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È nei periodi
di crisi che il capitalismo mostra il suo volto
peggiore, quello di un sistema incapace di sostenere
anche i bisogni primari essenziali delle fasce di
popolazione più deboli, che vengono, se minimamente
necessario, sottomessi alle sue esigenze di espansione
selvaggia.
Mentre i soggetti
preposti ai governi dei vari paesi spacciavano per
quasi terminata la crisi, si sono invece rivelati
i suoi veri effetti negativi e cioè il dilagare
della disoccupazione ed il fallimento di interi
settori industriali; poi la speculazione finanziaria
internazionale, indisturbata, ha cominciato a raccogliere
i frutti seminati durante la crisi stessa, azzannando
i paesi economicamente più deboli, a cominciare
da Grecia, Portogallo Spagna, con la prospettiva,
per i prossimi mesi, di un suo attacco a livello
continentale, scenario in cui l’Italia rappresenta,
nella catena della UE, l’anello debole immediatamente
successivo agli stati aggrediti per primi.
A questa minaccia i governi, in primis quello
greco, rispondono ancora una volta cercando di attingere
risorse da quegli stessi strati sociali che stanno
pagando, con disoccupazione e riduzione del reddito,
la crisi che già imperversava; le ricette che esso
ha adottato vengono riprese senza modifiche anche
dagli altri.
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Anche in Italia,
la manovra, nonostante gli ipocriti discorsi di questo
o quel ministro, si affiancherà a quelle degli altri paesi
europei, taglieggiando ancora i salari pubblici e riducendo
ancora la spesa sociale e soprattutto evitando accuratamente,
ancora, di intaccare minimamente le rendite parassitarie,
l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva, le malversazioni
e gli sprechi nella spesa pubblica.
Ma la misura
ormai dovrebbe essere colma. Ormai la fascia di popolazione
vessata in questi anni dalla continua erosione del proprio
potere di acquisto, espulsa dal mondo del lavoro
o presente in esso solo in forma pesantemente precarizzata,
a cui vengono costantemente sottratti benefici e diritti
di ogni genere, non ha più niente da dare, salvo che la
propria RABBIA e la propria voglia di ribellarsi.
Dal punto di
vista rivendicativo, bisogna reagire con forza e con proposte
concrete che facciano da contraltare praticabile alle
intenzioni del governo. Occorre sostenere cioè delle battaglie
che puntino a far recuperare reddito a queste fasce di
popolazione.
Facciamo alcune
proposte che si legano fortemente alla diseguaglianza
profonda nella distribuzione della ricchezza tra ceti
dirigenti e perciò benestanti e ceti sottomessi e perciò
indigenti.
Partiamo dalla
constatazione che ciò che è legittimo e perfettamente
tollerabile per i primi, diventa illegale e “immorale”
per i secondi. Mentre per tutti i dirigenti e manager
pubblici, per esempio, è perfettamente consentito accumulare
doppi tripli e quadrupli incarichi di vario genere e tipologia,
ovviamente con i relativi sostanziosi emolumenti, questo
cumulo non viene tollerato e impedito da precise norme
di legge quando si tratti, per esempio, di pensioni di
reversibilità, per le quali esistono invalicabili limiti
nel caso con esse coesistano, per i superstiti, altri
redditi. Se un superstite percepisce già un altro reddito
superiore ai 16.000 euro – che non ci sembrano consentano
di vivere proprio nel lusso sfrenato – la eventuale pensione
di reversibilità viene abbattuta del 40 %.
Come mai, allora,
esistono personalità che possono, legalmente, cumulare
incarichi plurimi e beneficiare senza alcun limite di
tutti i compensi dovuti, come Mario Draghi che…..
E perché è
possibile che gli alti funzionari civili e militari dello
Stato, una volta collocati a riposo, puntualmente vengono
“collocati” anche in organismi di controllo e giurisdizione
(Consiglio di Stato, Consigli superiori ecc.) ?
E perché è
possibile cumulare i benefici previdenziali come ex parlamentari
(diritto maturato sappiamo tutti come, tra l’altro) con
le pensioni da professore universitario, avvocato, primario,
professionista, manager, tutti trattamenti che ci risultano
piuttosto congrui ?
Per rendere
maggiormente tangibile questo ragionamento, possiamo brevemente
riferirci a qualche esimia personalità che rientra appieno
in questa categoria di privilegiati, che godono di pensioni
pubbliche pur continuando ad esercitare professioni redditizie,
avere in carichi istituzionali, essere membri ben remunerati
di diversi organismi, ricevere lauti diritti d’autore
per le loro pubblicazioni ecc.
Qualche esempio di "pensionati d'oro"
Giuliano Amato (dott. Sottile) ex presidente del consiglio, famigerato
autore della prima riforma previdenziale che cominciò
a ridurre i trattamenti previdenziali nel 1992, e della
(finora) più grande manovra finanziaria di taglio (stangata
di 90 mila miliardi di lire), gode di pensione da professore universitario
da 1/1/98 di 22.048,11 euro mensili lordi
Rocco Buttiglione gode di pensione da professore universitario da 1/11/2007 di 5.498,30 euro mensili lordi
Mario Baldassarri economista e
presidente commissione bilancio ed ex sottosegretario
al tesoro del governo Berlusconi gode
di pensione di professore universitario di € 5.714,42
mensili dal 7/8/2008 e per “arrotondare” percepisce pure
una pensione di riversibilità di € 697,56
Renato Brunetta gode di pensione da professore universitario
da 31/12/2009 di 4.351,07 euro mensili lordi
Giuliano Cazzola, famoso per i suoi continui ed insistenti
interventi a favore delle modifiche (leggi tagli) del
regime pensionistico (degli altri),
come ex dirigente della pubblica amministrazione
prende una pensione dal 1/4/2007 di € 10.776,66 mensili.
Antonio Di Pietro, proprio il più grosso fustigatore del regime, già dal lontano 12/1/96 gode di pensione pari
a € 2.664,57 mensili, di cui forse coerentemente alla
furia moralizzatrice che lo contraddistingue potrebbe
fare a meno
Sergio D’Antoni ex sindacalista ed ex segretario CISL
ora deputato PD prende
una pensione da docente universitario dal 1/4/2001 di
€ 8.595,74 mensili lordi
Daghi Mario oltre ai suoi lauti stipendi da governatore della banca
d’Italia gode di
pensione da dirigente della pubblica amministrazione dal
1/4/05 di € 14.843,56 mensili lordi
Francesco Ferrarotti, noto sociologo frequentatore di salotti
televisivi da dove dispensa pillole di saggezza detinate
a ciò che giusto o sbagliato,dal
lontano 1/11/2001 gode di una pensione di 6.983,47 mensili
Publio Fiori, ormai da oltre 16 anni si gode una pensione
elargita dall’ INPDAP di € 14.590,26 esente di qualsiasi
tassazione in quanto “vittima di terrorismo”.
Giuseppe Fioroni, ex ministro della pubblica istruzione in
qualità di ex insegnante
a racimolato una pensioncina di € 2008,73 mensili a decorrere
1/1/2008
Guazzaloca Giorgio ex esercente
macellaio di Bologna, ex sindaco, successivamente nominato
membro della Autority Anti trust, è consigliere comunale a Bologna, e ora
gode di una pensione
di 16.516,58 € mensili
lordi a decorrere dal 1/7/2009
Luciano Infelisi, notissimo magistrato, titolare di
importantissime indaglni durante
la sua carriera, dal 04/06/2001 gode di pensione di 9.098,44
€ lordi mensili
Antonio Martino senatore PDL economista ex ministro della Difesa, gode dal 1/4/2002 di pensione docente universitario
di € 5.788,33
Monorchio Andrea, ex direttore
generale ragioneria generale dello stato ora consulente
del ministro Tremonti, è in pensione dal 1/7/2002 con € 19.051,51
Sirchia Girolamo ex ministro della sanità ed ex primario ospedaliero,
dal 1/10/01 in pensione con 10.290,00 € mensili lordi
Renato Squillante ex magistrato coinvolto negli scandali di Berlusconi
gode di pensione dal lontano 26/06/96 di €
9.799,23 mensili
Mario Sossi, ex magistrato ora attivista della
destra estremista, dal
5/7/06 gode di pensione di €
13216,37 esente da qualunque tassazione in quanto vittima
di terrorismo
Sergio Siracusa ex Generale ora membro del consiglio di stato con lauta
remunerazione gode
pure di pensione fin dal 2/4/2000 di € 27.927,75 mensili
lordi
Umberto Veronesi, luminare della scienza medica, presidente di associazioni
di ricerca, ex ministro della sanità, lautamente ricompensato
da tutte le sue collaborazioni, interventi e pubblicazioni,
gode pure
di pensione fin dal 2/5/1994 di € 4.235 ,87 mensili lorde
Un rapido conto
molto approssimativo: se si applicasse a questi personaggi
il divieto di cumulo in quanto percettori di altri ben
sostanziosi redditi, si otterrebbe un risparmio
di circa 193.000 Euro mensili.
Recenti pubblicazioni
ed indagini sulle “caste” in Italia stimano il numero
di persone che appartengono a queste categorie di ex (magistrati,
parlamentari, ministri ecc.) che però continuano ad esercitare
professioni e consulenze, a partecipare a convegni e pubblicazioni
ecc. ecc. in circa
25.000.
Calcolando la media del risparmio ottenuto
sulla ventina di personalità sopra riportate, all’anno
avremmo un importo “recuperato” a favore della collettività
di circa 3 miliardi (255 milioni al mese).
Quante “manovre” ci saremmo risparmiati,
quante risorse in più avremmo a disposizione per la spesa
sociale, per la tutela del lavoro, per l’assistenza, per
la salute, per l’istruzione ecc. ?
Una recente
sentenza della Cassazione, a proposito di pensioni di
reversibilità, ha dichiarato illegittime le modalità finora
applicate per la riduzione dell’importo della pensione
nel caso in cui si percepiscano altri redditi: infatti
la riduzione viene applicata calcolandola sull’intero
importo di pensione, mentre secondo la corte di Cassazione,
essa deve computare solo gli importi base della pensione,
non anche quello dell’ Indennità Integrativa Speciale.
Basta riferirsi
agli importi medi delle pensioni di reversibilità che
vengono pagate da INPS e INPDAP e dell’incidenza, su di
esse, della IIS, per rendersi conto di quanto potrebbe
essere l’ammontare delle somme indebitamente tagliate
da questi trattamenti
Su questa scorta,
si può far partire una campagna diretta ai titolari di
pensione di reversibilità affinché richiedano il ricalcolo
con le giuste modalità della pensione indiretta ed il
rimborso delle somme che non dovevano essere trattenute.
Dato che, comunque,
le norme che pongono i tetti in caso di altri redditi,
o che addirittura in certi casi, vietano completamente
il cumulo sono difficilmente eliminabili, un’altra campagna
da lanciare deve riguardare l’applicabilità di questo
principio anche a tutti gli incarichi dirigenziali, giurisprudenziali
e di consulenza di cui beneficia tutto il coacervo di
manager pubblici e privati, dirigenti, alti ufficiali,
ex parlamentari, politici di vario livello, sindacalisti,
magistrati, consulenti che gravitano attorno a enti, ministeri,
aziende e risucchiano continuamente ingenti risorse finanziarie,
molto spesso con vantaggi per la collettività molto dubbi.
Si tenga presente,
per venire alla cronaca di questi giorni, a quali categorie
appartengono quelli che non solo hanno ricevuto regalie
favori e case da imprenditori corrotti e corruttori, ma
che hanno per anni letteralmente truffato i cittadini,
acquisendo, con vari ignobili trucchi, immobili lussuosi
di proprietà delle casse previdenziali, acquistati con
i contributi dei lavoratori, che sono stati regalati “legalmente”
a questi figuri, che concepiscono la loro attività pubblica
e l’esercizio del potere esclusivamente allo scopo di
loro arricchimento personale (e di chi li circonda) e
non come servizio da rendere alla cittadinanza.
Abbiamo già
argomentato nella pubblicazione “se 5000 vi sembrano pochi
…” quale sarebbe l’ingente
risparmio che si potrebbe conseguire ponendo dei
limiti ben precisi alla cumulabilità di questi redditi,
i cui titolari resterebbero comunque largamente garantiti
perché potrebbero mantenere un livello reddituale notevolmente
superiore alla media.
Su queste proposte
occorre chiamare ad una forte campagna di sensibilizzazione,
sfruttando anche il crescente sentimento di rabbia popolare
che aumenta di giorno in giorno di fronte alle continue
rivelazioni sulla invasività della corruzione e della
criminalità nel mondo politico e nella nostra “classe
dirigente”.
* Cobas Inpdap