Cinquanta anni dopo l'assassinio di Lumumba, un nuovo
partito ha tenuto il suo primo incontro pubblico. Tony
Busselen, un compagno del PTB (partito del lavoro belga),
era sul posto; ecco le sue impressioni.
Lasciando il Congo, avevo qualche dubbio lo confesso.
Gli amici del Partito Comunista congolese (PCCO) avevano
avuto davvero molte discussioni a proposito del loro nome.
Personalmente, anch’io ho trovato che l’appellativo
“comunista” non era il più appropriato
da portare in un Paese così religioso, non fosse
altro perché in un paese dove la popolazione è
stata sottoposta per decenni alla propaganda anti comunista
e coloniale, potrebbe avere un effetto negativo.
In verità durante questo seminario di 3 giorni
dedicato al comunismo e alla repubblica democratica del
Congo (RDC), l’attenzione dei 130 quadri presenti,
e la partecipazione di massa alla riunione del 17 gennaio
scorso, ha spazzato via molti dei miei dubbi.
Le discussioni che abbiamo avuto nel corso del seminario
hanno riguardato i principi del marxismo, del socialismo,
la visione marxista della rivoluzione in un Paese del
Terzo Mondo come il Congo, l’analisi delle classi
della società congolese,…
Sylvere Bosawa, il segretario generale del nuovo partito,
nel suo intervento ha messo l’accento sul fatto
che il PCCP non è una “organizzazione caritatevole
ne una luogo dove si raccolgono forze e nuovi quadri,
ma è una formazione politica, dentro la quale l
obiettivo è la realizzazione del socialismo come
quella messa in opera da Marx, Kwame Nkrumah, Che Guevara
e Fidel Castro.
Nel 2006, durante la campagna elettorale, avevo potuto
osservare come i politici dei partiti tradizionali ai
loro meeting distribuissero magliette e denaro al pubblico.
In effetti per molti congolesi, la politica si riassume
in un affare di soldi.
Quando ho chiesto al segretario generale del PCCO perché
non l avessero fatto anche loro, egli mi ha spiegato come
le persone presenti erano state mobilitate: ciascun dirigente
di un gruppo locale ha portato i membri del proprio gruppo,
che sono stati prima ben responsabilizzati e preparati.
Dopo il meeting, una dozzina di giovani che stavano manifestando,
sono stati attirati dalla nostra presenza; sono venuti
a fare un po’ di casino intorno alla nostra auto
e hanno ci hanno chiesto del denaro. Il segretario generale
allora ha chiesto loro chi fosse il responsabile del gruppo
che li aveva portati al seminario. Un po scossi dalla
domanda, i ragazzi se ne sono subito andati via.
Durante il seminario e durante il meeting, è emerso
che il PCCO occupa un posto speciale nel panorama politico
congolese, come unico partito che aspira al socialismo
e la fine dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo.
E non è un caso che il suo primo incontro si è
tenuto il 17 gennaio, il 50 ° anniversario dell'assassinio
di Lumumba. Certo, Lumumba non è stato sicuramente
un comunista, ma PCCO afferma chiaramente la sua volontà
di continuare la lotta contro il neocolonialismo.
Questo partito è anche il solo a pronunciarsi per
la creazione di uno stato democratico popolare come lo
aveva concepito Laurent Kabila (il padre dell’attuale
presidente, assassinato nel 2001 dopo aver cacciato Mobutu
nel 1997): uno Stato dove il popolo esercitava il potere
attraverso i Comitati di potere popolari, che lottava
per una vera indipendenza, per lo sviluppo economico e
per il benessere della popolazione. Tutto ciò ora
non è per nulla nell’agenda politica del
governo. Anche se la situazione attuale rappresenta un
passo in avanti rispetto alla dittatura di Mombutu, la
strada è ancora lunga. Ed è proprio per
questo il PCCO vuole lottare.
Il PCCO sostiene la candidatura di Joseph Kabila nelle
elezioni presidenziali che si terranno alla fine dell'anno,
pur essendo pienamente consapevole che "l'imperialismo
e i reazionari faranno di tutto per negare i risultati
ottenuti dal governo sotto la guida dell'attuale presidente,
come la revisione dei contratti in miniera (contratti
formulati con le imprese occidentali prima del 2006 molto
svantaggiosi per i lavoratori e rivisti in questi anni),
il fallimento del CIAT (comitato di aiuto alla transizione,
un organo per la tutela e il controllo delle istituzioni
del Paese, formato tra il 2003 e il 2006) e del MOUNUC2
(la missione degli USA composta da 17000 caschi bianchi
). Per il PCCO l'opposizione a Joseph Kabila è
un modo per "ripristinare il neocolonialismo e per
bloccare qualsiasi modernizzazione", come ha detto
nel suo discorso Sylvère Boswa.
(traduzione a cura di Contropiano Bologna)