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La vicenda FIAT -
dagli accordi con CISL e UIL, ai risultati del voto
Pomigliano e Mirafiori fino alla notizia del trasferimento
della direzione negli USA – segna una svolta
nella «lotta di classe dall’alto»
contro le categorie cosiddette «garantite»
che mantengono ancora una capacità contrattuale
con le controparti.
L’obiettivo è eliminare
definitivamente tutele e diritti per equiparare
le condizioni di tutti i lavoratori ai livelli più
bassi, dove la precarietà di lavoro e reddito
permettono uno sfruttamento sempre più simile
a quello praticato nei paesi della periferia produttiva
dell’Europa, dalla Polonia alla Serbia. |
L’offensiva della nostra imprenditoria confindustriale,
supportata dal governo Berlusconi, si avvantaggia dell’assenza
nel nostro paese di una rappresentanza politica dei lavoratori
e delle classi subalterne manifestatasi con l’esclusione
dei partiti della sinistra dal parlamento nel 2008. Esclusione,
a nostro avviso, determinata da una ingiustificata subordinazione
politica alle forze del centro sinistra e al PD in particolare.
Il fatto che il PD si sia schierato con Marchionne, sostenga
le missioni militari nei teatri di guerra, condivida progetti
devastanti come la Tav, pone un serissimo problema di
indipendenza senza la quale non si può che sacrificare
sull’altare degli equilibrismi politico-istituzionali
gli interessi e il rapporto con i lavoratori e i settori
popolari del nostro paese.
È un’offensiva che incontra resistenza crescente.
La lotta dei metalmeccanici ha assunto carattere generale,
diventando perno di mobilitazioni che vanno al di là
della categoria e aprono una prospettiva per movimenti
più ampi. I lavoratori del pubblico impiego e della
conoscenza si trovano già nella stessa condizione,
e in qualche modo dovranno trovare la forza di rispondere.
Precari di ogni età, giovani senza futuro e famiglie
senza casa contribuiscono a loro modo nel delineare i
contorni di un blocco sociale alternativo. Che chiede
di essere ampliato.
Per questi motivi riteniamo sia un impegno prioritario
per le forze sindacali e sociali confrontarsi sulla necessità
di una rappresentanza politica strettamente ed organicamente
legata agli interessi delle classi subalterne del nostro
paese; pensiamo, inoltre, che queste esperienze non possano
che operare politicamente e concretamente per costruire
la propria indipendenza.
Sappiamo bene che è una sfida ardua. Ma ci viene
imposta dagli sviluppi delle condizioni obiettive. Sappiamo
anche che nessuno dispone già di una risposta pronta.
Proprio per questo vogliamo impegnarci a cercarla in modo
condiviso, a partire alle lotte e dai movimenti realmente
esistenti.
Con questo spirito proponiamo un incontro, da tenersi
a Roma (mercoledi 2 marzo), dove le diverse forze sindacali
e sociali si confrontino sulla esigenza e sulla possibilità
di costruire una prospettiva che rappresenti il mondo
del lavoro e i settori sociali penalizzati dalla crisi.
Un invito questo che verrà rivolto anche alle
diverse soggettività politiche presenti nel nostro
paese, ma che vuole dare centralità al conflitto
sociale per evitare che resti solo un fattore endemico
e in qualche modo subalterno.