Cgil.
Lo sciopero che non ci sarà |
di Pietro
Ancona |
Siamo al venti febbraio e lo sciopero generale richiesto
a gran voce dalla Fiom sin dal 16 ottobre dell'anno scorso
non è stato ancora proclamato e probabilmente non lo
sarà mai.. Ammesso che oggi la CGIL decida di metterlo
in calendario dovrebbe passare almeno due mesi di tempo per
la sua preparazione e realizzazione. Si dovrebbe riunire il
Comitato Direttivo e tra questa riunione e lo sciopero ci
vorrà un lasso di tempo. Arriveremmo a maggio, oltre
un anno dopo gli scioperi generali che si sono avuti in Europa,
dalla Grecia alla Spagna alla Francia al Portogallo all'Irlanda
alla stessa Inghilterra che ha avuto anche dure manifestazioni
di protesta degli studenti contro l'aumento delle tasse universitarie
che escludono dagli studi superiori la classe operaia e gran
parte del ceto medio. Non siamo saliti sul carro della protesta
contro la "crisi" che la stretta liberista ha
scatenato in tutto l'occidente allo scopo di realizzare la
liquidazione del ceto medio attraverso la sua pauperizzazione,
di cancellare la civiltà del welfare, di ridurre alla
fame "la bestia" (così la Tatcher e Reagan
chiamavano lo Stato) licenziando milioni di persone e di avviare
una nuova società fatta da ricchi e ricchissimi da
un lato in numero limitato in mezzo ad una popolazione impoverita.
Tremonti e Sacconi si sono vantati in Europa di avere fatto
una fondamentale "riforma" delle pensioni senza
alcun dibattito parlamentare
e con l'assenso dei sindacati. Anche l'ondata delle manifestazioni
che stanno investendo tutto il mondo arabo sembrano lasciare
del tutto indifferente la CGIL che non se ne occupa. Eppure,
alla base dei moti che hanno portato e stanno portando alla
fine delle dittature c'è un enorme problema di salari
ed anche di fame, un bisogno di pane e lavoro che si è
unito alla richiesta di vivere con dignità e diritti
di cittadini e non da sudditi.
Lo sciopero generale quindi risulterebbe anacronistico. Tutti
i giochi si sono fatti alcuni con la collaborazione della
Cisl e dell'Uil. La CGIL è sembrata frenata soltanto
dalla esigenza di non perdere la faccia. Se non fosse stato
per questo avrebbe aderito volentieri agli accordi stipulati
dagli altri. Il sistema dei diritti sociali e sindacali dei
lavoratori è stato gravemente indebolito da scelte
governative e legislative che lo hanno pesantemente invalidato
senza registrare niente di più di qualche flebile lamento.
Mentre lo scontro si inaspriva nelle fabbriche ed il Parlamento
varava il famigerato "collegato" lavoro, la CGIL
firmava il patto sociale per almeno quattro punti. Non ha
firmato il quinto dedicato alla produttività e vi traccheggia
attorno in attesa di spegnere l'ira dei metalmeccanici che
con i decreti Marchionne di Pomigliano e di Mirafiori dovranno
adattarsi, se vogliono portare a casa un pezzo di pane, alla
vita della fabbrica italia, una fabbrica-caserma nella quale
sono stati militarizzati. La Fiat non è del resto nuovo
a queste parentesi fasciste nelle sue fabbriche. Magari si
rammarica oggi di non potere applicare agli operai il Codice
Militare di Guerra a suo tempo usato. La questione della scuola
è stata chiusa con il licenziamento di 120 mila professori
e maestri e la dequalificazione del servizio con classi superaffollate
assistite da meno insegnanti e con meno materie. Anche la
cosidetta riforma universitaria è stata congegnata
per renderne più difficile l'accesso e per avviare
gli atenei verso gestioni sempre più condizionate dai
privati. Le assunzioni si fanno anche nella pubblica amministrazione
in forma precaria. La legge Biagi che ha già spezzato
le ali alle nuove generazioni che ne vengono schiavizzate
e costrette a basse remunerazioni spesso quasi ridicole, è
diventata la forma quasi esclusiva di assunzione. Il posto
a tempo indeterminato è diventato una rarità
tanto da indurre la televisione La7 ad organizzare una trasmissione
in cui si avrà per premio un posto a tempo indeterminato.
Hanno voglia Draghi e Ferrarotti a denunziare il precariato,
a invitare (ferrarotti, monicelli) i giovani a ribellarsi
alla legge Biagi. La signora Camusso fa finta di non sentire,
il suo orecchio è sintonizzato sul PD che vuole il
precariato perchè fa comodo alle Cooperative ed alle
associazioni padronali che
vorrebbe conquistare e farsi appoggiare per sostituire il
centro destra senza cambiarne le scelte politiche,.
La vicenda Fiat si è conclusa con la presa d'atto prima
del Governo e poi del Parlamento della linea Marchionne che
ha comunicato le intenzioni della multinazionale di trasferire
il suo cervello da Torino a Detroit o New York lasciando in
Italia, bontà e sentimentalismo
di uno che ha la residenza fiscale in Svizzera, il "cuore"...Il
cuore sarebbe costituito da alcuni stabilimenti che con un
fumus giuridico appartengono a Newco e che l'unica cosa certa
è che sono stati trasformati in una sorta di penitenziari,
di lavori forzati, per gente che deve sudare sangue per portare
a casa 1200 euro. I rpogrammi Fiat per l'Italia sono coperti
da un grande segreto che probabilmente nasconde il vuoto totale.
L'unica cosa certa è che avremo almeno un anno di cassa
integrazione. Poi si vedrà. Alla Jeep torinese fanno
finta di crederci in tanti a cominciare dal sindaco Chiapparino,
ma molti sono a ragione scettici e dubitano che si farà
mai.... In quanto ai piani di riconversione di Termini Imerese
che godono in un patrimonio di 450 milioni di euro di denaro
pubblico il pessimismo è d'obbligo. Forse gli unici
che ne ricaveranno davvero qualcosa sono gli investitori presentati
dal Ministro Romano e dal Presidente Lombardo.
Tutte le vicende che sono state segnalate drammaticamente
all'opinione pubblica dagli operai stiliti o autocarcerati
come quelli dell'Asinara restano aperte ed insolute. Il governo
osserva il principio liberista "lasseir faire, laissez
passer", principio emulato dal PD e dai suoi nuovi giuslavoristi
Ichino, Letta, Treu, Colannino e quindi coinvolgente la CGIL
che si limita a dare una assistenza per i singoli casi giocando
di rimessa e limitandosi a qualche modesta richiesta di carattere
assistenzialistica.
Intanto il mondo del lavoro italiano è in piena rivoluzione
padronale. Si stipulano soltanto accordi in deroga ed i ccnl
di fatto sono stati stracciati. Oramai sono obsoleti. La "modernità",
nuovo Molok dei neocon bipartisan italiani, esige per ora
i contratti aziendali. Domani magari avremo soltanto il contrattino
individuale preparato dall'ufficio risorse umane delle aziende
che i singoli lavoratori potranno soltanto firmare. Tacere,
obbedire e versare il sangue alla catena di montaggio o nei
cantieri! I sindacati che si oppongono a questa svolta appoggiata
dal novanta per cento del parlamento italiano non sono patriottici
e saranno isolati senza alcuno scampo dall'establishment dei
palazzi della politica, considerati quasi eversivi e vicini
ai centri sociali che nel gergo della destra italiana significa
"terroristi".
Il contesto politico in cui si sviluppa questa martellante
offensiva contro la classe operaia italiana è quella
di un Parlamento in crisi morale spaventosa con deputati che
ogni giorno raggiungono la maggioranza di Berlusconi nonostante
questo sia divenuto persona scandalosa in tutto il mondo per
le sue frequentazioni con prostitute. Questo signore, seduto
su una montagna di miliardi di euro guadagnati con il monopolio
della pubblicità
ora attacca la Corte Costituzionale, la Magistratura e, tutte
le volte che può, il Presidente della Repubblica. La
corruzione del Parlamento serve a fare leggi di stravolgimento
della Costituzione. La CGIL non si fa carico dei pericoli
che incombono sulla libertà e neppure per questa gravissima
ragione si decide a chiamare alla lotta. |
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