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Un treno per Reggio Calabria, nella storia
italiana del dopoguerra, può segnare passaggi
importanti. Il 22 luglio 1970 il “treno del sole”
fu fatto deragliare da una bomba a Gioia Tauro. Si era
nel pieno della “rivolta di Reggio”, capitanata
– per una parte molto consistente – dall’allora
Movimento Sociale di Almirante, nella persona di Ciccio
Franco. |
Un paio di anni dopo, per cercare –
inutilmente – di impedire l’arrivo di decine
di migliaia di operai provenienti dal nord per una manifestazione,
otto bombe furono fatte esplodere lungo i binari nella sola
notte tra il 21 e il 22 ottobre.
Stavolta, almeno, non ci sono state esplosioni. Semplicemente,
il ministro dell’economia ha platealmente abbandonato
la conferenza stampa di palazzo Chigi in cui si doveva magnificare
la “scossa all’economia” decisa dal governo.
Ed è salito su un convoglio insieme a Luigi Angeletti
e Raffaele Bonanni, i suoi sindacalisti “compici”
preferiti (ricordiamo sempre che l’aggettivo va addebitato
a Maurizio Sacconi, il pasdaran della distruzione dei sindacati).
Giulio Tremonti sa meglio di tutti che quella “scossa”
– che non prevede finanziamenti - non serve a nulla.
Salvo la minaccia di rovesciare di segno l’art. 41
della Costituzione, quello che limita la “libertà
d’impresa” entro confini vaghi precisi: “Non
può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale
o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà,
alla dignità umana”. Come ha spiegato a tutti
il “modello Mirafiori”, quei limiti non sono
più tollerati dall’impresa in cerca di competitività.
I maligni hanno subito notato che “la fuga”
di Tremonti dalla conferenza stampa significava due cose:
“non ci metto la faccia” su provvedimenti economici
inefficaci anche dal punto di vista imprenditoriale e “non
ci metto la faccia” sul più che prevedibile
tourbillon di domande su Ruby, escort, cocaina e scontro
istituzionale con magistrati, Corte Costituzionale e –
dietro l’angolo – con il Quirinale.
Ok, ma perché mettersi in viaggio con Bonanni e
Angeletti? Perché questo sopralluogo sulle infrastrutture
di trasporto al Sud, lui “ministro del Nord”
come e più di Bossi?
Lasciamo da parte il ridicolo della “straordinaria
puntualità” dell’illustre convoglio (forse
l’unico arrivato in orario, su quella tratta, negli
ultimi anni) e proviamo a capire il “senso”
di questa triade in viaggio.
C’è nell’aria odore di “piano
B”. Il centrodestra sta seguendo militarmente Berlusconi
nel suo scontro finale con la magistratura. Ma nessuno che
sia dotato di cervello, lì dentro, può scartare
l’ipotesi che stavolta il satiro di Arcore possa esser
finito su un binario minato. Se cade, come potrebbe quel
blocco sociale e di potere sopravvivere al big bang? Come
evitare di dilaniarsi tra fughe in avanti leghiste e propositi
revanchisti di “poteri meridionali” messi a
dieta dal federalismo?
Ecco allora che i due sindacalisti di regime diventano
quasi indispensabili. Loro sono ancora alla testa di organizzazioni
di massa, per quanto sfibrate e ormai ridotte a fornitrici
di servizi (dall’assistenza fiscale al clientelismo
“di sopravvivenza” sui posti di lavoro). Loro,
forse, possono ancora avere un ruolo di sutura a destra
tra pulsioni territoriali divaricanti.
Ultima notazione simbolica: una carrozza di seconda classe
sembra davvero una location profetica per far le prove di
sopravvivenza di un blocco reazionario senza più
Berlusconi.
* www.contropiano.org
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