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Un paese da colonna infame
Evasione fiscale. Decine di miliardi sottratti da imprese e persone fisiche, in tutti i modi
di Tommaso De Berlanga

 

Sarà un caso, ma l'evasione fiscale continua a salire. Lo si deve desumere dall'aumento delle verifiche positive effettuate dalla Guardia di finanza, che nel 2010 ha individuato redditi non dichiarati per un valore complessivo del 46% superiore a quelli scovati nell'anno precedente.
I controlli effettuati sono anch'essi aumentati, ma in una percentuale molto inferiore. Ne consegue che a «crescere», pertanto, sono state le infrazioni.
Un dato che emerge con chiarezza è che l'incremento riguarda ogni tipo di infrazione, dalle trangolazioni con società offshore in paradisi fiscali ai falsi invalidi, dal traffico di droga all'impiego di manodopera in nero. Non c'è insomma fascia sociale – tranne i lavoratori dipendenti, stabili o precari che siano – che non sia coinvolta in questo vortice. Del resto, se abbiamo un premier che distribuisce buste in contanti nottetempo, perché mai «i sudditi» dovrebbero invece coltivare le virtù civiche?
Il rapporto sull’attività delle Fiamme gialle nel 2010 non lascia dubbi sulla propensione truffaldina di imprese, professionisti, faccendieri di ogni tipo. Sul fronte dell’evasione propriamente detta, infatti, sono stati scoperti redditi per 49,245 miliardi. Tanto ben di dio era accuratamente nascosto da appena 8.850 evasori totali (il 18% in più del 2009), sia persone fisiche che aziende. [En passant, da quelle parti sono spariti anche 2,6 miliardi di Iva.

Una buona quota di evasione (10,5 miliardi, quasi il doppio rispetto al 2009) è rappresentata dalle transazioni internazionali, giocando sia sui fittizi trasferimenti di residenza all’estero che sulle omesse dichiarazioni di capitali detenuti altrove. I paesi più gettonati sono ovviamente quelli più vicini (Svizzera e Lussemburgo), perché anche i viaggi per tener d’occhio i propri conti rappresentanto un costo. Nella stessa categoria rientrano perciò i depositi in Gran Bretagna, a San Marino o in Liechtenstein. Mentre ci devono essere cifre favolose da proteggere, se qualcuno (il 6%, comunque) è disposto a darsi da fare fino a Panama. Tutta gente per cui la globalizzazione costituisce un’occasione in più di lasciarsi alle spalle qualsiasi «responsabilità sociale». Anche in questa materia, il premier è certamente diventato un maestro per molti.
Ma se c’è una tassa che caratterizza il modo di stare in campo delle mitiche «imprese» che dovrebbero salvare il paese, questa è certamente l’Irap. Bene, ben 30,5 miliardi (cui vanno aggiunti altri 6,3 di Iva) sono stati bellamente evasi. Una cifra che rappresenta da sola una manovra finanziaria. E dobbiamo ricordare che questa è la parte che è emersa grazie alle verifiche della Finanaza. C’è solo da sperare – ma senza troppe illusioni – che non sia solo una goccia nel mare.
A confronto con questa evasione «perbene», da «colletti bianchi», la criminalità organizzata fa quasi la figura del pezzente. In un anno sono stati sequestrati beni per circa 3 miliardi, il 30% in più dell’anno prima. Interessante sapere – anche se ai leghisti dispiace – che il 23% era localizzato nelle regioni del nord. Riciclaggio, droga, giochi clandestini e semilegali, prodotti falsificati (non solo «made in Italy», ma anche farmaci, elettronica, ecc) chiudono la classifica con cifre tutto sommato minori.
Ai poveri «veri» resta poco da zanzare. Per quasi 4.500 falsi invalidi la pacchia di un assegno mensile è finita all’improvviso. Mentre gli «abbienti» sono capaci di infilarsi anche in queste nicchie di evasione da pochi spiccioli. In Veneto sono stati individuati «indigenti» che avevano ottenuto il contributo per l’affitto – e, con i criteri locali, dovrebbe trattarsi di «indigeni docg» – pur possedendo macchinoni da paura. A
Firenze, proprietari di appartamenti nel centro storico chiedevano il buono per la mensa scolastica. Così come alcuni commercianti (in particolare in Calabria) ottenevano l’esenzione dal ticket sanitario pur possedendo qualche decina di immobili.
E’ il ritratto di un paese infame, con una «classe dirigente» incapace di elevarsi al di sopra del livello di uno strozzino di quartiere.

 
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