| Stop
NATO – 7 novembre 2009
Il 9 novembre segnerà il
ventesimo anniversario della decisione da parte
del governo della Repubblica Democratica di Germania
di aprire valichi di passaggio nel muro che separava
i settori orientali ed
occidentali di Berlino. Dal 1961 al 1989 il muro
aveva costituito una linea di divisione nella -,
un simbolo di -, e un metonimo per -, Guerra Fredda.
Una generazione successiva a questi eventi si incontrerà
a Berlino per commemorare la “caduta del Muro
di Berlino”, l’ultima vittoria che l’Occidente
può rivendicare negli ultimi due decenni.
Impantanati nella guerra in Afghanistan, nell’occupazione
dell’Iraq e nella peggior crisi finanziaria
dal tempo della Grande Depressione degli anni Trenta
del secolo scorso, gli Stati Uniti, la Germania
e
l’Occidente nel suo complesso sono ansiosi
di gettare un tenero sguardo all’indietro
verso quello che è apparso come il loro più
grande trionfo, il collasso del blocco socialista
nell’Est Europeo
seguito a ruota stretta dalla dissoluzione dell’Unione
Sovietica.
Tutti gli attori di questo dramma - Ronald Reagan,
Mikhail Gorbachev, George H. W. Bush (N.d.tr.: Bush
padre!), Vaclav Havel, Lech Walesa – e gli
eventi che hanno condotto a questo, saranno con
riverenza elogiati e considerati degni di celebrità.
Gorbachev assisterà (forse con qualche imbarazzo?)
alla festa di anniversario alla Porta di Brandenburgo
e le pagine di editoriali di tutto il mondo, dense
di deferenza, ripeteranno la litania di banalità,
di cose pietose, di elogi auto-gratificanti e di
grandiose rivendicazioni, come ci si deve aspettare
per l’occasione.
Quelli che non verranno riportati sono i commenti
come quello pronunciato il 6 novembre da Mikhail
Margelov, Presidente della Commissione per gli Affari
Esteri della Camera Alta del Parlamento
Russo, il Consiglio della Federazione. Vale a dire,
che “il Muro di Berlino è stato sostituito
da un cordone sanitario di nazioni ex- Sovietiche,
dal Mar Baltico al Mar nero.” [1] Con l’unificazione,
prima di Berlino e poi dell’intera Germania,
l’Unione Sovietica e il suo Presidente Mikhail
Gorbachev avevano ricevuto assicurazioni che l’Organizzazione
del Trattato Nord- Atlantico (NATO) non si sarebbe
allargata verso est, verso i confini dell’URSS.
Gorbachev ribadisce che nel 1990 l’allora
Segretario di Stato James Baker gli aveva dichiarato:
“Guarda, se tu ritiri le tue truppe e consenti
l’ingresso della Germania nella NATO, la NATO
non si
espanderà di un pollice verso est.”
[2]
Non solo l’ex Germania Est veniva assorbita
dalla NATO, ma negli ultimi dieci anni anche altri
alleati del Patto di Varsavia entravano come membri
di diritto del blocco NATO - Bulgaria, la Repubblica
Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia.
La Russia è stata attaccata dall’Occidente
per due volte, dai più imponenti eserciti
di invasione mai assemblati nel continente Europeo
e a un tempo nel mondo (nonostante le valutazioni
iperboliche di
Erodoto relative all’armata di Serse), quello
di Napoleone Bonaparte nel 1812 e di Adolf Hitler
nel 1941. Il primo esercito consisteva di 700.000
uomini e il secondo di 5 milioni.
Le preoccupazioni di Mosca per l’accerchiamento
invasivo militare a cui è sottoposta e il
suo desiderio di assicurarsi almeno delle zone neutre
tampone attorno ai suoi confini occidentali sono
invariabilmente dipinte negli Stati Uniti e nelle
capitali Occidentali alleate degli USA come una
qualche combinazione di paranoia Russa e di trama
per far rivivere l’“Impero Sovietico”.
Quello che i luminari auto-incensanti di geopolitiche
Occidentali pensano sul concetto di neutralità
verrà considerato più avanti.
Con l’espansione del blocco
militare, dominato dagli USA, nell’Europa
Orientale nel 1999 e nel 2004, in quest’ultimo
caso non solo i restanti stati non-Sovietici dell’ex
Patto di Varsavia ma tre
delle repubbliche ex-Sovietiche sono divenute membri
effettivi della NATO, attualmente esistono cinque
nazioni NATO che confinano con la Russia. Tre direttamente
adiacenti alla sua terraferma – Estonia, Lettonia
e Norvegia – e due più contigue all’exclave
di Kaliningrad, la Lituania e la Polonia.
La Finlandia, la Georgia, l’Ucraina e l’Azerbaijan
si stanno preparando a seguirne l’esempio
e così si completerà l’accerchiamento
dal Golfo di Barents al Baltico, dal Mar Nero al
Mar Caspio.
La lunghezza del Muro di Berlino che separava la
Berlino Ovest dalla Repubblica Democratica Tedesca
era di 96 miglia. Il cordone militare NATO dalla
Norvegia nord-orientale all’Azerbaijan settentrionale
andrebbe ad estendersi oltre le 3.000 miglia (più
di 4.800 chilometri). Di recente, un notiziario
Russo commentava così la spesa di 110 milioni
di dollari da parte degli USA per migliorare due
delle sette nuove basi militari che il Pentagono
ha acquisito sul Mar Nero di fronte alla Russia
: “Le installazioni in Romania e in Bulgaria
sono in linea con il programma di rilocazione delle
truppe Americane in Europa annunciato nel 2004 dall’allora
Presidente George Bush. Il principale obiettivo
è la dislocazione il più vicino possibile
ai confini della Russia.” [3]
Il muro che sta per essere eretto
e allacciato attorno a tutta la Russia Europea non
è una ridotta difensiva, una barriera di
protezione. Si tratta di una falange di basi e di
strutture militari in avanzamento senza tregua.
Il mese scorso, il Segretario Generale della NATO
Anders Fogh Rasmussen era in Lituania per ispezionare
la Base Aerea Siauliai, dalla quale gli aerei da
guerra della NATO hanno condotto
ininterrottamente pattugliamenti sopra il Mar Baltico
per più di cinque anni, navigando sopra le
coste della Russia, a tre minuti di volo da St.
Pietroburgo.
In questa occasione, la nuova Presidente della Lituania
Dalia Grybauskaite ha dichiarato: “Noi abbiamo
ricevuto assicurazioni che la NATO è tuttora
interessata ad impegnarsi nella difesa della regione
Baltica... Sono contenta di vedere qui, in Lituania,
il Segretario Generale della NATO, nell’unica,
ma molto importante base aerea della NATO presente
negli stati Baltici. Questo è uno dei punti
cruciali di difesa NATO nella regione Baltica.”
[4]
Nella contigua Polonia, un servizio giornalistico
dello scorso aprile ha fornito dettagli sul grado
dello sviluppo sempre crescente dell’Alleanza
Atlantica nella nazione:
“Gli investimenti della NATO in infrastrutture
di difesa in Polonia nei prossimi cinque anni potranno
aumentare a più di un miliardo di euro (1
euro = 4,15 zloty)...
“La Polonia è forse l’area del
più largo volume di investimenti della NATO
nel mondo.
“Al presente, sono vicini al completamento
lavori di costruzione o di ammodernamento su sette
aeroporti militari, due porti marittimi, cinque
depositi di carburante, come su sei basi strategiche
radar a
lungo raggio. Progetti di posto comando di difesa
aerea a Poznan, Varsavia, e Bydgoszcz hanno già
ricevuto il benestare inizio lavori, come pure un
progetto di comunicazioni radio a Wladyslawowo.
“Fra le altre cose, i nuovi investimenti includeranno
l’equipaggiamento di aeroporti militari a
Powidz, Lask e Minsk Mazowiecki con nuove installazioni
di logistica e difesa.” [5]
La Polonia, presto, ospiterà qualcosa come
196 missili Americani intercettori Patriot e 100
militari incaricati del loro funzionamento, ed esiste
un sito analogo per il dispiegamento di batterie
di missili
Americani anti-balistici SM-3.
Come abbiamo fatto menzione in precedenza, Washington
e la NATO si sono assicurati l’uso a tempo
indefinito di sette basi militari in Bulgaria e
Romania, prossime al Mar Nero della Russia, incluse
le basi aeree di Bezmer e Graf Ignatievo in Bulgaria
e la base aerea di Mihail Kogalniceanu in Romania.
[6]
Il 28 ottobre si trovava in Romania il Gen. Roger
Brady, comandante delle Forze Aeree USA in Europa,
per sovrintendere alle manovre di addestramento
militare congiunte, durante le quali “la Forza
Aerea USA effettuava 100 missioni, metà delle
quali avvenivano in collaborazione con la Forza
Aerea della Romania.” [7]
Il Pentagono conduce esercitazioni annuali NATO
“Brezza di Mare” in Ucraina, nella Crimea,
dove è di base la Flotta Russa del Mar Nero.
Inoltre dirige regolarmente manovre militari di
“Risposta
Immediata” in Georgia, la più ampia
di queste esercitazioni da far risalire ai giorni
che hanno preceduto l’attacco della Georgia
contro l’Ossezia del Sud e il conflitto risultante
con la Russia nell’agosto 2008, e attualmente
una manovra è in fase di completamento.
Nel mese di maggio gli USA hanno condotto in Georgia
le annuali esercitazioni tattiche “Cooperative
Longbow 09/Cooperative Lancer NATO Partnership for
Peace”, con l’impiego di 1.300 uomini
di
truppa di 19 nazioni.[8]
Pochi giorni fa, si trovava in Georgia il Generale
Comandante dell’Esercito USA in Europa, Generale
Carter F. Ham, per “informarsi sull’addestramento
di “Immediate Response 2009” in corso
fra l’esercito USA e quello della Georgia”
e per “visitare la Base Militare di Vaziani
e sovrintendere alle esercitazioni.” [9]
Un ufficiale Russo, Dmitry Rogozin, parlava di queste
esercitazioni militari congiunte e metteva in guardia
che “Noi tutti abbiamo presente che simili
attività avvenute lo scorso anno hanno avuto
un
seguito con gli avvenimenti di questo agosto.”
[10] In un giornale Georgiano, un editoriale sulle
manovre militari confermava le apprensioni Russe
reiterando questo collegamento: “La Georgia
sta combattendo in Afghanistan per la pace e la
stabilità, in modo da assicurare alla fine
pace e stabilità in Georgia, perché
chi semina bene raccoglie senza dubbio meglio, nella
pienezza dei tempi.” [11]. Che è come
dire, dato che la Georgia assiste militarmente gli
USA in Afghanistan, allora gli USA forniranno appoggio
alla Georgia in qualche futuro conflitto con i suoi
vicini nel Caucaso.
La stampa mondiale ha di recente riferito su una
visita di tre giorni del Ministro degli Esteri Polacco
Radoslaw Sikorski negli Stati Uniti per, fra le
altre cose, “incontrare il Segretario di Stato
USA
Hillary Clinton... per discutere della situazione
in Afghanistan e di una nuova proposta Statunitense
per uno scudo missilistico” [12] e per tenere
una conferenza alla Brookings Institution, dove
ha trattato
del programma di Partnership Orientale di Polonia,
Svezia ed Unione Europea per inglobare Armenia,
Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia ed Ucraina
nell’orbita “Euro-Atlantica” e
delle
preoccupazioni di Mosca che l’Occidente stia
muovendosi per assumere il controllo dell’area
ex Sovietica: “L’Unione Europea non
necessita del consenso della Russia.” [13]
Quantunque, ciò che ha suscitato maggiori
controversie è stato il suo discorso ad una
conferenza sponsorizzata dal Centro Internazionale
di Studi Strategici (CSIS), dal titolo “Gli
Stati Uniti e l’Europa
Centrale: interessi strategici convergenti o divergenti?”
Naturalmente, il principale motivo della conferenza
era il ventesimo anniversario della fine della Guerra
Fredda simbolizzata dallo smantellamento del Muro
di Berlino.
L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale
degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski presentava
una relazione densa di riferimenti alle supposte
“aspirazioni imperiali” della Russia,
alle minacce Russe
contro la Georgia e l’Ucraina e alle intenzioni
della Russia di diventare una “potenza mondiale
imperiale.” [14]
Sikorski, non un estraneo a Washington, qui essendo
stato membro residente presso l’American Enterprise
Institute e direttore esecutivo del New Atlantic
Initiative dal 2002-2005, prima di
ritornare in patria per diventare Ministro della
Difesa della Polonia, suggeriva che le recenti manovre
militari congiunte Bielorusso-Russe necessitavano
di impegni più decisi della NATO nel Nord-Est
dell’Europa.
Ribadiva che l’impegno di assistenza militare
secondo l’Articolo 5 dello Statuto dell’Alleanza
– fra parentesi, ecco il perché a presto
andranno in Afghanistan almeno 3.000 soldati Polacchi
– era
troppo “vago” e proponeva come alternativa
più concreta qualcosa come i 300.000 uomini
di truppa USA di stanza nella Germania Ovest durante
la Guerra Fredda.[15]
Successivamente, il governo Polacco ha negato che
il suo Ministro degli Esteri esplicitamente avesse
invocato un dispiegamento di truppe Americane, e
di fatto non l’aveva chiesto, ma i suoi commenti
erano in linea con diversi altri avvenimenti e dichiarazioni
recenti.
Per esempio, lo scorso ottobre la Polonia dichiarava
pubblicamente che era stato pianificato un imponente
miglioramento delle sue forze armate per 60 miliardi
di dollari.
“Il Ministro della Difesa Bogdan Klich rendeva
di pubblico dominio un piano... per modernizzare
l’esercito mediante 14 programmi: sistemi
di difesa aerea, elicotteri da combattimento e da
trasporto,
modernizzazione della flotta, aerei per attività
spionistica e telecomandati, simulatori da addestramento
ed equipaggiamento per le truppe... Klich annunciava
piani per la costruzione di un nuovo
velivolo per addestramento al combattimento LIFT,
di rampe di lancio per missili Langust, di obici
auto-propulsi Krab, di rampe per razzi Homar, e
di un numero maggiore di mezzi blindati Rosomak
e dichiarava una spesa di 30 miliardi di zloty per
la sola modernizzazione dell’esercito.”
[16]
L’arrivo, in quello stesso periodo, del cacciatorpediniere
USS Ramage della flotta da guerra Statunitense con
i suoi 250 marines, freschi di manovre NATO sulle
coste della Scozia, “per partecipare ad una
esercitazione militare con ufficiali della flotta
Polacca,” prova che i desideri di Sikorski
non erano stati ignorati. [17]
Prima della sua partenza, la rete televisiva locale
TVN24 riportava che la USS Ramage “mentre
partecipava alle manovre congiunte USA- Polacche...
sparava sulla costa della Polonia”. [18]
[N.d.tr.: Il 28 ottobre, sono partiti tre colpi
da una mitragliatrice M240 della USS Ramage, che
stazionava in prossimità del porto della
cittadina Gdynia. I colpi sono piovuti sulla cittadina
polacca, senza provocare vittime. La notizia si
è diffusa dopo che diversi abitanti della
cittadina si erano rivolti alle locali autorità
di polizia per denunciare di aver udito forti spari
di origine sconosciuta. La polizia polacca ha quindi
abbordato la nave americana per avviare un’inchiesta
sull’accaduto. Le autorità militari
statunitensi hanno spiegato che un membro dell'equipaggio
avrebbe accidentalmente fatto partire tre colpi,
mentre puliva la M240.
Questa è almeno la versione ufficiale che
tuttavia lascia aperto più di un interrogativo,
visto che le caratteristiche dell’arma rendono
piuttosto improbabile che un colpo possa partire
durante la sua
manutenzione. La USS Ramage stava ritornando al
porto dopo l’esercitazione NATO sul Mar Baltico.]
Il Comandante Tom Williamson comunicava all’ambasciata
USA a Varsavia: “L’equipaggio della
USS Ramage è stato sottoposto ad inchiesta
in relazione all’accaduto.” [19]
Successivamente, un’altra
nave da guerra Americana, il cacciatorpediniere
lanciamissili USS Cole dotato di missili teleguidati
di tipo Aegis, che aveva partecipato alle manovre
navali congiunte in Scozia “Joint Warrior
09-2”, attraccava in Estonia.
Agli inizi di questo mese, la fregata lanciamissili
USS John L. Hall che vedeva imbarcati “uomini
di marina del Nono Distaccamento dello Squadrone
48 di Elicotteri Anti-Sottomarino” [20] arrivava
in
Lituania. Sulla visita, un ufficiale della marina
USA dichiarava: “Noi siamo qui come esempio
della presenza continua della Marina Militare degli
Stati Uniti nel Mar Baltico... Inoltre siamo qui
per collaborare con la Marina da Guerra Lituana,
nostro partner prezioso e la nostra visita fa parte
delle relazioni in corso fra i nostri due paesi
e le nostre due flotte.” [21]
A dimostrazione di come navi da guerra Americane
reiterassero la loro “presenza continua nel
Mar Baltico”, il Ministro della Difesa dell’Estonia
affermava che “la NATO possiede piani di difesa
per i
Paesi Baltici, e questi piani sono in pieno sviluppo”
[22], e il suo collega Lituano ribadiva: “Per
la Lituania è importante che il nuovo Concetto
di Alleanza Strategica vada ad includere punti che
prevedono l’unità collettiva per l’applicazione
della sicurezza strategica nella regione del Mar
Baltico e la comune responsabilità per il
futuro delle operazioni militari dell’Alleanza.”
[23]
Il Ministro della Difesa Estone Jaak Aaviksoo dichiarava
all’Associated Press “che il suo paese
vedeva all’orizzonte nuove minacce, dal momento
che la Russia aveva invaso la Georgia l’anno
passato e dal fatto che nel 2007 un attacco cibernetico
aveva preso di mira l’Estonia.”
“Aaviksoo progetta di incontrare il Ministro
della Difesa degli USA Robert Gates” il 10
novembre. [24]
Il Presidente dell’Estonia Toomas Hendrik
Ilves, un espatriato Americano ed ex attivista della
Radio Libera Europa, proponeva che manovre NATO
si tenessero negli stati Baltici.
Recentemente, il Ministro della Difesa Imants Liegis
confermava che “nella prossima estate la Lituania
avrebbe condotto esercitazioni militari su larga
scala, in risposta alle manovre strategiche Russo-
Bielorusse.” [25] Senza dubbio, non da sola!
Il catalogo soprastante delle attività
militari e delle dichiarazioni bellicose fa supporre
un alt alle ottimistiche aspettative risultanti
dalla fine della Guerra Fredda, che di fatto non
è mai terminata ma ha
spostato le sue operazioni, in buona sostanza, verso
Oriente. Comunque, coloro i cui i nomi saranno evocati
ed invocati il 9 novembre in occasione dell’anniversario
dell’abbattimento del Muro
di Berlino non hanno avuto successo nell’immediato
periodo successivo. Tre anni dopo la caduta del
Muro, George H. W. Bush senior, perfino un anno
dopo l’Operazione “Tempesta sul Deserto”,
è diventato solo il terzo Presidente Americano,
a partire dall’Ottocento, a perdere il tentativo
di una rielezione.
Quattro anni dopo la caduta, Mikhail Gorbachev concorreva
alla Presidenza della Russia e riceveva solo lo
0.5% dei voti.
Nella sua ultima corsa alla Presidenza della Polonia
nel 2000, Lech Walesa, visto che il suo elettorato
nazionale aveva finalmente capito qualcosa sul suo
conto, ha ricevuto l’1% dei consensi.
Ma lui e i suoi camerati Occidentali eroi della
Guerra Fredda marciano ancora e sempre per affrontare
la Russia durante l’attuale fase di un nuovo
conflitto.
In luglio, in quella che è stata intestata
come “Una lettera aperta all’Amministrazione
Obama dall’Europa Centrale e Orientale”,
campioni della vecchia/nuova Guerra Fredda, come
Lech Walesa, Vaclav
Havel, Valdas Adamkus, Alexander Kwasniewski e Vaira
Vike-Freiberga – Adamkus ha vissuto per diversi
decenni negli USA e Vike-Freiberga in Canada –
hanno inchiodato la loro retorica anti-Russa a toni
che non si erano mai più uditi dall’epoca
dell’Amministrazione Reagan.
Questi, alcuni dei loro commenti:
“Noi abbiamo operato per costruire rapporti
d’amicizia e relazioni bilaterali. Noi rappresentiamo
voci dell’Atlantismo all’interno della
NATO e dell’Unione Europea. Le nostre nazioni
si sono sempre
impegnate a fianco degli Stati Uniti nei Balcani,
in Iraq, e attualmente in Afghanistan... Nubi tempestose
hanno cominciato ad ammassarsi all’orizzonte
della politica estera” “Le nostre speranze
per un miglioramento delle relazioni con Mosca e
che finalmente Mosca si capacitasse del tutto della
nostra completa sovranità ed indipendenza,
dopo il nostro ingresso nella NATO e nell’Unione
Europea, non si sono pienamente realizzate. Al contrario,
la Russia è ritornata ad essere una potenza
revisionista inseguendo un programma Ottocentesco,
però con tattiche e metodi del XXI secolo.”
“Il pericolo è che la strisciante intimidazione
di Mosca e i tentavi di allargare la sua influenza
nella regione possano portare fuori tempo ad una
neutralizzazione de facto della regione.”
“La nostra regione ha patito quando gli Stati
Uniti hanno dovuto sottostare al ‘realismo’
di Yalta.
E ha goduto benefici quando gli Stati Uniti hanno
usato la loro potenza in una lotta di principio.
Questo è stato cruciale durante la Guerra
Fredda e quando si sono aperte le porte alla NATO.
Avesse
prevalso un analogo ‘realistico’ punto
di vista agli inizi degli anni Novanta del secolo
scorso, ora noi non saremmo nella NATO... ”
“Noi sentiamo il bisogno di un rafforzamento
della NATO come il più importante punto di
collegamento fra Stati Uniti ed Europa per la sicurezza.
Per noi la NATO rappresenta la sola credibile potenza
che ci garantisce in modo deciso la sicurezza. La
NATO deve riconfermare la sua funzione centrale
di difesa collettiva, anche adesso che siamo nel
XXI secolo soggetti a nuove minacce. Un fattore
chiave a partecipare con tutte le nostre potenzialità
alle missioni di spedizione oltremare della NATO
è il pensiero che noi siamo sicuri a casa
nostra.” [26]
Quindi, la missiva collettiva clamorosamente appoggiava
i progetti USA per l’intercettazione di missili
nell’Europa Orientale e appoggiava la Georgia
di Mikheil Saakashvili (un altro ex-residente negli
Stati Uniti) come motivo di riferimento per un nuovo
confronto con la Russia.
Il 22 settembre, il Britannico The Guardian pubblicava
una simile “Lettera Aperta” di gruppo,
questa volta sottoscritta da Vaclav Havel, Valdas
Adamkus, Mart Laar, Vytautas Landsbergis, Otto de
Habsbourg, Daniel Cohn Bendit, Timothy Garton Ash,
André Glucksmann, Mark Leonard, Bernard-Henri
Lévy, Adam Michnik e Josep Ramoneda, che
faceva appello all’Europa per un appoggio
alla Georgia, e metteva in evidenza storiche allusioni
ad avvenimenti attuali, prima del settantesimo anniversario
dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale
e del ventesimo della caduta del Muro di Berlino:
“Nel momento in cui l’Europa ricorda
la vergogna del patto Ribbentrop-Molotov del 1939
e gli accordi di Monaco del 1938, e quando si prepara
a celebrare la caduta del Muro di Berlino e lo
smantellamento della Cortina di Ferro del 1989,
una questione ci sorge nella mente: “Abbiamo
veramente imparato le lezioni della storia?”
“Vent’anni dopo l’emancipazione
di mezzo continente, un nuovo muro sta per essere
innalzato in Europa – questa volta attraverso
il territorio sovrano della Georgia.
“Noi facciamo appello urgente ai 27 leaders
democratici dell’Unione Europea di definire
una attiva strategia opportuna ad aiutare la Georgia
a riguadagnare pacificamente la sua integrità
territoriale e
ad ottenere il ritiro delle forze Russe illegalmente
stazionanti sul suolo Georgiano... Diventa essenziale
che l’Unione Europea e i suoi stati membri
inviino un chiaro ed inequivocabile messaggio
all’attuale dirigenza Russa.” [27]
La Georgia è divenuta una duplice Cecoslovacchia,
quella del 1938 e quella del 1968, una nuova Berlino,
una nuova Polonia e così via.
Personaggi dell’Europa Orientale ed Occidentale,
come i firmatari dell’appello precedente,
contrariamente a quello che asseriscono, sono nostalgici
della Guerra Fredda e ansiosi di lanciare una nuova
crociata contro una Russia stroncata ed indebolita.
Nel pieno stile degli “interventi umanitari”
degli anni Novanta del secolo scorso, queste campagne
sono la loro merce in vendita.
Ma la richiesta di una maggior “potenza decisa”
che gli Stati Uniti dovrebbero fornire in Europa,
così come nel Caucaso e di una espansione
della NATO verso i confini della Russia, può
provocare una
catastrofe, che il continente e il mondo erano stati
abbastanza fortunati da avere scampato la prima
volta.
Note:
1) Agenzia Russa di Informazioni Novosti, 6 novembre
2009
2) Riportato da Bill Bradley, Foreign Policy (Politica
Estera), 7 novembre, 2009
3) Voce della Russia, 22 ottobre 2009
4) Presidente della Repubblica di Lituania, 9 ottobre
2009
5) Warsaw Business Journal, 20 aprile 2009
6) Bulgaria, Romania: basi USA e NATO per la guerra
ad Oriente. Stop NATO, 24 ottobre 2009 http://rickrozoff.wordpress.com/2009/10/25/bulgaria-romania-u-s-nato-bases-for-war-in-the-east
7) U.S. Air Forces in Europa, 29 ottobre 2009
8) Esercitazioni tattiche NATO in Georgia: minacce
di una nuova guerra nel Caucaso.
Stop NATO, 8 maggio 2009 a: http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/28/nato-war-games-in-georgia-threat-of-new-caucasus-war
9) Trend News Agency, 28 ottobre 2009
10) Rustavi2, 31 ottobre 2009
11) The Messenger, 3 novembre 2009
12) Deutsche Presse-Agentur, 28 ottobre 2009
13) Radio Polonia, 3 novembre 2009
14) Video http://csis.org/multimedia/video-strategic-overview-us-and-central-europe-strategic-interests
15) Audio http://csis.org/multimedia/corrected-us-and-central-europe-radoslaw-sikorski
16) Radio Polonia, 27 ottobre 2009
17) Radio Polonia, 28 ottobre 2009
18) Russia Today, 28 ottobre 2009
19) Radio Polonia, 28 ottobre 2009
20) Comando degli Stati Uniti per l’Europa
, 2 novembre 2009
21) Ibid
22) Baltic Business News, 27 ottobre 2009
23) Defense Professionals, 26 ottobre 2009
24) Associated Press, 2 novembre 2009
25) Russian Information Agency Novosti, 2 novembre
2009
26) Gazeta Wyborcza, 15 luglio 2009
27) The Guardian, 22 settembre 2009
Da quarant’anni Rick
Rozoff si è sempre impegnato in attività
contro la guerra e contro ogni interventismo in
varie organizzazioni.
Vive a Chicago, nell’Illinois. È l’amministratore
della lista e-mail internazionale Stop NATO a: http://groups.yahoo.com/group/stopnato/
Rick Rozoff è assiduo collaboratore di Global
Research.
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/11/07/1989-2009-berlin-wall-moves-to-russian-border
Traduzione di Curzio Bettio
di Soccorso Popolare di Padova
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