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Siamo operai, lavoratori,
precari e non, giovani e migranti, donne e uomini,
che vogliono promuovere un lavoro collettivo a sinistra,
per costruire un'identità capace di dare rappresentanza
politica alle fasce popolari. Gli attuali processi
di crisi hanno investito la nostra regione, cosi come
Bologna.
Il cosiddetto modello emiliano è ormai un ricordo.
Assistiamo a profonde modificazioni: distruzione del
welfare e del tessuto industriale, profonde trasformazioni
della morfologia urbana attraverso processi speculativi
e meccanismi legati alla rendita, una nuova composizione
di classe contraddistinta da sempre più lavoratori
migranti e precari e fenomeni nuovi come la disoccupazione
strutturale.
Lo stesso ceto medio è investito da una nuova
precarietà sociale, che spinge a una ricerca
di “sicurezza” caratterizzata da isteria
collettiva e da miope localismo. Mentre Bologna avrebbe
bisogno di scelte coraggiose e adeguate alle modificazioni
economiche e sociali, si continua a cianciare di infrastrutture
costosissime, si vede crescere la cementificazione
e i profitti dei grandi gruppi padronali. |
Contemporaneamente i costi della sanità
sono sempre più a carico dei cittadini, si continua
a finanziare il privato a scapito del pubblico. Non crescono
i posti di lavoro ma solo gli impieghi precari, mentre le
aziende chiudono o delocalizzano e le aree ex-industriali
diventano il volano della speculazione edilizia in salsa
felsinea.
Gli studenti continuano ad essere risorse da sfruttare economicamente
perché necessitano di case e servizi. È necessario
quindi aprire un percorso fuori dagli schemi, insufficienti
e stantii, che regolano il rapporto tra "confraternite"
politiche.
Vorremmo farlo a partire due punti:
1) per anni abbiamo gridato che “noi la crisi non
la paghiamo”, ma è evidente che non è
così. Sono le fasce popolari che la stanno pagando.
2) la crisi diventa un acceleratore del progetto neo-autoritario
di riduzione e progressiva cancellazione di diritti, garanzie
e conquiste popolari. Le differenze sociali si acuiscono:
i ricchi sono sempre di meno e sempre più ricchi,
i poveri crescono di numero e sono sempre più poveri.
Le fasce popolari non hanno più rappresentanza politica
a sinistra.
Assistiamo a una lotta violenta tra un centro-destra e un
centro-sinistra che rispondono a settori diversi e antagonisti
del medesimo blocco di potere. Il centro sinistra si nasconde
dietro l’ anti-berlusconismo, cercando di ricompattarsi
sotto le bandiere di un riformismo che significa consegnarsi
al “marchionnismo”.
Le lotte intestine al centro sinistra sono tese unicamente
a conservare i privilegi di casta e a combattere una guerra
per conto terzi (il liberismo di Marchionne contro quello
di Marcegaglia contro quello di Berlusconi). L’antiberlusconismo
non connota alcuna politica che si possa definire di sinistra.
Esiste, d'altra parte, una sinistra che fa dell’indipendenza
di classe il vettore del proprio agire, che si pone il problema
di rappresentare e difendere gli interessi popolari ma non
riesce ancora a coagularsi, perché sopravvivono resistenze
e remore legate a presunte “titolarità”
di rappresentanza di classe; vecchi retaggi di obsolete
rappresentanze istituzionali. Non accettiamo di giocare
al gioco della torre, dove si può scegliere solo
tra una destra reazionaria e un centro sinistra(destra)
antiberlusconiano e ultra-moderato: questa torre dovrà
necessariamente essere abbattuta.
Per costruire una Sinistra di Classe che sappia porsi e
affrontare il problema di rappresentare e difendere gli
interessi popolari dobbiamo capire dove si colloca oggi
l’interesse del capitalismo monopolista e che i più
profondi processi di privatizzazione e smantellamento del
welfare sono stati propugnati e perseguiti dal centro-sinistra.
La lotta contro la precarietà sociale diffusa e la
diminuzione degli spazi di democrazia sono le questioni
da cui intendiamo muovere, oggi, in direzione di una trasformazione
della nostra società.
Sul piano politico il “civismo” non serve più,
anzi viene cavalcato da coloro che ancora una volta vogliono
imbrigliare i sommovimenti popolari e collettivi, sottomettendoli
a logiche politiciste. Rispondendo cosi a interessi contrapposti
a quelli che dichiara di voler difendere.
Vogliamo dare vita ad un progetto che restituisca rappresentanza
politica a tutti quei settori sociali che oggi si pongono
in modo conflittuale, che non accettano di pagare la crisi.
Le lotte sul territorio, l’insorgenza giovanile, la
resistenza dei lavoratori, come si é visto nel referendum
di Mirafiori, sono segnali importanti che ci permettono
di vedere come esiste un blocco sociale antagonista, che
cerca tra mille differenze e difficoltà, di difendere
i propri interessi: tutto questo non è riconducibile
ad una specifica organizzazione, ma è patrimonio
e esempio per tutti coloro che oggi resistono e vogliono
rilanciare un ipotesi sociale fondata su beni e interessi
comuni.
Pensiamo che occorra non solo sostenere le singole vertenze,
ma avere la capacità di costruire un vero e proprio
sciopero generale e generalizzato, che sappia rappresentare
effettivamente quella maggioranza di lavoratori e precari.
La percezione della perdita del futuro è l’elemento
che caratterizza il nostro tempo. La stessa percezione di
perdita del futuro che è stata motore delle manifestazioni
in Europa e in Nord Africa. Questi movimenti non possono
essere interpretati solo partendo dal disagio sociale -
che ovviamente esiste - ma vanno considerati elementi di
costruzione politica, di comportamenti antagonisti che potrebbero
trasformare la società. E anche se il loro esito
non è definito, le condizioni che le determinano
e i soggetti sociali che in esse agiscono meritano l’indagine
e l’impegno di tutti noi.
Il ruolo della sinistra oggi deve essere quello di dare
una prospettiva di futuro diverso, di protagonismo del blocco
sociale indipendente. Una indipendenza che è in primo
luogo autonomia di classe, che si manifesta nelle organizzazioni
sindacali anti-concertative e nelle lotte per la difesa
del bene comune e della democrazia partecipata. Fino a pochi
anni fa era impossibile ipotizzare questo: il futuro era
delle classi dominanti, a noi era solo concesso resistere
o sognare ipotetiche fughe. Oggi la crisi pone al centro
il problema dell’alternativa. Abbiamo bisogno di un
progetto-laboratorio che ci permetta di ritrovare forza
organizzata, che permetta a singoli compagni e organizzazioni
di trovare una piattaforma di proposte comuni.
Esistono centinaia di compagni attivi ma di fatto frenati,
perché non inseriti dentro una dimensione collettiva
e dinamica. La scomposizione di classe produce scomposizione
politica, ma attorno all’oggettività della
fase pensiamo si possa ritrovare una dinamica collettiva,
come un vero e proprio laboratorio che fotografa la frammentazione
del presente e si pone su un tempo medio l’obiettivo
di ridare fiato ad ipotesi collettive di rappresentanza
politica. Si tratta di decidere da che parte stare, avendo
piena coscienza della fase di conflitto che è in
corso.
L’organizzazione laboratorio che pensiamo possa essere
messo in campo deve, proprio per la sua natura locale, necessariamente
occuparsi di questioni territoriali. Questo permetterà
a chi oggi già fa parte
di specifiche organizzazioni politiche di non vivere questo
nuovo insieme come un doppione, ma come uno strumento politico
locale.
Ci dobbiamo muovere sul territorio bolognese affinché
possa essere rilanciata una alternativa di sinistra, avviando
una fase costituente che permetta a tutti di partecipare
e portare nuove competenze e energie: consapevoli che dobbiamo
essere parte attiva del cambiamento.
Per una sinistra indipendente di classe; le prime firme
sull'appello:
Roberto Sassi (lavoratore cooperative), Carlos Venturi
(operaio), Federico Orlandini (studente), Marcella Masperi
(impiegata), Davide Bonfante (studente), Giuseppe Schembri
(operaio), Chiara Ferronato (studentessa), Diego Negri (precario),
Marta Lucalioli (lavoratrice call center), Gian Luca Bernardi
(operaio), Maurizio Melandri (precario), Giampietro Simonetto
(studente), Afshin Seiglami (lavoratore autonomo), Luigi
Marinelli (sindacalista), Fabio Perretta (lavoratore coperative),
Monica Sabatini (educatrice della scuola), Letizia Arcuri
(lavoratrice pubblica amministrazione), Alberto Rambaudi
(facchino), Francesco Bonfini (insegnante), Francesco Olivo
(studente), Bruno Nedi (lavoratore autonomo), Tonia De Guido
(insegnante), Tiziano Loreti (impiegato), Sergio Spina (insegnante),
Stefano Mariotti (insegnante), Maria Elena Scavariello (studentessa),
Laura Dondi (insegnante), Corrado Fanti (operaio), Alice
Gioia (impiegata), Nader Muhiddine (studente-lavoratore),
Lorenzo Piccinini (studente), Daniele Canton (operaio),
Barbara Accorsi (operaia), Marisa Ferrari (operaia), Michele
Cirinesi (lavoratore autonomo)............
per info e firmare la lettera: www.inforedmetropolitane@autistici.org
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