| Ma non c’è contraddizione
tra la difesa della famiglia, il family day ed ora questa
apologia della trasgressione?
Ma Giuliano Ferrara invece di rispondere alla domanda del
giornalista andava avanti a leggere un articolo dal suo
giornale, il Foglio, dall’amabile titolo Le puttane
di Kant. Uscito lo stesso giorno della sua kermesse delle
mutande o meglio, stando all’uomo, delle mutandone,
al teatro Dal Verme di Milano, il 12 febbraio. Un lungo
excursus in cui Kant c’entrava uno poco come i cavoli
a merenda, ma il cui titolo era particolarmente appropriato.
Esso andava in culo, si deve dire stando all’altezza
della trattazione di Ferrara, a chi una settimana prima
era andato ad un altro appuntamento sempre a Milano per
sentire giaculatorie bacchettone, per Ferrara ed i suoi
bacchettoni al contrario, contro la libertà di comportamento
sessuale e di lussuria del nostro premier, che lo stesso
Ferrara e altri grandiosi anti intellettuali di peso, come
Iva Zanicchi e di minor peso, come Piero Ostellino, già
che ci stava a fare lui lì?, invece enfatizzavano.
Sull’Iva, in arte ex aquila di Ligonchio, passata
da tanto tempo alla corte del reuccio di Arcore senza emettere
più vocalizzi, in fondo l’unica cosa decente
che sa fare, stendiamo un velo. Ostellino, columnist del
Corrierone: ci si chiede appunto cosa ci stesse a fare lì?
Ma per carità, non lo si capisce subito? Per la libertà,
la libertà tout court di fare quello che si vuole.
Anche il povero reuccio di Arcore può e deve fare
quello che vuole. Infatti bisogna difendere da qualcuno
– la magistratura – che repressiva e bastarda
lo vuole incriminare quando compie reati. Ma a casa sua
ognuno può sgozzare chi vuole. Non c’è
il precedente della fiaba di Pollicino?
Ma lasciamo in pace i comprimari ed appuntiamoci sui leader.
Ferrara non ha bisogno proprio di esser riscoperto. Ogni
qual volta che c’è un po’ di fango da
rimestare contro qualsiasi cosa che non piaccia a lui ed
al reuccio eccolo pronto. Una presenza ingombrante ad ogni
livello, da qualsiasi lato lo si prenda. Lo ricordo nel
caso Englaro portare, con pochi altri idioti, l’acqua
della vita sulle gradinate del Duomo di Milano. La povera
Eluana doveva vivere con la sua acqua. Una bottiglietta
dopo diciassette anni di agonia. Un gesto disgustoso. Cosi
dalle pagine del suo giornale, un foglio che vende pochissime
migliaia di copie al giorno, pagato con i soldi dello stato,
cioè nostri, ed in parte dall’ex moglie del
reuccio. Lui vero paladino – stavolta con Ostellino
– della libertà d’impresa non si schifa
ad allungare la mano per prendere la carità dallo
stato per fare sopravvivere il suo giornalucolo.
E pubblica finalmente le sozzure più indecenti. I
titoli li fa lui (?). Ed ecco il Vitiello di turno, docente
universitario di Scienze della Comunicazione, cose di cinema
dice nel suo sito, che si intitola naturalmente a Popper.
Un pezzo che fa rabbrividire, in stile casual, inventivo.
Ma come? Kant va a puttane anche lui e quindi non c’è
scampo, dovrebbero saperlo i parrucconi alla Eco ecc., che
vogliono parlare alle folle, ma che non lo sanno, oppure
fanno finta di non saperlo. Prende spunto da un libriccino
di Jean-Baptiste Botul, che come a volte solo i francesi
sanno fare, in alcune conferenze, che chissà perché
Vitiello dice mai tenute – e se fosse così
sai che ufficialità avrebbe il tutto –facendo
leva su frattaglie di testi e di lettere si inventa una
vita sessuale di Kant che porta il furbo Ferrara a titolare
Le Puttane di Kant. Ma si capisce, leggendo l’articolo
che di quei servizi Kant non ne abbia goduto. Poi Vitiello
passa a ricordare un intervento di un infoiato futurista,
un minore, che trova in un libro di Vassalli, L’alcova
elettrica, che, nel testo, voleva anche raffigurare l’infuriato
Dino Campana che avrebbe voluto accoltellare Papini e Soffici
che gli aveva perso il suo unico manoscritto, I canti orfici.
L’ultima citazione per rendere morali le sconcezze
è quella di un manifesto futurista di Valentine de
Saint-Point che tanto per stupire in un passaggio scrive:
E’ normale che i vincitori - parlando in anticipo
della guerra, l’11 gennaio del 1913 – selezionati
dalla guerra, giungano fino allo stupro, nel paese conquistato,
per ricreare la vita. E chissà se l’autrice
ha avuto il beneficio di sottostare a tanta delizia? Manifesto
ripreso anche dal Vassalli.
Ma se Vitello avesse voluto parlare in termini realistici
di prostituzione, dato che era da quelle parti, avrebbe
potuto almeno fare riferimento ad una poesia proprio di
Campana: Ad una troia dagli occhi ferrigni. Ma già,
quella poesia è tremenda e tragica. L’amore
mercenario ha sicuramente aspetti tragici.
No, nell’operazione Ferrara con annessi e connessi,
si vuole difendere solo un tipo di amore mercenario, quello
praticato da Berlusconi che si può permettere di
fare regali molto costosi, di portare anche in Parlamento
o consiglio regionale – ed ecco il virginale Formigoni
in platea, appunto – che scambia il suo letto con
l’anticamera di Palazzo Chigi. Tutte in fila dopo
aver satollato il satiro, attendere un posto in politica.
Minorenni, maggiorenni, giovani comunque. Una corte da caduta
dell’impero romano.
Il paese va a puttane, ed allora che male c’è
se anche il suo premier ci va? Anche una citazione di Kant,
estrapolata da un contesto inventivo in cui solo i francesi
sanno fare a volte – filosofia, sociologia, psicologia,
non si sa; una briciola che serve come leva al cinghiale
di turno per soffiare dal naso le ghiande che sta mangiando
da una vita. Ghiande non sue, che trova sul terreno che
altri coltivano e che lui continuante trova con le sue zanne.
Rovistando tra il fogliame, tra le foglie marce, marce come
lui.
da www.resistenze.org
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