| Alcune note sull’arrivo di una
piccola irachena all’aeroporto militare Dall’Oro
di Pisa per cure mediche.
I componenti di “Un ponte per…”
prima e la stampa locale in seguito ci hanno informato dell’arrivo
a Pisa dall’Iraq della piccola Riam, per sottoporsi
a cure oggi impossibili in un paese devastato dall’aggressione
dei paesi NATO. ( l’Iraq prima delle aggressioni USA
/ NATO era il paese più avanzato del mondo arabo,
dove gli ospedali rispondevano a standard di cura internazionali
)
La bambina e il padre sono stati trasportati
da Baghdad a Pisa con un aereo della 46° brigata aviotrasportata
di stanza all’aeroporto militare Dall’Oro, dove
tra pochi giorni inizieranno i lavori per il più
grande Hub militare italiano.
Auguriamo a Riam la miglior permanenza
possibile nel nostro paese e un decorso operatorio veloce
e risolutivo, così come alla sua famiglia una vita
migliore.
Questo viaggio della speranza permette
alla bimba irachena di uscire dall’incubo di una brutta
malattia e a tutti noi di ricordare le immense sofferenze
delle altre centinaia di migliaia di bambini e bambine iracheni,
costretti a vivere in un paese sottoposto a due aggressioni
(la prima nel 1991, “desert Storm”, la “seconda
guerra del golfo” nel 2003) che hanno causato oltre
un milione di morti tra civili innocenti. Tanti altri si
sono ammalati e continuano ad ammalarsi per l’inquinamento
da uranio impoverito, fosforo bianco e altri agenti chimici
contenuti nel munizionamento delle truppe statunitensi e
NATO.
Stessa sorte per altre decine di migliaia
di bambini e bambine jugoslave, afgane, libanesi, che muoiono
lentamente a causa delle medesime cause: occupazioni miliari,
guerre e bombardamenti voluti dalla più potente coalizione
militare del mondo.
Nel pieno rispetto delle sofferenze attuali
di Riam e della sua famiglia, considereremmo innaturale
e ipocrita tacere sullo stridente contrasto tra la grancassa
mediatica per l’arrivo della piccola irachena a Pisa
e il quotidiano bollettino di vittime “collaterali”
dei bombardamenti, nascosto o relegato a trafiletti invisibili
dai mass media nazionali e locali.
Evidentemente le nostre forze armate adottano
la metodologia del Pentagono, conosciuta come “conquistare
i cuori e le menti” delle nostre popolazioni, allo
scopo di legittimare le attuali guerre neo coloniali, chiamate
ipocritamente “operazioni di pace”.
Se così non fosse, la 46° brigata
dovrebbe mettete immediatamente fine al trasporto del carburante
necessario a rifornire in volo i bombardieri che ogni giorno
martellano l’Afghanistan, causando decine di vittime
e centinaia di feriti tra inermi civili, in maggioranza
bambini.
Questo tipo di attività svolta dagli
aerei militari di stanza all’aeroporto militare pisano
è emerso il 24 novembre 2009, giorno successivo al
disastro aereo costato la vita a cinque avieri in volo di
addestramento su un C-130J.
Flight International - una delle più
autorevoli riviste internazionali di aeronautica - scriveva:
«Il Lockheed Martin C-130J dell’Aeronautica
italiana, precipitato il 23 novembre, è stato identificato
come il primo esemplare a essere stato modificato in aereo
cisterna», qualificato per «il rifornimento
in volo dell’elicottero AgustaWestland AW101 e dell’aereo
da combattimento Eurofighter dell’aeronautica italiana».
Chissà se la piccola Riam è
arrivata in Italia con uno di questi aerei, di ritorno dopo
aver scaricato il suo carburante di guerra nelle zone di
combattimento.
Conosciamo da molti anni “Un ponte
per…” e ne apprezziamo l’attività,
le campagne pacifiste, le iniziative di solidarietà
e di corretta informazione sulle conseguenze delle guerre
nei vari paesi aggrediti dal 1991 a oggi.
Abbiamo condiviso e condividiamo con loro
simili battaglie, tra cui quella recente contro la costruzione
dell’Hub militare all’aeroporto Dall’Oro.
Per questo è urgente evidenziare a loro e a tutto
il mondo pacifista e anti guerra i pericoli evidenti che
si nascondono dietro a simili operazioni, anche se hanno
un genuino contenuto di solidarietà umana.
La storia della solidarietà concreta
verso le popolazioni colpite dalle guerre e dalle loro conseguenze
ci dice che è possibile aiutare singole persone,
famiglie, villaggi e intere cittadine senza bisogno della
“mediazione” del Ministero della Difesa o, peggio
ancora, di singole armi di un Esercito pesantemente impegnato
in guerre che producono vittime, feriti, malati e distruzione
di ospedali per curarli.
I minori mezzi tecnici della solidarietà
di base danno sicuramente migliori risultati, sia in termini
materiali (gli esempi sono tantissimi e molto concreti),
ma soprattutto in termini di chiarezza di fronte ad un’opinione
pubblica sempre più frastornata da messaggi totalmente
contradittori, che mettono sullo stesso piano vittime e
carnefici, legittimando i secondi in totale svantaggio delle
prime.
L’indipendenza politica, culturale
ed economica del movimento contro la guerra è condizione
essenziale per la credibilità delle battaglie che
portiamo avanti. L’indipendenza è elemento
imprescindibile in questa battaglia impari, soprattutto
in una fase storica nella quale le politiche di “peacekeeping”
tendono sempre più a usare organizzazioni della società
civile come proiezione delle operazioni militari.
Ci auspichiamo che tutte le realtà
del movimento contro la guerra assumano questo principio
come guida per le battaglie dell’oggi e del domani,
soprattutto alla luce delle nefaste esperienze degli anni
passati, che hanno inflitto danni micidiali alle mobilitazioni
pacifiste.
Il No alla guerra deve essere “senza
se e senza mediazioni”.
La Rete dei Comunisti –
Pisa
www.contropiano.org
contropiano.pisa@virgilio.it
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