| Venerdì 29 febbraio 2008, il delegato
israeliano del ministro degli Esteri Matan Vilnai ha minacciato
i palestinesi con la parola ‘olocausto’, dicendo alla
Radio dell’Esercito israeliano: “Più si intensificano
gli attacchi Qassam e più aumenta la loro gittata, più
[i palestinesi] dovranno affrontare un olocausto sempre più
grande perché faremo il possibile per difenderci”.
Questa data passerà alla storia come inizio di una nuova
fase del conflitto coloniale tra Israele e Palestina, dal momento
che un importante leader israeliano, "di sinistra" per
quanto riguarda ciò, ha pubblicamente rivelato i piani di
genocidio che Israele intende attuare contro i palestinesi sotto
la sua occupazione militare, se non smetteranno di resistere ai
suoi ordini. Segna anche la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale
in cui ha terrorizzato in modo così accanito –e in
diretta TV – dei civili con un genocidio, lento o di bassa
intensità, per mezzo di uno dei suoi più alti funzionari
incitando palesemente ad un "olocausto" in piena regola
mentre il mondo rimane a guardare, osservando in totale apatia,
o scherno, come nel caso della maggior parte dei leader occidentali.
Per un leader israeliano che è ebreo, in particolare, minacciare
qualcuno di "olocausto" è una triste ironia della
storia. Le vittime di crimini inenarrabili sono inevitabilmente
destinati a diventare terribili criminali? Si può fare qualcosa
per arrestare questo circolo vizioso, prima che lo stato che dichiara
di essere la principale vittima del genocidio nazista commetta un
olocausto a sua volta?
Prima di porci queste domande, comunque, non è esagerato
e chiaramente controproducente, ci si potrebbe chiedere, comparare
i crimini di Israele contro i palestinesi, non importa quanto brutali
e disumani siano, con il genocidio nazista? Inoltre, ogni crimine
non è unico e degno d’attenzione a tutti gli effetti
in quanto violazione dei diritti umani, del diritto internazionale,
dei principi morali universali? La risposta è sì:
ogni crimine è unico, e nulla di quanto Israele ha fatto
fino ad oggi si avvicina, in quantità, ai crimini nazisti.
Ma quando le vittime-diventate-oppressori ammettono apertamente
le proprie intenzioni di portare avanti un unico tipo di aggressione,
con la quale hanno più esperienza, e davvero ripetono quegli
atti già commessi che ricordano nei modi quel crimine nel
loro razzismo senza ritegno e il terribile disprezzo per il valore
e la dignità della vita umana dell’"altro"
così vicino a loro, allora le loro minacce dovrebbero essere
prese sul serio. Tutti sono invitati a reagire, ad attivarsi per
impedire a questo "crimine in corso" di raggiungere le
sue inevitabili conclusioni.
L’Autorità Palestinese di Ramallah (ANP), nonostante
le sue mancanze nella politica d’indipendenza e il suo mandato
controverso, è invitata ad esonerarsi immediatamente dall’accusa
popolare di complicità. Azmi Bishara era tra i più
importanti tra coloro che avevano rivolto questa pesante accusa,
in reazione all’annuncio fatto dal capo dell’Autorità
Palestinese al Cairo che Al-Qaida si era infiltrato a Gaza, e che
i proiettili sparati dalla resistenza palestinese indiscriminatamente
contro città e insediamenti israeliani forniscono il pretesto
per l’aggressione israeliana.
La credibilità di questa affermazione di
complicità era abbastanza invitante per spingere Muhammad
Abbas a condannare i crimini israeliani in un’austerità
e iperbole mai viste prima, descrivendoli “più che
un olocausto”.
Ci si aspetta ancora che i governi arabi, specialmente quelli dell’Egitto
e di Israele, non eletti, illegittimi e soggetti agli Stati Uniti
come potrebbero essere, che si distacchino dalla guerra mortale
di aggressione contro Gaza di Israele. Invece, le loro continue
relazioni diplomatiche e commerciali con Israele, proprio come la
loro giustificazione implicita dei crimini di Israele attraverso
la continua e gratuita denigrazione di Hamas, sono stati etichettati
in modo convincente davanti agli occhi della propria gente, per
non dire dell’intera popolazione araba, come accessori del
crimine.
I governi europei, in testa Francia, Inghilterra e Germania, devono
rispondere della grave responsabilità della collusione con
i crimini di Israele contro l’umanità, soprattutto
contro l’intera maggioranza palestinese, araba e musulmana.
I governi non sono solo rimasti in silenzio di fronte all’ostinata
uccisione di civili innocenti, molti dei quali sono bambini, nel
corso degli ultimi giorni a Gaza; ma hanno continuato a trattare
Israele con cortesia, celebrando il cosiddetto sessantesimo anniversario,
un evento in sé raccapricciante di pulizia etnica e di fallimento
coloniale, che vanta supporti scientifici, economici e politici
che contribuiscono enormemente alla sua impunità.
D’altra parte, il governo americano non può essere
accusato di essere complice degli atti di genocidio di Israele nella
stessa misura degli altri complici disonesti. È ed è
sempre stato un orgoglioso partner nel pianificare, gestire ed eseguire
questi crimini contro i palestinesi, per non dire i suoi imbattibili
record criminali in Afghanistan, Iraq e, prima di questi, in Vietnam.
Quando arriverà la nostra Norimberga, quando i criminali
di guerra israeliani saranno incriminati di fronte ad una corte
internazionale, uno spazio considerevole per la difesa dovrà
essere riservato ai comandanti e leader americani. Senza l’appoggio
americano, espresso in termini d’aiuto militare, economico
e diplomatico, Israele non avrebbe potuto compiere tutti i crimini
razziali e coloniali senza essere punito.
Tornando alla questione se si possa e debba fare
qualcosa per fermare Israele, la risposta è certamente sì.
I crimini dell’apartheid in Sudafrica furono combattuti non
soltanto mediante un’eroica battaglia delle masse oppresse
sul suolo sudafricano; furono anche combattuti da campagne di boicottaggio
in tutto il mondo, privazioni e sanzioni contro il governo, con
le relative istituzioni economiche, accademiche culturali e atletiche.
Allo stesso modo, una società civile internazionale può,
e dovrebbe, applicare gli stessi metodi di giustizia non- violenta
per ottenere la conformità di Israele alla legge internazionale
e i diritti umani di base. Perfino la minaccia di sanzioni dimostrato
di essere stato abbastanza efficace in passato per bloccare le campagne
di morte e devastazione di Israele.
Se tutte quelle decine di immagini di bambini palestinesi venissero
stracciate, tutti i ricorrenti episodi di uccisioni arbitrarie e
distruzioni da un esercito d’occupazione contro dei civili
prevalentemente indifesi, rimanessero impuniti, allora il mondo
potrebbe benissimo essere testimone di un nuovo olocausto.
* Omar Barghouti è un analista
politico indipendente.
da The Electronic Intifada, 2 marzo 2008
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