 |
Sarà un caso,
ma l'evasione fiscale continua a salire. Lo si deve
desumere dall'aumento delle verifiche positive effettuate
dalla Guardia di finanza, che nel 2010 ha individuato
redditi non dichiarati per un valore complessivo del
46% superiore a quelli scovati nell'anno precedente.
I controlli effettuati sono anch'essi aumentati, ma
in una percentuale molto inferiore. Ne consegue che
a «crescere», pertanto, sono state le
infrazioni.
Un dato che emerge con chiarezza è che l'incremento
riguarda ogni tipo di infrazione, dalle trangolazioni
con società offshore in paradisi fiscali ai
falsi invalidi, dal traffico di droga all'impiego
di manodopera in nero. Non c'è insomma fascia
sociale – tranne i lavoratori dipendenti, stabili
o precari che siano – che non sia coinvolta
in questo vortice. Del resto, se abbiamo un premier
che distribuisce buste in contanti nottetempo, perché
mai «i sudditi» dovrebbero invece coltivare
le virtù civiche?
Il rapporto sull’attività delle Fiamme
gialle nel 2010 non lascia dubbi sulla propensione
truffaldina di imprese, professionisti, faccendieri
di ogni tipo. Sul fronte dell’evasione propriamente
detta, infatti, sono stati scoperti redditi per 49,245
miliardi. Tanto ben di dio era accuratamente nascosto
da appena 8.850 evasori totali (il 18% in più
del 2009), sia persone fisiche che aziende. [En passant,
da quelle parti sono spariti anche 2,6 miliardi di
Iva. |
Una buona quota di evasione (10,5 miliardi, quasi il doppio
rispetto al 2009) è rappresentata dalle transazioni
internazionali, giocando sia sui fittizi trasferimenti di
residenza all’estero che sulle omesse dichiarazioni
di capitali detenuti altrove. I paesi più gettonati
sono ovviamente quelli più vicini (Svizzera e Lussemburgo),
perché anche i viaggi per tener d’occhio i
propri conti rappresentanto un costo. Nella stessa categoria
rientrano perciò i depositi in Gran Bretagna, a San
Marino o in Liechtenstein. Mentre ci devono essere cifre
favolose da proteggere, se qualcuno (il 6%, comunque) è
disposto a darsi da fare fino a Panama. Tutta gente per
cui la globalizzazione costituisce un’occasione in
più di lasciarsi alle spalle qualsiasi «responsabilità
sociale». Anche in questa materia, il premier è
certamente diventato un maestro per molti.
Ma se c’è una tassa che caratterizza il modo
di stare in campo delle mitiche «imprese» che
dovrebbero salvare il paese, questa è certamente
l’Irap. Bene, ben 30,5 miliardi (cui vanno aggiunti
altri 6,3 di Iva) sono stati bellamente evasi. Una cifra
che rappresenta da sola una manovra finanziaria. E dobbiamo
ricordare che questa è la parte che è emersa
grazie alle verifiche della Finanaza. C’è solo
da sperare – ma senza troppe illusioni – che
non sia solo una goccia nel mare.
A confronto con questa evasione «perbene», da
«colletti bianchi», la criminalità organizzata
fa quasi la figura del pezzente. In un anno sono stati sequestrati
beni per circa 3 miliardi, il 30% in più dell’anno
prima. Interessante sapere – anche se ai leghisti
dispiace – che il 23% era localizzato nelle regioni
del nord. Riciclaggio, droga, giochi clandestini e semilegali,
prodotti falsificati (non solo «made in Italy»,
ma anche farmaci, elettronica, ecc) chiudono la classifica
con cifre tutto sommato minori.
Ai poveri «veri» resta poco da zanzare. Per
quasi 4.500 falsi invalidi la pacchia di un assegno mensile
è finita all’improvviso. Mentre gli «abbienti»
sono capaci di infilarsi anche in queste nicchie di evasione
da pochi spiccioli. In Veneto sono stati individuati «indigenti»
che avevano ottenuto il contributo per l’affitto –
e, con i criteri locali, dovrebbe trattarsi di «indigeni
docg» – pur possedendo macchinoni da paura.
A
Firenze, proprietari di appartamenti nel centro storico
chiedevano il buono per la mensa scolastica. Così
come alcuni commercianti (in particolare in Calabria) ottenevano
l’esenzione dal ticket sanitario pur possedendo qualche
decina di immobili.
E’ il ritratto di un paese infame, con una «classe
dirigente» incapace di elevarsi al di sopra del livello
di uno strozzino di quartiere.
|