| Le grandi manifestazioni delle masse
popolari che da due mesi stanno interessando tutto il Nord
Africa ed il mondo arabo mediorientale e che finora hanno
determinato il crollo di due regimi, quello tunisino e quello
egiziano, assomigliano tanto alle lotte spontanee che si
diffusero in Europa agli inizi del 1848, proprio dopo la
pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista
di Marx ed Engels, avvenuta nel febbraio, ma scritto tra
la fine del 1847 e l’inizio dell’anno nuovo.
Il proletariato non era ancora diventato
la classe più consistente in Europa e tra l’altro
in alcuni territori, come in Germania e Italia del nord,
era appena comparso. Tuttavia il suo peso in quel concentrato
di questione nazionale e sociale (a seconda dei diversi
paesi con maggiore predominanza dell’una sull’altra),
espresso dai moti popolari è stato importante. Da
quei moti forgiarono le prime esperienze i partiti operai
e democratici dell’Europa. Certo la direzione politica
delle lotte era allora per lo più in mano ai rivoluzionari
borghesi, che per i loro obiettivi di unificazione nazionale
e di sviluppo della produzione su basi capitalistiche contro
l’assolutismo feudal-militare, ancora preminente in
Europa (impero asburgico, autocrazia zarista, regno prussiano),
bloccarono successivamente la spinta sociale che promanava
dalla partecipazione del proletariato e delle masse popolari.
Così nelle lotte odierne nel Nord-Africa
e Medioriente arabo, il nascente proletariato e le masse
popolari, immiseriti dalle oligarchie dominanti in rappresentanza
della classe borghese compradora in combutta con
l’imperialismo americano, israeliano ed europeo, si
trovano nella lotta fianco a fianco con settori della piccola
e media borghesia (che hanno visto nei decenni passati interrotta
la rivoluzione nazionale cominciata negli anni Cinquanta
con il nasserismo e con le lotte di liberazione dal colonialismo
francese), con intellettuali democratici colpiti dalle continue
repressioni dei governi autoritari, con giovani diplomati
e laureati disoccupati o pagati con bassi stipendi e soprattutto
con larghi settori di massa influenzati dalle organizzazioni
religiose islamiche. Sono moti popolari intrapresi per risolvere
due questioni importanti per la storia di questi paesi e
di questi popoli: quella di una reale indipendenza nazionale
e quella sociale in seguito allo sfruttamento imperialistico
ed oligarchico nazionale. Al riguardo basta considerare
come in Egitto, la spinta decisiva alle dimissioni di Mubarak
è arrivata con gli scioperi generalizzati degli operai
del settore petrolifero e degli altri settori produttivi.
Dietro le quinte, però, trama l’imperialismo
nel suo complesso che rendendosi conto della debolezza delle
oligarchie cerca di far sentire il suo peso per condizionare
gli eventi a favore di partiti o gruppi dominanti di oligarchia
e alte sfere militari, che dovrebbero portare all’instaurazione
di una democrazia parlamentare sotto la sua protezione,
affinché tutto cambi purché nulla cambi; cioè
a dire appoggiare alcune modifiche nella sovrastruttura
per non modificare il rapporto capitalistico ed imperialistico
di sfruttamento. Da questo punto di vista le azioni del
presidente americano sono state sfacciate, in direzione
di una cosiddetta <<transizione verso la democrazia>>,
quindi interferendo negli affari di Stati sovrani. Si può
dire che il presidente americano si stia giocando la credibilità
nel suo paese per riconquistare l’elettorato perduto
ed ottenere il secondo mandato. La <<democrazia come
valore universale ovunque>> sulla base dei <<diritti
umani>> nell’accezione di Obama significa un
governo parlamentare che rispetti la libertà di parola,
dimenticando che i diritti umani sanciti nella rivoluzione
francese da Robespierre per prima cosa consideravano che:
<<art 1, lo scopo di ogni società politica
è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili
dell’uomo e lo sviluppo di tutte le sue facoltà;
art. 2, tra i principali diritti dell’uomo vi è
quello di provvedere alla conservazione della propria esistenza
e libertà; art. 7, il diritto di proprietà
e limitato come tutti gli altri dall’obbligo di rispettare
i diritti altrui; art. 10, la società è obbligata
a provvedere alla sussistenza di tutti i suoi membri, sia
procurando loro del lavoro, sia assicurando i mezzi di sussistenza
a coloro che non sono in condizioni di lavorare>>
(Cfr. J: Jaurès, Storia socialista della rivoluzione
francese, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp. 363-366).
I diritti umani, di cui Obama si vanta e con lui quasi tutti
gli statisti dei paesi capitalistici (che tra l’altro
non sono stati regalati ai loro popoli, ma da questi conquistati
con la lotta!) per sbandierarli contro le esperienze storiche
rivoluzionarie socialiste ed antimperialistiche non sono
rispettati in nessun paese capitalistico, là dove
vi sono milioni di disoccupati e buona parte della popolazione
vive nella miseria, anche se può manifestare senza
alcun risultato concreto la sua sofferenza, a meno che si
organizza in grandi movimenti politici e sindacali, subito
appellati dai mass-media di regime come eversivi o addirittura
terroristici. E di rimando gruppi di banchieri e di grandi
capitalisti del settore speculativo o produttivo hanno accumulato
enormi ricchezze che hanno ingigantito negli ultimi vent’anni,
parallelamente al diffondersi del peggioramento delle condizioni
di vita delle masse. A sua volta, il <<gioiello>>
della società americana, la cosiddetta classe media
è stata intaccata profondamente dall’attuale
crisi economica.
E poi, diciamolo con franchezza, Obama
ha un grande sogno. Considerato che non è riuscito
a bloccare la Cina nella competizione economica, considerato
che non è riuscito a trovare una soluzione per la
grande crisi in cui è sprofondata l’America,
ed in cui versa il capitalismo internazionale, pensa di
indebolirla con i sommovimenti che partono da Internet,
con l’invenzione del premio Nobel per la pace assegnato
a Liu-bo. Si comporta come un ingenuo giocatore di scacchi
che trovandosi in difficoltà decide di giocare d’assalto,
il tutto per tutto, magari perdendo alcuni pezzi, distraendo
l’avversario e riuscire a dargli lo scacco matto.
Se <<appoggia la rivoluzione dal basso nel Nord-Africa>>
e magari da questa può perdere qualcosa il suo pensiero
fisso è rivolto ai 400 milioni di internauti cinesi,
dai quali spera il grande appoggio sui <<diritti umani>>
per far cadere il sistema di dittatura democratico-popolare
della Cina e così conservare l’egemonia mondiale
che sta perdendo. |