TREVISO. Difesa dei
diritti, coesione sociale ma soprattutto lavoro. Per celebrare
cent'anni di vita, la Cgil di Treviso ripesca alcune parole
chiave della sua storia, tornando a chiedere compattezza
con le altre sigle del mondo del lavoro (da Cisl e Uil agli
industriali) e tendendo una mano alla Lega Nord, con la
quale è stato stretto ieri un asse ideale attraverso
il sindaco di Treviso ed esponente di spicco del Carroccio
Gian Paolo Gobbo, che dal palco della festa ha speso parole
di stima per il segretario della Camera del lavoro Paolino
Barbiero e tutta la Cgil della Marca.
«La nostra storia è quella
della Marca e viceversa, centrata tutta sul lavoro - dice
Barbiero dal pulpito allestito nell'auditorium inserito
nella nuova ala-servizi della Cgil -. Nel Trevigiano non
abbiamo finito di intraprendere battaglie e avanzare proposte
concrete. Il primo impegno è ora più che mai
la conservazione dei posti di lavoro, la tenuta dei livelli
occupazionali, la difesa e la promozione del reddito da
lavoro, la lotta contro le nuove forme di sfruttamento,
la difesa dei diritti del lavoro, messi in pericolo dai
gravi attacchi che sono ben descritti dalla cronaca quotidiana.
Per cercare risposte concrete lunedì unitamente a
Cisl e Uil firmeremo con Unindustria Treviso un accordo
che ci impegna in un patto condiviso per favorire lo sviluppo
sostenibile che qualifichi l'occupazione». Ad assistere
davanti al palco ci sono gli altri segretari sindacali,
il presidente degli industriali Vardanega assieme alle autorità
della città, Gobbo compreso, che dopo aver incassato
le bacchettate trasmesse dal poeta Andrea Zanzotto attraverso
un piccato videomessaggio, non si sottrae al microfono.
«Saluto tutti i lavoratori che hanno fatto grande
la Marca, anche se non mi è stato certo riservato
il biglietto da visita migliore - scherza, rivolto alla
folta platea - ma guai se ci fosse il pensiero unico. Sono
qui per celebrare i cento anni della Cgil che spero vada
avanti seppur nella diversità di vedute. Mi congratulo
con Barbiero per il lavoro che sta svolgendo, oltre alla
Cgil e ai suoi lavoratori, perché senza questa forza
la democrazia avrebbe a perdere».
Apprezzamenti suggellati dalla consegna di alcuni presenti
da Gobbo a Barbiero, sfociati in baci e abbracci a cui hanno
fatto seguito alcuni fischi. «Siamo cresciuti nel
confronto e anche se la pasta politica di Gobbo non fa per
me, credo nella mediazione - chiarisce Barbiero -. Non vogliamo
fare infatti come Sacconi o Marchionne che ti propongono
un'unica strada al di fuori della quale non c'è alternativa».
Ma i conti la Camera del lavoro deve farli sia dentro che
fuori dall'organizzazione, con 1.300 licenziati a Treviso
solo a gennaio e la scelta di un compromesso che coniughi
la lotta sindacale allo sviluppo del sindacati di servizi.
«In questa drammatica congiuntura dobbiamo tenere
alto il valore della coesione sociale, fatta di unità
nazionale reinterpretata secondo un ragionato decentramento
federalista, che deve proseguire insieme ad altri temi come
la lotta all'evasione e alla definizione di una nuova politica
fiscale. Non possiamo dimenticare che i risultati migliori
li abbiamo raggiunti quando siamo rimasti insieme a Cisl
e Uil. Dobbiamo superare le divisioni pur in una fase di
rapporti delicati, senza venir meno alle nostre battaglie,
come quella per la dignità delle donne prevista per
il 13 febbraio e la manifestazione regionale del 26 febbraio
a Mestre».
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