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L’adesione
sostanziale che il movimento dei ricercatori e degli
studenti universitari ha dato, nell’assemblea
romana di venerdì 20 Novembre senza tra l’altro
una vera discussione in merito, allo sciopero indetto
per l’ undici Dicembre dalla Cgil rappresenta
l’ennesima dimostrazione di quello che riteniamo
essere il limite più grave di larghi settori
del movimento dei lavoratori della conoscenza, degli
studenti e degli universitari e che può essere
riassunto nella mancanza di una progettualità
politica indipendente rispetto ai sindacati concertativi
(di cui la Cgil è il più degno rappresentante)
e in ultima analisi dal PD.
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Dopo la mancata ripresa della conflittualità nel
primo semestre dell’anno accademico, conflittualità
che del resto non poteva di certo partire dalla demagogica
e incomprensibile (per la gran parte degli studenti sicuramente)
piattaforma rivendicativa fatta votare a tavolino nella
due giorni romana del Novembre 2008 e sulla quale i collettivi
facenti parte dell’onda ancora sostanzialmente si
basano, il movimento tenta di ripartire dallo sciopero
generale indetto da un sindacato che non solo insiste
nel tornare alla vecchia politica della concertazione
che ha disarmato i lavoratori e i precari di fronte ad
una crisi come quella che stiamo attraversando e di cui
non si vede ancora la fine ma che addirittura sta svolgendo
un ruolo di pompiere ai conflitti che cominciano a prendere
piede nella società. In merito, vale la pena di
ricordare la campagna di raccolte firme che la Cgil ha
lanciato a livello nazionale contro gli occupanti di case
ma anche la
criminalizzazione che ha fatto delle giornate di Torino
e che continuamente applica contro le realtà di
lavoratori che, organizzandosi indipendentemente dal sindacalismo
concertativo, tentano di difendersi dall’attacco
che confindustria e governo hanno lanciato contro tutti
i diritti conquistati con le lotte negli anni passati.
Questa adesione, perché di adesione si tratta
quando si indice una manifestazione nello stesso giorno
di uno sciopero nazionale anche se si proclama di volergli
essere alternativi, e tanto più inspiegabile alla
luce di ciò che è successo allo sciopero
del 12 Dicembre 2008 giornata in cui l’ Onda ha
cominciato il suo declino e in cui il sindacato di Epifani
ha chiuso tutte le piazze agli studenti del movimento
che pensavano di poterlo attraversare e di rafforzarsi
attraverso il contatto fisico con i lavoratori. Oggi dovremmo
essere politicamente più maturi nel comprendere
che non ci possiamo unificare alle lotte dei lavoratori
partecipando assieme alla tradizionale sfilata d’autunno
ma che per creare tale unita bisogna essere al loro fianco
quotidianamente e condividere con loro non delle date
imposte dalle burocrazie sindacali ma un progetto di conflittualità
diverso che sappia imporre all’ordine del giorno
della politica italiana i bisogni
e le richieste dei lavoratori. Probabilmente una certa
comprensione di questo c’è stata tanto che
non si propone nemmeno più l’attraversamento
della manifestazione ma al posto di ridiscutere il ruolo
del movimento che si batte per un’istruzione e una
ricerca diversa si fa un enorme passo indietro richiudendosi
nel proprio particolare, scelta che dimostra tutta l’autoreferenzialità
intrinseca nei gruppi che di questa scelta sono stati
i fautori. Questo è tanto più evidente di
fronte all’indifferenza, e a volente all’ostilità,
che molti gruppi che pretendono di rappresentare il movimento
degli studenti hanno nei confronti di quel sindacalismo
di base che negli ultimi anni si è cresciuto sviluppando
conflitto proprio in quei settori sociali che la Cgil,
per la sua natura, non riesce ad organizzare e difendere.
È una falsa e presuntuosa l’ipotesi di pensare
che la nostra diversa modalità di adesione alla
giornata dell’11 Dicembre ci farà apparire
come qualcosa di diverso dalle politiche della Cgil e
ancora di più è il credere di essere in
grado di spostare degli equilibri interni all’organizzazione
(in questo non riescono nemmeno le assemblee degli autoconvocati
della Cgil). Non è rincorrendo le organizzazioni
che hanno detto e dimostrato chiaramente di voler tornare
ad un sistema che è oggettivamente finito ( non
vi sono più profitti da ridistribuire nel momento
peggiore per l’industria manifatturiera occidentale)
oltre che dannoso, che si costruisce l’ alternativa
o si diviene riconoscibili.
Nessuno può negare inoltre che, continuando a
partecipare alle mobilitazioni indette dalla Cgil equivalga
a rinnegare la natura stessa del movimento che della necessità
di indipendenza dalle politiche confederali ed istituzionali
è nato e si è, negli anni, sviluppato. Non
dimentichiamo che la nostra azione parte proprio dalla
volontà di costruire l’alternativa possibile
alla politica riformista e inconcludente propria di quelle
organizzazioni da cui invece si è ancora totalmente
dipendenti se non addirittura parte integrante.
In questo momento, di totale sfiducia dei lavoratori
e dei precari, nei confronti della politica di palazzo
e della concertazione sindacale e in cui si vede la ripresa
di una volontà di lotta all’interno di ampi
settori di cittadini e lavoratori, la presenza del movimento
delle università non farà altro che portare
un’ondata d’ acqua al mulino arrugginito della
Cgil. Il fatto stesso che la manifestazione ( stando alle
ultime dichiarazioni di Epifani probabilmente sarà
solo regionale se non addirittura locale) sia indetta
a Bologna dovrebbe farci riflettere di come in realtà
questa mobilitazione non sia altro che un gioco di potere
interno alla Cgil e alle istituzioni. Da un lato infatti
la segreteria nazionale del sindacato cerca di ricomporre
le sue fila attraverso una dimostrazione di forza contro
quelle categorie che hanno in Emilia la loro roccaforte
e che in vista del congresso cominciano a creare problemi
alla leadership della
confederazione, e soprattutto alla sua volontà
di ricucire gli strappi che negli ultimi mesi ci sono
stati con Cisl e Uil, e dall’altro si tenta di far
sentire il proprio peso ad un’amministrazione comunale
che ha privilegiato, nei suoi primi mesi di mandato, i
rapporti con la Cisl. Tutto ciò logicamente sulle
spalle dei lavoratori, dei disoccupati degli sfrattati
e di tutti quelli che la crisi la stanno pagando davvero.
Dobbiamo avere il coraggio di ripartire da capo, ridiscutere
il nostro ruolo a partire da un’anali del reale
più organica e non cercare scorciatoie che altro
che non fanno che intrappolarci nella rete del codismo.
studenti universitari Politecnico09-Bologna
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