna ragione
per celebrare “i 60 anni di Israele"! Ma vi sono miriadi di ragioni per riflettere, impegnarsi e
lavorare per la pace e la giustizia.” Come ha scritto Aharon Shabtai rifiutando l’invito
al Salone del Libro di Parigi: “Io non ritengo che uno Stato che mantiene un’occupazione,
commettendo giornalmente crimini contro civili, meriti di essere
invitato ad una qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale;
è un atto barbaro mascherato da cultura in maniera cinica. Manifesta
un sostegno ad Israele, e forse anche alla Francia
che appoggia l’occupazione. Ed io non vi
voglio partecipare.” Il punto fondamentale è che l’invito dello stato di Israele come
ospite d’onore della Fiera del Libro non ha nulla a che vedere con
la cultura. E’ una palese violazione
del principio della autonomia della cultura. E’ solo un atto di servilismo politico per permettere a Israele la propaganda più strumentale. Segna, inoltre, un passo emblematico
in direzione della militarizzazione della cultura. Ma come, è stato invitato il trio letterario,
l’Oz con il Grossman
e lo Yehoshua? Che cosa si vuole di più dalla vita? I
tre scrittori pacifisti per antonomasia? Non la pensano così in Israele, ad esempio, Tom Segev o Yitzhak
Laor (torneremo sul tema). E anche in Italia qualche dubbio serpeggia anche in ambienti
non sospetti. Elena Loewenthal, ad esempio, ha
scritto il
28 dicembre su Shalom: “in
Italia c’è piuttosto la tendenza a non ascoltare bene questi scrittori,
o ad ascoltare solo quello che si vuole sentire. Di
Amos Oz, per esempio, si fa in fretta a catalogarlo come un pacifista,
trascurando invece la sua interessante disamina, e relative smontature,
del concetto di pacifista. E’ comodo applaudirli
quando pare di sentirli parlar male del governo, ma si applaudono
prima che finiscano di parlare e spieghino come stanno le cose fino
in fondo. Se si aspettasse di applaudirli una volta che hanno finito il discorso,
magari si scoprirebbe che non hanno detto poi così male del governo,
o che in fatto di pace e compromesso e questione palestinese non
la pensano esattamente come vorrebbero chi li ascolta”. Per poi concedersi su Yehoshua, è utile ricordare, si definisce il
profeta del Muro e di altre porcherie come
la distruzione della centrale elettrica nella striscia di Gaza. Naturalmente abusatissimo, anche su Liberazione
a cura di Stefania Podda, è l’esorcismo,
luogo banale per eccellenza. L’esorcismo massimo è l’accusa di “antisemitismo”3. E altrettanto abusato è il luogo banale, anzi banalissimo,
della cultura come una cosa singolare che vive vergine in un limbo
estraneo a ogni umana vicenda. Dimentichi tutti della propensione dei chierici al tradimento,
come dimostra a sufficienza, nel caso italiano, il fatto che furono
solo in Ne ricordiamo doverosamente i nomi. “Nella minuscola schiera figurano tre giuristi (Francesco ed Edoardo Ruffini, Fabio Luzzatto), un orientalista (Giorgio Levi Della Vida), uno
storico dell'antichità (Gaetano De Sanctis),
un teologo (Ernesto Buonaiuti), un matematico
(Vito Volterra), un chirurgo (Bartolo Nigrisoli),
un antropologo (Marco Carrara), uno storico dell'arte (Lionello
Venturi), un chimico (Giorgio Errera)
e uno studioso di filosofia (Piero Martinetti). "Nessun professore
di storia contemporanea, nessun professore di
italiano, nessuno di coloro che in passato s'erano vantati
di essere socialisti aveva sacrificato lo stipendio alle convinzioni
così baldanzosamente esibite in tempi di bonaccia", lamentò
l'esule Salvemini. (I professori che dissero no a Mussolini di
Simonetta Fiori). Mentre la palma dei titoli apparsi fino ad oggi appartiene
certamente a Manca, ahimé, oltre ad ogni millesimo di moralità, anche un
minimo senso del ridicolo. Ma forse è solo un errore del proto e il titolo era “ Nessuno vuole boicottare “ Nessuno vuole boicottare i libri come qualcuno
ci vuol far dire evocando paragoni assai inopportuni, “capisco
che al fondamentalismo anche nostrano
non ci sia limite, ma soltanto i nazisti avevano mostrato un tale
rispetto (e una tale paura) dei libri”, Ernesto Ferrero,
direttore della Fiera del Libro, sul Corriere della Sera 13 01 2008
(un altro luogo banale classico). “Esageruma
nen!”, signor Ernesto Ferrero.
Paragoni assai inopportuni non solo per quello che lo Stato
di Israele sta commettendo a Gaza e in Cisgiordania,
dopo quello che è riuscito a commettere in Libano in anni lontani
(Sabra e Chatila) e nel 2006, ma
anche per quanto è accaduto a casa nostra, nella civilissima città
di Torino dove un sindaco
e un assessore sono riusciti a far sparire (al macero?) un sussidiario
per le scuole su invito della comunità ebraica e dell’ambasciatore
israeliano in quel di Roma (ma anche su questo torneremo con i dettagli
sufficienti a chiarire la moralità infima di lor
signori). Paragoni assai inopportuni da parte di chi, sempre il signor
Ernesto Ferrero, il 18 gennaio 2007 impedì che al pacifista
(?) Yehoshua fossero poste domande politiche
perché, Zdanov in sedicesimo, erano permesse
solo domande letterarie (sic!). Ne segue una semplice
richiesta: che sia ritirato l’invito allo Stato di
Israele. Il nostro obiettivo è dimostrare, anche con l’autorevole supporto
di Dan Orian4, che ha lavorato come capo
del Dipartimento per la letteratura presso All’occupazione israeliana della Fiera del Libro di Torino
opporremo tutte le iniziative necessarie per dimostrare che non
ha nulla a che fare con la cultura e per riflettere sul degrado
morale culturale e politico dell’Italia e dell’Europa che questo
invito conferma in modo clamoroso. Anche perché è l’unica via affinchè “venga infine il
tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno
accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti
in questo passaggio d’epoca, siano chiamati a rispondere davanti
ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro
complici e da quanti in Occidente
hanno scelto il silenzio, la
viltà e l’opportunismo”. Alfredo Tradardi ISM-Italia Torino, 22 gennaio 2008 p.s. alla dimensione dei luoghi banali,
vorremmo dire di più, ma è meglio essere parchi nelle aggettivazioni
suggeriva il Gadda continuando ad aggettivare,
appartiene anche la proposta di un consigliere regionale piemontese
di sinistra (?) al quale va bene l’invito a Israele purché si inviti
anche l’ANP (sic!). A rispondere a questo sprovveduto ci ha pensato, su Il Manifesto
del 22 gennaio, Omar Barghouti: “Un consigliere regionale del Pdci ha chiesto
che alla Fiera sia «aggiunta» la presenza
dei palestinesi. Nemmeno questo vi basta?,
domanda Michelangelo Cocco. Non esistono vie di mezzo tra oppressore e oppresso. Cercarle
significa appoggiare l'oppressore. Tra il primo e il secondo non
c'è alcun equivalente morale. Negli anni '70 non sarebbe mai stata
accettata la proposta di invitare i razzisti afrikaner
assieme all'African national
congress. Mai. Equiparazioni morali di questo tipo sono inaccettabili.”,
è la risposta di
Omar Barghouti. (1)
luogo banale
= slogan di propaganda destinato ad un pubblico non informato, ripetuto
ad oltranza (2)
Yitzhak Laor, “Le
nouveau philosémitisme
europée et “le camp de la paix”
en Israël”, La fabrique
2007 (3) Edgar Morin, “Il mondo moderno e la questione ebraica”, Raffaello
Cortina editore 2007 (4) “L'immaginazione letteraria aiuta le pubbliche relazioni” di Shiri Lev-Ari, Ha’aretz 06/08/2007
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