La data del 28 febbraio 1978 per i fascisti di Roma ha un
significato particolare: ricorre il terzo anniversario
della morte di Mikis Mantakas, giovane appartenente al
FUAN. Il 1978 si è aperto inoltre con un grave
fatto di sangue: il 7 gennaio, in un agguato teso da militanti
di sinistra fuori della sezione del MSI di via Acca Larentia
al quartiere Appio-Tuscolano, vengono uccisi due giovani
militanti di destra cui se ne aggiunge un terzo caduto
a seguito degli scontri scoppiati con la polizia immediatamente
dopo l'accaduto.
A Roma da un po' di tempo è attivo un gruppuscolo
di fascisti particolarmente agguerrito che rivendica le
proprie azioni con la sigla NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari);
tra le sue file spiccano elementi come Valerio e Cristiano
Fioravanti, Alessandro Alibrandi e Franco Anselmi. Essi
sono decisi a «ricordare» i recenti accadimenti.
Tramite informative poco attendibili, Valerio Fioravanti
ritiene che a commettere l'agguato di Acca Larentia siano
stati gli occupanti dello stabile situato in via Calpurnio
Fiamma, a Cinecittà.
La sera del 28 febbraio, tra le 23:10 e le 23:30 il gruppo,
coadiuvato da altri esponenti della destra romana, si
reca presso lo stabile ma giunto là si accorge
che è chiuso; essi non sono a conoscenza che il
giorno precedente, per l'ennesima volta, la polizia aveva
attuato uno sgombero contro gli occupanti.
A questo punto si recano in direzione della vicina piazza
San Giovanni Bosco, i cui giardinetti fungono spesso da
ritrovo per molti compagni della zona. Arrivati sul posto
il gruppuscolo scende rapidamente dalla FIAT 132 chiara
e, a volto scoperto, irrompono nella piazza sbucando da
cespugli vicini e fanno fuoco quasi a casaccio. Nell'immediato
parapiglia cade a terra, colpito al torace, un giovane
di 24 anni, Roberto Scialabba. Il ragazzo non è
tuttavia ancora morto quando Valerio Fioravanti a bruciapelo,
dopo essergli montato sopra, gli spara ulteriori due colpi
alla nuca. Nella sparatoria rimane ferito anche il fratello
di Roberto, Nicola, che tuttavia riesce a fuggire e mettersi
in salvo poiché i fascisti si allarmano per l'arrivo
di una macchina di passaggio. La spedizione di stampo
squadristico dura non meno di 5 minuti durante i quali
non interviene alcuna volante. Spesso in passato la piazza,
che funge da punto oltre che di ritrovo per i compagni
della zona anche da luogo per lo spaccio di eroina, è
«frequentata» dalla polizia. I fascisti hanno
quindi tutto il tempo per poter fuggire indisturbati.
Roberto giace ormai senza vita sulla ghiaia che ricopre
il giardino della piazza. Qualche ora dopo la sigla «Gioventù
Nazional Popolare», dietro la quale si celano i
NAR, si attribuisce con una telefonata al «Messaggero»
la responsabilità dell'attentato affermando di
aver vendicato Acca Larentia. Il giorno dopo però
i vari quotidiani non fanno cenno della rivendicazione
e inseriscono l'omicidio, secondo anche quanto si apprende
dalle notizie delle indagini condotte dalla polizia, nel
quadro di un regolamento di conti tra bande diverse nell'ambiente
del controllo del mercato dello spaccio dell'eroina.
La «colpa» di Roberto era che, al momento
del suo omicidio, aveva in tasca qualche canna da fumare
con gli amici. Fino al marzo del 1982, quando il «pentito»
Cristiano Fioravanti rivendicherà con chiarezza
la paternità, sia pur non materiale, di quell'omicidio,
gli esecutori per molti non hanno voluto avere nome. Per
anni Roberto è stato per la stampa uno spacciatore
ucciso nella guerra tra bande di quell'emarginata zona-ghetto
di Roma. Non una sua parola sul suo impegno politico,
prima come militante di Lotta Continua, poi come occupante
attivo del centro sociale di via Calpurnio Fiamma.
In una scritta, quando il 30 settembre di un anno prima
era stato ucciso Walter Rossi, Roberto, pur non conoscendolo
direttamente, lo aveva così ricordato: «Una
lacrima scivola sul viso, una lacrima che non doveva uscire,
il cuore si stringe, si ribella, i suoi tonfi accompagnano
slogan che si alzano verso il cielo "non basta il
lutto pagherete caro pagherete tutto"».
Così, all'indomani della morte, i compagni di Cinecittà
lo ricordavano: «Roberto era un compagno che lottava,
come tutti noi, contro 'emarginazione che Stato e polizia
gli imponevano. E' caduto da partigiano sotto il fuoco
fascista».
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Oggi a Roma Lunedi' 28 febbraio
ore 17.00 manifestazione a p.za Don Bosco per ricordare
Roberto Scialabba