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I DOSSIER DI CONTROPIANO
Darfur
Come i laboratori della guerra umanitaria
stanno preparando l’intervento militare contro il Sudan

Diritti Umani
LA CRISI IN DARFUR ARRIVA ALLA CAMERA: IL RUOLO DELL’ITALIA E DELL’ONU

ROMA\ aise\ - Lo scorso 14 marzo Umberto Ranieri (DS) ha presentato un'interrogazione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera sul conflitto in Darfur. La regione del Sud del Sudan è da tempo teatro di una vera guerra civile che "non cessa di fare vittime. I bisognosi di immediati aiuti umanitari - ha sottolineato Ranieri - sono due milioni e trecentomila, e si prevede che presto il loro numero crescerà, le persone costrette alla fuga sono un milione e mezzo e centomila quelle uccise". Una situazione che, tra l’altro, ha portato l'ONU ad intervenire minacciando "sanzioni al governo sudanese nel caso in cui non cessi la violenza contro la popolazione".
Sulla questione è intervenuta anche l'Organizzazione dell'Unione Africana (OUA) che "spera di potere dislocare una forza di 4.500 soldati per le operazioni di peace-keeping, anche se – precisa Ranieri - al momento operano nell'area pochi militari in veste di osservatori (circa 300) messi a disposizione da Nigeria e Ruanda".
A quasi un mese di distanza, nella seduta di mercoledì, 6 aprile, il sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, Margherita Boniver ha risposto alla richiesta di Ranieri, specificando che l'incapacità dimostrata dal Governo di Khartoum di bloccare le violenze in Darfur e di neutralizzare le milizie Janjaweed "ha portato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare in questi giorni significative Risoluzioni, per far sì che gli obblighi assunti dalle parti in conflitto vengano al più presto rispettati". L'ultimatum dell'ONU riguarda in particolare il rispetto del cessate il fuoco, il disarmo delle milizie Janjaweed e un processo come criminali di guerra per i responsabili del conflitto.
Delle risoluzioni Onu, particolare importanza è stata data dalla Boniver all’approvazione della 1590 con cui le Naizoni Unite hanno varato l'operazione di pace UNMIS. La missione, il cui mandato ricade essenzialmente sotto il capitolo VI della Carta, avrà "un carattere fortemente multidisciplinare, in linea con le più recenti esperienze di peace-keeping, e impiegherà – ha spiegato il Sottosegretario - fino a 10 mila militari e 715 unità di polizia civile. Il Consiglio di Sicureza ha inoltre adottato, il 29 marzo scorso, la Risoluzione 1591 che estende l'embargo di armi in Darfur anche alle forze governative e introduce sanzioni individuali contro coloro che impediscono il processo di pace, commettono violazioni dei diritti umani o violano l'embargo sulle armi".
Oltre alle due citate, l'ONU ha adottato, lo scorso 31 marzo, anche la risoluzione 1593, con cui ha deferito la questione dell'accertamento giurisdizionale delle responsabilità dei crimini perpetrati in Darfur alla Corte Penale Internazionale. L'Italia da parte sua ha "assicurato non solo il proprio sostegno sia al processo di pace in Sudan sia alla ricerca di una soluzione della crisi nel Darfur", ha aggiunto la Boniver, "ma anche il proprio sostengo finanziario per la missione di monitoraggio dell'Unione Africana AMIS (African Union Mission in Sudan), tramite la Peace Facility dell'Unione Europea".
La Boniver ha infine fatto presente che sono stati ulteriormente intensificati gli aiuti umanitari da fornire alla popolazione. "Un nostro volo umanitario - ha precisato il Sottosegretario - fornirà alla popolazione del Darfur, generi alimentari, macchine agricole, adeguati materiali tecnici, equipaggiamenti di vario genere e medicinali per un valore di 900 mila euro".
Ranieri, pur soddisfatto delle posizione assunte dal Governo Italiano, ha comunque auspicato una informazione tempestiva da parte del Governo circa le decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha concluso, potrebbero portare ad "un'assunzione di ulteriori responsabilità del nostro Paese in Darfur".

(f.di bartolo/aise)
08/04/2005 ore 15.33

 
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