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[...] Il testo
presentato non è democratico, non è inclusivo. Ero
appena arrivato e ci stavamo sedendo cuando
abbiamo sentito la Presidente della sessione anteriore,
la Ministra, dire che c'era un documento in giro,
che però nessuno conosce, io ho chiesto di esso, non
l'abbiamo ancora, credo che nessuno ne sa nulla
di tale documento top secret.
Certo come ha detto la compagna boliviana, non è democratico,
non è inclusivo, e allora, signore e signori:
Forse non è proprio questa la realtà di questo mondo?
Stiamo forse in un mondo democratico? Forse che il
sistema mondiale è inclusivo?
Possiamo aspettarci qualcosa di democratico, di inclusivo
dell'attuale sistema mondiale?
Ciò che viviamo in questo pianeta è una dittatura
imperiale, e da qui la continuiamo denunciano: abbasso
la dittatura imperiale! E viva i popoli e la democrazia
e l'uguaglianza in questo pianeta!
[...]C'è un
gruppo di paesi che si credono superiori a noi del
sud, a noi del terzo mondo, a noi i sottosviluppati,
o come dice il grande amico Eduardo Galeano: noi i paesi travolti come da un treno che ci ha travolti
nella storia [gioco di parole in spagnolo tra "subdesarrollado", sottosviluppato, e "arrollado", travolto o investito, n.d.t.].
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Quindi non
meravigliamoci di questo, non sorprendiamoci, non c'è democrazia
nel mondo e qui siamo ancora una volta di fronte
ad una clamorosa prova della dittatura imperiale mondiale.
Poi qui sono venuti su due giovani, per fortuna le forze
dell'ordine sono state corrette, qualche spintone qua e
là, e hanno collaborato no? Là fuori c'è molta gente sapete?
Certo, non entrano in questa sala, molta gente; ho
letto sui giornali che ci sono stati alcuni arresti, alcune forti
proteste, là nella strade di Copenhagen, e voglio salutare
tutta quella gente che sta là fuori, giovani la maggior
parte di loro.
[...] Uno
potrebbe dire, signor Presidente, che un fantasma si aggira
per Copenhagen, parafrasando Karl Marx, il
grande Karl Marx, un fantasma si aggira per le strade di Copenhagen, e
credo che questo fantasma va in silenzio per questa sala,
va qui tra noi, si mette nei corridoi, esce da sotto, sale,
è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare:
il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno lo vuole nominare.
È il capitalismo,
là ruggiscono i popoli, là fuori si sentono.
Stavo leggendo
alcuni slogan scritti sui muri per le strade, credo che
siano di questi giovani, alcune le ho sentite quando venivano
là i due giovani, ce ne sono due che ho annotato. Si sentono
tra gli altri due slogan potenti. Una è: Non cambiate il
clima, cambiate il sistema.
E io la assumo
per noi.
Non cambiamo
il clima, cambiamo il sistema!
E allora cominceremo
a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di
sviluppo distruttivo, sta terminando con la vita, minaccia
di terminare definitivamente con la specie umana.
[...]
Dicono per
le strade questo: se il clima fosse una banca, lo avrebbero
già salvato. E credo che è vero. Se il clima fosse una banca
capitalista di quelle più grandi, già l'avrebbero salvato
i governi ricchi.
[...]
I ricchi stanno
distruggendo il pianeta.
Sarà che pensano
di andarsene in un altro quando abbiano distrutto questo?
Avranno dei
piani per andarsene ad un altro pianeta?
Per ora non
se ne vede nessuno nell'orizzonte della galassia.
Mi è appena arrivato questo libro, me l'ha regalato Ignacio
Ramonet che sta lì da qualche
parte in questa sala; e finendo il prologo c'è una frase
molto importante, dice Kempf questo, leggo: "Non possiamo ridurre il consumo
materiale a livello globale se non facciamo che i potenti
scendano di vari scalini, e se non combattiamo la disuguaglianza.
È necessario che al principio ecologista tanto utile al
momento di prendere coscienza, pensare globalmente e agire
localmente, aggiungiamo il principio che impone la situazione:
consumare meno e dividere meglio".
[...]
Voglio ricordarlo:
i 500 milioni di persone più ricche, 500 milioni, ovvero
il sette per cento della popolazione mondiale, sono responsabili
del cinquanta per cento delle emissioni contaminanti,
mentre il 50 per cento più povero è responsabile di solo
il sette per cento delle emissioni contaminanti.
[...]
Signor Presidente,
il cambio climatico non è l'unico problema che affligge
oggi l'umanità, altri flagelli e ingiustizie ci attaccano, il
fossato che separa i paesi ricchi e i poveri non ha
smesso di allargarsi. [...] Il totale delle entrate
dei 500 individui più ricchi del mondo è superiore
alle entrate dei 416 milioni di persone più povere,
i 2 mila 800 milioni di persone che vivono in
povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano
il 40 per cento della popolazione globale ottiene solo
il 5 per cento delle entrate mondiali.
[...]
Adesso la causa,
qual'è la causa?
Parliamo della causa,
non eludiamo le responsabilità, non eludiamo la profondità
di questo problema: la causa senza dubbio, torno al tema,
di tutto questo panorama disastroso, è il sistema metalobolico
distruttivo del capitale e il suo modello incarnato: il
capitalismo.
[...]
Jean-Jacques Rousseau,
sempre bisogna ricordarlo, diceva una cosa: tra il forte
e il debole, la libertà opprime. Per questo l'impero parla
di libertà, è la libertà di opprimere, di invadere, di assassinare,
di annichilare, di sfruttare, questa è la sua libertà
e Rousseau aggiunge la frase salvatrice: solo la legge
libera.
Ci sono alcuni paesi che stanno giocando a che qui non ci
sia un documento, perchè precisamente non vogliono una legge, non vogliono una
norma, perché l'inesistenza di tale norma permette loro
giocare con la loro libertà che sfrutta, la loro libertà
che travolge.
Facciamo uno
sforzo e facciamo pressioni qui e nelle strade perché da
qui esca un impegno, esca un documento che impegni ai paesi
più potenti della terra.
[...]
Può una terra
finita sopportare un progetto infinito? La tesi del capitalismo,
lo sviluppismo infinito, è un modello distruttivo; accettiamolo.
[...]
Fino a quando
permetteremo che gli affamati non possano alimentarse,
né alimentare i propri figli; fino a quando permetteremo
che continuino a morire milioni di bambini per malattie
curabili; fino a quando permetteremo conflitti armati che
massacrano milioni di esseri umani innocenti, per appropriarsi
i potenti delle risorse di altri popoli.
Che finiscano
le aggressioni e le guerre, chiediamo i popoli del mondo agli
imperi, a quelli che pretendono continuare dominando
il mondo e sfruttandoci.
Niente più
basi militari imperiali, né colpi di stato; costruiamo un
ordine economico e sociale più giusto ed equanime, sradichiamo
la povertà, fermiamo immediatamente gli alti livelli
di emissioni, freniamo il deterioramento dell'ambiente ed
evitiamo la grande catastrofe del cambio climatico, uniamoci
nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidali.
[...]
Solo è possibile
per il cammino del socialismo, il socialismo, l'altro fantasma
di cui parlava Karl Marx, anche
questo va in giro là, o meglio è come un contro fantasma,
il socialismo, quella è la via, quella è la
via per la salvezza del pianeta, non ho il minimo dubbio,
e il capitalismo è il cammino verso l'inferno, verso
la distruzione del mondo. Il socialismo, d questo Venezuela
che per questo deve fare fronte alle minacce dell'impero
nordamericano.
[..]
Se la natura
distruttiva del capitalismo si oppone, allora lottiamo
contro di essa e facciamo che ci obbedisca, non aspettiamo
con le mani in mano la morte dell'umanità.
La storia ci
chiama all'unità e alla lotta.
Se il capitalismo
oppone resistenza, noi siamo obbligati a dare battaglia
contro il capitalismo.
[...]Ascoltiamo
Rosa Luxemburg quando disse: Socialismo
o barbarie.
* Intervento
pronunciato al vertice mondiale dell'ONU a Copenhagen sul
riscaldamento globale del pianeta
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