Appello. Ricostruire il Partito
Comunista
La grande crisi capitalistica irrisolta, destinata a
durare a lungo, spinge le classi dominanti verso soluzioni
di destra sia sul versante economico-sociale che su quello
politico-istituzionale.
Nella debolezza strutturale del capitalismo italiano,
caratterizzato dalla distruzione del settore pubblico
dell’economia, dalla esiguità della grande
industria, dalla prevalenza della piccola impresa basata
su bassi salari, super-sfruttamento, lavoro sempre più
precario, le classi proprietarie scelgono l’arroccamento
a difesa dei propri privilegi.
La manovra di Tremonti colpisce gli interessi popolari,
non intacca rendite e redditi elevati.
Il modello Marchionne richiede piena libertà di
manovra, totale potere sull’uso della forza-lavoro,
annullando il contratto nazionale collettivo e le tutele
previste dallo Statuto dei lavoratori. Contro la Fiom,
che ha colto il significato politico dell’attacco
padronale, è schierato un blocco proprietario che
va ben al di là della compagine berlusconiana e
comprende, oltre i sindacati filo padronali, anche un’ampia
area del PD.
L’attacco alla Costituzione intende smantellarne,
insieme con gli elementi portanti della forma di repubblica
parlamentare fondata su un sistema elettorale proporzionale
puro, i capisaldi economico-sociali.
L’aggressione alla magistratura e all’autonomia
dei diversi poteri dello Stato, la controriforma dell’Università,
i tagli all’istruzione e alla formazione, la destrutturazione
più in generale del mercato del lavoro, configurano
un progetto di società antidemocratica, basata
sempre più sulla precarietà sociale e civile.
Le resistenze e le lotte sociali, che dalle fabbriche
alle scuole, dalle periferie all’Università,
si sviluppano in Italia sono in gran parte prive di una
sponda politica, e del Partito comunista quale intellettuale
e organizzatore collettivo in grado di elaborare e realizzare
una strategia democratica e progressiva, volta al socialismo,
quale unica reale alternativa alla crisi attuale del sistema.
Ciò implica una radicale inversione di rotta nel
nostro Paese, facendo della difesa e rilancio integrale
della Costituzione la base del programma politico, con
la ripresa dell’intervento pubblico in economia
e della programmazione democratica sotto controllo operaio
e popolare.
I comunisti, che nei decenni seguiti alla lotta di Liberazione
hanno espresso una grande forza politica, sociale, culturale,
determinando alcune fondamentali conquiste sociali, vivono
oggi una situazione di estrema difficoltà, in crisi
di militanza, di partecipazione, di progetto strategico,
privi anche di rappresentanti nel parlamento italiano
ed europeo.
L'esigenza di ricostruzione di un partito comunista nel
nostro paese si impone a tutte le avanguardie più
coscienti delle lotte operaie, popolari, studentesche
per dare direzione, organizzazione e prospettive ai conflitti
sociali e politici.
Diciamo partito comunista, che è cosa diversa da
una generica forza di sinistra anti-capitalistica, perché
un partito di comunisti, tra le altre cose, avverte l'esigenza
di una teoria rivoluzionaria costruita con rigore e scientificità
(e come tale mai dogmatica, ma in continuo sviluppo);
perché una coscienza comunista e di aspirazione
al socialismo non si forma spontaneamente nei movimenti
sociali di lotta, per quanto radicali, ma ha bisogno del
partito come suo intellettuale collettivo; perché,
tanto più in una fase di crisi profonda del sistema
capitalistico su scala planetaria, vanno esplicitate le
finalità generali e la dimensione internazionale
della lotta per il socialismo e il comunismo. Perché
questa prospettiva può vivere nell'Italia e nell'Europa
di oggi solo se le avanguardie dei movimenti sociali in
lotta diventano consapevoli del carattere sistemico della
crisi e maturano una visione mondiale della lotta per
il socialismo.
Alle comuniste e ai comunisti comunque collocati - a
quelli che come noi sono o sono stati in vario modo militanti,
dirigenti, sostenitori dell'esperienza ventennale di Rifondazione,
o che ad essa hanno guardato con interesse - la condizione
drammatica in cui si trova il movimento comunista in Italia,
a rischio di dissoluzione, richiede di esprimersi senza
reticenze: il progetto originario di Rifondazione è
giunto al capolinea. Dopo lo scioglimento del Pci non
sono state gettate le fondamenta adeguate su cui ricostruire
un nuovo partito comunista all’altezza dei tempi.
La maggioranza del gruppo dirigente bertinottiano, nel
corso degli anni, ha demolito l’impianto teorico
e strategico comunista. Il congresso di Chianciano del
PRC (2008) aveva alimentato molte speranze e, tra chi
sottoscrive questo documento, vi è anche chi è
stato determinante per aprire una nuova stagione, chiedendo
un significativo cambio di rotta. Non solo questa discontinuità
non c’è stata, ma a pochi anni di distanza
ritroviamo un partito ancora più debole, incerto
ed in piena crisi di identità.
Prendiamo atto che la fragilità e l'eterogeneità
delle basi strategiche originarie di Rifondazione hanno
dato vita a fratture e scissioni ed ora, a vent’anni
di distanza, quel che rimane è un assemblaggio
eclettico, dove gli scontri e le battaglie correntizie
hanno prodotto un grave degenerazione della vita interna.
L'assenza di un pensiero forte condiviso e di un collante
ideologico sufficientemente solido, ha impedito a questo
partito di reggere alle pressioni determinate dai grandi
tornanti della storia. A fronte di reiterate richieste
di un’inversione di rotta, il gruppo dirigente sembra
voler ripercorrere gli stessi, micidiali, errori.
Per tutte queste ragioni, anche se sappiamo bene che in
Rifondazione continuano a militare molte compagne e compagni
che sentiamo idealmente vicini e con cui vogliamo tenere
aperta l'interlocuzione, non riconosciamo più in
questa esperienza politica un fattore propulsivo per la
ricostruzione del partito comunista in Italia.
Negli ultimi tre anni, molti tra i firmatari di questo
documento, hanno lavorato per questo obiettivo ed hanno
chiesto, o sperato, che anche il PRC nel suo insieme se
ne facesse carico. La risposta è stata sconfortante:
chi non ha manifestato aperta ed ostile contrarietà,
ha semplicemente rimosso il tema dall’agenda e dal
dibattito politico. Si sono così ignorati appelli
di singoli iscritti, interi circoli o ex militanti e si
è rimosso il fatto che su questa questione sono
state promosse, dal basso, decine e decine di iniziative
in tutto il territorio nazionale. Anche quando c’è
stato un timido richiamo di alcuni all’unità
dei comunisti, questo veniva vissuto più come un
problema di natura organizzativa che politica, e, comunque,
alle dichiarazioni non è mai seguito un singolo
atto concreto.
Centinaia di migliaia di compagne/i sono passati attraverso
l’esperienza di Rifondazione per poi uscirne; molti
di essi vivono una condizione di “diaspora”,
da potenziali militanti senza organizzazione. E’
tempo di offrire anche a loro una sponda.
Se non si compiono i primi passi concreti in questa direzione,
rompendo ogni indugio e tatticismo e avviando una prima
fase aggregativa, l'ulteriore deriva e lo smarrimento
di migliaia di militanti comunisti diventa inevitabile.
Siamo consapevoli che la crisi è complessiva e
che non ci sono “isole felici”. Limiti ed
errori hanno segnato pure l’esperienza del PdCI,
ma essi sono oggetto di un ripensamento, come nel caso
della riflessione autocritica sulla partecipazione al
governo della guerra contro la Jugoslavia. Il suo gruppo
dirigente ritiene che non esistano oggi le condizioni
e i rapporti di forza per governare col centrosinistra
e prende atto dell’involuzione reazionaria dell'Unione
europea, valutando che ciò non era scontato in
altre fasi. E non è privo di significato che esso
non abbia ripudiato la storia del movimento comunista
del ‘900, né condotto campagne ostili verso
altri partiti comunisti o paesi ad orientamento socialista,
nè abbia sostenuto il progetto della “Sinistra
Europea” (che ha gravemente diviso i comunisti in
Europa) e, diversamente da altri, abbia respinto l’idea
di un partito organizzato in correnti.
Sappiamo che il PdCI non rappresenta la soluzione della
questione comunista in Italia. Sono i suoi dirigenti per
primi a riconoscerlo. Ma il fatto che il suo gruppo dirigente
abbia assunto il progetto della ricostruzione di una nuova
forza comunista unita ed unitaria, e oggi avanzi la proposta
di avviare, nei prossimi mesi, una fase congressuale aperta
- capace di dare vita ad un vero e proprio cantiere per
la “ricostruzione del partito comunista” -
determina una situazione nuova.
Facciamo appello a tutti i lavoratori, gli studenti, i
disoccupati - consapevoli della gravità della crisi
e dell'urgente necessità del partito comunista
- a sostenere in tutti i modi possibili questo processo,
nelle forme che ognuno riterrà più opportune.
Ci impegniamo a che si promuova una riflessione aperta
sul significato della costruzione del Partito, stante
l'attuale sviluppo dei rapporti di classe ed internazionali,
lavorando per recuperare il ritardo di questi ultimi venti
anni. Ineludibile per noi è il tema del radicamento
sociale e di classe dei comunisti, e dunque di una organizzazione
strutturata a tal fine. Ci proponiamo di innovare e rivoluzionare
il nostro modo di agire e pensare per affrontare così,
finalmente, nodi politici essenziali, prima di tutto quello
della linea politica e della strategia di transizione
al socialismo nelle condizioni dell’attuale assetto
imperialistico mondiale; la forma partito più adeguata;
il modello organizzativo; l'autofinanziamento; la comunicazione;
il ruolo dei comunisti nei sindacati e nella riorganizzazione
di un sindacalismo di classe.
Ci vorrà tempo, pazienza ed una grande capacità
di ascolto, ma siamo consapevoli che se eludessimo questa
discussione, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta
della ricostruzione.
Questo impegno non contraddice l’esigenza giusta
e sentita di una più vasta unità d’azione
di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al
cambiamento, dentro e fuori la Federazione della Sinistra.
Né esclude la ricerca di convergenze utili per
arginare l’avanzata delle forze più apertamente
reazionarie. E' dentro questa esigenza di unità
d'azione a sinistra, non certo contro di essa, che può
progredire e affermarsi il processo di ricostruzione di
una forza comunista unitaria e indipendente. Anzi: tale
sforzo unitario avrà tanto più successo,
quanto più incisivo sarà il processo di
ricostruzione del partito comunista.
A soli vent'anni dalla fine dell'Unione Sovietica, quando
poteva sembrare a molti che la storia fosse finita e che
solo dei visionari potessero riproporre credibilmente
la questione del socialismo, oggi avvertiamo non solo
che la dinamica storica ha ripreso a fluire, ma che essa
si è messa a correre. Il mondo è segnato
da una crisi del sistema capitalistico e del primato delle
grandi potenze imperialiste che non ha precedenti.
Nuovi paesi e continenti emergono come i protagonisti
del mondo di domani. Tra pochi decenni essi esprimeranno
i due terzi dell'economia mondiale e per molti di essi
si ripropone in vario modo il tema di una alternativa
possibile di tipo socialista ed antimperialista.
E’ lo sfruttamento neo-coloniale attuato dalle potenze
imperialiste, attraverso multinazionali le cui dimensioni
economiche superano quelle di interi Stati, la causa prima
della povertà che attanaglia la maggior parte dell’umanità,
principalmente in Asia, Africa e America Latina.
E’ il tentativo delle potenze imperialiste –
in primo luogo gli Stati Uniti – di mantenere la
supremazia, la causa prima della guerra. Sono queste potenze
le principali responsabili della crescente corsa agli
armamenti – compresi quelli nucleari – e del
conseguente aumento della spesa militare mondiale, che
sottrae risorse ai bisogni vitali dell’umanità.
Per opporsi a tale sistema che porta il mondo alla catastrofe,
vanno intrecciate lotta all’ingiustizia sociale
e lotta contro la guerra, che in Italia significa anzitutto
opporsi alla presenza delle basi Usa/Nato e alla partecipazione
alle guerre, come quella in Afghanistan.
Sappiamo che la ricostruzione di un partito comunista
in Italia è un processo arduo e complesso, di cui
dobbiamo saper individuare fasi e tappe intermedie.
Abbiamo come riferimento i punti alti dell'esperienza
e della elaborazione del movimento comunista italiano
e internazionale, nell’ispirazione leninista e gramsciana,
che va attualizzata.
Pensiamo che nella fase attuale sia possibile e necessario
ricostruire un partito di quadri e di militanti con una
influenza di massa; che pur non essendo da subito grande
in termini di iscritti, sappia organizzare una presenza
efficace dei suoi militanti nella società, nel
sindacato, negli organismi popolari, nei comitati di lotta
che vanno nascendo; e quindi sia capace, in questo senso,
di esercitarvi una influenza di massa. Che sappia caratterizzare
la sua presenza nelle istituzioni in stretto legame con
le lotte popolari. Che si lasci alle spalle la degenerazione
correntizia e sia gestito in modo collegiale e unitario.
Non è facile, ma è indispensabile.
Non ci nascondiamo le difficoltà dell'impresa,
ma non vogliamo arrenderci e siamo convinti che troveremo
migliaia di compagne/i pronti a sostenerla.
Lavoriamo perché essa si arricchisca del contributo
delle giovani generazioni, che non hanno vissuto gli errori
e le sconfitte del passato: ad esse appartiene il futuro.
sul sito www.ricostruireilpartitocomunista.blogspot.com
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