Un documento segreto del Centro Nazionale di Intelligence
dell’Esercito degli USA (U.S. Army National Ground
Intelligence Center), parzialmente declassificato di recente,
per una sollecitazione della Legge di Accesso alla Informazione
(FOIA secondo la sigla in inglese) negli USA, conferma
che la maggiore squadra di operazioni psicologiche del
Pentagono sta impiegando i suoi sforzi contro il Venezuela.
Il documento, anno 2006, analizza la situazione nella
frontiera tra Colombia e Venezuela. La redazione di questo
documento è realizzata dal Gruppo 4 di Operazioni
Psicologiche (Activa) dell’Esercito degli USA ed
il Centro Nazionale di Intelligence dello stesso esercito,
fatto che conferma, quindi, che questa stessa squadra
di guerra psicologica sta lavorando nella regione contro
il Venezuela. Il poco testo del documento segreto, che
hanno lasciato senza censura, spiega come il Plan Patriota
(precedentemente conosciuto come Plan Colombia) ha spinto
con successo le attività delle Forze Armate Rivoluzionarie
della Colombia (FARC) nel territorio venezuelano. Nel
documento segreto si sottolinea esplicitamente che:
“…le operazioni offensive del Plan Patriota
e le sue contro parti dell’esercito colombiano hanno
avuto un impatto importante sulle attività del
Blocco Orientale [delle FARC] ... grazie a questo successo
contro alcuni fronti del Blocco Orientale in Colombia,
diversi fronti del Blocco Orientale stanno conducendo
maggiori combattimenti e rigenerando la propria attività
sulla frontiera colombo-venezuelana. I Mini Blocchi de
Los Llanos e della zona orientale… hanno assunto
distinti ruoli strategici in risposta al Plan Patriota
2B…”
Non si può considerare come una coincidenza l’arrivo
del Gruppo 4 delle Operazioni Psicologiche (Activa) dell’Esercito
degli USA in Colombia nell’anno 2006 e la strategia
di spingere le FARC ed il conflitto civile colombiano
nel territorio venezuelano. Come non è casuale
che il Dipartimento di Stato ed il Pentagono comincino
ad accusare pubblicamente il Venezuela di collaborare
con il terrorismo, specialmente facendo riferimento ad
una ipotetica relazione con le FARC. Fu nel primo semestre
del 2006 che Washington collocò il Venezuela in
una lista di paesi che “non collaborano sufficientemente
con la lotta contro il terrorismo”, imponendo quindi
una sanzione contro il paese sudamericano che consiste
nel divieto di vendita di armamenti USA e di qualsiasi
impresa internazionale che utilizza tecnologia statunitense.
L’informativa del Dipartimento di Stato del 2006
recitava:
“La cooperazione del Venezuela nella campagna internazionale
contro il terrorismo continua ad essere insignificante…
non è chiaro fino a che punto il governo venezuelano
ha offerto appoggio materiale ai terroristi colombiani,
se lo ha fatto e fino a che livello…” (Informativa
del Dipartimento di Stato del 2006, disponibile in inglese
nel sito www.state.gov).
Pochi mesi dopo, nel luglio 2006, il Sub-comitato sul
Terrorismo Internazionale e di Non Proliferazione della
Camera dei Rappresentanti del Congresso USA realizzò
una udienza denominata “Venezuela: Centrale del
Terrorismo in America del Sud?”, dove si dichiara:
“…il Venezuela, sotto il presidente Hugo Chávez,
ha tollerato i terroristi sul proprio suolo ed ha forgiato
stretti rapporti con Stati che ufficialmente patrocinano
il terrorismo come Cuba, Iran e Corea del Nord, I gruppi
terroristi colombiani utilizzano il territorio venezuelano
come paradiso sicuro…”
Allo stesso tempo, la stampa internazionale iniziò
a promuovere matrici di opinione vincolando il Venezuela
con il terrorismo. Articoli ed editoriali nel Washington
Post, New York Times, Washington Times, Wall Street Journal,
El País di Spagna, El Tiempo di Bogotá,
il Miami Herald, tra gli altri, riportavano continuamente
il supposto vincolo tra il governo venezuelano e le FARC
in Colombia, anche se non hanno mai presentato nessuna
prova inconfutabile. Tutto si basa su fonti “anonime”,
“alti funzionari di Washington”, e “analisti”,
senza mai fare nomi, dati e fatti concreti.
I guerrieri della propaganda
Gruppo 4 delle Operazioni Psicologiche (Activa) dell’Esercito
degli USA è l’unica unità operativa
per le operazioni psicologiche nell’esercito. L’unità
è composta da 1.300 funzionari e costituisce il
26% di tutte le unità di operazioni psicologiche
dell’esercito, il restante 74% è costituito
da riservisti.
Per l’anno 2011, è pianificato che l’unità
cresca fino a raggiungere ca.2.300 esperti in operazioni
psicologiche. La missione ufficiale del Gruppo 4 delle
Operazioni Psicologiche (Activa) è dispiegarsi
rapidamente in qualunque parte del mondo per pianificare,
sviluppare e condurre operazioni psicologiche e affari
civili (leggere: sovversione) in appoggio alle forze di
coalizione e alle agenzie governative di Washington.
Il personale del Gruppo 4 include esperti regionali e
linguisti che comprendono profondamente le sottigliezze
politiche, culturali, etniche e religiose del pubblico
bianco. Inoltre sono esperti in aree tecniche come il
giornalismo, operazioni di radio, disegno grafico, stampa,
impaginazione di immagini e comunicazioni tattiche di
ampio raggio.
Nell’anno 2003 il Gruppo 4 delle Operazioni Psicologiche
(Activa) dell’Esercito degli USA inaugurò
un complesso di operazioni mediatiche delle Forze Speciali
Operazionali con un costo di 8,1 milioni di dollari. Questo
complesso è conosciuto come il centro di produzione
del Pentagono per tutte le sue operazioni psicologiche
ed i sui “prodotti”, come volantini, foglietti,
posters, frammenti per la televisione e la radio utilizzati
per persuadere e conquistare le menti ed i cuori di chiunque
il Pentagono desideri attaccare. Ad esempio, più
di 150 milioni di volantini e foglietti – tutti
prodotti ed impressi nel complesso del Gruppo 4 delle
Operazioni Psicologiche (Activa) – sono stati disseminati
in Irak ed in Afghanistan. Il Colonnello James Treadwell,
Comandante del Gruppo 4, h sottolineato che più
di 16.000 ore di messaggi per radio sono stati prodotti
dal suo gruppo e trasmessi in Afghanistan, e più
di 4.000 in Irak. Il centro stampa nel nuovo complesso
ha la capacità di stampare più di un milione
di foglietti al giorno. I soldati delle operazioni psicologiche
studiano tecniche di “marketing” e di pubblicità
prima di disegnare i loro “prodotti”. Inoltre
analizzano dettagliatamente impatti e risultati. Sono
tutti esperti nella propaganda e nei migliori modi di
influire sulla opinione pubblica al fine di promuovere
la propria agenda.
Nel 2005 questa unità di “guerrieri della
propaganda” fu ampliata con l’istituzione
dell’Elemento di Appoggio alle Operazioni Psicologiche
Congiunte (JPOSE), con al comando il Colonnello Treadwell.
Trasferito dall’Irak alla sede del JPOSE a Tampa,
Florida. Il Colonnello iniziò a focalizzare le
sue attività di propaganda verso il sud. In alcune
dichiarazioni alla stampa, Treadwell confermò che
la sua nuova squadra di elite di operazioni psicologiche
dirigeva una parte del lavoro verso Bolivia e Venezuela.
Poco dopo un contratto milionario (ca.100 milioni di dollari)
fu consegnato alla impresa Science Applications International
Corporation (SAIC) per aiutare a disegnare le “campagne”
di operazioni psicologiche con il JPOSE. Altre due imprese,
Lincoln Group e SYColeman, hanno ottenuto contratti simili
grazie ai fondi della squadra che supera gli 8 miliardi
di dollari annuali. Di queste imprese, la SAIC ha una
storia piuttosto equivoca in Venezuela. È stata
l’impresa che insieme alla PDVSA, la società
di stato del petrolio, costruirono una impresa mista,
INTESA, che si incaricò nell’anno 1995 di
automatizzare l’industria petrolifera venezuelana.
Fu questa impresa denominata INTESA che attuò uno
dei sabotaggi più brutali contro l’industria
venezuelana alla fine dell’anno 2002, con l’intenzione
di rovesciare il presidente Hugo Chávez. L’impresa
fu utilizzata come una piattaforma per attaccare il “cervello
della PDVSA”, distruggendo tutti i database e i
sistemi automatizzati e convertendola di nuovo in una
impresa di operazioni manuali. Le sue azioni causarono
miliardi di dollari in danni alla economia venezuelana
e la sua reputazione internazionale come somministratore
e produttore sicuro di petrolio. Di fatto, però,
non raggiunsero l’obiettivo di defenestrare il Presidente
Chávez e, poco dopo, INTESA fu chiusa e costretta
a cessare le sue operazioni nel paese. Fino a quando,
tre anni dopo, riapparvero nelle vesti di contrattati
per realizzare operazioni psicologiche contro lo stesso
governo che avevano tentato di neutralizzare precedentemente
senza successo.
Da quando la squadra più potente di operazioni
psicologiche degli USA sta lavorando attivamente contro
il Venezuela, si è visto il frutto del suo lavoro
sul piano internazionale, come nel paese, a livello nazionale.
Il Presidente Chávez è stato già
definito “dittatore” nell’opinione pubblica
internazionale e sono pochi coloro che dubitano della
sua supposta “relazione” con le FARC in Colombia
– nonostante non sia mai stata tirata fuori nessuna
prova che confermi questa relazione. Le operazioni psicologiche
sono considerate dal Pentagono, all’oggi, la propria
“arma più potente”. Attraverso gli
schermi, le emittenti, i periodici, i manifesti, disegni
su magliette ed oggetti, trasmettono i propri messaggi
diretti e ben pianificati per influenzare sottilmente
l’opinione pubblica e le sue percezioni sui temi
di interesse. È il nuovo campo di battaglia dove
tutti siamo costretti ad assumere un ruolo, poiché
nessuno sfugge alla comunicazione e alla informazione
nel mondo di oggi. È la lotta per la verità
e la giustizia contro la menzogna e la manipolazione.
La decisione di essere vittima o combattente
in questa guerra irregolare
sta nelle mani di ognuno di noi.
Non ti lasciare ingannare
* Autrice di " Il Codice Chavez"
da Aporrea - www.aporrea.org/venezuelaexterior/a73611.html
Traduzione dal castigliano Ciro Brescia - adattamento
a cura di OTTAVOMIGLIO Laboratorio