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Lettere a Contropiano

In Veneto burocrazia borghese filo leghista e Cgil "gialla"
di Enrico Lorenzo Tidona

TREVISO. Difesa dei diritti, coesione sociale ma soprattutto lavoro. Per celebrare cent'anni di vita, la Cgil di Treviso ripesca alcune parole chiave della sua storia, tornando a chiedere compattezza con le altre sigle del mondo del lavoro (da Cisl e Uil agli industriali) e tendendo una mano alla Lega Nord, con la quale è stato stretto ieri un asse ideale attraverso il sindaco di Treviso ed esponente di spicco del Carroccio Gian Paolo Gobbo, che dal palco della festa ha speso parole di stima per il segretario della Camera del lavoro Paolino Barbiero e tutta la Cgil della Marca.

«La nostra storia è quella della Marca e viceversa, centrata tutta sul lavoro - dice Barbiero dal pulpito allestito nell'auditorium inserito nella nuova ala-servizi della Cgil -. Nel Trevigiano non abbiamo finito di intraprendere battaglie e avanzare proposte concrete. Il primo impegno è ora più che mai la conservazione dei posti di lavoro, la tenuta dei livelli occupazionali, la difesa e la promozione del reddito da lavoro, la lotta contro le nuove forme di sfruttamento, la difesa dei diritti del lavoro, messi in pericolo dai gravi attacchi che sono ben descritti dalla cronaca quotidiana. Per cercare risposte concrete lunedì unitamente a Cisl e Uil firmeremo con Unindustria Treviso un accordo che ci impegna in un patto condiviso per favorire lo sviluppo sostenibile che qualifichi l'occupazione». Ad assistere davanti al palco ci sono gli altri segretari sindacali, il presidente degli industriali Vardanega assieme alle autorità della città, Gobbo compreso, che dopo aver incassato le bacchettate trasmesse dal poeta Andrea Zanzotto attraverso un piccato videomessaggio, non si sottrae al microfono. «Saluto tutti i lavoratori che hanno fatto grande la Marca, anche se non mi è stato certo riservato il biglietto da visita migliore - scherza, rivolto alla folta platea - ma guai se ci fosse il pensiero unico. Sono qui per celebrare i cento anni della Cgil che spero vada avanti seppur nella diversità di vedute. Mi congratulo con Barbiero per il lavoro che sta svolgendo, oltre alla Cgil e ai suoi lavoratori, perché senza questa forza la democrazia avrebbe a perdere».


Apprezzamenti suggellati dalla consegna di alcuni presenti da Gobbo a Barbiero, sfociati in baci e abbracci a cui hanno fatto seguito alcuni fischi. «Siamo cresciuti nel confronto e anche se la pasta politica di Gobbo non fa per me, credo nella mediazione - chiarisce Barbiero -. Non vogliamo fare infatti come Sacconi o Marchionne che ti propongono un'unica strada al di fuori della quale non c'è alternativa». Ma i conti la Camera del lavoro deve farli sia dentro che fuori dall'organizzazione, con 1.300 licenziati a Treviso solo a gennaio e la scelta di un compromesso che coniughi la lotta sindacale allo sviluppo del sindacati di servizi. «In questa drammatica congiuntura dobbiamo tenere alto il valore della coesione sociale, fatta di unità nazionale reinterpretata secondo un ragionato decentramento federalista, che deve proseguire insieme ad altri temi come la lotta all'evasione e alla definizione di una nuova politica fiscale. Non possiamo dimenticare che i risultati migliori li abbiamo raggiunti quando siamo rimasti insieme a Cisl e Uil. Dobbiamo superare le divisioni pur in una fase di rapporti delicati, senza venir meno alle nostre battaglie, come quella per la dignità delle donne prevista per il 13 febbraio e la manifestazione regionale del 26 febbraio a Mestre».

 
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