Pubblichiamo qui sotto una lettera di Güler Zere,
prigionera del DHKP-C (Partito-Fronte Rivoluzionario di
Liberazione del Popolo), di origine kurda. Ha 37 anni
ed è stata catturata nel 1995 durante un'operazione
di rastrellamento dell'esercito mirata contro la guerriglia
del DHKP-C sulle montagne di Dersim; è stata condannata
all'ergastolo dal Tribunale per la Sicurezza dello Stato
(DGM) di Malatya come appartenente ad un movimento marxista.
Si trova in carcere da 14 anni. È stata colpita
da un cancro alla bocca e, essendo in fase terminale,
dovrebbe essere liberata per potersi curare; ma è
arbitrariamente tenuta in carcere, mentre i militari golpisti
dell'organizzazione fascista “Ergenekon”,
accusati di voler rovesciare il governo AKP, sono stati
recentemente liberati per dei semplici mal di testa dopo
qualche settimana di carcere. Güler Zere ha scritto
questa lettera il 1° settembre 2009 dall'ospedale
di Balcali (Adana, nel sud della Turchia) dove si trova
ricoverata sotto stretta sorveglianza delle guardie. Questa
lettera è indirizzata innanzitutto agli amici e
ai compagni accampati davanti all'ospedale e a coloro
che stanno tenendo un sit-in davanti all'Istituto di Medicina
Legale di Istanbul, ma anche agli innumerevoli sostenitori
che lottano per la sua liberazione.
Güler sta morendo. Güler non riesce
più a nutrirsi. Güler non riesce più
a parlare.
Può solo ancora scriverci. Ma per quanto
tempo ancora?
A questo Stato crudele che l'ha lasciata morire
a poco a poco, diciamo alto e forte:
Lasciatela almeno morire senza le manette ai
polsi!
Lasciatela morire libera!
Comité des libertés
comitedeslibertes@gmail.com
3 settembre 2009
Per sostenere Güler potete scrivere a questo
indirizzo:
Güler ZERE
In Ospedale: Çukurova Universitesi Balcali
Arastirma Hastanesi Mahkum Kogusu
ADANA – TURCHIA
In Carcere: Ve Karatas Hapishanesi - ADANA -
TURCHIA
Per protestare con il Ministero della Giustizia
potete scrivere, telefonare o inviare fax:
Indirizzo : TC. Adalet BAKANLIGI
06669 KIZILAY/ANKARA TURCHIA
Telefono : 0090-(312)417 77 70
Fax: 0090-(312)419 33 70
Buongiorno.
In questo momento, da qualche
parte nella notte, sento la vostra voce, ancora una volta.
Poiché la vostra
voce mi arriva, so che voi sentite la mia. I battiti del
vostro cuore si confondono con i miei. Ed è un
cuore immenso che mi cresce nel petto, a sinistra.
Il cuore...di quante cose
è pieno il nostro cuore...Che cosa non siamo riusciti
a farci entrare dentro, al nostro cuore.
Nel mio cuore ci sono tante
cose. Dapprima tutto quanto il bene, poi i nostri profumi
di garofani, quelli che ho in testa al letto ed il cui
odore si è mescolato a quello dei fiori di montagna;
voi, le persone che mi sono care, tutti coloro che amo,
tutte le cose che ho lasciato a metà, tutti coloro
di cui percepisco l'affetto...
Ogni volta che il mio cuore
si serra, che il mio corpo si torce di dolore, vi sento
in cima alle mie dita, i vostri occhi sfiorano i miei;
e questa angusta cella si unisce alla moltitudine, e ne
scaturisce una coro polifonico di voci. Ne rimango pietrificata.
Ad ogni suono rispondo con un sorriso. In maniera involontaria,
spontanea. E voi accogliete con i vostri occhi sorridenti
ogni rantolo che esce strappato dalle mie viscere.
Ovunque siate, al mio capezzale,
sulla soglia della mia porta, a un passo da me, per la
strada, in qualunque città, seduti davanti all'Istituto
di Medicina Legale o altrove, io vi sento. Il vostro calore,
la vostra forza e le vostre voci mi abbracciano. È
per questo che tengo la testa alta ogni volta che il dolore
mi assale. È grazie a questo che sono pronta a
fargli uno sgambetto. Voi, insomma, siete con me; e di
tutto il resto non m'importa!
Come al ritorno da una breve passeggiata, i vostri occhi
incrociano i miei e il mio cuore si emoziona come fossi
un passerotto.
Sì, sto parlando
proprio di voi, cuori miei coraggiosi e ardenti come la
canicola di Adana, voi con i vostri occhi scintillanti
come il riflesso della luna nel fiume Seyhan. Io vi amo.
Voi non siete accampati davanti alla mia porta, ma nel
bel mezzo del mio cuore.
Poi ci sono quelli che attendono, a sedere, nella città
della mia lotta. Siete là da giorni, e non sapete
quante volte mi sono protesa verso di voi. Mi distendo,
e vi raggiungo toccando la vostra speranza. Sapete, questo
stato di sublimazione in cui la voce dei vostri cuori
si mescola alle lacrime dei vostri occhi. Sono con voi,
senza sosta. A tal punto che me ne ritorno in cella così
moltiplicata. E, ogni volta, è grazie alla vostra
forza che quasi riesco ad abbatterla e ad uscirne. Vi
stringo le mani con tutto il mio cuore e con tutte le
mie forze.
E, poi, ci sono quelli
che si trovano nelle tempestose profondità della
mia anima. Quelli che, senza mai stancarsi, vengono da
me, con le piume cariche di tenerezza, di condivisione,
di amicizia. Loro, i corsari della speranza. Questi compagni
che sono l'anima della mia anima. Come esprimere il dolore
generato dalla vostra assenza? Mi mancate tanto. Vi amo
tanto...
E, poi, ci sono tutti i nostri amici in questa lotta.
Voi, il cui cuore pieno d'amicizia mi è sempre
stato accanto. Non avete mai cessato di farmi sentire
la vostra presenza. Unendo la vostra voce alla mia, mi
avete riempita di quel sentimento particolarmente confortante
che deriva dalla presenza di un amico durante una lotta.
Vi mando un sorriso d'amicizia carico di amore e di desiderio
di continuare a lottare...Un saluto a voi tutti.
Qualunque cosa io dica o faccia, non basterà. Sarà
insufficiente, incompleta. È quindi meglio che
mi congedi da voi qui, in questo momento. Ma continuo,
con lo sguardo, a fissare i vostri occhi così profondi,
perché possiate vedere quanto ugualmente profondo
è l'amore che vi porto. Al termine della mia lettera,
voglio ripetervelo: io vi amo, vi amo tanto!
Güler Zere
1° settembre 2009
Ospedale di Balcali, Adana