| La manifestazione convocata sabato 11 ottobre
dalle forze che diedero vita alla Sinistra Arcobaleno, ha visto
una buona riuscita sul piano della partecipazione. Quasi due ore
di corteo che sfila, indica che i numeri dati dagli organizzatori
questa volta possono starci.
L’abbiamo seguita con attenzione questa manifestazione,
cercando di coglierne direttamente gli umori, le aspettative e la
realtà senza doverci sorbire le cronache fotocopia dei giornali
il giorno successivo (e non solo dei giornali “borghesi”).
Decine di migliaia di persone in corteo lanciano infatti diversi
messaggi che vanno colti e analizzati.
a) La prima impressione è che abbiamo
assistito ad una manifestazione di testimonianza più che
ad un passaggio di piazza di un progetto politico per la sinistra.
Anche chi l’ha valutata senza pregiudizio ha colto quasi
a pelle che questo era il segno del corteo. Serviva più
a dire e dirsi tra noi “eccoci, ci siamo, non siamo morti”
che a indicare un percorso del conflitto di classe nei prossimi
mesi. Nelle settimane scorse, muovendo alcuni rilievi alla convocazione
della manifestazione dell’11 ottobre, sottolineavamo proprio
come nella sua indizione e nella sua messa in campo prevalesse
più la “rappresentazione del conflitto sociale”
che la sua realizzazione o organizzazione.
b) Questa prevalenza della rappresentazione rispetto
al conflitto reale, era desumibile dall’assenza di striscioni,
slogan e parole d’ordine contro il governo e sulle questioni
dell’agenda sociale e dalla dominanza degli striscioni di
federazione e di circolo. Quasi che l’apparire fosse prevalente
sui contenuti. Se un passante avesse voluto capire il perché
della manifestazione, avrebbe forse colto qua e là qualche
slogan e cartello contro il ministro Gelmini ma niente sull’Alitalia,
sui salari, la precarietà, i soldati italiani in Afghanistan,
la guerra etc. Solo cinque bandiere della NO Tav e nessuna No
Dal Molin e ad eccezione di Action, nessuno striscione o spezzone
rimandava ad una realtà vera e non rappresentata del conflitto
sociale. Una “nota di merito” stavolta va al PCL che
dopo aver sfilato per un anno intero solo con uno striscione di
rappresentanza del partito, questa volta ha aggiunto allo striscione
anche due slogan.
c) L’impressione che se ne ricava, è
quella di avere assistito ad una grande manifestazione che rischia
l’inutilità sul piano della prospettiva politica,
della funzione della sinistra e dei comunisti, sembra una sorta
di “solitudine di massa” di una soggettività
abituata a muoversi ed agire dentro scenari e parametri che la
realtà ha scompaginato e sparpagliato, rendendo extraparlamentare
ciò che mai avrebbe immaginato di diventarlo.
d) Esistono in conclusione un paio di rischi
che meritano di essere sottolineati. Il primo è che il
governo Berlusconi e il Partito Democratico commettono un errore
politico ed un orrore democratico negando rappresentanza istituzionale
a questo pezzo di società e della politica. L’aumento
della sbarramento elettorale alle europee e il tentativo di tenere
fuori dalle regole istituzionali il popolo sceso in piazza l’11
ottobre, potrebbero rivelarsi molto più destabilizzanti
che il tenerlo all’interno. Il secondo rischio è
quello per cui il popolo della sinistra, e i comunisti con esso,
vengano costretti ancora per un certo tempo alla “marcia
del criceto” che cammina e si agita nella ruota rimanendo
sempre allo stesso punto. Il tempo di smuovere la situazione e
di mettere finalmente in campo una soggettività di classe
più avanzata è arrivato e stavolta è la realtà
stessa della crisi del capitalismo ad imporlo.
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