 |
Mubarak prova
a resistere pur avendo tutto il paese contro. Ma
l'opposizione non intende dargli scampo e con la
proclamazione dello sciopero generale ad oltranza
crede di poterlo mettere con le spalle al muro.
Cairo, 2 febbraio 2011 –
Oltre c’è un governo di unità
nazionale che potrebbe nascere dalle consultazioni
tra il vicepresidente Omar Suleiman, appena nominato
da Mubarak, e una coalizione di forze dell’opposizione.
Quando e come avverrà questo dialogo non
si sa ancora e se la richiesta delle dimissioni
immediate del presidente unisce al momento tutte
le forze schierate contro il regime, nulla garantisce
che questo fronte resti compatto una volta che il
raìs si sarà fatto da parte. Abbiamo
chiesto di fare il punto della situazione all’analista
Hani Shukrallah, ex direttore dell’edizione
in lingua inglese del giornale al Ahram «dimissionato»
qualche anno fa dal regime per aver criticato apertamente
la politica di Mubarak.
|
Sta per cominciare lo sciopero generale, il
popolo egiziano è unito, le opposizioni al regime
un po’ meno. Qual è la situazione?
Al momento prevale la battaglia comune contro Mubarak
e il regime ma lo schieramento di forze non è unito.
Si è formato un gruppo , «i saggi»,
del quale fanno parte tra gli altri Mohammed ElBaradei,
scelto come loro rappresentante anche dai Fratelli Musulmani,
Ahmed Sweil, l’ex candidato alla presidenza (nel
2005) Ayman Nour, una personalità stimata come
Amin Sabbai e il noto scrittore Alaa Al Aswani. Sono intellettuali
e uomini politici che godono del favore della piazza e
del sostegno dei più giovani. Accanto ai «saggi»
c’è un fronte più classico formato
dai partiti dell’opposizione di vario orientamento
come il Tagammo (sinistra), Wafd (destra liberale) e il
Fronte democratico. Le posizioni di questi due schieramenti
sono analoghe su molti punti, a partire dall’uscita
di scena di Mubarak fino alla formazione di un governo
di unità nazionale. Allo stesso tempo, esistono
anche differenze e pregiudiziali. La sinistra, ad esempio,
non si sente rappresentata da ElBaradei che invece, con
il passare dei giorni, diventa più noto e gradito
alla piazza. La situazione è in evoluzione e proprio
questa sera (ieri) il gruppo capeggiato da ElBaradei ha
dovuto riconoscere di non aver ancora incluso donne tra
i «saggi» e di aver trascurato i giovani che
pure sono stati i protagonisti assoluti di questa rivolta.
L’opposizione fa fatica a registrare i suoi
meccanismi. Ma ai colloqui con il vicepresidente Omar
Suleiman andrà unita?
Penso di sì. È così importante riuscire
a scardinare la struttura del potere di Mubarak ed avviare
un processo di riforme democratiche che almeno per qualche
tempo le differenze e le posizioni ideologiche passeranno
in secondo piano. La coalizione che parlerà con
Suleiman senza dubbio comprenderà tutte le forze
dell’opposizione, poi si vedrà.
Esclude la formazione di un fronte unito dalle forze laiche
e progressiste in vista delle elezioni che, si dice, potrebbero
tenersi entro qualche mese.
Stiamo parlando di forze politiche tanto diverse per storia
e per ideologia e mi riesce difficile immaginarle tutte
insieme. Tuttavia non posso escluderlo, anche in considerazione
del probabile ingresso in campo, in via ufficiale questa
volta, dei Fratelli musulmani. La situazione è
fluida e fare previsioni è davvero difficile. So
però che quanto sta accadendo nel nostro paese
sta dando una scossa terribile non solo al regime ma anche
alle formazioni politiche dell’opposizione e prevedo
profondi cambiamenti ai vertici di queste forze, innescati
anche in questo caso dalla spinta dei giovani.
*Articolo apparso sul Il Manifesto del 2
febbraio 2011