Siamo,
in questi giorni, in occasione dell’anniversario
della caduta del muro di Berlino, sommersi dagli
inni in onore alla riconquistata libertà dai
“totalitarismi”. L’evento ha perfino meritato
una legge commemorativa del Parlamento italiano
[1] .
Naturalmente non sono altrettanto esecrati i
tanti muri nel frattempo eretti dai regimi “democratici”
borghesi: da quello dello Stato di Israele che
trasforma in carceri a cielo aperto i territori
palestinesi occupati, a quello che “mette al
riparo” gli Stati Uniti dall’immigrazione messicana.
Sulla
storia rivisitata o meglio capovolta dalla versione
revisionista relativa agli anni del secondo
dopoguerra, Annie Lacroix-Riz, docente di Storia
contemporanea all’Università di Parigi 7, così
scrive [2]
“… Quando la Rft assorbì la Germania intera,
l’obiettivo della revisione drastica della storia
del fascismo tedesco, dei suoi sostenitori (padroni
nazionali e internazionali) e dei suoi nemici
interni (il KPD) ed esterni (l’URSS), ebbe nuove
possibilità di successo. Queste crebbero ancora
di più per il fatto, generalmente del tutto
sconosciuto, che i docenti universitari dell’Est
persero la loro cattedra nel giorno dell’unificazione,
come i magazzini persero i loro prodotti “made
in GDR”.
Ci
sembra quindi giusto dare la parola a Kurt Gossweiler,
uno di questi docenti, militante comunista ed
eminente storico della Rdt, che così aveva commentato
i fatti del 13 agosto [costruzione del muro
n.d.r.]:
1961
13 agosto – Presa di posizione affissa da me (Kurt Gossweiler, n.d.r.) nel giornale murale della Sezione Storia dell’Università
Humboldt (di
Berlino Est, n.d.r.)
il 13 agosto 1961.
“Finalmente!
Questo
13 agosto 1961 ha recato finalmente una decisione
che da tempo era dovuta.
Nel
dicembre 1958, dunque 13 anni dopo la fine della
guerra, il primo ministro sovietico (Chruščëv,
n.d.r) dichiarava essere ormai finalmente tempo
di concludere un trattato di pace con la Germania
e per questo aveva indicato come termine estremo
il maggio 1959.
Nel
frattempo, da questo annuncio sono passati non
6, ma 33 mesi! In questi due anni e mezzo le
potenze occidentali più Bonn non hanno tuttavia
predisposto la conclusione della seconda guerra
mondiale mediante un trattato di pace, ma –
utilizzando le loro posizioni a Berlino Ovest
– il sabotaggio dell’ordinamento economico e
politico della Rdt come gradino per il passaggio
dalla guerra fredda alla guerra mondiale n.3.
spendere
per l’invasione a Cuba.
Credevano
questi signori dunque veramente che noi fossimo
suicidi? Consideravano la nostra dirigenza di
Partito e di Stato come figure amletiche, alle
quali sarebbe mancata la forza di decidere l’azione
necessaria? Si immaginavano veramente che avremmo
consentito senza fine che cittadini della nostra
Repubblica, adescati dalle loro melodie di cacciatori
di topi, si consegnassero nel campo dei loro
nemici e pervertitori, alla propria infelicità?
Il 13 agosto li ha istruiti con rigore che devono
gettare a mare illusioni del genere. Per essi
questa domenica è stata veramente un cattivo
13.
Per
noi invece è stata una delle più belle feste.
Ciò
nonostante, non tutti coloro, che pur vi avrebbero
motivo, la hanno intesa come tale. In parecchi
lo sferragliare dei carri armati, con cui noi
abbiamo reso sicura la nostra frontiera sinora
aperta, ha suscitato uno spavento ottuso, senza
senso.
Abituati
dal passato tedesco, per cui diritto e forza
erano fra loro ostili; che il diritto è stato
sempre debole e impotente, il non diritto invece
in pugno alla forza, a taluni l’esercizio della
forza appare di per sé come segno del non diritto
o comunque di un diritto non del tutto puro,
per impulso di abitudine parecchia simpatia
inclina verso il lato del più debole, che si
vede costretto a indietreggiare di fronte alla
forza.
Ma
non deriva la grandezza e bellezza del nostro
tempo, fra l’altro, proprio anche dal fatto
che ciò che spetta al bene dell’umanità: diritto
e forza, finalmente si trovano riuniti; che
il diritto cresce forte e potente, il non diritto
si fa sempre più debole e alla fine impotente?
Ciò però solo se il diritto non paventa di applicare
senza remissione la forza attribuitagli contro
il pur sempre potente non diritto.
Ciò
è accaduto in questo 13 agosto 1961 e dovrà
accadere in futuro ancora molto e spesso – affinché
con il diritto la pace riporti la vittoria definitiva
sul non diritto e la guerra” [3].
Contro
il revisionismo per la verità sulla storia del
movimento operaio rivoluzionario e comunista.