La
mala Europa
Soggetti
ed esperienze sulle lotte operaie e i movimenti sociali
dentro la crisi in Europa e nel Mediterraneo
Roma, sabato 12
marzo
Palazzo delle Carte
Geografiche - via Napoli 37
Forum internazionale
(In preparazione della terza
assemblea nazionale della Rete dei Comunisti)
La crisi in atto sta apportando importanti cambiamenti
nei rapporti di forza a livello mondiale. La vecchia Europa
e gli Stati Uniti, gli attuali poli imperialisti, stanno
pagando il prezzo più alto; mentre altre parti
del pianeta, in particolar modo le economie emergenti,
quali Cina, India e Brasile, hanno una crescita impetuosa
seppur spesso contraddittoria in termini produttivi e
di garanzie sociali.
Le scelte monetarie con le conseguenti guerre valutarie,
l’autonomia produttiva, l’uso dei propri mercati
interni e l’aggressione dei mercati del “primo
mondo” stanno aggravando e non attenuando gli effetti
di una crisi.
La caratteristica strutturale della crisi economica sta
accentuando la guerra monetaria tra i poli imperialisti,
le cui conseguenze dirette vedono il dollaro perdere il
suo monopolio e con esso il declino degli USA, un crepuscolo
contro il quale la dirigenza statunitense cerca di fare
i conti.
L’Unione Europea, consolidatasi come nuova potenza
capitalista e imperialista sull’asse Franco Tedesco
si può suddividere in cinque aree ben definite
dal punto di vista produttivo ed economico : i paesi Nord
europei, Scandinavi ecc., i paesi a economia debole come
Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, i paesi dell’Est-europeo,
Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania
ecc.., e la zona Afro- mediterranea, Algeria, Marocco
e Tunisia, ecc..
Il massacro sociale che sta devastando l’Europa
e le sue aree periferiche, è gestito in primo luogo
dalle grandi borghesie, tedesca e francese. Attraverso
i loro governi si sono dispiegate tutte le armi possibili
per rastrellare risorse da tutti i paesi europei per metterli
al servizio dei loro assetti strategici. Risulta chiaro,
che l’attacco al welfare è funzionale a ri-dislocare
quei capitali al servizio delle banche e delle multinazionali.
Le scelte di internazionalizzazione della produzione
flessibile, della delocalizzazione hanno creato nuove
soggettività sindacali, politiche e sociali, le
nuove concentrazioni metropolitane di immigrati, operaie
e proletarie, in alcune aree del pianeta, pensiamo al
Latino America sono state affiancate da una consistente
presenza di masse contadine. Queste soggettività
con la loro lotta hanno spezzato l’egemonia culturale
liberista arrivando a mettere in discussione il sistema
di sfruttamento capitalista.
Noi ci troviamo ad agire, come comunisti, nel contesto
dell’imperialismo europeo dove necessariamente le
soggettività di classe operano con metodi e forme
di organizzazione e di lotta diversificate tra loro .
Dove le lotte dei lavoratori spesso contraddittorie e
non sempre adeguate all’attuale fase del conflitto
di classe, ma molto spesso le espressioni sociali del
conflitto sono più avanzate di quelle politiche
e sindacali.
E’ una sfida esistenziale quella di lavorare per
creare una politica, la più unitaria e ampia possibile,
a livello europeo coinvolgendo quelle forze che vogliono
creare una Europa non imperialista ma, al contrario, capace
di dare risposte vere ai bisogni dei popoli europei.
Nelle lotte sociali sviluppatesi, in Europa, in questi
ultimi mesi si è evidenziato il ruolo trainante
ed egemonico dei Partiti Comunisti, dove questi hanno
mantenuto una forte presenza ed organizzazione e una precisa
linea teorica e strategica, gli esempi più evidenti
sono quelli in Grecia e in Portogallo, dove partiti comunisti
che hanno una forte connotazione ideologica e hanno mantenuto
la rappresentanza della classe anche con il lavoro all’interno
di sindacati direttamente riconducibili a queste organizzazioni.
Le lotte sociali sono uno strumento fondamentale, come
è già accaduto in America Latina, per coinvolgere
ampi settori del mondo del lavoro e della società
dentro un processo di rivendicazioni sociali che si possono
trasformare in processi rivoluzionari
attraverso la presa di coscienza che è il sistema
capitalistico ed imperialista europeo che li ha costretti
in quelle condizioni sempre più di miseria e sfruttamento.
Processo difficile, dall’ esito non scontato ma
nel quale la soggettività comunista forte della
sua analisi e della propria visione del mondo può
incidere in maniera determinante per dare uno sbocco politico
e sociale a questa crisi sistemica in atto evitando una
torsione reazionaria e repressiva della quale, purtroppo,
se ne vedono già vari aspetti.
Il ruolo politico e sociale di una forza comunista che
si trova a lottare dentro il sistema europeo è
ovviamente complesso e difficile. E’ necessario
riuscire ad aprire sempre più e, al contempo, lavorare
dentro alle contraddizioni capitalistiche che sorgono
numerose nel polo imperialista europeo.
Accumulare forze e contemporaneamente riuscire a realizzare
politiche continentali capaci di evidenziare e ampliare
le contraddizioni della crisi sistemica in atto diventa
l’obiettivo centrale per tutti noi, non a caso questo
nostro convegno è passato dall’analisi della
oggettività della situazione al carattere della
soggettività, cioè del cosa possiamo e dobbiamo
fare noi comunisti in questa fase storica.
Su questi temi chiamiamo ad un confronto aperto le organizzazioni,
i partiti ed i sindacati che agiscono nel solco della
resistenza sociale e politica al liberismo capitalista.
Al forum parteciperanno compagni provenienti
da Grecia, Tunisia, Spagna, Danimarca, Repubblica Ceca
La Rete dei Comunisti