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Le perplessità dello storico del colonialismo italiano
«Su quelle tombe ho molti
dubbi». Angelo Del Boca, massimo storico del
colonialismo italiano ed esperto di Libia, è
scettico sulle immagini pubblicate da molti quotidiani
di tombe con la didascalia “fosse comuni a
Tripoli”, tratte dal video pubblicato su One
day on earth. «Innanzitutto è evidente
anche dalle immagini che non si tratta di fosse
comuni. Il luogo poi non è la spiaggia ma
il cimitero di Tripoli perché si vedono un
minareto e varie case che sono le ultime abitazioni
della città, proprio dove comincia il cimitero».
Secondo del Boca sono gonfiate
anche le cifre sulle vittime: «Non si può
parlare di 10mila morti e 50mila feriti. Ma scherziamo?
50mila feriti non ci stanno in tutti gli ospedali
del Medioriente. Sono cifre false e tendenziose».
Ma chi ha interesse a gonfiare
le cifre? «La persona che le ha riferite,
cioè questo Sayed al Shanuka, componente
libico della Corte penale internazionale, mi sembra
una persona per bene» risponde Del Boca a
Vita.it. «Ma al Shanuka non sta in Libia,
se ne sta tranquillamente negli Stati Uniti».
Secondo alcuni esperti, ci sarebbero alcuni libici
della diaspora dietro le cifre gonfiate, anche se
resta il fatto che sono state massacrate a sangue
freddo centinaia di persone in questi giorni.
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«Ci sono tre gruppi forti di emigrati dalla Libia, a
Ginevra a Londra e negli Stati Uniti, sono i tre gruppi
più importanti» afferma Del Boca. «Il
problema però non sono i libici della diaspora ma
i tanti giornali che prendono queste cifre per buone, sparandole
una dopo l’altra senza nessun riscontro».
Del Boca riceve telefonate quotidiane dalla
Libia, dove è stato molte volte, anche per intervistare
Gheddafi. «Stamattina un caro amico da Tripoli me
l’ha confermato: i morti sono tanti, probabimente
un migliaio. Non i 10mila che i giornali hanno scritto.
Ciò non toglie che sia in corso un massacro».
E i mercenari? Lo stesso Gheddafi ha parlato di 30mila soldati.
«Saranno due-tremila».
Lo storico italiano racconta a Vita.it
una notizia che ha ricevuto per telefono oggi da un testimone
oculare: «Questa mattina a Zavia, che è una
città di circa centomila abitanti a una quarantina
di chilometri da Tripoli c’era una piccola folla di
persone, tutti civili, riunita a discutere sul da farsi.
Il mio contatto lì mi ha raccontato che all’improvviso
sono arrivati una trentina di camionette di libici favorevoli
a Gheddafi, molto probabilmente mercenari, e si sono messi
a sparare senza dire una parola sulla popolazione facendo
60 morti. Nel giro di poco tempo la popolazione è
riuscita a riorganizzarsi e a cacciare i mercenari e anche
a fare alcuni prigionieri. Questo è quello che è
accaduto stamattina a Zavia, circa alle ore 9.30-10».
Del Boca non crede alle tesi complottiste
secondo le quali ci sarebbe la Cia dietro la rivolta in
Libia. «So che un ruolo importante l’ha avuto
la borghesia libica, che è stata bistrattata da Gheddafi».
Il dittatore libico, prevede lo storico, ha i giorni contatti:
«Fra tre-quattro giorni non ci sarà più».
Secondo le informazioni a disposizione dello storico le
“tribù della montagna”, ovvero quelle
di Rogeban, Zintan, Warfalla e Tahruna, stanziate nella
catena montuosa 150 chilometri a sud di Tripoli si starebbero
preparando per l’attacco finale all'ultima roccaforte
di Gheddafi nella caserma di Bab al Aziziya, in un sobborgo
meridionale della capitale libica.
tratto da http://www.vita.it/news/view/110183
del 24 febbraio 2011
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