| “QUANDO LE DONNE NON
CONTANO”
COORDINA LUCIANA CASCIARDI.
INTERVERRANNO DONNE (E UOMINI) DI MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI
E REALTA’ POLITICHE CATANESI.
LOMAX, VIA CORDAI 44, h. 17.00
La
situazione politica in cui versa l'Italia è davvero grave.
Un potere arrogante che difende se stesso senza
esclusione di colpi sta facendo precipitare tutti noi in
un baratro dal quale riusciremo ad uscire soltanto unendo
le forze e connettendo le lotte. La condizione
in cui versiamo ci rende vulnerabili e pronti a subire o,
peggio, accettare imposizioni travestite da opportunità.
Nella vita reale, chi è più penalizzato da questo stato
di cose è senza dubbio la donna la quale, per il ruolo sociale
culturalmente assegnatole , ha un carico di lavoro nettamente
superiore a quello dell'uomo. Nel nostro paese,
l'assistenza ai disabili è garantita soprattutto dalle donne;
il 77% del lavoro domestico è a carico delle donne; il 60%
delle donne riduce il proprio orario di lavoro per potersi
prendere cura dei figli minori; il 20 % delle lavoratrici
lascia il lavoro alla nascita di un figlio. Nel Comparto
Scuola l'85% della forza lavoro è costituito da donne ma
solo il 42% dei dirigenti scolastici è donna. Le
retribuzioni delle donne calano fino al 23% rispetto a quelle
degli uomini per tante e diverse cause: part-time, anzianità
di servizio, malattie dei familiari, straordinari e progressioni
di carriera. E troppe di noi vivono la precarietà
come condizione permanente. Dividersi tra famiglia e lavoro
è la prassi ma un po' alla volta la donna sta perdendo diritti
e servizi che fino ad ora le hanno permesso di occupare
uno spazio pubblico . La politica negli ultimi decenni
è stata tutta finalizzata a mantenere questo divario, dall'aumento
dell'età pensionabile a 65 anni, all'ultima proposta del
Governo: contratti di inserimento per le donne del sud (con
salari ancora più bassi e quasi senza contributi pensionistici,
lo stesso meccanismo che ha portato alla fame i precari
di tutta Italia). Tutte le privatizzazioni dei
servizi a cominciare dall'istruzione e la sanità, ci rendono
la vita più difficile: sempre più sfruttate o espulse dal
mondo del lavoro, rinchiuse a casa a badare alla famiglia
sempre più abbandonata e relegate ad un ruolo di cura che
lo Stato Sociale non assolve piu',
a causa dei tagli imposti da una crisi economica causata
dalla finanza e dalla rendita . L'USB è fermamente
convinta che questo attacco contro le lavoratrici vada fermato.
E' anche convinta che la solidarietà “pelosa” di
chi si ricorda delle donne solo in procinto delle elezioni,
o peggio la filosofia di vita delle ragazze dei festini
e degli uomini - padri o fidanzati- nello squallore della
corruzione siano le coerenti manifestazioni del
dominio assoluto del mercato capitalistico che mercifica
ogni sfera della vita umana, compresa la dignità di uomini
e donne. Le donne hanno saputo conquistare diritti per loro
e la società tutta, sappiamo come si fa e dobbiamo ricominciare
a farci sentire.
VOGLIAMO
ALTRO!
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