
Mohamed Hassan
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Dopo la Tunisia,
l'Egitto! Sotto la pressione popolare, il presidente
Hosni Mubarak al potere da trent'anni, ha finalmente
lasciato il suo posto. Quali sono le sfide della
rivoluzione egiziana? Quali implicazioni per gli
Stati Uniti e Israele? La caduta del rais promuoverà
l'ascesa dell'islamismo come temono i media occidentali?
Mohamed Hassan risponde
a queste domande.
Per lungo tempo
in Europa molti pensavano che sarebbe stato difficile
abbattere le dittature arabe. Ma tu non eri dello
stesso avviso. Perché?
Durante gli
anni '60, ho studiato in Egitto. Eravamo all'epoca
trentamila studenti stranieri provenienti da Africa,
India o addirittura Indonesia, per approfittare
di un programma di formazione istituito da Nasser
qualche anno prima. Dirigevo l'ufficio degli studenti
somali e ricordo come la maggior parte degli egiziani
avesse molta simpatia per noi perché la nostra
presenza in Egitto simboleggiava la solidarietà
con l'Africa: erano orgogliosi!
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Nel 2009, dopo
un'assenza di 30 anni, ho deciso di tornare nella terra
dei faraoni. Sull'aereo, ho parlato con dei giornalisti
egiziani e li feci parte delle mie preoccupazioni: mi era
stato detto che l'Egitto era diventato uno stato di polizia
e che gli arresti erano comuni. Ma i giornalisti mi rassicurarono:
il loro paese era una democrazia e non c'era nulla da temere.
Giunto al Cairo
rimasi impressionato di vedere come la città si era sviluppata.
Incredibile! Una città immensa capace di accogliere ogni
giorno due mila nuove persone. Ho preso un taxi e andai
alla sede dell'associazione che dirigevo. Ho trovato una
vecchia conoscenza egiziana, Mohamed, con il quale prendevamo
regolarmente il tè all'epoca e che sapevamo essere in contatto
con i servizi di intelligence. Gli ho chiesto qual era la
situazione in Egitto. Mi rispose rabbiosamente che il paese
era gestito da gangster che ne saccheggiavano la ricchezza.
Conoscendo il suo passato nei servizi segreti, sospettai
che Mohamed volesse indurmi a parlare. "Si puoi parlare",
disse "Qui tutti se ne fregano. Le autorità non controllano
nulla. E questo bastardo - ha aggiunto, indicando una foto
di Mubarak sul muro - non vive nemmeno al Cairo ma a Sharm
el-Sheik (una popolare località
per i turisti)".
Fui molto sorpreso
perché pensavo che la gente non osasse criticare il regime
in stato di polizia. Inoltre, nei giorni successivi, ho
interrogato le persone in strada, sul bus, al mercato...
Le risposte erano simili: "I dirigenti sono ladri;
un giorno o l'altro gli si mozzerà le dita!" Sono giunto
alla conclusione che l'Egitto era pronto per una rivoluzione.
Tu dici che
il paese era pronto due anni fa. Perché la rivoluzione è
scoppiata oggi?
Il detonatore
è stato il suicidio di Bouazizi
Mohamed, un giovane tunisino che si è immolato. Questa è
la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per i musulmani,
il suicidio è un peccato perché Dio dà la vita e la riprende.
Ma Bouazizi è diventato un martire,
perché rappresenta la gioventù del mondo arabo che vive
in condizioni difficili. La sua morte quindi è stato un
innesco non solo per la Tunisia, ma anche per l'Egitto e
gli altri paesi della regione. Perché le condizioni sono
le stesse ovunque: una popolazione molto giovane, senza
un futuro, una forte repressione poliziesca, dirigenti corrotti
...
I giovani arabi
non si adattano a questo sistema in cui non riescono nemmeno
a intravedere un futuro. A trent'anni, molti non possono
comprare una casa e vivono ancora con i genitori. Altri
cercano di emigrare: perdono la vita attraversando il Mediterraneo,
un enorme cimitero, o se riescono a raggiungere l'Europa
vengono trattati come bestie.
Di fronte a
questa miseria, un'élite araba se la spassa, fa shopping
nei negozi di lusso, si pavoneggia sulle loro 4x4 ultimo
grido e nei loro yachts...
Fino ad ora,
i poveri sono sopravvissuti grazie alla solidarietà. Non
si vedono, come nel mio paese, l'Etiopia, tutte quelle ONG
occidentali a distribuire pane e altri beni essenziali.
Ma le contraddizioni della società erano tali che il sistema
doveva esplodere.
Non è la prima
volta che scoppiano insurrezioni popolari nel mondo arabo.
Ma sono sempre state represse. Come si spiega che questa
volta portino verso una rivoluzione?
Un poeta tunisino
disse una volta: se il popolo vuole vivere anche solo per
un giorno, tutto può accadere. Il popolo può dormire pacificamente
per centinaia di anni. Ma se decide di vivere anche un solo
minuto, niente può fermarlo.
Questo è ciò
che accade ora. Non esiste una spiegazione scientifica.
Nessun storico può dire con precisione perché questo sta
accadendo oggi. Se fosse stato possibile prevederlo, il
nemico che non avesse voluto dare la libertà al popolo egiziano
avrebbe presagito gli eventi e avrebbe fatto di tutto per
impedirli.
Come hai giustamente
notato, rivolte spontanee sono scoppiate regolarmente e
sono sempre state represse. Ma tutte queste rivolte erano
come torrenti che nel tempo hanno formato un fiume in piena.
Inoltre, dobbiamo
tenere conto del particolare contesto del mondo. Lenin disse
che, a differenza delle tartarughe, gli esseri umani non
vivono centinaia di anni. Pertanto, dobbiamo analizzare
la storia dell'umanità per decenni. E il mondo è cambiato
drasticamente negli ultimi dieci anni.
La crisi economica
è un fattore importante?
Vi è infatti
una grave crisi del capitalismo, il declino delle potenze
occidentali e il passaggio da un mondo unipolare dominato
da Washington in un mondo multipolare con l'ascesa dei Paesi
emergenti. Tuttavia, la debolezza degli Stati Uniti non
è un fattore così nuovo. Il vero cambiamento è che l'immagine
degli Stati Uniti nel mondo oggi riflette questa debolezza.
Infatti, non c'è solo la forza economica o militare. C'è
anche l'impatto psicologico dell'immagine che una potenza
come gli Stati Uniti offre. Questa dominazione intellettuale
e culturale è molto importante.
Dopo il crollo
dell'Unione Sovietica, c'è stato un attacco orchestrato
dagli intellettuali statunitensi come Francis Fukuyama
con La fine della storia e Samuel Huntington
con Lo scontro delle civiltà. Questa offensiva ha
creato un vero terrore intellettuale sul resto del pianeta
affermando che l'Occidente era diventato il padrone del
mondo.
Come è accaduto
che l'immagine di onnipotenza dell'Occidente si sia sgretolata?
In primo luogo,
vi è la guerra in Afghanistan. Mi ricordo nel 2001, nel
pieno dell'affare delle lettere all'antrace: i giornalisti
della CNN intervistavano un ministro talebano. Era un uomo
vecchio, un po' anacronistico, con un turbante, una grossa
barba, ecc. Un giornalista gli ha chiesto se il suo paese
era responsabile degli attacchi all'antrace. Il vecchio
rise: non capiva e non sapeva nemmeno cosa fosse l'antrace!
Ma la televisione degli Stati Uniti, tuttavia presentava
questo uomo modesto come un pericoloso terrorista! In questo
scenario ridicolo, gli Stati Uniti hanno invaso l'Afghanistan.
Ma questa guerra si è rivelata un fiasco e l'immagine di
superpotenza dell'Occidente ha subito un grave smacco.
L'altro elemento
importante è la resistenza irachena. Gli Stati Uniti sono
stati incapaci di controllare il paese e la loro sconfitta
militare contro la resistenza ha fatto balzare il barile
di petrolio da 30 a 75 dollari in breve tempo. Questo impennata
ha portato un sacco di soldi nelle casse dei paesi produttori
di petrolio. Indebitati a causa dei programmi della Banca
Mondiale e del FMI, questi paesi sono stati in grado di
riordinare i conti e riconquistare una certa indipendenza.
Le campagne
militari in Afghanistan e in Iraq sono dunque dei fallimenti.
L'uso brutale della forza ha aperto gli occhi delle popolazioni
arabe: solo gli sciocchi e i vigliacchi uccidono in questo
modo. Questa violenza insensata è dunque servita a rafforzare
la resistenza contro l'imperialismo. Inoltre, vi era la
teoria che le forze armate USA fossero in grado di condurre
cinque guerre contemporaneamente: due maggiori e tre a medio
livello. La resistenza afgana e irachena ha mostrato al
resto del mondo che era tutto falso. Non era altro che il
frutto del terrore intellettuale.
L'evoluzione
delle tecnologie dell'informazione ha svolto un ruolo importante?
Certo. Le reti
sociali su Internet hanno permesso ai manifestanti di organizzarsi
nonostante la repressione della polizia. Ma credo che l'elemento
principale sia stato l'emergere di mezzi di informazione
come Al Jazeera. La dominazione
mediatica dell'Occidente è infranta e il divario che separava
le élite e le popolazioni occidentali da quelle del Terzo
Mondo non è più così grande. Oggi, i giovani studenti latini
o arabi ricevono una migliore informazione rispetto ai loro
corrispettivi in Occidente. Si è democratizzato l'accesso
alla televisione e diffusi canali locali nella lingua dei
cittadini del Terzo Mondo. E' molto importante perché il
controllo dell'informazione è un elemento chiave nel conflitto.
Mussolini fu
il primo a utilizzare i mezzi di informazione come arma
di guerra. Negli anni '30, le radio italiane trasmettevano
programmi in lingua araba destinate alle colonie controllate
dagli Alleati. Alla radio era invitato anche il Mufti di Gerusalemme, al servizio della propaganda fascista.
Poi gli inglesi hanno messo a sistema questo espediente
e hanno creato la BBC International, che trasmette in varie
lingue. A poco a poco, i media occidentali sono diventati
maestri del mercato dell'informazione e hanno riversato
la loro propaganda sul resto del pianeta.
Ma oggi, le
popolazioni del Sud hanno i loro propri media. Questo sviluppo
ha contribuito a democratizzare l'informazione e la cultura,
prima accessibile solo attraverso i libri. Ciò di conseguenza
ha ridotto in qualche modo il divario tra le diverse classi
sociali.
Altra conseguenza:
il livello di coscienza politica degli arabi si è molto
elevato. Le persone non hanno più paura, si organizzano
e scendono in piazza. Normalmente, in tempo di pace, possono
volerci anni per risvegliare le coscienze. Ma in tempi di
crisi, le cose accelerano. Poche settimane fa, chiedendo
le dimissioni di Mubarak, gli egiziani hanno organizzato
una marcia di un milione di persone al Cairo. Sapete qual
è l'origine di ciò? La marcia di un milione nel 1995, organizzata
da Louis Farrakhan attivista negli Stati Uniti per attirare
l'attenzione dei politici sulla situazione degli afroamericani.
Si tratta di un occhiolino, un messaggio inviato al presidente
Obama per dimostrare che il livello
di coscienza politica degli egiziani è molto alto.
L'Egitto di
Mubarak è stato un pilastro fondamentale della politica
statunitense in Medio Oriente. Questo pilastro potrebbe
stare per crollare e altri potrebbero seguire nella
regione. Pensi che gli Stati Uniti siano preparati a tali
cambiamenti nel mondo arabo?
L'imperialismo
degli Stati Uniti è fuori dalla realtà. Vive nel magico
mondo di Disney dove tutto è bello e tutto funziona. Non
avevano previsto la disfatta in Afghanistan e in Iraq e
pensavano di poter soggiogare l'Iran. Un altro esempio:
lo sviluppo pianificato della Cina per la costruzione di
un nuovo modello di aereo da combattimento molto sofisticato.
Secondo le sue informazioni, il Pentagono stimava che a
Pechino ci sarebbero voluti quindici anni per padroneggiare
la tecnologia necessaria. Pochi mesi fa, il. Segretario
della Difesa statunitense Robert Gates, è andato in viaggio
ufficiale a Pechino. Voi sapete come sono i cinesi: molto
gentili! All'arrivo del loro ospite sulla pista dell'aeroporto
gli hanno preparato un regalo di benvenuto e davanti agli
occhi attoniti del Segretario hanno fatto decollare il famoso
aereo da caccia!
Perché i governi
occidentali sembrano essere stati così sorpresi dalle rivoluzioni
arabe?
Durante il
mio viaggio in Egitto nel 2009, sono stato molto colpito
dai considerevoli dispositivi di controllo di polizia che
circondavano le ambasciate occidentali. Nel bar dell'hotel
dove mi trovavo, ho fatto la conoscenza con dei diplomatici
britannici. Rotto il ghiaccio, ho chiesto che cosa significava
quel dispositivo attorno alle ambasciate. Risero e mi dissero:
"Signor Mohamed, lei tocca un nervo scoperto. Ci sembra
di vivere in uno zoo. Ci hanno detto che il popolo egiziano
è pericoloso quindi le nostre ambasciate sono in gabbia!
In realtà, in nome della lotta contro il terrorismo, i nostri
movimenti sono molto limitati. Il nostro governo e il governo
egiziano ci impediscono di incontrare la gente."
Questi diplomatici
non erano in grado di farsi un'idea corretta della società
egiziana e non ricevevano che notizie positive sul governo
Mubarak. Mi fa venir in mente il libro La tragedia e
le lezioni del Vietnam di Robert McNamara.
McNamara è stato il miglior statista
della storia degli Stati Uniti. Ha fatto della Ford Motor
Company una delle più grandi imprese del mondo. E' poi stato
ministro sotto Kennedy e successivamente sotto Johnson.
McNamara racconta nel suo libro come, durante
la presidenza di Johnson, gli
Stati Uniti avessero migliaia di esperti nel Vietnam del
Sud per assistere il governo. Ogni giorno ricevevano segnalazioni
di questi esperti che dicevano che tutto andava bene. Da
un punto di vista statistico, McNamara
sospettava della probabilità di ricevere il 100% dei rapporti
positivi sulla situazione nel Vietnam del Sud, non era realistico.
Decise quindi di incontrare questi esperti a Honolulu, diplomatici,
ufficiali e agenti della CIA che gli inviavano rapporti
giornalieri. Una settimana dopo, quando gli esperti tornarono
al loro posto, McNamara ricevette
rapporti molto diversi: "I Viet
Cong sono un pericolo, abbiamo
bisogno di più rinforzi e supporto nel Sud!" McNamara ha quindi dovuto recarsi sul posto per fare chiarezza.
In realtà, i diplomatici e i funzionari americani avevano
l'abitudine di scrivere i loro rapporti verso le dieci del
mattino, dopo una buona colazione, una partita di tennis
e un bel bicchiere di whisky. I loro rapporti non riflettevano
adeguatamente la situazione oggettiva del posto ma il desiderio
di benessere personale e la loro incompetenza.
I diplomatici
britannici che avevo incontrato si trovavano in una situazione
in qualche misura simile. Non avevano idea della realtà,
mentre io, nell'arco di una settimana, mi ero reso conto
che la società egiziana era sul punto di esplodere.
La caduta di
Mubarak rischia di favorire l'ascesa dell'islamismo in Egitto?
Si parla molto
dei Fratelli Musulmani in effetti. Tuttavia, Mubarak non
solo non era un muro di contenimento della tendenza islamista.
Anzi la Fratellanza era parte essenziale della dittatura
del rais.
Dal 1956 al
1970, Gamal Abdel
Nasser governò l'Egitto con un programma socialista, facendo
molte riforme. Aveva peraltro represso i Fratelli Musulmani
e commesso degli errori contro di loro. A quel tempo, l'Egitto
era vicino all'Unione Sovietica. Alla morte di Nasser, Anwar el-Sadat ha preso la testa
del paese che ha gradualmente avvicinato agli Stati Uniti.
Sadat ha adottato una politica economica liberale, sottomesso
il Medio Oriente agli interessi americani, sepolto l'ascia
di guerra con Israele.
Tuttavia, l'eredità
di Nasser era ancora molto forte in Egitto. Ciò rappresentava
un ostacolo per Sadat che intendeva seguire i precetti della
Banca Mondiale e la svendita delle imprese pubbliche a favore
delle compagnie private. Il nuovo presidente egiziano ha
dovuto sbarazzarsi di coloro che ancora sostenevano la politica
di Nasser. Mubarak, ebbe all'epoca un ruolo particolare.
La sua missione era quella di formare bande e bracci armati
attraverso i servizi segreti per combattere il nasserismo
e il comunismo. Ma la repressione non era sufficiente, occorreva
distruggere l'eredità di Nasser a livello ideologico.
Sadat usò la
religione per questo: da un lato, vennero rivelate tutta
una serie di informazioni sulla repressione da parte di
Nasser dei Fratelli Musulmani. Una scelta niente affatto
casuale, poiché d'altra parte Sadat si presentava come un
uomo di Dio, un musulmano devoto. Ha introdotto molte misure
per rafforzare l'importanza della religione nella società
egiziana. Ad esempio, la lettura dei versetti del Corano
prima del telegiornale. Sadat fece anche rilasciare i Fratelli
Musulmani arrestati.
L'idea che
la dittatura egiziana era necessaria per contenere l'ascesa
dell'islamismo è dunque falsa. L'islamismo era in realtà
una parte essenziale del sistema. Giustificava peraltro
lo stato di polizia sostenuto dall'Occidente.
Eppure i Fratelli
Musulmani vengono spesso indicati come il principale partito
di opposizione in Egitto.
Sbagliato.
I Fratelli Musulmani sono stati infatti l'unico partito
accettabile per il regime egiziano. Se fossero stati veramente
pericolosi, la dittatura di Mubarak non li avrebbe tollerati.
I Fratelli Musulmani si sono seduti più volte anche in Parlamento.
In una dittatura, non si accettano nemici. I Fratelli Musulmani
non sono paragonabili ai comunisti o agli islamismi banditi
in Tunisia. I Fratelli Musulmani rappresentano l'altra faccia
del sistema totalitario sostenuto dall'imperialismo. Il
loro programma socio-economico, inoltre, non è progressista.
Sostengono un capitalismo sfrenato, la libera impresa, hanno
già contestato movimenti operai e contadini ... In sintesi,
i Fratelli Musulmani sono la linea diretta per consentire
agli imperialisti di continuare ad operare in Egitto.
Non vi sono
dunque forze di opposizione in grado di guidare la rivoluzione
in Egitto?
Abbiamo osservato
che le ragioni che hanno indotto i popoli a sollevarsi in
Tunisia ed Egitto sono similari. E' anche interessante rilevare
le interazioni tra i movimenti nelle due nazioni. Se la
rivoluzione tunisina non avesse avuto alcun impatto nel
mondo arabo, poteva essere isolata e repressa. Ma la rivoluzione
tunisina ha incoraggiato il popolo egiziano a sollevarsi
e, contemporaneamente, la rivoluzione egiziana ha indebolito
gli elementi reazionari che volevano soffocare la rivoluzione
in Tunisia.
Vi sono tuttavia
notevoli differenze tra questi due movimenti. A mio giudizio,
la rivoluzione in Tunisia è meglio organizzata, in particolare
perché i partiti di opposizione hanno imparato molto dalle
loro esperienze in clandestinità. Anche in carcere, l'opposizione
si è data una organizzazione che le forze controrivoluzionarie
oggi non possono spezzare.
In Egitto è
diverso. I nasseristi e i comunisti
non hanno avuto altrettanta pazienza dei loro omologhi tunisini
e rappresentano solo un piccolo segmento della popolazione.
I Fratelli Musulmani non incarnano una vera opposizione
e non rappresentano una fetta consistente della società.
Infine, i media occidentali hanno parlato molto di Mohamed
El Baradei. Ma quest'uomo ha vissuto la maggior parte del suo
tempo tra un aeroporto e l'altro e non ha una base sociale
in Egitto. Nessuno lo conosce nella nazione, tranne la moglie
e colleghi!
Come potrebbero
cambiare le cose allora?
L'unica istituzione
organizzata è l'esercito. Adesso tutto dipende da esso.
Ma l'esercito
era molto vicino a Mubarak. Ed è finanziato dagli Stati
Uniti. Possiamo aspettarci un cambiamento reale da questa
istituzione?
L'esercito
non è un corpo omogeneo. Proprio come nella società egiziana,
vi si trovano diverse tendenze. E' composto da egiziani
provenienti dal popolo, che vogliono la fine della dittatura.
Inoltre, i rivoluzionari che hanno messo fine alla monarchia
egiziana nel 1952 erano ufficiali dell'esercito, non dimentichiamolo.
I collaboratori
di Mubarak sono una minoranza all'interno dell'esercito.
Ora che il dittatore è caduto, la Costituzione sarà modificata
per consentire a tutti i partiti politici di partecipare
alle future elezioni. Vedremo quali forze emergeranno.
Che cosa può
fare Washington per difendere i propri interessi in Egitto?
Finanziare in un sistema democratico i gruppi politici favorevoli
agli interessi degli Stati Uniti? La NED (National Endowment
for Democracy),
ente della CIA, ha praticato questa strategia in Jugoslavia
e America Latina. E questa organizzazione finanziava già
dei gruppi d'opposizione in Egitto sotto Mubarak.
Il Medio Oriente
è così importante da un punto di vista strategico che la
politica degli Stati Uniti nella regione è la repressione.
E il principale alleato di questa politica è lo Stato di
polizia. Washington non ha bisogno di gruppi politici di
opposizione. Ha bisogno di una dittatura assoluta.
Tuttavia, questo
sistema di dominio è in declino a causa del livello di coscienza
dei cittadini arabi. L'Occidente aveva la pretesa di portare
la democrazia, invece ha portato al potere dei ladri corrotti,
fascisti che opprimevano il popolo. Questa non è democrazia,
perché si basa sulla menzogna.
Eppure si tratta
di un espediente essenziale della politica americana. Dopo
la Seconda Guerra Mondiale, quando gli USA sono diventati
la prima potenza, il diplomatico George F. Kennan
scrisse un articolo che avrebbe avuto un impatto enorme
sulla politica estera del suo paese. Kennan ha spiegato che gli Stati Uniti rappresentavano il
6% della popolazione mondiale ma consumano il 50% della
ricchezza del pianeta. L'obiettivo era di ampliare a proprio
vantaggio tale divario! Secondo Kennan, i diritti umani e la democrazia non erano una preoccupazione
primaria per gli Stati Uniti. Ma se emergeva un governo
rivoluzionario da qualche parte nel mondo a minacciare gli
interessi statunitensi, Washington doveva intervenire usando
i diritti umani e la democrazia a pretesto.
E' la politica
estera degli Stati Uniti. Se avesse veramente a cuore la
democrazia, interverrebbe immediatamente in Arabia Saudita.
Ma invece non è che un pretesto e le popolazioni arabe non
sono ingenue. Gli Stati Uniti hanno solo due opzioni in
Medio Oriente: imporre delle dittature o andarsene.
Mubarak era
anche un importante alleato di Israele. Quale potrebbe essere
l'impatto della sua caduta per questo paese?
L'Egitto ha
grandi riserve di gas. E Israele è il paese che beneficia
maggiormente di tali risorse, pagando il gas a un al prezzo
minore rispetto a quello di mercato. Ha sviluppato una vasta
rete che dipende dalla fornitura dell'Egitto. Israele ha
effettuato alcune simulazioni nei giorni scorsi per compensare
un eventuale taglio degli approvvigionamenti. Ma a lungo
termine, se un nuovo governo egiziano rivedesse gli accordi,
le cose sarebbero difficili per lo Stato ebraico.
Inoltre, la
questione palestinese è irrisolta. I leader egiziani, dopo
Sadat, hanno concluso un'alleanza con Israele. Ma il popolo
egiziano è contro l'occupazione ed è solidale con i palestinesi.
Qualsiasi governo democratico che rappresenti anche solo
in parte le aspirazioni del popolo egiziano non manterrebbe
questo rapporto con Israele.
Ciò avrebbe
ripercussioni sulla politica USA in Medio Oriente?
Indubbiamente.
Nel 1973, la guerra del Kippur tra Egitto e Siria contrapposte
a Israele si è conclusa con la sconfitta delle forze arabe.
A seguito del conflitto, un accordo di pace è stato firmato
tra Egitto e Israele e l'accordo costituisce un pilastro
importante della politica americana in Medio Oriente. E'
stata una strategia di Henry Kissinger: la pace tra Egitto
e Israele ha consentito di liquidare la questione palestinese
e rompere l'unità dei paesi arabi. A mio parere, questo
accordo è chiuso. Gli Stati Uniti hanno perso l'Egitto con
la caduta di Mubarak e i rapporti di potere cambieranno
nella regione.
Che cosa può
accadere nel mondo arabo, ora? Le rivoluzioni riguarderanno
solo Egitto e Tunisia?
No. Sono scoppiate
rivolte nello Yemen, dove la caduta di Ali Abdullah Saleh, un altro dittatore filo-statunitense, è inevitabile.
E' una posta in gioco notevole per l'Arabia
Saudita: se scoppia una rivoluzione popolare in Yemen, il
pericolo sarà alle porte del regno saudita, il peggior nemico
della democrazia nel mondo arabo. L'Arabia Saudita è un
paese arretrato ed è il principale alleato degli USA nella
regione. La monarchia feudale teme i movimenti popolari.
Inoltre, non voleva che gli Stati Uniti mollassero Mubarak.
Quando l'amministrazione Obama ha annunciato sotto la pressione popolare che avrebbe
smesso di finanziare il regime di Mubarak, l'Arabia Saudita
replicava che si faceva carico di sostenere tale finanziamento.
Voleva mantenere il dittatore a tutti i costi per dimostrare
che i disordini non portano da nessuna parte.
Se le rivoluzioni
arabe dovessero avere un impatto considerevole in Arabia
Saudita, le conseguenze sarebbero enormi. Infatti, il principale
strumento di dominazione dell'imperialismo USA è il dollaro.
E' una valuta molto importante perché il petrolio è venduto
in dollari. Ma un governo democratico e indipendente in
Arabia Saudita potrebbe rifiutarsi di usare questa moneta.
L'Iran ha tratto notevoli profitti dalla vendita di petrolio
in altre valute. Il dollaro non sarebbe più la valuta di
riferimento nel mondo, decretando la morte dell'imperialismo
degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti
sono dunque in una brutta posizione. Anche in Libano, la
strategia USA ha subito il tracollo. C'era un'alleanza con
le componenti reazionarie del paese, in gran parte sunnite
finanziate dall'Arabia Saudita, per contenere il movimento
di resistenza Hezbollah. Ma questa alleanza è stata infranta
con lo scandalo delle indagini per l'assassinio del precedente
capo di governo, Rafiq Hariri. Il tribunale doveva
consegnare le sue conclusioni in cui incriminava alti membri
di Hezbollah. Ma si è scoperto che l'indagine era distorta
da obiettivi politici per indebolire il movimento sciita.
Infine, l'Arabia Saudita, che aveva tentato una mediazione
per risolvere le cose, ha gettato la spugna. Il governo
libanese è stato sciolto e Hezbollah è emerso più forte,
con un suo leader nominato Primo ministro. E' una sconfitta
per Washington. Tutte le sue pedine nella regione sono in
crisi.
Infine, cosa
apprendiamo da queste rivoluzioni?
Le potenze
neocoloniali non capiscono che il mondo è cambiato. Lo si
vede in Costa d'Avorio per esempio. Gli Stati Uniti e la
Francia vogliono imporre Alassane
Ouattara, una marionetta del FMI.
Ma lui non ha vinto le elezioni e la situazione è bloccata.
I paesi dell'Africa occidentale dovrebbero intervenire militarmente
per conto delle potenze imperialiste ma i soldati africani
non vogliono causare un nuovo bagno di sangue per difendere
gli interessi occidentali. Questa è la grande lezione: il
livello di consapevolezza politica nei paesi arabi, in Africa
e in tutto il Terzo Mondo ora è molto più alto. Non si può più
ingannare la gente come prima.
Penso che da
ora, la contraddizione si ponga tra le potenze imperialiste
e i paesi del Sud. In precedenza le potenze coloniali si
contendevano a vicenda una fetta del Terzo Mondo. Ora si
dovrà negoziare con tali paesi. L'egemonia politica ed economica
dell'Occidente è arrivata alla fine. Gli Stati Uniti hanno
molte risorse nel loro paese e resteranno una grande potenza
regionale. L'Europa dovrà scegliere: sottomettersi ancora
di più alla potenza americana o diventare veramente indipendente.
Anche l'egemonia ideologica dell'Occidente è finita. Non
abbiamo più grandi filosofi come Rousseau, Sartre, Camus,
ecc.
C'è Bernard-Henri Levy ...
Ecco, avete
colto la dimensione del problema!
- Mohamed Hassan: Le cause della rivoluzione
tunisina vanno ben oltre Ben Ali e la sua fazione
* Mohamed
Hassan è uno specialista
di geopolitica e del mondo arabo. Nato ad Addis Abeba
(Etiopia), ha partecipato ai movimenti studenteschi nel
quadro della rivoluzione socialista del 1974 nel suo paese.
Ha studiato scienze politiche in Egitto, prima di specializzarsi
nel campo dell’amministrazione pubblica a Bruxelles. Negli
anni '90, come diplomatico del suo paese di origine ha operato
a Washington, Pechino e Bruxelles. Co-autore de “L'Irak
sous l'occupation”
(EPO, 2003), ha anche partecipato alla redazione di pubblicazioni
concernenti il nazionalismo arabo e i movimenti islamici,
e sul nazionalismo fiammingo. Hassan
è uno dei più profondi conoscitori contemporanei del mondo
arabo e musulmano.
da www.michelcollon.info - http://www.michelcollon.info/Entretien-avec-Mohamed-Hassan-Ou.html?lang=fr
Traduzione
dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione
Popolare
Già apparsi
nella serie “Comprendere il mondo musulmano” [e disponibile
in lingua italiana a cura di Resistenze.org]:
Comment expliquer le succès du Hamas?
- [ Come spiegare il successo di Hamas? ]
Réponse à vos questions sur le Hamas: "Gaza
est un endroit normal
avec des
gens normaux"
Crise au Darfour: le sang, la faim et le pétrole
- [ Crisi in Darfur:
il sangue, la fame e il petrolio ]
Afghanistan-Pakistan: Le trou noir
de l'Empire
- [ Afghanistan – Pakistan: Il buco nero dell’Impero ]
Que doit faire Ahmadinejad pour recevoir le Prix Nobel?
- [ Cosa deve fare Ahmadinejad
per ricevere il premio Nobel? ]
Somalie: Comment les puissances coloniales maintiennent le pays dans le chaos
- [ Somalaia: Come le potenze coloniali
mantengono il paese nel caos
Yémen: Ce n'est pas
Al-Qaïda que les
USA combattent, mais la démocratie
- [ Yemen: Nel mirino USA non Al-Qaeda ma la democrazia ]
Tout ce que vous ne devriez pas savoir sur
l'Erythrée (1/3)
- [ Tutto quello che non dovreste sapere sull'Eritrea
(1/3)
Tout ce que vous ne devriez pas savoir sur
l'Erythrée (2/3)
- [ Tutto quello che non dovreste sapere sull'Eritrea
(2/3)
Tout ce que vous ne devriez pas savoir sur
l'Erythrée (3/3)
- [ Tutto quello che non dovreste sapere sull'Eritrea
(3/3)
Océan Indien :
ici se joue la grande bataille
pour la domination mondiale
- [ Oceano Indiano: dove si disputa la grande
battaglia per il dominio mondiale
Mohamed Hassan : Les causes de la révolution tunisienne dépassent largement Ben Ali et son parti
- [ Mohamed Hassan: Le cause della rivoluzione
tunisina vanno ben oltre Ben Ali e la sua fazione
Inoltre su Resistenze.org
di Mohamed Hassan sullo stesso
argomento:
- Somalia: la nuova palude degli Stati Uniti?
- Chi demonizza l'Eritrea e perché?
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