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"Per chi ha
vent’anni e se ne sta a morire in un deserto
come in un porcile". Le parole e la musica di
Vecchioni risuonano ancora nelle orecchie e nella
testa degli italiani mentre è giunta, alcuni
giorni fa, la notizia di un nuovo soldato italiano
morto in Afghanistan. Una morte senza retroscena,
senza mezze verità e parzialmente non dette
come a dicembre. Un nuovo lutto che improvvisamente
ha ricordato, all'Italia distratta e sonnolenta che
non riesce più neanche a guardare al di là
del mare (figuriamoci nel lontanissimo deserto afghano...),
che a migliaia di chilometri una guerra viene quotidianamente
combattuta, sventolando il suo tricolore e in nome
della sua sicurezza. Ricordate? Sono passati dieci
anni dalle prime bombe su Kabul, dall'inizio di una
guerra di cui non si vede la fine. E di cui nessuno
ricorda più l'inizio. Dieci anni, centinaia
di migliaia di morti, violenza. |
Dieci anni di terrore e sangue. Dieci anni fa l'Afghanistan,
i talebani, Bin Laden, il terrorismo erano quotidianamente
su tutte le televisioni, i giornali, le radio. Tutti a dirci
che cominciava la "liberazione", che bisognava
rendere "giustizia ai morti dell'11 settembre"(ma
nessuno ci disse mai come il sangue possa lavare altro sangue),
che il mondo doveva tornare ad essere più sicuro.
Tutti a raccontarci la propria "verità assoluta",
a pavoneggiarsi grandi esperti internazionali anche se la
cartina dell'Afghanistan era al contrario.
Dieci anni dopo cosa accade in Afghanistan non ce lo racconta
quasi più nessuno. Nessuno ci racconta di un Paese
sventrato, violentato, insanguinato. Se non quando muore
un soldato italiano o in occasione di retoriche passerelle
politiche. O quando, come recentemente accaduto, qualcuno
ha bisogno di retorica a buon mercato per un posto al sole,
per vendere un "documentario" (dove non si ha
neanche il coraggio di ripetere quanto scritto soltanto
due mesi fa sul proprio blog sulle voci di un suicidio del
soldato italiano morto alla fine del 2010).
Perché l'Afghanistan oggi è scomoda. Oggi
l'Afghanistan racconta l'arroganza, l'ipocrisia, la stupida
e cieca violenza di un Occidente che arrogantemente si definisce
civile e democratico, che vuole insegnare agli altri popoli
il progresso e la libertà. La morte di Ranzani, una
delle migliaia che insanguinano quotidianamente l'Afghanistan,
ci ricorda l'unica "verità assoluta": la
guerra uccide, la guerra è morte, dalla guerra nasce
solo altra guerra. Ma la follia, anche se cambiano i presidenti
e i nomi al potere, continua a regnare sovrana. L'Afghanistan,
l'Iraq (così come la Jugoslavia prima) non sembrano
aver insegnato nulla alle "nazioni democratiche".
Nei ritagli dei quotidiani, e nei titoli dei telegiornali,
ci stanno informando che armi e navi da guerra si stanno
schierando nel Mediterraneo. I tamburi di guerra stanno
rullando verso la Libia in rivolta contro Gheddafi. Il copione
resta lo stesso, ancora una volta ci viene raccontata l'ineluttabilità
di un attacco armato. Dopo aver armato, difeso, lautamente
ricoperto d'oro, si passa al piombo. Non ci hanno mai spiegato
come si può "esportare la democrazia",
colpire un "tiranno" massacrando il popolo che
ne è vittima e prigioniera. Non ci hanno mai spiegato
perché massacrare i serbi per colpire Milosevic,
perché massacrare gli iracheni per colpire Saddam
Hussein. La nuova,
crudele, macchina da guerra ancora una volta ci svela il
vero volto delle nostre "democrazia", della nostra
"civiltà". Se ancora una volta si ricorre
ad una follia al di fuori della ragione (alienum est a ratione,
come detto decenni fa), l'umanità non ha ancora compiuto
alcun passo. Quale altra specie animale ha ideato qualcosa
anche solo
lontanamente paragonabile alla guerra? E' inutile invocare
il progresso, la civiltà, lo sviluppo, la democrazia,
la libertà. Sono tutte parole che suonano false se
si pensa ancora che sia utile massacrare, uccidere, spargere
sangue. Ci viene ripetuto anche oggi, come ieri, che è
ineluttabile, che non ci sono altre scelte, che è
l'unica soluzione. Non è vero. Tutti gli alti ideali,
le sbandierate radici che si dovrebbero piantare in un uomo
che già 2015 anni fa urlò che "chi di
spada ferisce, di spada perisce", vengono spazzate
via.
Appaiono false e ipocrite. Non è vero che non c'è
soluzione. Non è vero che l'orizzonte è questo.
Le voci libere, critiche, autenticamente democratiche anche
oggi ci ricordano che ogni guerra ha avuto secondi fini,
economici, geo-politici, di dominio, di possesso.
E' così, ieri come oggi. Ma dobbiamo avere il coraggio
di andare anche oltre, di ripetere che la guerra "alienum
est a ratione", che va bandita, dichiarata tabù.
A chi ci dice che la guerra è inevitabile rispondiamo
che "Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare,
giocare, preparare la tavola, a mezzogiorno. Ci sono cose
da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni
da sognare, orecchie per sentire. Ci sono cose da non fare
mai, né di giorno né di notte né per
mare né per terra: per esempio, LA GUERRA".
Questo è inevitabile.
* PeaceLink - http://www.peacelink.it/pace
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