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Darfur. La mano israeliana dietro la crisi e il conflitto
 

Muammar Gheddafi ha accusato le "forze straniere", tra cui Israele, di essere dietro il conflitto in Darfur, in Sudan. "Perche' dobbiamo ritenere responsabile il presidente Bashir o il governo sudanese - ha chiesto il leader libico, presidente di turno dell'Unione Africana - quando il problema del Darfur e' causato da parti esterne e Tel Aviv, per esempio, e' dietro la crisi del Darfur". "Non e' un segreto - ha denunciato ancora Gheddafi, citato dall'agenzia di stampa Jana - Noi abbiamo prove che dimostrano chiaramente che le forze straniere sono dietro al problema del Darfur e che stanno soffiando sul fuoco. Noi abbiamo scoperto che alcune dei principali leader dei ribelli del Darfur hanno aperto uffici a Tel Aviv e tengono riunioni con i militari per versare benzina sul fuoco del conflitto". Abdel Wahid al Nur, capo dei ribelli del Sudan liberation mouvement (Slm) ha chiesto alla guida libica e presidente dell’Unione Africana (UA), Muammar Gheddafi, di “evitare di schierarsi sul campo di battaglia del Darfur”. Il commento segue le dichiarazioni di Gheddafi secondo cui “dopo l’apertura di uffici a Tel Aviv da parte di esponenti della ribellione non si può escludere un coinvolgimento israeliano nel conflitto del Darfur. “Non costituisce una sorpresa per nessuno, e ci sono prove inequivocabili del coinvolgimento di potenze straniere nella crisi dell’est del paese” ha detto Gheddafi durante una conferenza dell’Organizzazione dell’Onu per la cultura, le scienze e l’educazione (Unesco), aggiungendo che “alcuni ribelli hanno aperto uffici a Tel Aviv e si incontrano frequentemente con esponenti militari israeliani”. Al Nur, che ha più volte rifiutato di sedersi al tavolo dei negoziati con Khartoum per cercare di risolvere la crisi in Darfur e ha di recente aperto un ufficio a Tel Aviv per favorire “la normalizzazione dei rapporti” tra il popolo sudanese e lo stato ebraico, ha detto che Gheddafi “dovrebbe focalizzare le sue attenzioni sulle sfide che attendono il continente africano e il Darfur in particolare”, invece di criticare il movimento per la sua mancata adesione al processo di pace.

 
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