| Da alcune ore Piazza Tahrir, al Cairo,
è completamente invasa da duecentomila manifestanti
in attesa del preannunciato discorso di Mubarak che questa
sera, secondo alcune indiscrezioni del pomeriggio trapelate
anche da alcuni rappresentanti delle forze armate egiziane,
pronuncerà un discorso alla nazione con l’annuncio
delle sue dimissioni. E’ quanto attendeva da quasi
3 settimane un movimento popolare che altro non ha fatto
che chiedere al trentennale regime di Mubarak di lasciare
il potere affinché nel paese prenda il via l’epoca
delle riforme con una reale democratizzazione della vita
politica e sociale. “Sono momenti molto importanti
ed eccitanti ma anche di preoccupazione e tensione –
ha detto dal Cairo l’inviato del Manifesto Michele
Giorgio, contattato da Radio Città Aperta - Mubarak
dovrebbe palare, secondo quanto comunicato dalla tv egiziana,
intorno alle 21 ora italiana e quindi finalmente dare quell’annuncio
che è atteso da 80 milioni di egiziani, lasciare
il potere subito per farsi da parte, inaugurando una nuova
stagione per l’Egitto che in tanti si augurano sia
una stagione di democrazia, ma anche di lavoro e di redistribuzione
della ricchezza, in un paese dove circa il 40 per cento
della popolazione vive in estrema povertà anche a
causa di questo regime”.
Nel pomeriggio alcune fonti dell’aeroporto
militare avevano diffuso la notizia della partenza dal Cairo
di Mubarak. “Probabilmente Mubarak parlerà
dal Cairo e non da Sharm El Sheik – ha affermato Michele
Giorgio - dove secondo alcune indiscrezioni circolate nel
pomeriggio si sarebbe recato insieme al Direttore dell’ufficio
della Presidenza della Repubblica. Mubarak sarebbe ancora
al Cairo e leggerebbe un discorso in diretta e non registrato.
Però queste notizie attendono una conferma. Il dato
certo è che è entrato prepotentemente sulla
scena l’esercito – ha detto ancora Michele Giorgio
- con un comunicato le Forze Armate hanno annunciato che
tuteleranno i diritti e le aspirazioni del popolo egiziano
garantendo quindi il passaggio dei poteri e l’uscita
di scena di Mubarak, ma hanno fatto capire anche di avere
il controllo ad interim del paese. Tutti si augurano che
l’esercito mantenga un ruolo di garante della transizione
politica verso un regime più democratico, lasciando
poi presto alla politica il compito di dare agli egiziani
queste riforme tanto attese. Piazza Tahrir dice anche, infatti,
che il popolo vuole un governo civile con il grandissimo
entusiasmo della folla. Certo è che dobbiamo seguire
con attenzione gli sviluppi nelle prossime ore e nei prossimi
giorni. Sappiamo che in questo momento il paese è
nelle mani del Consiglio Militare Supremo, e Mubarak, che
pure ne è il capo, non ha partecipato nel pomeriggio
alla riunione che ha portato a questo eccezionale sviluppo.
Fonti dell'emittente tv Al Jazeera hanno
detto che l'esercito si è opposto alla diffusione
di un discorso in cui il presidente Mubarak avrebbe dovuto
annunciare il trasferimento di tutti i suoi poteri a Suleiman.
“Rispetto alla posizione di Suleiman ci sono molti
dubbi – ha detto l’inviato del Manifesto - secondo
alcune voci Suleiman e il Primo Ministro sono fuori gioco
e sarà il Consiglio Supremo Militare a gestire la
politica. I motivi per l’entusiasmo ci sono, perché
se il regime Mubarak va via lo si deve alla rivoluzione
dei giovani egiziani e di tutti gli egiziani; ma è
vero anche che il futuro non è affatto garantito
nei termini positivi attesi da tutti e quindi dobbiamo seguire
con attenzione e anche con un po’ di inquietudine
i prossimi sviluppi. Sin dalla rivoluzione del 1952, infatti,
i militari hanno sempre mantenuto un ruolo di primissimo
piano anche nella gestione degli affari politici: non dimentichiamo
che diversi ministri del passato governo e anche del “nuovo”,
si fa per dire, erano membri o ex membri delle Forze Armate,
quindi parlare di un dopo-Mubarak ma anche di un dopo-Suleiman
come di una fase effettivamente nuova è azzardato,
perché comunque i militari potrebbero essere garanti
proprio degli interessi dell’imperialismo americano
che il popolo vorrebbe quantomeno ridimensionare. Se come
tutti speriamo, e come soprattutto sperano gli egiziani,
Mubarak darà le dimissioni, questa notte sarà
di festa e di grande gioia per gli egiziani e anche domani.
Poi verrà il periodo in cui vedremo come questa rivoluzione
procederà, se porterà a quei frutti che tutti
sperano”, così ha concluso Michele Giorgio
ai nostri microfoni.
* Radio Città Aperta
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