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Nel presentare
questo lungo testo della scrittrice indiana Arundhati
Roy, non possiamo fare a meno di ricordare l’importanza
che a dentro qualsiasi processo rivoluzionario popolare
l’influenza degli intellettuali nella creazione
del consenso. La Roy non è una comunista,
anzi come traspare dal testo è per certi
versi anti-comunista, fa sorridere la sua paura
di finire come una moderna “cadetta”
dentro le prigioni comuniste, schiacciata dalla
furia cieca popolare. La Roy è animata da
una visione socialistica utopistica marcatamente
ottocentesca. Se è giustamente criticabile
lo –sviluppismo-, che è stato assunto
in alcuni casi anche dagli stati socialisti, a questo
non si può contrapporre un mistico –naturalismo
tribale-, l’importanza della contrapposizione
tra pianeta e merce è visibile a tutti, tuttavia
non esistono scorciatoie, è lo stesso sistema
di sviluppo che accelera questa contrapposizione,
e solo nel suo sorpassamento vi può essere
una diversa via di sviluppo.
Il dibattito che traspare dal
testo in realtà a accompagnato ogni fase
rivoluzionaria e di turbolenze sociali, dove i settori
autenticamente democratico-liberali scoprono nei
fatti la menzogna della presunta purezza dei termini
neutri quali democrazia, liberta, diritti, tutti
invece inseriti dentro determinati rapporti di forza
tra le classi sociali. Accorgendosi quindi che la
loro neutralità viene annullata dentro l’acuirsi
dello scontro sociale. Il monopolio della violenza,
l’egemonia, il potere politico, concetti banditi
dalla sinistra ritornano ad essere la bussola per
indicare un percorso che realmente rovesci la piramide
sociale. |
Tuttavia il testo e la sua presa di
posizione pubblica contro lo sviluppo della repressione
militare in India contro la guerra popolare maoista è
un avvenimento storico. Difficilmente in India i settori
liberali di sinistra (ma la stessa cosa si può dire
di quello che rimane per lo più del movimento comunista
istituzionale ufficiale e della sinistra in genere) possono
comprendere le ragioni e la capacità dei comunisti
maoisti di saper leggere i bisogni delle masse, spaventati
dalla radicalità che assumono gli stessi settori
popolari quando decidono di rompere le gabbie in cui sono
stati rinchiusi. Fino a poco tempo fa questi stessi intellettuali
di sinistra vedevano come forze folcloristiche i comunisti
maoisti, avendo assunto o direttamente o indirettamente
la tesi della fine della storia, oggi di fronte alla crisi
che sta attraversando il pianeta, e di fronte alla ripresa
dell’iniziativa popolare le contraddizioni sono cosi
visibili da non poter più essere occultate o non
viste.
Il movimento naxalista, oggi pone le
basi per una idea diversa di progresso e la sua collocazione
geografica il continente India gli fa assumere una indiretta
importanza mondiale che pone nuove domande anche a noi.
Redazione di Contropiano-Bologna
India
in crisi
di
Arundhati Roy
La legge rinchiude
il delinquente sventurato
che sottrae l'oca alla proprietà comune
ma libera il delinquente maggiore
che sottrae la proprietà comune all'oca
Anonimo, Inghilterra, 1821
Alle prime ore del mattino del 2 luglio
2010, nelle foreste remote di Adilabad, la Polizia statale dell’Andra
Pradesh ha sparato un colpo nel
petto di un uomo chiamato Cherukuri
Rajkumar, noto ai suoi compagni
come Azad.
Azad era un membro
del Politbureau del Partito Comunista
Indiano (maoista) [illegale per lo Stato indiano], ed era
stato nominato dal suo partito come il capo negoziatore
degli accordi di pace con il governo dell'India. Perché
la polizia ha sparato a bruciapelo e perché ha lasciato
scoperte delle tracce eloquenti del suo passaggio, quando
avrebbero potuto coprirle tanto facilmente? E' stato un
errore oppure un messaggio?
Hanno ucciso una seconda persona quella
mattina - Hem Chandra
Pandey, un giovane giornalista
che stava viaggiando con Azad
quando questo veniva arrestato. Perché lo hanno ucciso?
Forse per essere sicuri di non avere alcun testimone che
possa raccontare l'accaduto? Oppure è stato solo un capriccio?
Nel corso di una guerra, se nelle fasi
preliminari di un negoziato di pace, una delle parti giustizia
l'inviato dell'altra, è ragionevole assumere che la parte
che ha commesso l'uccisione non vuole la pace. Sembra proprio
che Azad sia stato ucciso perché qualcuno decise che la posta
in gioco era troppo alta da permettergli di rimanere in
vita. Questa decisione può rivelarsi un grave errore di
giudizio. Non solo a causa del ruolo che la vittima investiva,
ma anche a causa dell'attuale clima politico indiano.
La rivoluzione
"a gocce"
Diversi giorni dopo la mia uscita dalla
foresta di Dandakaranya nell'India
centrale, dove ho trascorso 2 settimane e mezza con i guerriglieri
maoisti, mi sono trovata a tracciare un faticoso ma familiare
percorso verso Jantar Mantar, sul Parliament Street a New Delhi. Jantar
Mantar è un vecchio osservatorio
costruito da Maharaja Sawai Jai
Singh II di Jaipur nel 1710. All'epoca era una meraviglia
della scienza, usato per segnalare l'ora, prevedere il meteo
e studiare i pianeti. Oggi è un'attrazione turistica nemmeno
tanto attraente, e che funge anche come il piccolo salone
della democrazia di Delhi.
Da qualche anno ormai, le manifestazioni
di protesta a Delhi- a meno che
non vengano patrocinate da partiti politici o da organizzazioni
religiose - sono state bandite. Il club nautico sullo Rajpath,
che ha visto in passato enormi, storiche manifestazioni
a volte durate per dei giorni, si confronta ora con il divieto
di ospitare l'attività politica, ed è disponibile solo per
i picnic, per i venditori di palloncini, e per le gite in
barca. Come per l'India-Gate,
veglie al lume di candela e proteste "da bottega"
per le cause delle classi medie - come la campagna "Giustizia
per Jessica", la modella uccisa in un bar di Delhi
da un teppista avente connessioni politiche - sono autorizzate,
ma niente di più. La Section 144,
una vecchia legge risalente al XIX secolo che vieta il raduno
di più di cinque persone - che abbiano un "obiettivo
comune illegale" - in uno spazio pubblico, è stato
serrato sopra la città. La legge è stata creata dai britannici
nel 1861 per prevenire la ripetizione della rivolta del
1857. E' stata pensata come una misura d'emergenza, ma è
divenuta un'istituzione permanente in molte zone dell'India.
Forse è in omaggio a leggi come questa
che il nostro Primo Ministro, mentre riceveva una laurea
ad honorem ad Oxford, ha ringraziato i britannici per averci
lasciato in eredità una tale ricca eredità: "I
nostri sistemi giudiziari, giuridici, la nostra burocrazia
e le nostra polizia sono tutte delle grandi istituzioni,
derivanti dall'amministrazione britannico-indiana,
ed hanno servito bene il paese"
Jantar Mantar
è l'unico posto a Delhi dove il Section
144 è applicato ma non attuato. Persone da tutto il paese,
stanche di venir ignorate dall'establishment politico e
dai media, convergono qui, sperando disperatamente di essere
ascoltate. Alcuni s'imbarcano in lunghi viaggi ferroviari.
Altri, come le vittime del Disastro di Bhopal,
hanno camminato per settimane per arrivare a Delhi. Una
volta arrivati, devono combattersi a vicenda per il posto
migliore sul pavimento ardente (o gelido). Fino a poco fa
ai dimostranti era concesso di accamparsi a Jantar
Mantar per un tempo indefinito
- settimane, mesi, addirittura anni. Sotto gli sguardi maligni
della polizia e del Reparto Speciale, avrebbero montato
i loro sbiaditi stendardi e i loro "shamian". Da qui avrebbero dichiarato la loro fede nella
democrazia emettendo i propri memorandum, annunciando i
loro piani di protesta ed inscenando i loro infiniti scioperi
della fame. Da qui avrebbero tentato (ma senza mai riuscirvi)
di marciare verso il Parlamento. Da qui avrebbero sperato
in un cambiamento.
Di recente però, gli orari della Democrazia
sono cambiati. Orari rigidi, ora dalle 9 alle 5. Niente
straordinari. Niente più nottate. Nessuna importanza da
quanto lontano viene la gente, nessuna importanza se possiedono
o meno un posto dove passare la notte in città - se non
si allontanano entro le 6 del pomeriggio, vengono dispersi
con la forza, mediante la polizia se necessario, con manganelli
e cannoni d'acqua se le cose sfuggono di mano. I nuovi orari
sono stati istituiti apparentemente per far sì che i Giochi
del Commonwealth ospitati a New Delhi procedano lisci. Ma
nessuno si aspetta che i nuovi orari vengano ripristinati
nel breve periodo. Sta forse nell'adeguatezza delle cose
che quel che è rimasto della nostra democrazia debba venire
barattato con un evento creato per celebrare l'Impero Britannico.
Ma forse è giusto che 400 mila persone debbano subire la
demolizione delle proprie dimore e debbano venire cacciati
fuori dalla città nel giro di una nottata. Oppure che centinaia
di migliaia di venditori ambulanti debbano vedersi strappato
il proprio sostentamento per ordine della Corte Suprema,
cosicché i centri commerciali possano impossessarsi della
loro porzione di guadagno. E che decine di migliaia di mendicanti
debbano venir spediti fuori città mentre più di centinaia
di migliaia di schiavi vengano importati per costruire cavalcavia,
gallerie per la metro, piscine olimpioniche, stadi con riscaldamento
e alloggi di lusso per gli atleti. Il Vecchio Impero possibilmente
non esiste più. Ma evidentemente le nostre tradizioni di
servilità sono diventate un'impresa troppo redditizia per
smantellarle.
Sono stata a Jantar
Mantar perché migliaia di senzatetto
provenienti da tutte le città del paese erano venuti per
reclamare alcuni diritti fondamentali: il diritto all'abitare,
alla nutrizione (le tessere del razionamento viveri), alla
vita (protezione dalla brutalità poliziesca, e dall'estorsione
dei funzionari comunali).
Era l'inizio della primavera, il sole era
nitido, ma la civilizzazione prevaleva ancora. E' una cosa
terribile da dover dire, ma è la verità - si poteva sentire
l'odore della protesta da una distanza considerevole: era
l'odore accumulato di migliaia di corpi umani disumanizzati,
a cui i servizi sanitari ed igienici primari sono stati
negati da anni, se non da tutta una vita. Corpi macerati
nei rifiuti delle nostre metropoli, corpi senza un rifugio
dal maltempo, senza accesso ad acqua potabile, aria pulita,
sanità o cure mediche. Nessuna parte di questo grande paese,
nemmeno i progetti apparentemente progressisti, nessun singolo
progetto cittadino è stato concepito per farli alloggiare.
Nemmeno il Jawaharlal Nehru
National Urban Renewal Mission, o qualsiasi altro
progetto di sviluppo degli slum, del diritto all'occupazione,
o della previdenza sociale. Nemmeno le fognature - ci cacano
sopra. Sono persone ombra, che vivono tra le crepe che intercorrono
tra i progetti e le istituzioni. Dormono in strada, mangiano
in strada, fanno l'amore in strada, partoriscono in strada,
vengono stuprati in strada, tagliano le loro verdure, lavano
i loro vestiti, crescono i loro figli, vivono e muoiono
in strada.
Se il cinema fosse un'arte che coinvolgesse
pure l'olfatto - in altre parole se il cinema odorasse -
film come Slumdog Millionaire non vincerebbe gli Oscar. Il fetore di quel tipo
di povertà non si fonderebbe con l'aroma del popcorn caldo.
Le persone alla protesta a Jantar
Mantar non erano nemmeno abitanti delle baraccopoli, ma dei
senzatetto. Chi erano costoro? Da dove venivano? Erano i
profughi dell'India splendente, le persone riversate attorno
come acque di rifiuto tossiche in un processo industriale
fuori controllo. I rappresentanti di oltre 60 milioni di
persone dislocate a causa dell'indigenza nelle zone rurali,
della fame, delle inondazioni e della siccità (molte di
queste causate dall'uomo), delle miniere, dalle industrie
dell'acciaio e le fonderie dell'alluminio, da strade e autostrade,
dalle 3300 grandi dighe costruite dall'Indipendenza e ora
dalle Zone Economiche Speciali. Queste persone fanno parte
di quei 830 milioni di indiani che vivono con meno di venti
rupie al giorno, quelli che soffrono la fame mentre milioni
di tonnellate di cereali vengono divorate dai ratti nei
magazzini governativi o bruciati all'ingrosso (perché bruciare
il cibo costa meno che distribuirlo ai poveri). Queste persone
sono i genitori delle decine di milioni di bambini malnutriti
del nostro paese, dei 2 milioni che muoiono ogni anno prima
di compiere i 5 anni di età. Queste persone fanno parte
dei milioni di "detenuti in catene" trasportati
da una città all'altra per costruire la Nuova India. E'
questo forse ciò che è noto come "godere dei frutti
dello sviluppo moderno"?
Cosa possono pensare queste persone di
un governo che si vede pronto a spendere nove miliardi di
dollari di denaro pubblico (+2000% rispetto alla stima iniziale)
per uno evento sportivo di due settimane al quale, per paura
del terrorismo, della malaria, del dengue
e del nuovo superbatterio di New Delhi, molti atleti internazionali
hanno rifiutato di partecipare? Al quale la Regina d'Inghilterra,
presidente del Commonwealth, non desidera affatto presiedere,
nemmeno nei suoi sogni più perversi. Cosa devono pensare
del fatto che la gran parte di questi miliardi sono stati
rubati e messi da parte di nascosto dai politici e dagli
organizzatori dei Giochi? Non molto, credo. Perché per le
persone che vivono con meno di venti rupie al giorno, una
tale quantità di denaro deve sembrare fantascienza. Probabilmente
non considerano nemmeno che questo denaro è il loro. Per
questo i politici corrotti in India non hanno problemi a
ritornare al potere, usando i soldi rubati per comprarsi
le elezioni (simulando poi indignazione e chiedendo, "Perché
i maoisti non si presentano alle elezioni?").
Rimanendo lì, tra quella folla pallida
in quella giornata luminosa, pensai a tutte le lotte condotte
dal popolo di questo paese - contro le grandi dighe nella
Narmada Valley, a Polavaram,
nel Arunachal Pradesh;
contro le miniere in Orissa, Chhattisgarh
e Jharkhand, contro la polizia
da parte degli adivasi di Lalgarh, contro l'accaparramento
delle loro terre per le industrie e le Zone Economiche Speciali
attraverso tutto il paese. Quanti anni (e in quanti modi)
le persone hanno lottato per evitare proprio un tale destino.
Penso ai vari Maase, Narmada, Roopi, Nity, Mangtu,
Madhav, Saroja,
Raju, Gudsa Usendi
e il Compagno Kamla (la mia giovane
guardia del corpo per il tempo che ho trascorso con i maoisti
nella jungla) con i loro fucili in spalla. Ho pensato alla
grande dignità della foresta attraverso la quale ho camminato
di recente e al ritmo dei tamburi degli adivasi
alla celebrazione Bhumkal a Bastar,
sembravano la colonna sonora del battito accelerato di una
nazione furiosa.
Ho pensato a Padma
con la quale ho viaggiato fino a Warangal.
Lei è una trentenne ma quando sale le scale deve aggrapparsi
alla ringhiera e trascinarsi dietro il suo corpo. E' stata
arrestata solo una settimana dopo essersi operata d'appendicite.
E' stata picchiata fino a subire un'emorragia interna e
ha dovuto farsi asportare vari organi. Quando le hanno rotto
le ginocchia, la polizia lo motivò gentilmente che è stato
per essere sicuri che " non potesse camminare nella
giungla mai più." E' stata rilasciata dopo aver scontato
una pena di otto anni. Ora dirige il "Comitato Amarula
Bhadhu Mitrula", il Comitato
dei Parenti e Amici dei Martiri. La sua funzione è di recuperare
i corpi degli uccisi. Padma spende
il suo tempo ad attraversare in lungo e in largo l'Andhra
Pradesh, in qualsiasi mezzo di
trasporto riesce a trovare, di solito un trattore, trasportando
i corpi di quelli i cui parenti e consorti sono troppo poveri
per compiere il viaggio per recuperare i corpi dei loro
amati.
La tenacia, la saggezza ed il coraggio
di quelli che stanno lottando da anni, da decenni, per portate
il cambiamento, o solo un sussurro di giustizia nelle loro
vite, è qualcosa di straordinario. Che sia per rovesciare
lo Stato Indiano, o lottare contro le grandi dighe, o semplicemente
contro una particolare acciaieria o miniera o le Zone Economiche
Speciali, la linea di fondo è che lottano per la propria
dignità, per il diritto alla vita e per avere l'aspetto
e l'odore degli esseri umani. Lottano perché, per quel che
li riguarda, "i frutti dello sviluppo moderno"
puzzano come carcasse di bestiame sull'autostrada.
Al 64esimo anniversario dell'indipendenza
dell'India, il Primo Ministro Manmohan Singh è salito sul suo
palco antiproiettile per portare alla nazione un discorso
senza passione, agghiacciante e banale. Ascoltando le sue
parole, chi avrebbe pensato che si riferisse ad un paese
il quale, nonostante abbia il secondo tasso di crescita
mondiale, ha più poveri rispetto a 26 dei paesi più poveri
d'Africa messi insieme? "Voi tutti avete contribuito
al successo dell'India" ha detto, "il
duro lavoro dei nostri operai, dei nostri artigiani, dei
nostri contadini, ha portato il nostro paese all' odierno
livello... Stiamo costruendo una nuova India in cui ogni
cittadino possieda una quota di ricchezza, un'India benestante
e nella quale tutti i cittadini abbiano la possibilità di
una vita onorevole e dignitosa, in un ambiente di pace e
benevolenza. Un'India nella quale tutti i problemi possano
venir risolti con metodi democratici. Un'India nella quale
i diritti fondamentali di ogni cittadino possano venir protetti."
Alcuni definirebbero questo discorso humor
nero. Poteva benissimo essersi riferito al popolo finlandese
o svedese.
Se la reputazione dell'"integrità
personale" del nostro Primo Ministro venisse estesa
ai suoi discorsi, ecco quello che avrebbe detto: "Fratelli
e sorelle, i miei saluti a voi in questa giornata nella
quale ricordiamo il nostro glorioso passato. Le cose stanno
diventando un pò care ora lo so,
e state continuando a lamentarvi per i prezzi degli alimentari.
Ma osservate la questione sotto un altro punto di vista
- oltre 650 milioni di voi sono impegnati nell'agricoltura,
come proprietari o dipendenti, ma i vostri sforzi congiunti
contribuiscono per meno del 18% del nostro PIL. Qual'è dunque la vostra utilità? Date un'occhiata al settore
dell'informatica. Impiega il 0,2% della popolazione e genera
il 34% del nostro reddito nazionale. Riuscite a confrontare?
E' vero che nel nostro paese l'occupazione non ha seguito
di pari passo la crescita, ma fortunatamente il 65% della
nostra forza lavoro è in proprio. Il 90% della nostra forza
lavoro è impiegata in settori non organizzati. Vero, molti
riescono a lavorare solo per pochi mesi all'anno, ma siccome
non abbiamo la categoria dei "sottoccupati", continuiamo
a mantenere un pò vago questo
aspetto. Non sarebbe giusto iscriverli nelle nostre statistiche
come disoccupati. Per quanto riguarda le statistiche che
dicono che abbiamo la più alta mortalità infantile e materna
al mondo - dovremmo unirci come nazione ed ignorare le cattive
notizie per il momento. Possiamo trattare questo problema
successivamente, dopo la rivoluzione economica "reaganiana" , quando il settore sanitario sarà completamente
privatizzato. Nel frattempo, spero che tutti compriate le
assicurazioni mediche. Per quanto riguarda il fatto che
la disponibilità di grano pro capite sia diminuita nel corso
degli ultimi vent'anni - che coincide col periodo della
nostra maggior crescita - credetemi, è solo una coincidenza.
Miei concittadini, stiamo costruendo
una nuova India nella quale le nostre 100 persone più ricche,
possiedono beni pari al 25% del nostro PIL. Il benessere
concentrato in un numero sempre minore di mani è sempre
il più efficiente. Avete tutti sentito dire che troppi cuochi
guastano il brodo. I nostri amati miliardari, i nostri pochi
plurimilionari, i loro cari e
i loro associati politici ed economici, li vogliamo benestanti
ed aventi una vita di onore e dignità in un ambiente di
pace e benevolenza nel quale i loro diritti fondamentali
siano rispettati.
Sono cosciente che i miei sogni non
possono diventare realtà utilizzando esclusivamente metodi
democratici. In realtà, sono arrivato a credere che la vera
democrazia passi attraverso la canna del fucile. Questa
è la ragione per la quale ho mobilitato l'Esercito, la Polizia,
la CRPF, la Guardia Frontiera, il CISF, la PAC, la Polizia
di Frontiera Indo-Tibetana, la EFR - così come gli Scorpioni,
i Levrieri e i Cobra - per schiacciare le maldestre insurrezioni
che stanno scoppiando nelle nostre zone minerarie.
Le nostre prove di democrazia iniziarono
negli stati di Nagaland, Manipur e Kashmir. Il
Kashmir, non devo ripeterlo, è parte integrante dell'India.
Abbiamo dispiegato più di mezzo milione di soldati per portare
a quella gente la democrazia. I giovani del Kashmir che
rischiavano la vita sfidando il coprifuoco e lanciando pietre
alla polizia durante gli ultimi due mesi sono militanti
del Lashkar-e-Taiba che vogliono occupazione, non azadi (libertà ndt). Tragicamente,
sessanta hanno perduto la vita prima che potessimo esaminare
le loro domande di lavoro. Ho dato ordine alla polizia d'ora
in poi di sparare per menomare questi giovani maldestri,
piuttosto che per ucciderli."
Nei suoi sette anni di ufficio, Manmohan
Singh si è presentato come un timido e mite subalterno di
Sonia Gandhi. E' un ottimo travestimento per un uomo il
quale, negli ultimi vent'anni, prima come ministro della
finanza e poi come Primo Ministro, ha alimentato attraverso
un regime nuove poltiche economiche
che hanno portato l'India nella situazione nella quale si
trova ora. Con questo non voglio dire che Manmohan
Singh non sia un subalterno. Solo
che tutti gli ordini non provengono da Sonia Gandhi. Nella
sua autobiografia " A Prattler's
Tale", l'ex ministro della finanza del West Bengala
Ashok Mitra racconta come Manmohan
Singh salì al potere. Nel 1991,
quando le riserve estere indiane erano pericolosamente basse,
il governo di Narashimba Rao chiese all'FMI un prestito d'emergenza. L'FMI acconsentì,
a due condizioni. La prima fu l'Aggiustamento Strutturale
e la Riforma Economica. La seconda fu la scelta del Ministro
delle Finanze. Quell'uomo, secondo Mitra, fu Manmohan
Singh.
Negli anni ha ammassato il suo governo
e la pubblica amministrazione di elementi religiosamente
dediti all'accapparamento corporativo
di tutto - acqua, elettricità, minerali, agricoltura, terra,
telecomunicazioni, educazione, sanità - indipendentemente
dalle conseguenze.
Sonia Gandhi e suo figlio giocano un ruolo
importante in tutto questo. Il loro compito è di gestire
il Dipartimento per la Compassione e il Carisma, e di vincere
le elezioni. A loro è permesso di prendere (e di prenderne
il merito) decisioni che paiono progressiste ma sono in
realtà tattiche e simboliche, utili a calmare l'agitazione
e la rabbia popolari e permettere alla grande macchina di
continuare il suo operato. (L'esempio più recente di questo
è stata la manifestazione organizzata per Rahul
Gandhi per rivendicare la vittoria sopra Vedanta,
ovvero la cancellazione del permesso a Vedanta
di minare i monti Niyamgiri per
la bauxite - una battaglia che la tribù Dongaria
Kondh e una coalizione di attivisti
locali e internazionali hanno combattuto per anni. Alla
manifestazione Rahul Gandhi ha
annunciato di essere un "soldato per i popoli tribali".
Non ha menzionato che le politiche economiche del suo partito
si basano sui trasferimenti forzati di massa dei tribali.
Oppure che ogni altro bauxite 'giri' - monte - confinante
ha avuto l'inferno con le estrazioni, mentre questo "soldato
per i popoli tribali" guardava altrove. Rahul
Gandhi può anche essere un uomo rispettabile. Ma il fatto
che vada in giro a parlare delle "due Indie" -
la "Ricca India" e la "Povera India"
- come se il partito che lui rappresenta non vi ha niente
a che fare, è un insulto all'intelligenza collettiva, inclusa
la sua.
La divisione del lavoro tra i politici
che hanno un supporto di massa e vincono le elezioni per
continuare la farsa della democrazia, e per quelli che realmente
guidano il paese ma non hanno bisogno (giudici e burocrati)
o sono stati esentati dal dover vincere le elezioni (come
il Primo Ministro), è una sovversione brillante delle pratiche
democratiche. Immaginare che Sonia e Rahul Gandhi sono responsabili del governo sarebbe un errore.
Il vero potere è passato nelle mani di una cricca di oligarchi
- giudici, burocrati e politici. Questi sono candidati a
turno da poche corporazioni che grosso modo possiedono tutto
il paese. Possono appartenere a differenti partiti politici
e inscenare una reciproca rivalità, ma questo è solo un
sotterfugio per il consenso pubblico. L'unica vera rivalità
è la rivalità tra le corporazioni.
Un membro importante della cricca è P.
Chidambaram, che qualcuno dice
sia così popolare tra l'Opposizione che possa rimanere Ministro
degli Interni anche se il Partito del Congresso dovesse
perdere le prossime elezioni. Questo è probabilmente un
bene. Lui può aver bisogno di qualche anno in ufficio in
più per completare il compito che gli è stato assegnato.
Ma non ha importanza se vi rimane o meno. I giochi sono
stati fatti.
Ad una lezione ad Harvard, la sua vecchia
università, nell'ottobre del 2007, Chidambaram
ha delineato questo compito. La lezione si chiamava "I
poveri Paesi ricchi: le sfide dello sviluppo". Ha definito
i tre decenni successivi all'Indipendenza come "anni
perduti" ed ha esultato riguardo al tasso di crescita
del PIL che ebbe un incremento dal 6,9% nel 2002 al 9,4%
nel 2007. Quello che ha detto è abbastanza importante per
me da riversare su di voi un pezzo del suo discorso indecoroso:
"Si potrebbe pensare che la sfida
dello sviluppo - in una democrazia - diventerà meno spaventosa
se l'economia viaggia verso una crescita elevata. La realtà
è l'opposto. La democrazia - o meglio, le istituzioni democratiche
- e l'eredità dell'era socialista hanno ingrandito la sfida
per lo sviluppo. Permettetemi di spiegare ciò mediante alcuni
esempi. Le risorse minerarie dell'India includono carbone
- la quarta maggiore riserva mondiale - minerale di ferro,
manganese, mica, bauxite, minerale di titanio, cromo, diamanti,
gas naturale, petrolio, e calcare. Il buonsenso ci dice
che dovremmo estrarre queste risorse velocemente ed efficientemente.
Questo richiede una grande quantità di capitale, un'organizzazione
efficiente e una politica ambientale che permetta alle forze
del mercato di operare. Nessuno di questi fattori è presente
oggi nel settore minerario. Le leggi in questo senso sono
sorpassate e il Parlamento è stato capace solo di rattoppare
marginalmente. I nostri sforzi indirizzati ad attirare investimenti
privati nella prospezione ed estrazione sono nel complesso
falliti. Allo stesso tempo, il settore rimane virtualmente
prigioniero nelle mani dei governi statali. Quelli che oppongono
qualsiasi cambiamento dello status quo sono gruppi che sposano
- piuttosto legittimamente - la causa della foresta o dell'ambiente
o della popolazione tribale. Ci sono anche partiti
politici che considerano l'estrazione come un naturale monopolio
dello Stato e hanno delle obiezioni ideologiche all'entrata
del settore privato. Questi raccolgono il supporto dai sindacati
istituzionali. Dietro ai sindacati - sia che ne siano o
meno a conoscenza - c'è la mafia commerciale. Risultato:
l'investimento attuale è basso, il settore minerario cresce
ad un ritmo tardivo e agisce come un peso sull'economia.
Vi posso dare un altro esempio. Una vasta estensione
del territorio serve per situarvi le industrie. Le industrie
minerarie come l'acciaio e l'alluminio hanno bisogno di
larghi tratti di territorio per l'estrazione, il trattamento
e la produzione. Progetti infrastrutturali come aereoporti,
porti, dighe e stazioni elettriche hanno bisogno di larghi
tratti di territorio per poter fornire collegamenti stradali
e ferroviari ausiliari e supportare gli impianti. Fino a
qui, il territorio è stato acquisito dai governi in esercizio
del potere di esproprio. L'unica questione era il pagamento
dell'adeguata compensazione. La situazione è cambiata. Ci
sono nuovi azionisti in ogni progetto, e le loro rivendicazioni
devono venir riconosciute. Siamo ora obbligati a trattare
questioni come la valutazione dell'impatto ambientale, la
giustificazione dell'acquisizione obbligatoria, la giusta
compensazione, la riabilitazione e il reinsediamento
degli sfollati, siti abitativi e terreni agricoli alternativi,
ed un lavoro per ogni famiglia colpita..."
Permettere alle "forze del mercato"
di estrarre le risorse "rapidamente ed efficientemente"
è quello che i colonizzatori fecero alle loro colonie, quello
che la Spagna e il Nord America fecero al Sud America, quello
che l'Europa fece (e continua a fare) in Africa. E' quello
che il Sudafrica dell'Apartheid fece nel suo paese. Quello
che dittatori fantocci di piccoli paesi fanno per salassare
i loro popoli. E' una formula per la crescita e lo sviluppo,
ma a beneficio dei soliti noti….
E' una vecchia, vecchia, vecchia storia - dobbiamo davvero
ripercorrerla?
Ora che le licenze minerarie sono state
emesse con l'urgenza che uno assocerebbe ad una vendita
d'emergenza, e le truffe che stanno emergendo spaziano in
miliardi di dollari, ora che le compagnie minerarie hanno
inquinato i fiumi, scavato miniere ovunque, distrutto gli
ecosistemi e scatenato la guerra civile, le conseguenze
di quello che la cricca ha messo in moto sta venendo fuori.
Come un antico lamento sopra i paesaggi distrutti e i corpi
dei poveri.
Notare il rimpianto con cui il Ministro
nella sua lezione parla della democrazia e gli obblighi
che questa comporta: " La democrazia - o meglio,
le istituzioni democratiche - e l'eredità dell'era socialista
hanno ingrandito la sfida per lo sviluppo." Poi
fa seguire a questo una sfilza di menzogne riguardo la compensazione,
la riabilitazione e i posti di lavoro. Quale compensazione?
Quale risarcimento? Quale riabilitazione? E quale "lavoro
per ogni famiglia"? (Sessanta anni di industrializzazione
in India hanno creato un'occupazione della forza lavoro
del 6%). Essendo "obbligato" a presentare una
"giustificazione" per "le acquisizioni obbligatorie"
della terra, un ministro del governo di sicuro sa che per
acquisire obbligatoriamente il terreno tribale (che è dove
si trovano la maggior parte dei minerali) e darli in amministrazione
alle coorporazioni private estrattive
è illegale e incostituzionale sotto l'Atto Panchayat
(l'Estensione delle Aree Pianificate). Passato nel 1996,
il PESA è un emendamento che tenta di riparare a qualche
torto fatto alla popolazione tribale dalla costituzione
Indiana da quando questa è stata adottata dal Parlamento
nel 1950. Annulla tutte le leggi esistenti che possano essere
in conflitto con essa. E' una legge che riconosce la crescente
marginalizzazione delle comunità tribali ed è pensata a
rivedere radicalmente l'equilibrio delle forze. Come legislazione
è unica perché fa della comunità - la collettività - un'entità
legale e conferisce alle società tribali che vivono in aree
pianificate il diritto all'auto-governo. Sotto il PESA,
"le requisizioni obbligatorie" dei terreni tribali
non possono essere giustificate in alcun modo. Quindi, ironicamente,
quelli che sono chiamati "maoisti" (che includono
tutti quelli che resistono alla requisizione dei terreni)
stanno di fatto lottando per difendere la costituzione.
Mentre il governo fa davvero del suo meglio per brutalizzarla.
Tra il 2008 e il 2009 il Ministero del
Panchayati Raj ha commissionato due ricercatori per scrivere un capitolo
per un rapporto sul progresso del Panchayati
Raj nel paese. Il capitolo s'intitola
"PESA, L'estremismo di sinistra la governance:
le preoccupazioni e le sfide nei Distretti Tribali dell'India",
i suoi autori sono Ajay Dandekar
e Chitrangada Choudhury. Ecco alcuni
estratti:
L'Atto centrale di Acquisizione della Terra del 1894 al
giorno d'oggi non è ancora stato emendato per portarlo in
linea con le condizioni del PESA ...Al momento, questa legge
dell'era coloniale viene largamente abusata, per acquisire
forzatamente i terreni individuali e comunitari per l'industria
privata. In vari casi, le pratiche del governo statale sono
di firmare memorandum d'intesa di alto profilo con case
corporative e poi procedere a dispiegare l'Atto di Acquisizione
per acquisire la terra apparentemente per le corporazioni
industriali statali. Questo organismo poi cede semplicemente
la terra in affitto alle corporazioni private - una completa
farsa del termine "acquisizione per fini pubblici"
approvato dall'atto.
Ci sono casi nei quali le risoluzioni formali dei gram
sabha [consigli di villaggio] che esprimono dissenso sono
stati distrutti e sostituiti con documenti contraffatti.
Quel che è peggio, nessuna azione è stata intrapresa da
parte dello Stato nei confronti dei funzionari coinvolti
anche quando i fatti vengono confermati. Il messaggio è
chiaro ed inquietante. In questi accordi ci sono collusioni
a vari livelli.
La vendita delle terre tribali a non-tribali nelle aree
del Programma Cinque è vietata in tutti gli stati. Ciononostante,
la cessione continua ed è diventata maggiormente percettibile
nel periodo post-liberalizzazione. Le ragioni principali
sono - cessione per via di mezzi fraudolenti, cessioni non
attestate, sulla base di accordi orali, cessioni dovute
a travisamenti dei fatti ed esposizioni inesatte degli scopi,
occupazioni forzate delle terre tribali, cessioni attraverso
matrimoni illegali, azioni legali con titoli collusivi,
registrazioni non corrette al momento delle perizie, processi
di acquisizione di terreni, sfratto delle violazioni e nel
nome dello sfruttamento del legname e dei prodotti forestali,
e addirittura col pretesto dello sviluppo dello stato sociale.
Nella sezione conclusiva dichiarano:
Il Memorandum d'intesa siglato dai governi statali con le
compagnie industriali, incluse le compagnie minerarie, dovrebbero
venir riesaminate pubblicamente, con i gram
sabhas al centro dell'inchiesta.
Ecco qui dunque - non fastidiosi attivisti,
non i maoisti, ma un rapporto governativo che richiede che
il Memorandum d'intesa con le compagnie estrattive venga
riesaminato. Cosa ci fa il governo con questo documento?
Come vi risponde? Il 24 aprile 2010, ad una cerimonia formale,
il Primo Ministro ha rilasciato il rapporto. Ben fatto,
verrebbe da pensare. In realtà, questo capitolo non si trovava
nel rapporto. Era stato scartato.
Mezzo secolo fa, un solo anno prima di
venir ucciso, Che Guevara scrisse: "Quando le forze
opprimenti rimangono al potere contro le leggi stabilite
da loro stesse, la pace deve essere considerata già compromessa."
Nel 2009 Manmohan Singh
disse in Parlamento "Se l'estremismo di sinistra
continua a prosperare nelle zone che contengono risorse
naturali minerarie, il clima degli investimenti ne sarà
certamente affetto". Questa è stata un'avvertita
dichiarazione di guerra.
Permettetemi qui una piccola digressione,
un attimo per raccontare una breve storiella Il Racconto
dei Due Sikh: Nella sua ultima petizione al Governatore
del Punjab, prima di essere impiccato
dal Governo britannico nel 1931, Bhagat
Singh il celebre rivoluzionario
- e marxista - sikh disse "Permetteteci di dichiarare
che lo stato di guerra esiste ed esisterà finché le masse
lavoratrici e le risorse naturali verranno sfruttate da
un pugno di parassiti. Questi possono essere capitalisti
britannici, britannico-indiani
o addirittura puri indiani... Non fa alcuna differenza".
Se prestate attenzione a molte delle lotte
in corso in India, la gente chiede niente di più che i loro
diritti costituzionali. Ma il Governo indiano non si sente
più in dovere di rispettare la costituzione indiana, che
è considerata la struttura legale e morale sulla quale posa
la democrazia. La costituzione è un documento illuminato,
ma il suo illuminismo non è utilizzato per proteggere i
cittadini. Anzi, proprio il contrario. E' usato come una
mazza ferrata per abbattere chiunque protesti contro la
crescente ondata di violenza perpetrata dallo Stato contro
la sua gente nel nome del "benessere comune".
In un recente articolo su Outlook, B.G.
Verghese, un giornalista importante,
uscì sventolando quella mazza in difesa dello stato e delle
grandi corporazioni: "I maoisti si dilegueranno,
l'India democratica e la Costituzione prevarranno, nonostante
il tempo che ci vorrà e la sofferenza impiegata",
disse. A ciò, Azad rispose (è
stata l'ultima cosa che ha scritto prima di essere ucciso).
"In quale parte dell'India sta
prevalendo la Costituzione, signor Verghese? Nei distretti Dantewada,
Bijapur, Kanker,
Narayanpur, Rajnandgaon? I Jharkhand e Orissa? A Lalgarh e Jungal Mahal? Prevale nello Kashmir Valley? Nel Manipur? Dove si è nascosta negli ultimi 25 lunghi anni la
sua Costituzione dopo che migliaia di sikhs
sono stati massacrati? Quando migliaia di musulmani sono
stati decimati? Quando i contadini sono costretti a suicidarsi?
Quando migliaia di persone vengono massacrate da parte delle
bande sponsorizzate dallo stato dello Salwa Judum? Quando le donne adivasi subiscono stupri di massa? Quando le persone vengono
semplicemente sequestrate da teppisti in uniforme? Dov'è
la tua Costituzione per la maggioranza delle persone che
non possono lottare legalmente contro le atrocità delle
forze dei ricchi e dei potenti? La tua Costituzione è un
pezzo di carta che per la stragrande maggioranza della popolazione
indiana vale meno di un pezzo di carta igienica."
Dopo che Azad
è stato ucciso, vari commentatori hanno tentato di mascherare
il crimine, invertendo spudoratamente ciò che scrisse, accusandolo
di aver chiamato la Costituzione Indiana un pezzo di carta
igienica.
Se il governo non rispetta la costituzione,
forse dovremmo spingere per un emendamento al preambolo.
"Noi, il Popolo dell'India, avendo solennemente deliberato
di costituire l'India in una Repubblica Democratica Socialista
Secolare Sovrana..." potrebbe essere sostituito con
"Noi, le caste e classi superiori dell'India, avendo
segretamente costituito l'India in uno Stato Corporativo,
Hindu, Satellite..."
L'insurrezione nella campagna indiana,
in particolare nell'area tribale, pone una sfida radicale
non solo allo Stato indiano, ma pure ai movimenti di resistenza.
S'interroga su che cos'è che costituisce il progresso, lo
sviluppo e dunque la civilizzazione stessa. Interroga l'etica
come anche l'efficacia delle differenti strategie di resistenza.
Queste questioni sono state poste in precedenza, è vero.
Sono state poste continuamente, pacificamente, anno dopo
anno in centinaia di modi diversi - dalle agitazioni dello
Chhattisgarh Mukti
Morcha, Koel Karo e Gandhamardhan
- e da centinaia di altri movimenti popolari. Sono state
poste nel modo più persuasivo e forse più visibile, dal
Narmada Bachao Andolan, il movimento anti-diga
nella Narmada Valley. L'unica
risposta del Governo dell'India è stata la repressione,
l'ambiguità e quel tipo di opacità che può venire solo da
una patologica mancanza di rispetto per la gente comune.
Peggio ancora, è andato avanti ed ha accelerato il processo
di spostamento ed esproprio al punto in cui la rabbia della
gente s è accumulata al punto tale da non poter essere più
controllata. Oggi i più poveri del mondo sono riusciti a
fermare la traiettoria di qualcuna delle più ricche corporazioni.
E' una vittoria immensa.
Quelli che si sono sollevati sono coscienti
che il loro paese è in uno stato di Emergenza. Sono coscienti
che come i popoli del Kashmir, Manipur,
Nagaland e Assam, sono anch'essi
stati spogliati dei loro diritti civili da leggi come l'UAPA
(Atto di Prevenzione delle Attività Illegali) e lo CSPSA
(Atto Speciale della Sicurezza Pubblica dello Chhattisgarh), che criminalizzano qualsiasi tipo di dissenso
- di parola, fatto e addirittura d'intento.
Quando Indira
Gandhi alla mezzanotte del 25 giugno 1975 dichiarò lo stato
d'Emergenza, lo fece per schiacciare un principio di rivoluzione.
Per quanto feroci furono, quelli erano giorni in cui la
gente si permetteva ancora di sognare un miglioramento della
propria sorte, di sognare la giustizia. Il sollevamento
dei Naxaliti nel Bengala è stato
grosso modo decimato. Ma successivamente milioni di persone
manifestarono alla chiamata dello Sampoorna
Kranti (Rivoluzione Totale) di Jayaprakash
Narayan. Al cuore del malcontento
generale c'era la richiesta della riforma agraria. (Anche
allora non era diverso - c'era bisogno di una rivoluzione
per implementare la distribuzione della terra, che è uno
dei principi direttivi della costituzione).
Trentacinque anni più tardi le cose sono
cambiate drasticamente. La giustizia, quella grande, bellissima
idea è stata ridotta ai meri diritti umani. L'uguaglianza
è un'utopia fantasiosa. Questa parola è stata più o meno
sfrattata dal vocabolario. I poveri sono stati messi al
muro. Dalla lotta dei senza terra, i partiti rivoluzionari
e i movimenti di resistenza hanno dovuto abbassarsi a lottare
per i diritti umani per mantenere quel poco di terra che
avevano. L'unico tipo di redistribuzione della terra che
sembra probabile è la terra presa ai poveri e ridistribuita
ai ricchi per le loro speculazioni fondiarie chiamate Zone
Economiche Speciali. I senza terra (soprattutto Dalit), i disoccupati, gli abitanti degli slum e la classe
lavoratrice urbana sono grosso modo fuori dal conteggio.
In posti come Lalgarh nel West Bengala, la gente chiede alla polizia e al
governo di essere solamente lasciata in pace. L'organizzazione
adivasi chiamata Comitato del Popolo Contro le Atrocità Poliziesche
(PCAPA) è stato istituito con una semplice richiesta - che
il Sovrintendente della Polizia visiti Lalgarh
e si scusi con la gente per le atrocità che i suoi uomini
hanno commesso contro i paesani. Ciò è stato considerato
assurdo (Come possono dei selvaggi mezzi nudi aspettarsi
che un ufficiale governativo chieda loro scusa?). Successivamente
la popolazione si è barricata nei villaggi e ha rifiutato
di far entrare la polizia. La polizia ha aumentato la violenza.
La popolazione ha risposto con furore. Ora, due anni più
tardi, dopo molti stupri raccapriccianti, uccisioni, e scontri
a fuoco finti, è tutta una guerra. Il PCAPA è stato bandito
e definito uno strumento maoista. I suoi dirigenti sono
stati imprigionati o uccisi. (Una sorte simile è accaduta
allo Chasi Mulya Adivasi Sangh
nell'area Narayanpatna in Orissa
e al Visthappen Virodhi
Ekta Manch nel comune di Potka in Jharkhand).
Le persone che una volta sognavano la giustizia
e l'uguaglianza, e osavano chiedere riforme agrarie si sono
ridotti a chiedere le scuse da parte della polizia per averli
picchiati e menomati - è questo il progresso?
Durante lo stato di Emergenza, si dice
che quando la signora Gandhi ha chiesto alla stampa di piegarsi,
questa strisciò. E ancora, in quei giorni c'erano degli
esempi in cui quotidiani nazionali pubblicarono per sfida
degli editoriali in bianco per protestare contro la censura.
(Ironia delle ironie - uno di questi editori insolenti era
B.G. Verghese). Questa volta, in uno stato d'emergenza non dichiarato,
non c'è molto margine di insolenza perché i media sono il
governo. Nessuno, eccetto le corporazioni che lo controllano,
possono dirgli che fare. Politici di alto livello, ministri,
ed ufficiali dell'establishment della sicurezza gareggiano
per apparire in tv, implorando fiaccamente Arnab Goswami o Barkha Dutt per il permesso di interrompere
il sermone giornaliero. Vari canali televisivi e giornali
appoggiano apertamente l'Operazione Green Hunt
e la sua campagna disniformativa.
Quasi tutti i giornali e canali televisivi portarono avanti
storie infamanti e palesemente false: il PCAPA (usato intercambiabilmente
al termine "maoisti") per l'orribile deragliamento
ferroviario a Jhagram nel West Bengala nel maggio 2010 nel quale 140 persone
persero la vita. Due dei principali sospettati sono stati
abbattuti dalla polizia in "scontri", anche ora
che il mistero attorno all'incidente ferroviario si sta
dipanando. Il Press Trust dell'India ha emesso diverse storie
fasulle, messe in mostra fedelmente dall'Indian
Express, inclusa una riguardo alle mutilazioni di corpi
di poliziotti precedentemente uccisi dai maoisti (la smentita,
venuta da parte della stessa polizia, è stata pubblicata
a dimensioni-francobollo, nascosta nelle pagine interne).
Ci sono varie interviste identiche, tutte marcate come "esclusive",
da parte di una guerrigliera su come è stata "stuprata
e ri-struprata" dai leader maoisti. Avrebbe dovuto essere
fuggita recentemente dalla foresta e dalle grinfie dei maoisti
per raccontare al mondo la sua storia. Ora si rivela come
sia stata nella custodia poliziesca per dei mesi.
L'analisi centrata sulle atrocità urlate
verso di noi da uno schermo televisivo è progettato per
gettare fumo negli specchi, e spingerci a pensare, "Si,
i tribali sono stati trascurati ed hanno avuto un bruttissimo
momento, hanno davvero bisogno di sviluppo, è colpa del
governo, ed è un gran peccato. Ma in questo momento c'è
una crisi. Abbiamo bisogno di sbarazzarci dei maoisti, mettere
in sicurezza il territorio, e solo successivamente potremo
aiutare i tribali."
Con l'avvicinarsi della guerra, le Forze
Armate hanno annunciato (nell'unico modo per loro possibile),
che pure loro stanno iniziando a creare confusione nelle
nostre menti. Nel giugno 2010 diffusero due "dottrine
operative". Una era una dottrina congiunta per le operazioni
aria-terra. L'altra era una dottrina sulle Operazioni Militari
Psicologiche che "costituiscono un processo pianificato
per trasmettere un messaggio ad una platea mirata, al fine
di promuovere particolari argomenti che risultino negli
atteggiamenti e comportamenti desiderati, i quali
incidono sulla realizzazione degli obiettivi politici e
militari del paese...” La Dottrina fornisce pure le
linee guida per le attività legate alla gestione della percezione
nelle operazioni sub convenzionali, specialmente in un ambiente
interno dove popolazioni sviate possono dover venire portate
nel circuito mainstream. Il comunicato stampa continuava dicendo "la
dottrina delle Operazioni Militari Psicologiche è un documento
politico, pianificato ed implementato che mira a creare
un ambiente favorevole alle forze armate per operare utilizzando
i media disponibili con i Servizi al loro vantaggio".
Due giorni più tardi il capo dell'esercito
disse agli alti ufficiali di essere "mentalmente
preparati per entrare in guerra contro il naxalismo... Potrebbe essere in sei mesi oppure in uno o due
anni, ma se vogliamo mantenerci come un rilevante strumento
dello stato, dovremo intraprendere cose che la nazione vuole
che facciamo".
Ad agosto i giornali riportavano che la
Forza Aerea contro la guerriglia era attiva nuovamente.
"La Forza Aerea indiana può aprire il fuoco in
autodifesa nelle Operazioni Anti-maoiste" scrisse
l'Hindustan Times, "Il permesso
è stato garantito ma con condizioni restrittive. Non possiamo
utilizzare razzi od armi integrali sugli elicotteri, e possiamo
reagire solo se attaccati... A questo scopo, abbiamo mitragliatrici
laterali sugli elicotteri, comandati dai nostri Garud
(commando IAF)". Che sollievo. Nessuna arma integrale,
solo mitragliatrici laterali.
Forse "sei mesi oppure in uno o due
anni" è il tempo che servirà al quartier generale di
brigata di Bilaspur ed alla base
aerea di Rajnandgaon per essere
pronti. Forse allora, in un grande spettacolo di spirito
democratico, il governo cederà alla rabbia popolare ed abrogherà
l'AFSPA, l'Atto dei Poteri Speciali alle Forze Armate (che
permette ai soldati di uccidere in base al sospetto) in
Manipur, Nagaland, Assam e Kashmir.
Una volta che gli applausi si placheranno e le celebrazioni
volgeranno al termine, l'AFSPA verrà rifondato, come ha
proposto il Ministro degli Interni, sulla linea del rapporto
di Jeevan Reddy (non per sembrare più umano ma per essere più mortale).
Poi può venir promulgato con altro nome per tutto il paese.
Forse questo darà alle forze armate l'impunità che hanno
bisogno per fare quello che "la nazione" vuole
che facciano - di venir scagliati contro i più poveri dei
poveri che lottano per la loro stessa sopravvivenza.
Forse è così che la Compagna Kamala
morirà - mentre cerca di abbattere un elicottero militare
o un jet durante un addestramento militare, con la sua pistola.
O forse allora sarà passata ad un AK-47 o ad una mitragliatrice
leggera razziate ad un'armeria governativa o ad un poliziotto
ucciso. Forse allora i media "disponibili ai Servizi"
avranno "gestito" le percezioni di quelli di noi
che continuano ad essere "fuorviati" dal ricevere
le notizie della sua morte.
Dunque qui sta lo Stato Indiano, in tutta
la sua gloria democratica, volenteroso di saccheggiare,
affamare, assediare, ed ora dispiegare la sua forza aerea
in "autodifesa" contro i suoi cittadini più poveri.
Autodifesa. Si, certo. L'operazione Green
Hunt è stata condotta in autodifesa
da parte di un governo che sta cercando di ripristinare
la terra ai poveri, la quale è stata strappata dalle Corporazioni
Rosse.
Quando il governo utilizza l'offerta dei
discorsi di pace per attirare il pesce dalle profondità
alla superficie e poi ucciderlo, hanno questi discorsi di
pace un futuro? Entrambe le parti sono davvero interessate
alla pace? Sono i maoisti realmente interessati nella pace
o nella giustizia, si chiede la gente, c'è qualcosa che
possa venir offerto all'interno del sistema esistente che
possa deviare i maoisti dal loro obiettivo dichiarato di
rovesciare lo Stato Indiano? La risposta probabilmente è
no. I maoisti non credono che il sistema vigente possa portare
la giustizia. Il fatto è che un crescente numero di persone
stanno iniziando ad essere d'accordo con loro. Se vivessimo
in una società con un reale impulso democratico, una società
nella quale la gente comune percepisse di poter lottare
almeno per la giustizia, allora i maoisti apparirebbero
solamente come un piccolo, marginalizzato gruppo di militanti
con un interesse popolare davvero basso.
L'altra disputa è che i maoisti vogliono
una tregua per allontanare l'attenzione per un periodo,
così da poter utilizzare il tempo per riordinarsi e consolidare
le loro posizioni. Azad, in un'intervista
al The Hindu (14/4/2010) è stato sorprendentemente franco
riguardo ciò: "Non c'è bisogno di molto buonsenso
per capire che entrambe le parti utilizzeranno la situazione
di una tregua per rafforzarsi." E' poi andato
avanti a chiarire che una tregua, seppur temporanea, darebbe
sollievo alla gente comune coinvolta nelle zone di guerra.
Il governo, d'altra parte, ha un bisogno
disperato di questa guerra (leggere i giornali economici
per capire quanto). Gli occhi della comunità economica internazionale
sono delle trivelle nella sua schiena. Deve essere sviluppata,
ed in fretta. Per mantenere la maschera, il governo deve
continuare ad offrire il dialogo da una parte, e minarlo
dall'altra. L'eliminazione di Azad è stata una vittoria importante perché ha ammutolito
una voce che aveva iniziato a risuonare pericolosamente
ragionevole. Almeno per il momento, i colloqui di pace sono
stati deragliati con successo.
C'è da essere cinici riguardo la discussione
attorno ai colloqui di pace. La cosa da ricordare per noi
gente comune è che i colloqui di pace non possono voler
dire l'intensificazione della guerra.
La Crisi
della Democrazia indiana
Negli ultimi mesi, il governo ha riversato
nella foresta decine di migliaia di truppe paramilitari
pesantemente armate. I maoisti [i militanti naxaliti organizzati dentro il partito comunista indiano maoista,
ndt] hanno risposto difendendosi
con una serie di attacchi e imboscate. Oltre 200 poliziotti
sono stati uccisi. I corpi stanno emergendo dalla foresta.
Poliziotti morti avvolti nella bandiera nazionale, maoisti
morti esposti come trofei di caccia, i loro polsi e caviglie
legati a pali di bamboo; corpi
riempiti di pallottole, corpi che non sembrano più umani,
mutilati nelle imboscate, decapitazioni ed esecuzioni sommarie.
Dei cadaveri seppelliti nella foresta, non si ha notizia.
Il teatro di guerra è stato cordonato, chiuso ad attivisti
e giornalisti. Non c'è più, dunque, la conta dei cadaveri.
Il 6 aprile 2010, nel suo attacco più grande
di sempre, nel distretto di Dantewada, l’esercito popolare maoista il PLGA (L’Esercito
Popolare di Liberazione) distrusse una compagnia della CRPF
(Forza di Polizia della Riserva Centrale) e uccise 76 poliziotti.
Il partito maoista emise un comunicato trionfale. La televisione
ha sfruttato la tragedia per tutto quel che ne valeva la
pena. La nazione è stata chiamata a condannare l'uccisione.
Molti di noi non erano preparati a ciò - non perché celebriamo
le uccisioni, non perché siamo tutti maoisti, ma perché
abbiamo un'immagine scabrosa, intricata dell'Operazione
Green Hunt. Per aver rifiutato
di prendere parte nella crescente campagna di condanna,
siamo stati bollati "simpatizzanti dei terroristi"
e le nostre fotografie proiettate ripetutamente in TV come
criminali ricercati.
Cosa ci faceva un contingente CRPF a pattugliare
villaggi tribali con 21 fucili AK-47, 38 fucili Insas,
sette fucili automatici, sei mitragliatrici leggere, un
Stengun e un mortaio a 2 pollici?
Porre questa domanda è equivalso ad un atto di tradimento
nei confronti dello Stato Indiano.
Giorni dopo l'imboscata, mi imbattei in
due commando paramilitari che chiacchieravano con un gruppo
di autisti in un parcheggio di Delhi. Stavano aspettando
il loro VIP emergere da qualche ristorante o centro di benessere
o albergo. La loro prospettiva di quel che stava accadendo
non trasmetteva ne dolore ne patriottismo. Era un semplice
resoconto. Un bilancio. Stavano parlando di quanti lakhs
[centinaia di migliaia ndt] di rupie di mazzette occorrono per entrare a lavorare
nelle forze paramilitari, e come il più delle famiglie incorrono
in grossi debiti per pagare quella mazzetta. Quel debito
non potrà mai esser ripagato dai miserevoli salari pagati
ai jawan, ad esempio. L'unico
modo per ripagarlo è fare quello che i poliziotti in India
fanno - ricattare e minacciare la gente, gestire la tutela
del racket, chiedere riscatti, fare accordi sporchi. (Nel
caso di Dantewada, saccheggiare
i paesani, rubare contanti e gioielli.) Ma se l'uomo muore
prematuramente, lascia le famiglie coi debiti fino al collo.
La rabbia di quegli uomini nel parcheggio era diretta al
governo e agli ufficiali di polizia che fanno una fortuna
dalle tangenti e poi spediscono con nonchalance giovani
uomini verso la morte. Sanno che il grosso compenso annunciato
per i morti dell'attacco del 6 aprile era solo per smussare
l'impatto dello scandalo. Non sarà mai una procedura di
norma per ogni poliziotto che muore in questa sordida guerra.
C'è poco da sorprendersi poi se le notizie
dalla zona di guerra parlano di agenti della CRPF sempre
più riluttanti a compiere le perlustrazioni. Ci sono casi
di uomini che truccano i loro diari, riempiendoli di perlustrazioni
fantasma. Forse stanno iniziando a rendersi conto di essere
solo povera spazzatura kaki - carne da macello nella guerra
dell'uomo ricco. Ce ne sono migliaia che aspettano di rimpiazzare
ognuno di loro quando se ne saranno andati.
Il 17 di maggio 2010, in un altro grosso
attacco, i maoisti fecero saltare in aria un autobus a Dantewada
e uccisero 44 persone. 16 di loro erano SPO (Agenti della
Polizia Speciale), membri della terrorizzante milizia del
popolo sponsorizzata dal governo, lo Salwa Judum. Il resto delle vittime
erano, gente comune, per lo più adivasi.
I maoisti espressero rammarico per aver ucciso dei civili,
ma arrivarono molto più vicino ad imitare gli "effetti
collaterali" utilizzati dallo Stato [come abbiamo ricordato
l’autrice non è una militante maoista e proviene dalla sinistra
liberale, in questo senso condanniamo una simile equazione
espressa dall’autrice. Ricordiamo la battuta del celebre
film del regista Pontecorvo La battaglia di Algeri, quando
un soldato delle forze speciali francesi accusava i militanti
algerini di mettere le bombe dentro i caffè frequentati
da francesi ad Algeri, con la risposta dei militanti algerini:
se avessimo i vostri bombardieri, non metteremmo i cestini
pieni di bombe dentro i caffè, ndt]
Lo scorso mese in Bihar
i maoisti sequestrarono quattro poliziotti e richiesero
il rilascio di alcuni dei loro principali dirigenti. Pochi
giorni dopo uccisero uno di loro, un poliziotto adivasi
chiamato Lucas Tete. Due giorni
dopo rilasciarono gli altri tre. Uccidendo un prigioniero
in custodia i maoisti danneggiarono nuovamente la loro causa.
E' stato un altro esempio della moralità dai volti di Giano
della "violenza rivoluzionaria", della quale possiamo
aspettarcene ancora molta nelle zone di guerra, nelle quali
le tattiche battono la rettitudine e fanno del mondo un
posto peggiore [la rivoluzione non è un pranzo di gala,
ndt].
Non molti analisti e commentatori feriti
dalle uccisioni maoiste di civili nel Dantewada
hanno evidenziato allo stesso modo che nello stesso momento
dell'attentato dei maoisti contro l'autobus, a Kalinganagar, in Orissa, e a Balitutha e Potko nello Jharkhand, la polizia aveva circondato diversi villaggi e
sparato contro migliaia di manifestanti che stavano resistendo
contro la confisca delle loro terre da parte dei Tata, degli
Jindal e dei Posco.
L'assedio continua tuttora. I feriti non possono essere
trasportati all'ospedale a causa dei cordoni di polizia.
Video caricati su Youtube mostrano
celerini, a centinaia, confrontarsi con paesani comuni,
alcuni di questi armati di archi e frecce.
Un favore che l'Operazione Green Hunt
ha fatto alla gente comune è che gli ha chiarito le cose.
Addirittura i bambini nei villaggi sanno che la polizia
lavora per le "compagnie" e che l'Operazione Green
Hunt non è una guerra contro i
maoisti. E' una guerra contro i poveri.
Non c'è niente di limitato riguardo a quello
che sta succedendo. Stiamo osservando una democrazia rivoltarsi
contro se stessa, cercando di divorare i propri arti. Stiamo
guardando in modo incredulo come quegli arti rifiutano di
essere divorati.
Di tutte le varie formazioni politiche
coinvolte nella insurrezione corrente, nessuna è più controversa
del Partito Comunista Indiano - CPI (maoista). La ragione
più ovvia è il suo non apologetico primo piano della lotta
armata come unica via per la rivoluzione. Il libro di Sumanta
Banerjee "Sulla Scia di Naxalbari"
è uno dei più completi resoconti del movimento. Documenta
i primi anni, la quasi scervellata maniera con la quale
i naxaliti cercarono di far partire
la Rivoluzione Indiana "annichilendo il nemico di classe"
e aspettandosi un sollevamento spontaneo delle masse. Descrive
la contorsione che dovette fare per rimanere allineato con
la politica estera cinese, come si diffuse da stato a stato,
e come il naxalismo fu schacciato
senza pietà.
La sinistra ortodossa e l'intellighenzia
liberale difendono in modo mistico lo Stato indiano, condannando
tutto e tutti coloro che incrinano l’attuale stato di cose
presenti. E' come se, di fronte ad una situazione con autentico
potenziale rivoluzionario, non battessero ciglio, anzi si
adoperassero per difendere i soliti noti...
I partiti politici e gli individui che
negli ultimi 25 anni non hanno mai dato il loro supporto
ad esempio al Narmada Bachao Andolan, oppure marciato
in solidarietà con nessuno dei numerosi movimenti popolari
pacifici del paese, hanno improvvisamente iniziato ad esaltare
le virtù della non violenza e della Satyagraha gandhiana. Dall'altra
parte, quelli che sono stati attivamente coinvolti in queste
lotte possono discordare fortemente con i maoisti, forse
diffidano o addirittura sono esasperati da loro, ma li vedono
come una parte della stessa resistenza.
E' difficile dire chi odia di più i maoisti
- se lo Stato indiano, il suo esercito di esperti di strategia
e la sua istintiva classe media destroide, oppure il Partito
Comunista Indiano (CPI) e il Partito Comunista Indiano (marxista),
usualmente chiamato CPM, le diverse correnti secessioniste
che facevano parte del marxismo-leninismo originale o della
sinistra liberale. La discussione inizia con la terminologia.
I comunisti ortodossi non credono affatto che il "maoismo"
sia un "ismo". I maoisti
a loro volta definiscono i partiti comunisti tradizionali
"social-fascisti" e li accusano di "economicismo"
- fondamentalmente, di allontanare gradualmente la prospettiva
di una rivoluzione.
Ogni fazione si considera come l'unico
vero partito o formazione politica marxista rivoluzionaria.
Ognuno crede che l'altro abbia mal interpretato la teoria
comunista ed equivocato la storia. Tutti quelli che non
sono militanti di uno o dell'altro gruppo saranno capaci
di vedere che nessuno di loro ha completamente torto o completamente
ragione riguardo a quel che dicono. Ma altre scissioni amare,
non diverse da quelle delle sette religiose, sono il corollario
naturale della rigida conformità alla linea del partito
richiesta da tutti i partiti comunisti. S'immergono dunque
in un mare d'insulti che rimandano alle rivoluzioni russa
e cinese, ai grandi dibattiti tra Lenin, Trotsky e Stalin, al Libretto Rosso del Presidente Mao. Si
accusano a vicenda di "applicare non correttamente"
il "pensiero marxista-leninista-maoista",
quasi fosse un unguento applicato dalla parte sbagliata
(il mio saggio precedente "Camminando con i compagni"
è atterrato direttamente nella traiettoria di questo dibattito.
Ha avuto la sua discreta parte di insulti divertenti, che
meriterebbero un opuscolo separato).
Oltre al dibattito se entrare o meno nella
politica elettorale, le maggiori discordie tra i vari filoni
del comunismo in India è centrato attorno alla loro lettura
se le condizioni nel paese sono mature per la rivoluzione.
E' questa prateria pronta per il fuoco, come annunciò Mao
in Cina, o è ancora troppo umida per essere accesa da una
singola scintilla? Il problema è che l'India vive in diversi
secoli allo stesso tempo, quindi forse la prateria, quella
vasta estensione di terreno erboso piatto, è l'analogia
errata per il paesaggio politico e sociale indiano. Forse
un "labirinto" sarebbe migliore. Per giungere
ad un consenso riguardo i tempi della rivoluzione è probabilmente
impossibile. Quindi tutti marciano verso il proprio battito
di tamburo. Il CPI e il CPM hanno più o meno posticipato
la rivoluzione all'aldilà. Per Charu
Majumdar, fondatore del movimento
naxalita, era destinata ad accadere
30 anni fa. Per Ganapathy, il
capo odierno dei maoisti, mancano 50 anni.
Oggi, 40 anni dopo l'insurrezione di Naxalbari,
la principale accusa ai maoisti dalla sinistra parlamentare
continua ad essere la stessa. Sono accusati di soffrire
di quello che Lenin definì come "disordine infantile",
di sostituire la politica di massa con il militarismo e
di non aver lavorato nella costruzione di un autentico proletariato
rivoluzionario. Sono visti come aventi disprezzo per la
classe lavoratrice urbana, di essere una forza ideologicamente
ossificata che può funzionare solamente come una rana-sulla-schiena
dell'"innocente" (leggere primitiva) popolazione
tribale abitante la giungla che, secondo i marxisti ortodossi,
non ha un vero potenziale rivoluzionario (questo non è forse
il luogo di dibattere una visione che dice che le persone
devono diventare prima lavoratori salariati, schiavizzati
in un sistema industriale centralizzato, prima di poter
essere considerati dei rivoluzionari).
L'accusa che i maosti
siano irrilevanti per i movimenti della classe lavoratrice
urbana, al movimento dei Dalit,
alla situazione critica degli agricoltori e dei lavoratori
dell'agricoltura al di fuori della foresta, è vero [Non
concordiamo con quanto scritto dall’autrice, sicuramente
esiste una difficoltà nello sviluppo urbano del partito
nelle aree urbane, ma si deve tenere in considerazione la
strategia complessiva dei maoisti, l’accerchiamento delle
campagna rispetto alle città, e in questo senso si spiega
l’estrema attenzione dei maoisti per le fasce contadine
e tribali, inoltre non è seondario
ricordare che esistono importanti organizzazioni studentesche
di massa nelle principali citta
università indiane dirette in modo clandestino dai maoisti,
ndt]. Non c'è dubbio che la politica
militarizzata del Partito Maoista impedisce ad essa di funzionare
in luoghi dove non c'è la protezione della foresta. Nonostante
ciò, potrebbe essere argomentato allo stesso modo che i
maggiori partiti comunisti sono riusciti a sopravvivere
nella politica che conta solo compromettendo le loro ideologie
così drasticamente che è impossibile oramai constatare la
differenza tra loro e gli altri partiti politici borghesi.
Si potrebbe affermare che quelle fazioni minori che sono
rimaste relativamente integre, sono riuscite a rimanerlo
solo perché non sono una minaccia per nessuno.
Qualsiasi siano i loro errori o raggiungimenti
come partiti borghesi, ormai pochi assocerebbero il termine
"rivoluzionario" al CPI o al CPM (il CPI gioca
effettivamente un ruolo in alcune delle lotte contro le
compagnie minerarie in Orissa.).
Ma anche nella loro sfera d'influenza non possono sostenere
di aver prestato un grande servizio al proletariato che
dicono di rappresentare. A parte i loro bastioni tradizionali
in Kerala e nel West Bengala,
nei quali stanno perdendo la presa, hanno poca presenza
in qualsiasi altra parte del paese, urbana o rurale, foresta
o pianura. Hanno affondato i loro sindacati. Non sono stati
capaci di tamponare la massiccia perdita di posti di lavoro
e il virtuale scioglimento della forza lavoro regolare causata
dalla meccanizzazione e dalle nuove politiche economiche.
Non sono stati capaci di prevenire il sistematico smantellamento
dei diritti dei lavoratori. Sono stati capaci di alienarsi
quasi completamente il supporto dalle comunità adivasi
e dalit. In Kerala molti direbbero
che hanno operato meglio degli altri partiti politici, ma
il loro "governo" trentennale in West Bengala
ha lasciato quello stato in rovina. La repressione scatenata
nel distretto di Nandigram e a
Singur, ed ora contro gli adivasi
di Jangalmahal, li allontanerà
dal potere per un paio d'anni (fintanto che servirà a Mamta
Banerjee del Trinamool Congress a dimostrare che lei non è il contenitore in cui
la gente dovrebbe riversare le proprie speranze). Ad ogni
modo, elencare la litania dei peccati dei partiti comunisti
tradizionali, non dovrebbe venir festeggiato. Almeno finché
non si prospetta in India un nuovo, più vitale ed autentico
movimento di sinistra.
I maoisti (nel loro avatar odierno come
in quelli passati) hanno avuto una traiettoria politica
differente. La redistribuzione della terra, se necessario
con mezzi violenti, è sempre stato il fulcro della loro
attività politica. Sono stati completamente infruttuosi
in questo tentativo. Ma i loro interventi militanti, nei
quali migliaia dei loro quadri - come pure gente comune
- ha pagato con la vita, hanno fatto brillare una luce nell'ingiustizia
strutturale profondamente radicata della società indiana.
Soni i soli, dai tempi del movimento di Telengana,
il quale è in qualche modo il precursore del sollevamento
di Naxalbari, ad aver provocato
una rabbia contro lo sfruttamento e un desiderio di auto-rispetto
in alcune delle comunità maggiormente oppresse. In West
Bengala ha portato all'Operazione Bargadar
("mezzadro") e in una molto minore misura
in Andrea Pradesh ha imbarazzato
il governo costringendolo a portare avanti qualche riforma
agraria. Ancora oggi, tutti i discorsi del primo ministro
sullo "sviluppo diseguale" e lo "sfruttamento"
delle aree tribali, i piani del governo di trasferire i
fondi della Joint Forest Management
dal Dipartimento Forestale direttamente ai Gram
Panchayat, l'annuncio della Commissione
della Pianificazione di stanziare 140 miliardi di rupie
per lo sviluppo tribale, non deriva da un interessamento
sincero, ma come strategia per disinnescare la "minaccia"
maoista. Se questi fondi finiscono per beneficiare la comunità
adivasi, invece di venir dirottati
da intermediari, allora si dovrebbe sicuramente dare qualche
credito alla "minaccia". E' interessante notare
che nonostante i maoisti non abbiano virtualmente alcuna
presenza politica al di fuori dell'area forestale, ce l'hanno
nell'immaginazione popolare, una presenza sempre più bendisposta,
come un partito che lotta per i poveri contro l'intimidazione
e i soprusi dello Stato. Se l'Operazione Green Hunt
da una guerra "sub-convenzionale" passa ad una
guerra totale, se gli adivasi comuni iniziano a morire in grande numero, questa
bendisposizione potrebbe infiammarsi in modi inaspettati.
Una delle peggiori accuse mosse contro
i maoisti è che i loro dirigenti hanno l'interesse di mantenere
la gente povera ed analfabeta in modo da mantenere l'influenza
su di loro. I critici chiedono perché, dopo aver lavorato
in aree come Dandakaranya per
30 anni, non hanno ancora promosso scuole e cliniche, perché
non hanno controllato le dighe e avanzato l'agricoltura,
e perché la gente continua a morire di malaria e malnutrizione.
Buona domanda. Che però ignora la realtà di quel che vuol
dire essere un'organizzazione bandita e i cui membri - anche
se sono dottori o insegnanti - sono soggetti a venir uccisi
a vista. Sarebbe maggiormente utile rivolgere la stessa
domanda al governo dell'India, che non possiede nessuna
di queste coercizioni. Perché nelle aree tribali non controllate
da maoisti non ci sono scuole, ospedali, e controllo delle
dighe? Perché la popolazione in Chattisgarh soffre di una così acuta malnutrizione che i dottori
hanno iniziato a chiamarla "AIDS nutrizionale"
a causa degli effetti che comporta sul sistema immunitario
umano?
Nel loro capitolo censurato dal rapporto
ministeriale del Panchayati Raj, Ajay Dandekar e Chitrangada Choudhury (per niente
ammiratori dei maoisti - l'ideologia del partito infatti
per loro è "brutale e cinica") scrivono:
"Dunque i maoisti oggi hanno un
doppio effetto sul terreno nelle aree PESA. In virtù delle
armi che brandiscono, sono capaci di suscitare una certa
paura nell'amministrazione a livello distrettuale/di caseggiato/di
villaggio. Di conseguenza prevengono l'impotenza del paesano
medio riguardo la negligenza o violazione delle leggi protettive
come la PESA, ad esempio, ammonendo i talathi,
che potrebbero chiedere tangenti in cambio dell'adempimento
dei loro compiti affidatigli sotto l'Atto dei Diritti della
Foresta, i commercianti che potrebbero pagare una tassa
di sfruttamento per la produzione forestale, o gli appaltatore
che vìolano lo stipendio minimo. Il partito ha inoltre compiuto
un'immensa quantità di sviluppo rurale, come ad esempio
mobilizzare il lavoro comunitario per gli stagni, la raccolta
dell'acqua piovana e lavori per la conservazione del territorio
nella regione di Dandakaranya,
dove i paesani hanno testato l'incremento dei raccolti e
migliorato la loro situazione di sicurezza alimentare."
Nella loro analisi empirica recentemente
pubblicata sull'operato dello Schema Nazionale di Garanzia
dell'Occupazione Rurale (NREGA) in 200 distretti con presenza
maoista in Orissa, Chhattisgarh
e Jharkhand, apparso nel The Economic
and Political Weekly,
gli autori Kaustav Banerjee
e Partha Saha scrivono:
“L'analisi di campo ha rivelato che
le accuse che i maoisti abbiano bloccato gli schemi di sviluppo
non sembra avere molto fondamento. In effetti il distretto
di Bastar sembra andare molto meglio per quanto riguarda
lo NREGA, rispetto ad altre aree . . . per di più, la lotta
per gli salari, l'applicazione dei salari minimi possono
esser fatti risalire alla lotta per i salari guidata dai
maoisti in quest'area. Un chiaro risultato in cui ci siamo
imbattuti è il raddoppiamento dei salari per la raccolta
delle foglie di tendu nella maggior parte delle aree maoiste . . . Ancora,
i maoisti hanno incoraggiato la condotta del controllo sociale
dato che questo aiuta la creazione di un nuovo tipo di pratica
democratica finora mai vista in India."
Implicito in molti dibattiti riguardanti
i maoisti è la vecchia, paternalistica tendenza a gettare
"le masse", il popolo adivasi in questo caso, nel ruolo del branco stupido, controllato
completamente da un pugno di perfidi "esterni".
Un professore universitario, un noto persecutore dei maoisti,
ha accusato i dirigenti del partito di essere parassiti
verso i poveri adivasi. Per sostenere
i suoi argomenti, ha paragonato la mancanza di sviluppo
in Dandakaranya con la prosperità in Kerala.
Dopo aver suggerito che i dirigenti non adivasi
sono tutti dei codardi "nascondendosi al sicuro nella
foresta", ha fatto appello a tutti i guerriglieri maoisti
adivasi e alle milizie di villaggio
di arrendersi di fronte ad un gruppo di attivisti gandhiani di classe media (scelti da lui). Ha fatto appello
affinchè la dirigenza non adivasi
venga processata per crimini di guerra. Perché i non adivasi
gandhiani sono accettabili, mentre
non lo sono i non adivasi maoisti, questo non l'ha detto. C'è qualcosa di molto
preoccupante circa questa incapacità di dare credito alla
gente comune di essere capace di saper valutare e prendere
decisioni proprie.
In Orissa, per
esempio, ci sono diverse lotte intraprese da movimenti di
resistenza non armati che spesso hanno differenze nette
tra loro. E nonostante ciò tutti loro sono riusciti a bloccare
temporaneamente l'avanzamento di alcune grosse corporazioni
- le Tata a Kalinganagar, Posco a Jagatsinghpur, Vedanta al Niyamgiri. A differenza del distretto di Bastar, dove controllano
il territorio e sono ben trincerati, i maoisti tendono ad
usare l'Orissa solo come un corridoio per far transitare le loro squadre.
Ma con l'avvicinarsi delle forze di sicurezza ai movimenti
pacifici e l'aumento della repressione, la popolazione locale
deve pensare molto bene circa i pro e i contro di coinvolgere
il Partito maoista nelle loro lotte. Vorranno le loro squadre
armate rimanere e combattere l'oppressione di stato che
segue inevitabilmente un’azione" maoista? O si ritireranno
e lasceranno la popolazione indifesa affrontare il terrore
poliziesco? Attivisti e gente comune sono stati ingiustamente
accusati di essere maoisti e sono già stati incarcerati.
Molti sono stati uccisi a sangue freddo. Ma una danza nervosa,
inquieta, continua tra la resistenza non armata e il CPI
(maoista). Occasionalmente, il partito ha fatto cose irresponsabili
che hanno portato a conseguenze terribili per la gente comune.
Nel 2006 al picco delle tensioni tra i dalit
e le comunità adivasi nel distretto
di Kandhamal, i maoisti colpirono
a morte Laxmananda Saraswati,
leader del Vishwa Hindu Parishad,
una formazione fascista, operanti tra gli adivasi
per "riportarli nell'ovile Hindu". Dopo l'uccisione,
tribali Kandha inferociti, di recente convertiti all'induismo, sono
stati incoraggiati a scatenarsi. Quasi 400 villaggi sono
stati sconvolti dalla violenza anti-cristiana. 54 cristiani
Panna Dalit sono stati uccisi,
oltre 200 chiese arse. Decine di migliaia hanno dovuto abbandonare
le proprie case. Molti vivono tutt'ora in campi, impossibilitati
al ritorno. Alquanto differente, ma con una ugualmente pericolosa
situazione è la zona del Narayanpatna
e del Koraput, distretti dove
lo Chasi Mulia
Adivasi Sangh
(che la polizia definisce maoista) sta lottando per restituire
la terra illegalmente sottratta agli adivasi
da parte di usurai e commercianti di liquori locali (molti
di loro dalit). Queste aree vacillano
sotto il terrore poliziesco, con centinaia di adivasi gettati nelle prigioni del Koraput
e con migliaia che vivono nella foresta, impauriti di tornare
a casa.
Persone che vivono in situazioni come questa
non prendono semplicemente istruzioni da un pugno di ideologi
che spuntano dal nulla agitando armi. Le loro decisioni
riguardo a quale strategia assumere parte da una miriade
di considerazioni: la storia della lotta, la natura della
repressione, l'urgenza della situazione, e, piuttosto cruciale,
la conformazione del territorio nel quale la loro lotta
è in atto. La decisione se essere gandhiani
o maoisti, militanti o pacifici, oppure un pò
entrambi (come a Nandigram), non
è sempre morale o ideologica. Spesso è tattica. La satyagraha
gandhiana, ad esempio, è una specie di teatro politico. Affinchè sia efficiente, necessita di un pubblico favorevole,
che i paesani nella selva profonda non hanno. Quando una
forza di 800 poliziotti dispongono un cordone attorno ad
un villaggio nella foresta di notte ed iniziano a bruciare
case e sparare alla gente, può uno sciopero della fame aiutare?
(Possono persone affamate iniziare uno sciopero della fame?
E funzionano scioperi della fame quando non vanno in tv?)
Allo stesso modo, la guerriglia è una strategia che i villaggi
nelle pianure, senza un riparo per una ritirata strategica,
non si possono permettere. Fortunatamente le persone sono
capaci di sfondare le categorie ideologiche, e di essere
gandhiani a Jantar Mantar, militanti nelle pianure e guerriglieri nelle foreste
senza necessariamente soffrire di una crisi d'identità.
La forza dell'insurrezione in India sta nella sua diversità,
non nell'uniformità.
Da quando il governo ha espanso la sua
definizione di "maoista" per includere tutti quelli
che lo oppongono, non dovrebbe sorprendere che i maoisti
sono apparsi al centro della scena. Ciononostante, la loro
inflessibilità dottrinale, la loro reputata inabilità a
consentire il dissenso, a lavorare con le altre forze politiche
e, soprattutto, la loro attitudine militare ostinata e feroce,
li rende troppo piccoli per farli riempire il paio di stivali
giganteschi che sono al momento in offerta.
Quando incontrai il Compagno Roopi
nella foresta, la prima cosa che il techie-whiz
fece dopo avermi accolta è chiedermi di un'intervista che
feci poco dopo che i maoisti ebbero attaccato Rani
Bodili, una scuola femminile nel
distretto di Dantewada trasformata
in una caserma di polizia. Oltre 50 poliziotti ed SPO furono
uccisi nell'attacco. "Siamo lieti che tu non abbia
condannato il nostro attacco a Rani
Bodili, però poi nella stessa
intervista hai detto che se i maoisti andranno un giorno
al potere la prima persona che impiccherebbero saresti probabilmente
tu," disse. "Perché hai detto ciò? Peché
pensi che siamo così?" Stavo elaborando la mia
lunga risposta, ma siamo stati distratti. Avrei probabilmente
iniziato con le purghe di Stalin - nelle quali milioni di
persone comuni e quasi metà dei 75000 ufficiali dell'Armata
Rossa sono stati imprigionati o fucilati, e 98 dei 139 membri
del Comitato Centrale furono arrestati; avrei continuato
con l'enorme prezzo che il popolo pagò per il Gran Balzo
in Avanti cinese e la Rivoluzione Culturale; e potrei aver
concluso con l'incidente di Pedamallapuram
in Andhra Pradesh, quando i maoisti,
nella loro precedente Guerra del Popolo, uccisero il sarpanch
del villaggio e aggredirono le attiviste che rifiutarono
di obbedire ai loro appelli a boicottare le elezioni.
Ritornando alla domanda: chi può riempire
quel gigantesco paio di stivali? Forse non possono, o non
dovrebbero, essere un singolo paio di piedi. A volte sembra
come se quelli che possiedono una visione radicale per un
mondo nuovo e migliore, non hanno la forza necessaria per
resistere all'offensiva militare, e quelli che possiedono
questa forza, non hanno quella visione.
In questo momento i maoisti sono la sezione
maggiormente militante di un vasta serie di movimenti di
resistenza che combattono un assalto alle terre natie degli
adivasi da parte di un cartello
di compagnie minerarie ed edilizie. Dedurre da ciò che il
CPI (maoista) sia un partito con un nuovo modo di concepire
lo "sviluppo" o l'ambiente potrebbe essere un
poco forzato. Un segno rassicurante è che ha prudentemente
affermato di essere contrario alle grandi dighe. Se facesse
quanto dichiarato, questo da solo porterebbe automaticamente
ad un modello di sviluppo radicalmente diverso. Per un partito
politico che è ampiamente visto come un oppositore delle
aggressioni delle corporazioni minerarie, la politica (e
pratica) maoista riguardo le miniere rimane piuttosto confusa.
In vari posti dove la popolazione sta lottando contro le
compagnie minerarie c'è un parere diffuso che i maoisti
non sono avversi a permettere i progetti estrattivi ed infrastrutturali
correlati, di andare avanti, fintantoché ricevono dalle
compagnie denaro protettivo. Da interviste e dichiarazioni
fatte dai loro dirigenti intorno alla questione delle miniere,
quello che emerge è un approccio della serie "faremo
un lavoro migliore". Promettono vagamente l'estrazione
"sostenibile per l'ambiente", diritti di sfruttamento
maggiori, migliori reinsediamenti
per i dislocati e maggiori interessi per gli "azionisti".
(Anche il ministro per l'estrazione e le risorse minerarie,
ragionando sulla stessa linea, promise in parlamento che
il 26 per cento dei "profitti" dall'estrazione
andranno allo "sviluppo tribale". Che festa ci
sarà per i maiali al trogolo!)
Ma diamo una rapida occhiata all'attrazione
principale nella cintura mineraria - bauxite per varie migliaia
di miliardi. Non vi è un modo sostenibile per l'ambiente
di estrarre la bauxite ed elaborarla in alluminio. E' un
processo altamente tossico che la maggior parte dei paesi
occidentali hanno esportato fuori dal loro ambiente. Per
produrre una tonnellata di alluminio ci vogliono circa sei
tonnellate di bauxite, più di mille tonnellate d'acqua e
una massiccia quantità di energia elettrica. Per queste
quantità di acqua ci vogliono le grandi dighe, che, come
sappiamo, appaiono con il loro ciclo di distruzione cataclismica.
Ultimo - la grande questione - quale funzione per l'alluminio?
Dov'è destinato? L'alluminio è il principale elemento dell'industria
bellica - per l'industria bellica di altri paesi. Detto
questo, quale sarebbe una politica mineraria sana e sostenibile?
Supponendo, per lo scopo della discussione , che il CPI
(maoista) abbia il controllo del cosiddetto Corridoio Rosso,
la patria dei tribali - con le sue ricchezze di uranio,
bauxite, calcare, dolomite, stagno, granito, marmo - come
andrebbe l'operato delle politiche e della governance?
Estraerebbero i minerali da mettere
sul mercato per creare reddito, creerebbero ed espanderebbero
le infrastrutture? Oppure estraerebbero solo il necessario per andare incontro ai fabbisogni
primari della popolazione? Come definirebbero i "bisogni
primari"? As esempio, le armi nucleari sarebbero un
"fabbisogno di base" in uno stato-nazione maoista?
A giudicare da quel che sta succedendo
in Russia e in Cina, e anche in Vietnam, le società comuniste
e capitaliste hanno finalmente trovato una cosa in comune
- il DNA dei loro sogni. Dopo le loro rivoluzioni, dopo
aver costruito società socialiste in cui milioni di lavoratori
e contadini pagarono con le loro vite, entrambi i paesi
ora hanno iniziato ad invertire alcune delle conquiste delle
rispettive rivoluzioni e sono passati a sfrenate economie
capitaliste. Anche per loro le capacità di consumare sono
diventate la misura del progresso. Per questo tipo di "progresso"
c'è bisogno dell'industria. Per alimentare l'industria c'è
bisogno di un'approvvigionamento
stabile di materie prime. Per questo, c'è bisogno di miniere,
dighe, dominazione, colonie, guerra. Le vecchie potenze
sono in declino, le nuove in crescita. Stessa storia, diversi
attori - i paesi ricchi saccheggiare quelli poveri. Ieri
erano l'Europa e l'America, oggi sono l'India e la Cina.
Domani forse l'Africa. Ma ci sarà un domani? Forse è troppo
tardi per chiederlo, ma allora la speranza ha poco a che
fare con la ragione.
Ci possiamo aspettare che un'alternativa
a quella che sembra una morte certa per il pianeta arrivi
dall'immaginazione che ha portato questa crisi in primo
luogo? Sembra poco probabile. L'alternativa, se esiste,
emergerà dai luoghi e dai popoli che hanno resistito all'impeto
egemonico del capitalismo e dell'imperialismo invece di
venirne cooptati.
Qui in India, pure in mezzo a tutta la
violenza e l'avidità, c'è ancora un'immensa speranza. Se
nessuno può farlo, lo possiamo fare noi. Abbiamo pur sempre
una popolazione che non è ancora stata completamente colonizzata
da quel sogno consumista. Abbiamo una tradizione vivente
di quelli che hanno lottato per la visione gandhiana
di sotenibilià e di fiducia in
sé, per le idee socialiste di egualitarismo e giustizia
sociale. Abbiamo la visione di Ambedkar,
che sfida seriamente sia i gandhiani
che i socialisti. Abbiamo la più spettacolare coalizione
di movimenti di resistenza.
Più importante di tutto, l'India ha una
popolazione superstite di adivasi di quasi 100 milioni. Loro sono quelli che ancora
conoscono i segreti del vivere in modo sostenibile. Se scompaiono,
porteranno questi segreti con sé. Guerre come l'Operazione
Green Hunt li faranno scomparire.
Dunque, una vittoria per i prosecutori di queste guerre
conterrà anche i semi della distruzione, non solo per gli
adivasi, ma, alla fine, anche
per la razza umana. Per questo la guerra nell'India centrale
è così importante. Per questo abbiamo bisogno di un reale
e urgente dialogo tra tutte quelle formazioni politiche
che ancora resistono a questa guerra.
Il giorno che il capitalismo verrà forzato
a tollerare le società non capitaliste nel suo seno e riconoscerà
i limiti della sua ricerca del dominio, il giorno in cui
sarà costretto a riconoscere che il suo approvvigionamento
di materie prima non sarà infinito, è il giorno in cui il
cambiamento avverrà. Se c'è qualche speranza per il mondo,
non vive nelle sale conferenza sui cambiamenti climatici
o nelle città con edifici alti. Vive in basso sulla terra,
con le sue braccia attorno al popolo che lotta ogni giorno
per proteggere le proprie foreste, le montagne e i fiumi,
perché sanno che le foreste, le montagne e i fiumi li proteggeranno.
Il primo passo verso il riconcepimento
di un mondo terribilmente sbagliato sarebbe interrompere
l'annientamento di quelli che hanno una visione diversa
- una visione estranea al capitalismo e al comunismo. Una
visione che abbia una comprensione del tutto differente
di quello che costituisce la felicità e la soddisfazione.
Per ottenere questo spazio filosofico, è necessario concedere
un pò di spazio fisico per la
sopravvivenza di quelli che possono sembrare i custodi del
passato, ma che possono davvero essere le guide del nostro
futuro. Per far ciò, dobbiamo chiedere ai nostri governanti:
potete lasciare l'acqua nei fiumi? Gli alberi nella foresta?
Potete lasciare la bauxite nelle montagne? Se rispondono
di non poterlo fare, allora forse dovrebbero smetterla di
predicare la moralità alle vittime delle loro guerre.
autunno 2010
La traduzione è stata curata dalla
Redazione di Bologna di Contropiano
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