| Gli
USA attaccheranno l’Iran il 6 aprile
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Lo afferma, sul settimanale russo «Argumenti
Nedely», Andrei Uglanov, che pare avere fonti
informative dei servizi di Mosca.
L’operazione sarebbe stata battezzata «Bite»
(Morso) perché non prevede nessuno sbarco o invasione,
ma una serie di bombardamenti, della durata di dodici ore
(dalle 4 del mattino alle 16), contro una ventina di obbiettivi
e installazioni nucleari iraniane.
Saranno le squadre di B-52 in decollo dalla base Diego Garcia,
nell’Oceano Indiano, e armate di bombe e missili,
a colpire.
Questa prima ondata sarebbe seguita da altre, effettuate
con aerei in decollo da altre basi USA nella zona, nel Golfo
e in Afghanistan.
Secondo Uglanov, Mosca ha già informato Teheran,
ma chiarendo che la Russia non interverrà nel conflitto.
«Più volte la Russia ha invitato Teheran
ad attenersi alle proposte della commissione internazionale
per l’energia Atomica (IAEA), e se Teheran non vuole
accettare, il nostro Paese non può trovarsi coinvolto
in un’avventura tragica», scrive Uglanov: «La
Russia non può partecipare ai giochi anti-americani».
Da settimane Mosca segnala che non si farà manovrare
da Teheran nei suoi «giochi anti-americani»,
che se Ahmadinejad spera di trattare la seconda potenza
nucleare come un suo fantoccio, si sbaglia di molto.
Putin, i cui tecnici stanno installando la centrale iraniana
di Bushehr, aveva offerto in passato di arricchire l’uranio
iraniano nelle sue centrali, sotto garanzia internazionale;
Ahmadinejad ha sempre rifiutato.
Ora Mosca, rende noto la Reuter, minaccia ancora di interrompere
le forniture di combustibile atomico a Bushehr, se Ahmadinejad
non fermerà il programma di arricchimento come chiesto
dal Consiglio di sicurezza.
L’avvertimento è stato dato da Igor Ivanov,
segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo, ad
Ali Hosseini Tash, un alto diplomatico iraniano.
Lo stesso ministro degli Esteri Sergei Lavrov avrebbe confidato
a diplomatici europei che la decisione di non fornire più
combustibile a Bushehr era frutto di una decisione politica
di Mosca, non una questione di pagamenti mancati del materiale.
Ahmadinejad non è il nuovo Hitler, ma è stupido
se crede di poter giocare la Russia contro gli USA, e determinare
lui, a capo di un Paese di peso irrilevante nel gioco delle
grandi potenze, la politica estera di Mosca.
Sta andando verso l’ineluttabile.
Secondo i russi, l’attacco americano ormai
imminente metterà in ginocchio la popolazione
persiana, e potrà portare alla caduta di Ahmadinejad
(già ai livelli più bassi) se non dell’intero
regime degli ayatollah.
Verrà sconvolto l’assetto sociale interno,
e il prezzo del petrolio potrà salire - essendo la
regione già destabilizzata dall’occupazione
dell’Iraq - fino a 200 dollari il barile.
Ma anche per gli USA una nuova fase bellica può riservare
amare sorprese, sulla sua economia e sul dollaro.
Ma «bisogna» obbedire a Israele.
Una nostra fonte, che cita un suo informatore della CIA,
ci conferma l’attacco per i primi di aprile.
E una conferma almeno indiretta viene da Israele, che ha
invitato i suoi cittadini a non viaggiare in una quarantina
di paesi (la lista è lunghissima, e comprende l’intero
mondo musulmano e l’Africa) come prevedendo reazioni
inferocite alle prime immagini del bombardamento a tappeto.
«Ci stiamo preparando a scenari di guerra su vari
fronti», ha detto anche il ministro della Difesa
giudaico Amir Peretz: «Non faremo compromessi
nella guerra al terrorismo. Coloro che rifiutano di riconoscere
Israele rifiutano la pace», ha aggiunto.
L’ex capo di Stato Maggiore Moshe Ya’alon è
stato ancora più esplicito.
Ha definito «inevitabile» il conflitto
con l’Iran, e - come fanno da tempo lui e i suoi pari
- ha rimproverato l’Occidente, che non vuole andare
in guerra per Israele, in quanto è «debole»,
e questo «avvicina il conflitto anziché
allontanarlo».
Ahmadinejad, ha detto, «ha dichiarato guerra all’Occidente
e alla sua cultura» (sic).
Insomma gli ordini di Giuda all’Occidente sono stati
dati.
Lo ha fatto Olmert nella riunione dell’AIPAC (American
Israeli Political Committee) a Washington il 12 marzo scorso,
davanti ad una platea di politici, parlamentari e candidati
presidenziali democratici, che ha rimproverato per la loro
«debolezza»: «Sono sicuro»,
ha detto, «che tutti voi che siete preoccupati
della sicurezza e del futuro dello Stato di Israele comprendete
l’importanza di una forte leadership americana per
affrontare la minaccia dell’Iran, e sono sicuro che
voi non intralcerete né frenerete questa forte leadership
(di Bush)».
La voce del padrone ha parlato al potere americano, a casa
sua, con questo tono.
Sembra confermare i preparativi per il bombardamento
dell’Iran anche l’esercitazione congiunta USA-Israele
completata la settimana scorsa.
Battezzata «Juniper Cobra 2007», l’esercitazione
simulava «lanci missilistici non-convenzionali»
e tra l’altro mirava a mettere a punto il sistema
d’intercezione anti-missile israeliano «Arrow»
in coordinamento con la rete, sempre israeliana ma prodotta
in USA, dei missili Patriot.
Allo scopo evidente di parare una possibile reazione iraniana.
Ya’alon ha reso abbastanza chiaro che, in coincidenza
con l’attacco aereo americano all’Iran, Israele
combatterà «su vari fronti contemporaneamente»,
riecheggiando Peretz e probabilmente alludendo alla «soluzione
finale del problema palestinese» da mettere a
segno mentre il mondo sarà distratto dall’incenerimento
dell’Iran, e alla rivincita in Libano contro Hezbollah.
Qui, la ripresa della guerra è necessaria perché
Hezbollah ha scosso «la deterrenza di Israele»,
e tale deterrenza va ricostituita.
Ya’alon ha definito quella palestinese «una
cultura di morte» (sic).
«Finchè non metteranno nei loro libri di testo
la menzione di Israele, continueremo a combatterli»,
ha detto.
Anche il generale egiziano Mahamoud Khallaf, intervistato
dallo EIR (1), ha confermato sostanzialmente l’attacco
imminente.
«La situazione si è volta a favore di Bush,
purtroppo», ha detto il generale: «L’Iran
ha tentato di giocare una parte superiore a quella di potenza
regionale, e Bush ha avuto buon gioco a persuadere il Congresso
USA che Teheran minaccia interessi americani. L’Iran
ha anche minacciato Israele, e nessuno ignora il ruolo della
lobby ebraica in USA. L’Iran è guardato come
un elemento di disturbo dai sunniti in Egitto, Arabia Saudita,
Libano… io e molti altri abbiamo sostenuto a lungo
l’Iran. Ma ora l’opinione pubblica in Egitto
è contro l’Iran».
Secondo il generale Khallaf, «Bush ha mandato
quei 21.500 uomini in più in Iraq non per stabilizzare
Baghdad, ma per preparare il colpo contro l’Iran.
Il mandato di Bush sta per finire, e per determinare un
cambiamento in Medio Oriente, egli deve fare qualcosa di
drammatico. I neocon non lasceranno la Casa Bianca con il
Medio Oriente nello stato attuale».
Lo renderanno sicuro per Israele.