 |
Lettera da
un amico e compagno medico palestinese e brevi considerazioni
Il popolo
egiziano ha vinto, il dittatore egiziano è scappato
come il suo amico tunisino corrotto e ladro. Non
sembra vero, invece è la verità, dopo 18 giorni
di lotta popolare dura, la storia nuova iscritta
con il sangue di 300 morti, migliaia
di feriti e migliaia di arresti contro uno
dei regimi più spietati e più brutale del Medio
Oriente.
Il popolo egiziano comincia a respirare aria di
libertà dopo 30 anni di oppressione e sottomissione.
Tutti i popoli oppressi del Medio Oriente
hanno visto e hanno capito cosa vuol dire la
determinazione e la forza di un popolo. Nel
Medio Oriente ci sono ancora tanti popoli sotto
regimi oppressivi, dittature corrotte che speriamo
e ci auguriamo siano arrivate al tramonto.
|
Certamente, il popolo
egiziano non ha ancora raccolto il successo della
sua rivoluzione!
È stato centrato solo il primo obiettivo, quello di cacciare il
dittatore Mubarak, simbolo della oppressione e della
dittatura in Medio Oriente, amico e alleato dell’Occidente,
che fingeva di non accorgersi di avere un macellaio
per amico.
La rivoluzione aveva anche un obiettivo più importante, quello
di abbattere il regime, ma per conseguirlo necessitano
ancora tempo, vigilanza e determinazione. La gioventù
della Rivoluzione egiziana ha capito tutto questo.
Infatti è ben presente il timore che i generali dell’esercito egiziano
sequestrino e controllino la rivoluzione innescata
dai giovani, diventata rivoluzione di tutto il popolo,
per svuotarla dei suoi contenuti, nonostante le belle
parole dei militari che hanno annunciato le dimissioni
del dittatore.
I giovani della rivoluzione hanno deciso di non
allentare la pressione finché non otterranno tutti i risultati
che la rivoluzione aveva fissato già dal primo giorno,
altrimenti sarebbe un fallimento totale.
Dai comitati e dai leader popolari della rivoluzione
sono state annunciate nove richieste essenziali al
Consiglio Superiore dell’Esercito, altrimenti il presidio
della piazza AL TAHRIR ( La Liberazione) ritornerà
a ricostituirsi per tutto il tempo che sarà necessario
al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
1) La sospensione immediata della legge di emergenza
cha dura da 30 anni ( 1981).
Tutti sanno che questa norma, nata in nome della sicurezza
dello Stato, è stata usata come legge bavaglio, di censura
e di oppressione contro il popolo egiziano.
Questa legge era stata inasprita sotto richiesta del
criminale Bush figlio - in nome della “guerra al terrorismo”
- per eliminare l’opposizione interna al regime di Mubarak,
cancellare qualsiasi forma di associazione civile, sindacale
o politica in tutto l’Egitto. Si tratta di una legge che
serviva al progetto statunitense di costruzione del cosiddetto
Grande Medio Oriente, con alla testa i fantocci-dittatori
Mubarak- e simili al servizio
degli interessi americani in Medio Oriente, contro gli
interessi delle loro popolazioni.
2) Lo scioglimento immediato del Parlamento e del Senato
egiziano( eletti attraverso brogli, truffe e la falsificazione
delle elezioni) e di tutte le giunte comunali e regionali,
tutti controllati dal vecchio partito corrotto di Mubarak
e &., il PDN - Partito Democratico Nazionale, che
non nulla ha di Democratico, tanto meno di Nazionale.
3) La costruzione di un potere di transizione costituito
da un “Consiglio di Presidenza” formato da 5 personalità
(uomini onesti e capaci) , 4 personalità civili + 1 militare,
nessuno di costoro legato al vecchio regime, per traghettare
il Paese verso elezioni democratiche entro e non oltre
9 mesi di tempo. Di queste 5 personalità, nessuna deve
presentare la sua candidatura per le prossime elezioni
presidenziali.
La formazione di un governo di transizione costituito
da personalità civili ed esperte e di alta preparazione
professionale, soprattutto da persone non legate al vecchio
regime corrotto-repressivo. (Purtroppo, attualmente il
potere passa in mano del Consiglio Supremo dell’Esercito,
che si ha assunto il compito di garantire l’ordine pubblico,
la transizione verso elezioni democratiche e il passaggio
del potere nelle mani dei civili. Ma chi si fida
di costoro? Sono soprattutto generali dell’esercito,
molti di loro collusi con il vecchio regime, altri facevano
parte dell'apparato militare -poliziesco repressivo della
dittatura di Mubarak e & .
Il rischio reale è che le forze armate approfittano della
situazione!).
4) La cancellazione della vecchia Costituzione
e la creazione di una Assemblea Costituente formata
da giudici costituzionali, personalità della società civile,
esperti di diritto costituzionale, per creare una nuova
Costituzione democratica. ( La vecchia Costituzione
era stata modificata dal regime di Mubarak a suo piacere
ed immagine, per permettere il controllo totale del regime
su ogni aspetto della vita dell’Egitto).
5) Assicurare immediatamente la libertà di espressione
e la libera circolazione delle informazioni, senza alcuna
limitazione.
6) La legalizzazione di qualsiasi tipo di associazione
democratica di natura civile, sindacale e di
formazione politica; quindi la possibilità di istituire
forze politiche e partiti in modo libero e democratico,
che possano partecipare alle prossime elezioni politiche,
dopo il periodo di transizione. ( Durante la dittatura
Mubarak era vietata qualsiasi forma di raggruppamento
civile, sindacale o politico) .
7) La liberazione di tutti i detenuti politici, di tutti
i leader politici dell’opposizione e di tutti
i cittadini arrestati durante la rivoluzione del “25 gennaio”
contro il regime dittatoriale di Mubarak.
8) L’abolizione dei tribunali militari, strumenti del
vecchio regime e simbolo della repressione contro
la popolazione, le opposizioni, i sindacati
o le associazioni civili, che il regime di Mubarak
aveva proibito.
9) L’indizione di elezioni libere e democratiche dopo
il periodo di transizione, (che non deve protrarsi oltre
9 mesi), con la partecipazione di tutte le forze politiche
in rappresentanza di tutta la cittadinanza, senza
distinzione alcuna.
La Rivoluzione egiziana ha come obiettivo “Cambiare il
Regime” ( tutto il sistema marcio di Mubarak) - certamente
non cambiare solo le persone al potere, mantenendo saldo
il Regime: Mubarak eguale a Suleiman
- il suo Vice dopo 30 anni- paragonabile a qualsiasi ministro
legato al vecchio sistema corrotto.
La Rivoluzione deve propagarsi contro tutti i regimi
corrotti e le dittature brutali del Medio Oriente. Libertà
e dignità a tutti i popoli oppressi del Medio Oriente.
Viva la Vittoriosa Rivoluzione Egiziana.
Purtroppo l’inizio di questo periodo di transizione
non lascia ben sperare.
Infatti, il capo della polizia militare egiziana
ha immediatamente intimato ai manifestanti di smontare
le tende che da oltre quindici giorni sono diventate uno
dei simboli delle proteste in piazza Tahrir,
dove sono rimasti circa 2.000 manifestanti.
“L'esercito vuole uccidere la rivoluzione” afferma
Abu Tasneem, professore di francese di Alessandria.
Intanto si è appreso che il governo egiziano, nominato
quando Mubarak era in carica, rimarrà per il tempo necessario
alla transizione politica.
Colpi d’arma di fuoco in aria, a scopo di avvertimento,
sono stati sparati dall’interno del Ministero dell’Interno,
al centro del Cairo, per disperdere poliziotti che manifestavano.
A quanto si è appreso i poliziotti chiedevano a gran voce
l’arresto dell’ex ministro dell’Interno, Habib El Hadly
- già sotto inchiesta da parte della magistratura - ed
il pagamento dei loro stipendi degli ultimi mesi.
I manifestanti raccolti davanti al Ministero sarebbero
circa un centinaio, ma il numero starebbe aumentando e
solleciterebbero aumenti salariali e migliori condizioni
di lavoro.
Con una dichiarazione costituzionale in nove punti
trasmessa dalla tv, il Consiglio Supremo delle forze armate
segna le tappe della transizione in Egitto.
È stata formata una Commissione per emendare la Costituzione,
sospesa ieri.
Il Consiglio Supremo delle forze armate gestirà il
Paese per i prossimi sei mesi o fino allo svolgimento
delle elezioni legislative e presidenziali. Il comunicato
dell’esercito è stato letto non da uno speaker militare
ma da un’annunciatrice televisiva, con l’intento evidente
di dare il senso del ritorno del Paese alla normalità.
Il documento specifica che il presidente del Consiglio
Supremo, il maresciallo generale
Hussein Tantawi,
«assumerà la rappresentanza del paese all’interno e all’estero»,
mentre il primo ministro Ahmed
Shafiq resterà
alla guida del Consiglio dei Ministri fino alla formazione
di un nuovo gabinetto.
Sciolto il parlamento, dominato dal
partito di Mubarak, sarà il Consiglio Supremo ad emanare
leggi per decreto e a decidere la formazione di una commissione
per emendare la Costituzione: la nuova Carta sarà poi
sottoposta a referendum popolare.
Il dissidente egiziano Ayman
Nour, candidato
dell’opposizione contro Hosni Mubarak alle presidenziali
del 2005, ha dichiarato che i passi annunciati oggi dalla
nuova leadership militare del Paese dovrebbero soddisfare
i manifestanti. «Si tratta di una vittoria per la Rivoluzione»,
ha detto Nour.
Meno convinto Mohammed El
Baradei, leader del Movimento per il cambiamento,
che ha invece sollecitato la creazione di un consiglio
presidenziale civile e di un governo di tecnocrati.
Il suo portavoce, George Issak,
ha affermato che un periodo transitorio di gestione militare
di sei mesi è troppo breve. «Non abbiamo fretta - ha spiegato
-. Vogliamo una nuova Costituzione e non emendamenti,
un consiglio presidenziale di tre persone, composto da
un militare, un politico e un giudice, e la formazione
di un nuovo partito che rappresenti i giovani».
Secondo Abdel
Menaim Kato, generale
dell’aeronautica, esperto di strategia, il
congelamento della Costituzione significa automaticamente
l’annullamento dello stato di emergenza in Egitto e delle
leggi collegate. Entrate in vigore dall’assassinio del
presidente Anwar el
Sadat, nell’ottobre 1981, ma già utilizzate altre volte
negli anni precedenti, le leggi sullo stato d’emergenza
prevedono tra l’altro la possibilità di arrestare persone
senza notificare i capi d’accusa, né fornire assistenza
legale, e senza informare i familiari del detenuto.
In attesa di messaggi più espliciti dal Consiglio
Supremo, migliaia di manifestanti restano ancora in piazza
Tahrir, determinati a proseguire
la protesta fino alla scarcerazione di compagni arrestati
nei giorni scorsi e comunque fino alla fine dello stato
d’emergenza.
* Soccorso Popolare (Padova)