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“Iran: scontri di potere e classe media in piazza”

di Marco Zoboli *

In Iran nulla è ciò che appare, tanto meno in questo braccio di ferro che antepone i presunti vincitori di Ahmedinejad agli apparenti sconfitti dello sfidante Mossavi. Per capire cosa effettivamente sta accadendo, al di là delle strumentalizzazioni nostrane sempre pronte a criminalizzare l’Iran “minaccia nucleare” e a pontificare l’Iran “democratico e liberale”; occorre puntualizzare e svelare i retroscena delle forze in campo.

Il Consiglio dei Guardiani, svolge appieno il proprio ruolo ed esclude dal processo elettorale tutte quelle forze e personalità che vengono ritenute ostili o che apparentemente minacciano la “rivoluzione”; centinaia di candidati sono stati esclusi, quattro candidati invece sono stati accettati in quanto tutti relazionati con il regime teocratico.

Di queste anime il duello si è circoscritto al presidente in carica Ahmedinejad, rappresentante dell’ala più ortodossa e radicale della teocrazia che gode di un forte radicamento tra le masse e nei ceti più poveri della popolazione e da Mussavi che si pone come lider progressista, illuminato da “libertà e democrazia”, dove queste parole significano in soldini agibilità per la borghesia di politiche neoliberali in campo economico, meno stato nelle imprese e rapporti più decenti con i mercati occidentali; ovviamente è quest’ultimo il paladino della classe media.

L’attuale crisi in estrema sintesi altro non è che uno scontro intestino al corpo dell’oligarchia iraniana che col procedere della crisi sente le proprie scelte in campo economico sempre più urgenti e irrimandabili a difesa dei propri privilegi e non a caso le prime proteste sono esplose nei quartieri “bene” a nord di Teheran.

Se di rivoluzione si tratta occorre chiamarla per nome: Rivoluzione Borghese.

Detto questo non possiamo però nemmeno cadere nel qualunquismo di una certa sinistra che considera Ahmedinejad il rappresentante del “proletariato” iraniano che fronteggia il neoliberismo intrinseco alle posizioni di Mussavi; Kamenei ora paladino di Ahmedinejad, era presidente del paese quando Mussavi era primo ministro, quando il presidente iraniano era Rafsanjani (ora paladino di Mussavi) e propinava politiche neoliberali Kamenei era già leader supremo… non siamo di fronte a nessuna rivoluzione colorata, come paventato da molti analisti ma ad uno scontro al vertice di una potenza regionale emergente che cerca una ridefinizione dei rapporti sociali e di produzione all’altezza delle sfide che l’attendono in campo internazionale sia sotto il profilo economico, finanziario e geopolitico.

Del resto non è un segreto che le alleanze in seno all’establishment iraniano si basano più sugli interessi economici che sull’interpretazione e applicazione del corano.

L’ex presidente Rafsayani considerato oggi il Berlusconi del paese, (lui però a differenza di Silvio senza harem) ha finanziato profumatamente la campagna elettorale di Mussavi grazie al suo impero finanziario-immobiliare che vanta oggi la prima compagnia aerea privata del paese.

Rafsayani è in lotta in difesa del proprio potere, del proprio impero costruito sulla corruzione e sulle privatizzazioni selvagge… che gli hanno donato l’epitaffio di “mafioso”(ma senza stalliere); è l’eminenza grigia, il potere forte che muove i fili e che spera di ottenere da questo braccio di ferro (indipendentemente dall’episodio elettorale, specchio per le allodole) la possibilità di influenzare il corso della politica economica di questa potenza che stringe le mani a Mosca e Pekino e le… a Washington.

* Dip. Esteri PdCI

 

 
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