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I DOSSIER DI CONTROPIANO
Darfur
Come i laboratori della guerra umanitaria
stanno preparando l’intervento militare contro il Sudan

Cronologia sul Darfur

14 gennaio 2006
Darfur. L’ inviato speciale di Annan - il famigerato Jan Pronk - chiede più militari Onu
NEW YORK - L'inviato speciale delle Nazioni Unite in Sudan, Jan Pronk, chiede lo spiegamento di una nuova forza più efficace di mantenimento della pace, che sia in grado di arginare gli attacchi contro le popolazioni civili e possa disarmare le milizie responsabili delle volenze nel Darfur in seno alla guerra civile.
Consegnando oggi a New York un rapporto sulla situazione in Sudan, Pronk ha inoltre chiesto che vengano decise sanzioni nei confronti dei responsabili delle violenze che avrebbero provocato circa 300'000 morti in tre anni e due milioni di sfollati.
L'inviato speciale ha riconosciuto che le cose sono andate piuttosto male finora, definendo la situazione odierna caotica: "considerati tre anni di omicidi e di pulizia etnica nel Darfur, dobbiamo ammettere che fino ad oggi la nostra strategia è un fallimento".
Darfur: i gruppi ribelli si dichiarano favorevoli-ovviamente- all'invio di una nuova forza militare internazionale

I gruppi ribelli del Darfur hanno accolto oggi "prontamente " la proposta formulata dall'inviato dell'Onu Jan Pronk di dispiegare una forza militare internazionale nella regione occidentale sudanese teatro dai primi mesi del 2003 di un conflitto costato finora la vita ad almeno 180.000 persone. “Siamo favorevoli a tutte le risposte efficaci della comunità internazionale, soprattutto delle Nazioni Unite” ha detto Ahmad Hussein, portavoce del ‘Movimento per la giustizia e l’eguaglianza’ (Jem), aggiungendo però di non volere “semplici soldati ma una forza con un mandato preciso, che possa proteggere i civili dalle milizie janjaweed e dalle forze governative”. La proposta di un nuovo e più numeroso contingente militare straniero in Darfur - dove per il momento è presente una forza di ‘peacekeeping’ di circa 7.000 soldati dell’Unione Africana (Ua) - era stata avanzata ieri da Jan Pronk, inviato in Sudan del segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan; tuttavia il ministro degli esteri sudanese ha già respinto l’idea, sostenendo che se la comunità internazionale vuole la cessazione del conflitto deve fare pressione sui ribelli per la firma di un accordo di pace e definendo un “duplicato” l’eventuale invio di un altro contingente. Le milizie filo-governative sudanesi e i janjaweed, predoni arabi, sono accusati di abusi contro i civili del Darfur, territorio in cui da tre anni i gruppi ribelli lottano per una divisione più equa delle risorse. Oltre ai 180.000 morti (300.000 secondo altre fonti), il conflitto ha creato non meno di due milioni di profughi interni e nel vicino Ciad.

17 febbraio 2006
Sudan : In Darfur; per Bush, è necessario doppio truppe e forse NATO

WASHINGTON - Per far fronte alla situazione in Darfur è necessario un numero di forze militari di pace doppio rispetto all'attuale e forse il coinvolgimento della Nato: lo ha detto il presidente americano George W.Bush, parlando in Florida.
"Sto lavorando con una varietà di persone - ha detto Bush, commentando la crisi nella regione sudanese - per incoraggiare la presenza di più truppe, probabilmente sotto il controllo delle Nazioni Unite". Ma il presidente ha aggiunto che sarà necessario con ogni probabilità un intervento "di pianificazione, facilitazione e organizzazione" da parte della Nato, nonché un numero doppio di forze di peacekeeping. Attualmente è l'Unione Africana, con 7000 uomini, a cercare di tenere sotto controllo la regione e impedire violenze. Bush ha discusso nei giorni scorsi alla Casa Bianca la situazione in Darfur insieme al segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Prima di parlare in Florida, Bush ha avuto sempre sul Darfur un colloquio telefonico con il segretario generale della Nato Yaap de Hoop Scheffer. "Hanno discusso - ha detto il portavoce della Casa Bianca Trent Duffy - i passi che la Nato ha già compiuto per assistere nel mettere a freno la violenza e quali azioni ulteriori la Nato potrebbe prendere in futuro".

21 febbraio 2006
Sudan: proteste di Khartoum contro l'Onu e il suo inviato Jan Pronk

Le recenti dichiarazioni dell’inviato delle Nazioni Unite in Sudan Jan Pronk hanno provocato la severa reazione del governo sudanese, secondo il quale le parole dell’inviato “violano la sovranità del Sudan e danneggiano la sua immagine” come ha detto in un comunicato diffuso dall’agenzia nazionale sudanese, Suna, il ministro degli Esteri, Ali Ahmed Karti. “Se le Nazioni Unite e la sua missione vogliono aiutare il Sudan – ha aggiunto Karti – il paese non è contrario a una collaborazione positiva. Ma se il fine è di servire altri piani in agenda, il Sudan ha il diritto di respingere questo comportamento”. Nei giorni scorsi Jan Pronk ha criticato l’implementazione del processo di pace nel Sud Sudan e la situazione in Darfur. Il ministro Karti ha accusato l’inviato dell’Onu di arrogarsi “il ruolo di Paul Bremer” l’ex capo dell’amministrazione provvisoria Usa in Iraq. Ma i contrasti tra Khartoum e Pronk sono iniziati lo scorso dicembre quando l’inviato ha sostenuto che il Sudan, contro il quale sono rivolte critiche di antidemocraticità, non era pronto ad ospitare il vertice dell’Unione Africana, poi svoltosi come previsto il 23 e 24 gennaio scorso a nella capitale sudanese. Inoltre, in un recentemente rapporto al Consiglio di Sicurezza, Pronk ha sostenuto l’eventualità di sostituire con personale dell’Onu la missione di sicurezza dell’Unione Africana in Darfur, regione dove è in corso da tre anni un conflitto interno mentre si stenta a trovare un accordo di pace; l’inviato dell’Onu ha affermato di aver in questo senso seguito le indicazioni della stessa UA, che aveva denunciato problemi nel finanziare la missione e nel fornire un armamento adeguato, non ostacolando l’idea dell’invio di ‘caschi blu’ come rinforzi o di un rimpiazzo delle truppe africane. Ipotesi, queste ultime, a cui si oppone Khartoum, che chiede il mantenimento di una forza multinazionale africana in Darfur, invitando l’Onu a sostenerla economicamente piuttosto che a sostituirla.

29 marzo 2006
Sudan : chiuso il vertice Lega Araba; " SI "a sostegno al Darfur
Si è chiuso oggi a Khartoum (Sudan) il 18° summit annuale della Lega Araba, respingendo i piani unilaterali di Israele per la separazione dalla Palestina e approvando un aiuto finanziario di 150 milioni di dollari alle truppe dell’Ua (Unione africana) dispiegate nella regione occidentale del Darfur. A conclusione del vertice iniziato ieri a cui hanno partecipato solo 12 dei 22 paesi membri (con le significative assenze dell’egiziano Hosni Mubarak e del re saudita Abdullah), è stato diffuso un comunicato in cui si esprime il rifiuto di “tutte le misure o soluzioni parziali o unilaterali intraprese o che intende intraprendere Israele nei territori palestinesi occupati nel 1967, compresa Gerusalemme”. Si manifesta inoltre il dissenso per “il piano di una definizione unilaterale della frontiera in modo da rendere impossibile la creazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano”. I leader arabi hanno poi accolto la richiesta formulata ieri dal presidente sudanese e ‘padrone di casa’ Omar al-Bashir per il finanziamento nei prossimi sei mesi dei circa 7.000 soldati dell’Ua dispiegati in Darfur, teatro dal febbraio 2003 di scontri e violenze che hanno finora provocato decine di migliaia di vittime e almeno due milioni di sfollati. I partecipanti al vertice hanno puntualizzato che “l’invio di nuove forze dovrà ottenere il necessario avallo del governo sudanese”. Da mesi Bashir respinge l’ipotesi del dispiegamento di una missione dell’Onu, più volte invocato dallo stesso segretario generale Kofi Annan e sollecitato da gran parte della comunità internazionale. Il prossimo vertice della Lega Araba si terrà a marzo 2007 in Egitto, sotto la presidenza dell’Arabia Saudita.
6 aprile 2006
Darfur: L"inviato speciale" ONU, invoca l'intervento internazionale contro il governo del Sudan
Il discutibilissimo inviato speciale dell'ONU chiama la comunita' internazionale a intervenire in difesa delle organizzazioni non governative che operano nel Darfur: "Non possiamo tollerare che il governo ci butti fuori a calci o che aggredisca i civili che noi assistiamo", ha detto Jan Egeland, coordinatore per gli aiuti umanitari del Palazzo di vetro. A Egeland non era stato permesso di recarsi nei campi profughi della regione sudanese devastata dalla guerra civile in cui sono morte migliaia di persone e che ha causato la fuga di milioni di abitanti dai villaggi. Inoltre, un'organizzazione non governativa norvegese e' stata invitata da Kahrtum a lasciare il coordinamento del piu' grande campo sfollati della regione. "Abbiamo bisogno", ha aggiunto Egeland nell'appello alla comunita' internazionale, "di un sostegno politico al massimo livello da parte dei governanti del mondo e della pressione sul Sudan dei Paesi arabi, asiatici, europei africani e nordamericani".
26 aprile 2006
Darfur: l'ONU dà il via libera alle sanzioni
NEW YORK - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunito a New York, ha dato oggi il via libera ad una serie di prime sanzioni contro cittadini del Sudan coinvolti nei massacri in corso nel Darfur, la provincia in preda alla guerra civile. Una risoluzione -che impone sanzioni nei confronti di quattro persone- è stata approvata con 12 voti a favore, tre astensioni (Russia, Cina e Qatar) e nessun contrario.
Il testo, presentato dall'ambasciatore americano John Bolton, prevede l'interdizione di viaggiare e il congelamento dei beni dei quattro. Per ottenere l'appoggio dei paesi africani del Consiglio di Sicurezza, i Quindici hanno nel contempo approvato un documento messo a punto dalla Tanzania, in cui si conferma l'appoggio ai negoziati di pace in corso a Abuja, in Nigeria, e coordinati dall'Unione Africana (Ua).
1 - 5 maggio 2006
Darfur : I ribelli sostenuti dagli USA cercano di bloccare l'accordo di pace
ABUJA - I mediatori dell'Unione Africana hanno deciso questa mattina di concedere alle parti in conflitto nella regione del Darfur, in Sudan, altre 48 ore di tempo per raggiungere un accordo di pace, dopo che la scadenza della mezzanotte è trascorsa senza risultato. Le pressioni internazionali sul governo del Sudan e su tre fazioni ribelli si sono intensificate in vista della scadenza, ma solo il governo ha annunciato di aver firmato il testo dell'accordo di 85 pagine elaborato dalla Ua. I ribelli invece vogliono che vengano accettate un numero maggiore di loro richieste.
"Fermeremo l'orologio per le prossime 48 ore in modo che sia utilizzata l'opportunità... dalle parti per impegnarsi tra loro", ha detto Salim Ahmed Salim, il capo dei mediatori dell'Ua nel corso di una seduta plenaria notturna dei colloqui di pace che si tengono ad Abuja, in Nigeria. A chiedere di prolungare i tempi erano stati, in precedenza, i rappresentanti statunitensi, affermando che si consentirebbe di arrivare all'accordo su due punti critici che riguardano la sicurezza: il disarmo delle milizie Janjaweed e l'integrazione dei ribelli nei ranghi dell'esercito sudanese. La bozza stesa dall'Ua prevede che il governo disarmi i Janjaweed, utilizzati da Karthoum per combattere i ribelli, e che sono stati accusati di atrocità contro i civili.
Si tratta di una disposizione che crea particolari problemi al governo, perché nel Darfur ci sono molte milizie tribali considerate legittime dalle proprie comunità, e le autorità sudanesi non vogliono essere costrette a disarmarle. Inoltre, ci sono polemiche sulla verifica del disarmo effettivi dei Janjaweed. I ribelli chiedono che una parte dei loro combattenti venga integrata nelle forze armate sudanesi, e hanno protestato con la Ua perché questa clausola non è stata inserita nella bozza d'accordo. La rivolta in Darfur, regione mista dal punto di vista etnico, è cominciata all'inizio del 2003. Karthoum ha impiegato milizie arabe per schiacciare la ribellione. Gli scontri hanno provocato decine di migliaia di morti e la fuga di circa 2 milioni di profughi.
ABUJA (Sudan) - Sono due i gruppi ribelli che non firmeranno l'accordo di pace preparato dal governo sudanese per la questione del Darfur. Lo hanno annunciato i capi negoziatori. Mohammed Tugod, del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza, ha parlato di un progetto di pace che non risponderebbe alla sue esigenze: "Noi chiediamo che i tre stati del Darfur siano riuniti in una sola regione autonoma". Abdelwahid Al-Nur, del Movimento di liberazione del Sudan, ha chiesto che il documento venga migliorato.
23 luglio 2006
Darfur : gruppi di ribelli filo-USA attaccano una città per far saltare gli accordi di pace
Hamrat al-Sheikh, città nella provincia del Nord Kordofan, distante circa 200 chilometri dalla capitale Khartoum, sarebbe stata attaccata oggi dal ‘Fronte di salvezza nazionale’ (Nrf), la nuova alleanza contro il governo centrale sudanese creata a fine giugno in Eritrea da tre gruppi ribelli della regione occidentale del Darfur contrari alla proposta di pace dell’Unione africana (Ua), siglata lo scorso 5 maggio ad Abuja, in Nigeria, dal governo e dalla fazione del Movimento di liberazione del Sudan (Slm) guidata da Minni Arcua Minnawi. Non è trapelata notizia di eventuali vittime. “Le forze del Movimento di giustizia e eguaglianza (Jem) hanno attaccato la città. Sono stati schierati aeroplani sudanesi ma l’aggressione sta continuando” ha detto un portavoce delle forze armate del Sudan, aggiungendo che Hamrat al-Sheikh è non solo sulla strada della capitale Khartoum ma anche della principale città del Nord Kordofan, el-Obeid. Quello di oggi è il primo grave attacco dalla firma degli accordi di Abuja. Il Jem è una delle tre forze che hanno creato il Nfr; le altre due sono una fazione dello Slm, guidata da Abdel Wahed Mohamed al-Nur, e l’Alleanza democratica federale del Sudan (Sfda), dell’ex governatore del Darfur Ahmed Ibrahim Diraige. “Siamo sulla strada per Khartoum. Il governo ha dimostrato di non essersi impegnato nel cessate il fuoco umanitario del 2004, così per noi quell’accordo non ha più ragione d’essere” ha dichiarato Adam Ali Shogar, uno dei comandanti del Nrf, secondo cui Hamrat al-Sheikh è ormai sotto controllo ribelle. L’attacco di oggi potrebbe rappresentare un duro colpo per l’accordo di pace del 5 maggio scorso, che già ha subito critiche da molti gruppi.
29 luglio 2006
Sudan: Beshir, il Darfur sarà il cimitero dei caschi blu
KHARTUM - Il presidente del Sudan Omar el Beshir ha ribadito la sua ferma opposizione al dispiegamento nel Darfour di una forza di interposizione dell'Onu, affermando che la regione diventerebbe "un cimitero" per i caschi blu. "Non daremo mai il Darfur a forze internazionali, che troveranno là il loro cimitero", ha detto el Beshir, citato dall'agenzia Suna, in un discorso nella città di Zeriba. La comunità internazionale ha deciso di sostituire l'attuale missione dell'Unione Africana, troppo debole in uomini e mezzi, con una forza Onu capace di proteggere i civili del Daerfuour, che subiscono gli attacchi di miliziani filo-governativi e di gruppi ribelli, ma il presidente sudanese è contrario al dispiegamento di militari occidentali."Cosa stanno facendo - si è chiesto el Beshir - di fronte all'invasione israeliana del Libano e della Palestina, davanti al massacro di donne e bambini laggiù ?".
21 agosto 2006
Darfur: attacchi contro osservatori africani e Onu
Il governo ruandese ha confermato la morte di due suoi soldati e il ferimento di altri tre (impegnati nella missione di pace dell’Unione Africana, Ua, in Darfur) nel corso di un’imboscata avvenuta sabato scorso nella remota regione occidentale sudanese. Secondo la ricostruzione fornita dall’Ua, il convoglio di cui facevano parte anche i soldati di Kigali è stato attaccato da uomini armati ancora non identificati mentre viaggiava da Al Nahud, nello stato del Kordofan occidentale a El Fasher, capoluogo del Darfur settentrionale, uno dei 3 stati che compongono l’omonima regione. In una nota, l’Ua, che ha condannato l’attacco definendolo un’aperta violazione dell’accordo di cessate il fuoco sottoscritto dalle parti, ha annunciato di aver aperto un’inchiesta per identificare gli assalitori. Intanto si è appreso solo nelle ultime ore che un’imboscata analoga era avvenuta il 17 agosto scorso contro una pattuglia della Commissione congiunta di monitoraggio, composta da 3 osservatori militari delle Nazioni Unite, due osservatori nazionali un interprete e una squadra di protezione dell’Onu. Nell’attacco sono rimasti feriti due caschi blu dell’Onu e un soldato governativo sudanese. Sono settimane che gli operatori umanitari e le agenzie dell’Onu lanciano allarmi sulla grave insicurezza che è tornata a registrarsi in varie zone della regione del Darfur.
22 agosto 2006
Darfur: Lega Araba chiede all'Onu il rinvio della discussione sulla nuova risoluzione voluta da Stati Uniti e Gran Bretagna
La Lega Araba ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di rimandare l’incontro dedicato al Darfur, in programma la prossima settimana a New York, durante il quale dovrebbe essere discussa la nuova bozza di risoluzione depositata da Washington e Londra nei giorni scorsi. Lo fa sapere l’agenzia egiziana, Mena, precisando che al termine del vertice di domenica è stata diffusa una nota, firmata dal segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa e dagli 8 ministri degli Esteri dei paesi aderenti alla Lega, in cui si chiede di dare più tempo al governo sudanese per migliorare la situazione nella regione occidentale del Darfur. Nella nota si ribadisce, inoltre, che qualsiasi dispiegamento di una forza militare internazionale in Darfur deve essere subordinato all’approvazione del governo sudanese. “Nella risoluzione si discute dell’invio di un contingente internazionale ignorando completamente Khartoum, quasi come se il Sudan non avesse un governo” ha detto il ministro della Giustizia sudanese, Mohamed Ali al Marchi, ribadendo, a nome del suo esecutivo, la contrarietà alla nuova bozza di risoluzione proposta da americani e inglesi. Al Marchi ha definito il documento “fuorviante” e “viziato”. La bozza di risoluzione realizzata da Washington e Londra chiede l’autorizzazione al dispiegamento in Darfur di una missione militare Onu composta da almeno 17.000 soldati. Secondo Washington la risoluzione può essere adottata anche senza il consenso di Khartoum, ma gli uomini non potranno essere dispiegati finchè il governo sudanese non darà il via libera. Recentemente il presidente sudanese Omar Hassan el-Beshir aveva detto di essere pronto a organizzare una strenua resistenza contro un’eventuale forza militare dell'Onu in Darfur.
(Fonte:MISNA)
24 agosto 2006
Sudan:Darfur, Khartoum critica bozza nuova risoluzione
Il partito di governo ha respinto la bozza di risoluzione presentata la scorsa settimana al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dai rappresentanti di Washington e Londra e che prevede il dispiegamento in Darfur di una forza Onu di 17.000 uomini al posto della missione di osservazione dell’Unione Africana. Lo riferiscono i media sudanesi stamani, riportando l’esito della riunione tenuta ieri sera tra i massimi vertici del Partito del Congresso nazionale e il gruppo di parlamentari dello stesso schieramento. L’incontro, a cui ha partecipato anche il presidente sudanese Omar Hassan el Beshir, ha evidenziato che la bozza di risoluzione viola la sovranità nazionale. “La bozza presentata è ancora peggiore delle precedenti, perché costituisce un tentativo di imporre un completo commissariamento del Sudan” ha detto un parlamentare al termine dell’incontro.
(Fonte:MISNA)
1 settembre 2006
Sudan. Sul Darfur, il governo di Khartoum pronto a far fronte all'intervento militare Onu
KHARTOUM - Il Sudan è pronto a "far fronte all'intervento internazionale". Lo ha dichiarato il vice-presidente Ali Osman Taha citato oggi dall'agenzia ufficiale Suna all'indomani dall'adozione di una risoluzione che prevede il dispiegamento di una forza Onu rafforzata in Darfur. Khartoum ha rigettato la risoluzione 1706 adottata ieri dal Consiglio di sicurezza, che prevede l'invio di caschi blu supplementari in Darfur, regione dell'ovest del Sudan lacerata dalla guerra e dalla carestia. "Abbiamo delle opzioni e dei piani per far fronte all'intervento internazionale", ha dichiarato Taha. Alludendo a possibili azioni, il vicepresidente sudanese ha evocato ciò che gli Hezbollah libanesi "hanno fatto ai ranghi dell'esercito del nemico sionista (Israele) grazie alla determinazione, alla pazienza e alla volontà politica dimostrata". In questa dichiarazione, rilasciata ieri sera durante una riunione politica e riportata oggi dall'agenzia Suna, Taha ha affermato che "la battaglia con la comunità internazionale richiede pazienza e precauzioni". "Siamo pronti ad ogni eventualità", ha aggiunto lanciando un appello all'unità internazionale.

2 agosto 2006
Sudan: per la Lega Araba è precipitosa la decisione ONU di inviare forze militari straniere nel Darfur
IL CAIRO - La Lega araba considera "precipitosa" la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di inviare una forza di pace internazionale in Sudan. La situazione in Sudan è sempre più complicata, ha detto oggi al Cairo Hisham Youssef, della segreteria generale della Lega.
L'organizzazione ha convocato per mercoledì una riunione dei ministri degli Esteri del Comitato per il Sudan per esaminare la decisione dell'ONU di inviare truppe nel Darfur.
La missione militare ONU di , 22'600 soldati nel Sudan occidentale dopo tre anni di guerra, è stata approvata giovedì dal Consiglio di sicurezza, con un costo previsto di 1,7 miliardi di dollari l'anno. Intanto continuano le reazioni sudanesi alla risoluzione approvata due giorni fa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che prevede la costituzione di una forza internazionale per il Darfur. Tutti i principali quotidiani sudanesi aprono oggi con notizie relative a possibili conseguenze, soprattutto politiche e diplomatiche, della risoluzione. Secondo il quotidiano sudanese Al-Sahafa - ma anche secondo il quotidiano arabo pubblicato a Londra, Asharq al-Awsat - Khartoum starebbe valutando la possibilità di espellere la missione di osservazione dispiegata in Darfur dall’Unione Africana (Ua), se i soldati africani passeranno sotto l’egida dell’Onu quando scadrà il loro mandato a fine settembre. Anche di queste tensioni, scrive oggi il giornale Al-Khartoum, si discuterà nell’incontro del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana fissato per la prossima settimana ad Addis Abeba. Un’altra iniziativa diplomatica, secondo il quotidiano Al-Adwa, che cita “fonti ben informate della Missione Onu in Sudan (Unmis)”, potrebbe vedere nelle prossime settimane l’arrivo a Khartoum del segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. Sul fronte interno, invece, lo stesso giornale riporta la notizia che i Walis (i governatori) dei 3 stati che compongono il Darfur (settentrionale, occidentale e meridionale) hanno decretato lo “stato di massima allerta” alla luce della risoluzione Onu 1706. La stampa, infine, riporta l’esito di un sondaggio in cui l’83,9% degli intervistati si è detto fortemente contrario all’intervento di una forza internazionale in Darfur.
[Fonte:MISNA]

7 settembre 2006
Darfur: manifestazioni e proteste contro forza militare Onu
Almeno 10.000 persone hanno partecipato ieri a una grande marcia di protesta tenuta a Nyala, capoluogo del Darfur meridionale, uno dei 3 stati che compone l’omonima regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto che ha causato una grave crisi umanitari. La MISNA lo ha appreso da fonti delle Nazioni Unite, le quali hanno precisato che i manifestanti hanno preso di mira, lanciando alcune pietre, gli uffici dell’Onu a Nyala, ma anche le sedi di alcune organizzazioni non governative (ong). Al termine della manifestazione, l’attuale governatore del Darfur meridionale ha consegnato al rappresentante locale delle Nazioni Unite un documento di protesta in cui il governo e la popolazione della provincia affermano “il rifiuto completo della risoluzione 1706 del Consiglio di Sicurezza che stabilisce il dispiegamento di forze internazionali in Darfur”. Sull'argomento è tornato anche il presidente sudanese Omar Hassan el Beshir, il quale intervenendo ieri a un comizio nella città di Kassala si è detto pronto a indire elezioni presidenziali e legislative il prossimo autunno “per conoscere le scelte del popolo sudanese”. “Sono pronto a rimettere il potere nelle mani del popolo sudanese che mi ha eletto, ma non lo rimetteremo mai in quelle di Bush o Blair” ha detto Beshir, ribadendo ancora una volta che attraverso la questione del Darfur, parte della diplomazia internazionale (Washington e Londra in testa) spera di arrivare a cambio di governo a Khartoum, per ottenere migliori accordi commerciali e soprattutto un maggior accesso alle ricerche e allo sfruttamento degli ingenti giacimenti petroliferi sudanesi. Intanto a livello diplomatico, le veementi proteste sudanesi sembrano cominciare ad avere effetto: da almeno 24 ore, infatti, circolano voci su un possibile rinnovo del mandato della missione dispiegata nella regione dall’Unione Africana che scadrà a fine settembre
Fonte:(misna)

10 settembre 2006
Darfur: il presidente sudanese Bechir ribadisce il no all'arrivo di truppe internazionali
SIRTE - Il presidente sudanese Omar el-Bechir ha ribadito oggi il rifiuto "categorico" del suo Paese per la risoluzione 1706 approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Bechir ha ripetuto il "no" durante i festeggiamenti per il settimo anniversario della creazione dell'Unione Africana, in corso a Sirte in Libia, a circa 500 chilometri dalla capitale Tripoli. "Confermo il rifiuto netto e categorico a questa risoluzione ingiusta", ha spiegato. Il consiglio di sicurezza ha adottato, lo scorso 31 agosto, una risoluzione che prevede l'invio, nella regione del Darfur (ovest sudanese) di una forza delle Nazioni Unite di circa 20 mila uomini per rimpiazzare le truppe dell'Unione africana, mal equipaggiate e sottopagate, che non sono riuscite finora a porre fine ai massacri di una guerra civile in corso ormai da tre anni, tra miliziani arabi e popolazione nera locale.

20 settembre 2006
Darfur : Il Presidente del Sudan ribadisce "NO" ai Caschi Blu
Il Sudan non vuole Forze di peace-keeping Onu in Darfur
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Pagine di Difesa, 18 settembre 2006
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Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha detto sabato 16 settembre di non volere in alcun caso una forza di peacekeeping Onu nel Darfur. In una conferenza stampa in occasione del vertice dei Paesi non allineati tenuto a Cuba, Bashir ha affermato: “Non vogliamo che l’Onu torni in Sudan ad alcuna condizione. Abbiamo incontrato Kofi Annan e abbiamo chiarito in dettaglio che respingiamo la decisione del Consiglio di sicurezza”.
L’Onu ha proposto un contingente di oltre 20.000 militari e funzionari di polizia internazionali per il Darfur, dove lo scorso luglio si sono verificati gli scontri più sanguinosi da quando il conflitto è iniziato. Bashir ha dichiarato che il Sudan ha stretto accordi economici con Pakistan, India, Cina e Malaysia e che può sopravvivere a qualsiasi sanzione, aggiungendo il suo apprezzamento per Cuba che è riuscita a sopravvivere a oltre 40 anni di sanzioni Usa.
Alcuni leader occidentali, capi di Stato africani e gruppi umanitari hanno fatto pressioni su Bashir per accettare il contingente Onu. L’attuale mandato per la forza di peacekeeping costituita da 7.000 militari dell’Unione africana scade il 30 settembre e il Sudan ha annunciato che l’estensione della missione sarà accettata solo se rimarrà sotto il controllo dell’Unione africana. (FA)
Fonte: Reuters
NAIROBI - Un no deciso all'arrivo dei Caschi Blu' dell'Onu in Darfur -la martoriata regione del Sudan occidentale- e' stato ribadito dal presidente sudanese Omar el-Beschir dinanzi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso al Palazzo di Vetro a New York. Solo qualche ora prima, il presidente Usa George W. Bush aveva detto che se Khartoum avesse continuato a rifiutare
l'arrivo in Darfur di forze internazionali di pace, come sancito da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, l'Onu ''avrebbe dovuto agire''. Ed intanto ha nominato un suo inviato speciale per la regione l'ex responsabile dell'UsAid Andrew Natsios. Ne riferisce radio Nairobi, che riporta le pesanti accuse rivolte da el-Bashir alla decisione di inviare caschi blu' circa 18.000) in Darfur, cosa che a suo parere rientra nell'ambito di ''un complotto sionista'' che mira a smembrare il Sudan, e ad appropriarsi delle sue risorse, molto importanti soprattutto sul piani petrolifero. El-Bashir, peraltro, ha accettato - di recente aveva contestato anche questa ipotesi, chiedendo che nella regione operassero solo truppe sudanesi - che restino in Darfur le forze di pace dell'Unione Africana (circa 7.000, che finora hanno avuto un impatto quasi nullo sul territorio anche perche' poco attrezzate e mancanti di sostegni economici sufficienti) il cui
mandato scadrebbe a fine mese. Si da' per scontato che resteranno almeno a fine anno, ed il loro numero dovrebbe aumentare: probabilmente a 10.500 uomini. Ma e' un palliativo, con le forze africane non si risolve nulla. Ed intanto il Darfur - con una popolazione nera e animista insorta nel febbraio 2003 contro il potere centrale, (di etnia araba e musulmano) che lo angariava - continua a morire. Finora almeno 250.000 civili hanno perso la vita tra orrori senza fine; mentre ci sono oltre due milioni di profughi. E la situazione sul campo, negli ultimi mesi, e' peggiorata. (Misna)

24 settembre 2006
Darfur: l'Unione Africana pone "condizioni" per invio Caschi Blu Onu.
Condolezza Rice minaccia l'intervento militare contro il Sudan


Il contingente di circa 22.000 caschi blu deciso dal Consiglio di sicurezza dell’Onu è “assolutamente necessario e indispensabile” nella regione sudanese del Darfur ma potrà essere inviato “solo a determinate condizioni”: lo ha detto il presidente dell’Unione Africana (Ua) Alpha Oumar Konaré parlando da Parigi. La forza di pace internazionale, ha aggiunto, “potrà essere mandata solo con il consenso del governo di Khartoum e, nel caso venga davvero dispiegata in Darfur, il grosso delle truppe rimarranno dell’Unione Africana così come il comando del contingente”. Alla fine di agosto l’Onu aveva approvato l’invio di una missione in Darfur - dove fino al 31 dicembre saranno comunque presenti i circa 7.000 militari dell’Ua - ma il Sudan si è finora opposto. A proposito dell’aggravarsi delle condizioni di sicurezza per i civili del Darfur, Konaré ha detto poi che “non si tratta solo di scontri tra ribelli e governo, ma gli stessi ribelli stanno combattendo al loro interno”. Per il presidente dell’Ua, anche il governo del Sudan ha responsabilità nella recente escalation di violenze denunciata da diversi osservatori: “Alcuni politici a Khartoum pensano che in assenza di risultati dagli accordi di pace l’unica soluzione sia quella militare. È un’illusione che ci porterà alla catastrofe”. Lo scorso 5 maggio ad Abuja, in Nigeria, venne sottoscritto un accordo tra le autorità sudanesi e una delle fazioni ribelli, ma è stato sistematicamente violato da entrambi. Dal 2003, secondo stime Onu, il conflitto in Darfur ha provocato oltre 200.000 morti e più di due milioni di profughi, di cui circa 200.000 nel confinante Ciad.
Il governo di Khartoum deve accettare un contingente di pace dei caschi blu per fermare il genocidio”, ha ammonito il segretario di Stato americano, Condoleeza Rice, venerdì, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante un incontro tra 25 paesi e l’Unione Europea. Sabato le ha fatto eco il segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan che, in un editoriale pubblicato da un giornale francese, ha lanciato un appello al Sudan perché sia ragionevole: “Condanno l’escalation che sta prendendo il conflitto in Darfur – ha scritto il capo dell’Onu –. E’ una vergogna per tutta l’Africa”, ha aggiunto. Mentre la Rice ha ribadito la posizione americana: “Se Khartoum continuerà a impedire l’accesso in Darfur, occorrerà pensare a un’azione unilaterale”.
Il Consiglio di Sicurezza a fine agosto ha deciso l’invio nella martoriata regione sudanese di una forza militare di 17 mila uomini e 3000 poliziotti, per sostituire l’attuale missione dell’Unione Africana, che conta 7200 soldati male armati e male organizzati. Grazie alla Cina e alla Russia, che minacciavano di porre il veto, però è stato aggiunto un codicillo: la missione si farà solo se sarà accettata dal governo di Khartoum. La stessa posizione è stata adottata dall'Unione Africana.

 

25 settembre 2006
DARFUR: DI RITORNO DALL’ONU, PRESIDENTE DIFENDE LA POLITICA DEL GOVERNO

“La decisione di rifiutare l’invio in Darfur di un contingente internazionale è stata una decisione delle istituzioni sudanesi, presa all’unanimità dal Consiglio dei ministri e da altre istituzioni governative”: lo ha detto ieri sera il presidente sudanese Omar Hassan el Beshir in una conferenza stampa tenuta a Khartoum durante la quale ha fatto il punto del suo recente viaggio al Palazzo di Vetro di New York e degli incontri avuti in quei giorni, grazie ai quali si è arrivati al rinnovo di tre mesi del mandato della missione dell’Ua in Darfur, rimandando, almeno, di qualche mese il braccio di ferro con la comunità internazionale. Beshir ha ribadito che attraverso l’invio di un contingente Onu, Stati Uniti e Inghilterra intendono portare avanti una loro “agenda segreta” per la “ricolonizzazione del Sudan” e la formazione di un “nuovo Medio oriente” e per questo ha garantito il proprio sostegno alla missione africana. E mentre l’Unione Africana (Ua) ha confermato l’invio imminente di rinforzi ai 7000 uomini già dispiegati in Darfur (si parla di altri 1200 soldati, oltre a un sostegno logistico della Nato e dell’Onu) Beshir ha fatto sapere che invierà nella regione unità integrate di esercito, polizia e forze di sicurezza col il compito di affiancare i militari africani “per garantire la pace e la stabilità nella regione”. Il presidente sudanese ha poi criticato le cifre in circolazione sul numero di vittime causate dal conflitto iniziato nel febbraio 2003. “Chi dice che oltre 300.000 persone sono state uccise nella guerra sta mentendo e sfido chiunque a provare questi dati. Il numero di morti registrato da tutte le parti coinvolte nel corso dell’intero conflitto non supera le 10.000 persone” ha detto Beshir. Il presidente sudanese ha infine annunciato che il governo ha deciso di imporre, a partire da oggi, misure di restrizione per gli spostamenti dei diplomatici statunitensi nel paese, ai quali sarà consentito di muoversi per un raggio di 25 chilometri dal palazzo presidenziale (nel centro di Khartoum). La misura, ha spiegato Beshir, è stata presa in seguito all’analogo trattamento riservato al presidente e al suo staff nel corso della recente visita a New York.

26 settembre 2006
Darfur: anche senza il consenso Kartoum, l’Onu prepara missione militare “di pace”
Malgrado la ferma opposizione del Sudan al dispiegamento in Darfur della forza “di pace” Onu già approvata dal Consiglio di sicurezza alla fine di agosto, a Palazzo di vetro sono già arrivate le disponibilità di alcuni paesi a farne parte. Secondo informazioni in circolazione in queste ore, Norvegia, Bangladesh, Tanzania e Nigeria avrebbero offerto le proprie truppe; i due paesi africani sono già presenti in Darfur come ‘caschi verdi’ della missione di osservazione dell’Unione Africana (al momento circa 7.200 soldati, 11.000 nei prossimi mesi), che rimarranno fino al prossimo 31 dicembre. Secondo Jean-Marie Guéhenno, responsabile delle operazioni di mantenimento della pace dell’Onu, ieri una cinquantina di paesi hanno partecipato a una riunione per la creazione delle cosiddette “forze di pace”, che sarà composta da circa 17.000 militari e 3.300 poliziotti. Da Caracas, dove si trova in visita, il presidente della Commissione dell’Unione Africana Alpha Oumar Konaré ha ribadito che “nessun soldato” del contingente Onu potrà essere inviato in Darfur senza il consenso del governo di Khartoum, perché “non si tratta di fare la guerra al popolo sudanese ma di aiutarlo”.
(Fonte:Misna)

2 ottobre 2006
COMMISSARIO EUROPEO INCONTRA PRESIDENTE SUDANESE
Rivolgendosi al presidente sudanese Omar Hassan el Beshir, durante la sua visita di due giorni in Sudan, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso ha chiesto un maggior appoggio da parte di Khartoum alle missioni umanitarie nella regione del Darfur. Barroso, che si è recato nei territori teatro del conflitto, ha espresso la sua preoccupazione per una “tragedia umanitaria diversa da tutte le altre, in cui tutti combattono contro tutti”. Secondo il rappresentante europeo l’evoluzione della crisi in Darfur, ancora grave nonostante un accordo di pace siglato nel maggio scorso, fa pensare che ci siano stati “sforzi deliberati per creare una tragedia umanitaria”. Barroso ha inoltre annunciato un impegno dell’Unione Europea per 50 milioni di dollari in aiuti. Nell’incontro, il presidente el-Beshir ha convenuto sulla necessità di appoggiare la missione dell’Unione Africana (Ua) in Darfur, il cui mandato è stato recentemente esteso di un semestre, ma ha ribadito il suo netto rifiuto all’invio di ‘caschi blu’ dell’Onu nella regione occidentale sudanese al posto della forza regionale africana. Intanto oggi è arrivato a Khartoum il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, per discutere con il presidente sudanese sulla situazione in Darfur e la risoluzione 1706 del Consiglio di sicurezza che autorizzerebbe una missione di 20.000 truppe Onu. Recentemente la Lega Araba si è offerta di finanziare la missione dell’Ua, a corto di mezzi e uomini. A conferma delle violenze che proseguono in Darfur, fonti umanitarie fanno sapere oggi che una quarantina di persone sono state uccise in scontri tra due gruppi ribelli nel sud della regione, costringendo operatori umanitari sudanesi e stranieri a ritirarsi dal campo profughi di Greida. I combattimenti, definiti come i peggiori dallo scorso maggio, hanno visto coinvolti ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), uno dei due gruppi che non hanno firmato la pace della scorsa primavera, e l’Esercito di liberazione nazionale (Sla-m), che invece ha sottoscritto l’accordo

14 ottobre 2006
USA INASPRISCONO LE SANZIONI AL SUDAN

Washington - Gli Stati Uniti hanno confermato le sanzioni economiche al Sudan per il genocidio in Darfur e hanno introdotto un nuovo embargo su tutte le transazioni nel settore petrolifero e petrolchimico. Il decreto firmato dal presidente USA, George W. Bush, mantiene il congelamento di tutti i fondi detenuti dal regime sudanese negli Usa imposto da Bill Clinton nel 1997 e cita "azioni del governo del Sudan che violano i diritti umani, in particolare in riferimento al conflitto in Darfur". La decisione sulle sanzioni arriva poche ore che il governo sudanese ha snobbato l'arrivo a Khartoum del nuovo inviato di Bush per il Darfur, Andrew Natsios.

 

14 ottobre 2006
Beshir sigla la pace con i ribelli dell'est

Khartoum. Un'altra pace sudanese è stata firmata. Non si tratta del Darfur Si tratta dell'Est del paese, di una guerra a bassa intensità di cui nessuno o quasi ha mai detto niente. Ma il conflitto c'è stato ed è durato, a fasi alterne e con maggiore o minore violenza, per più di dieci anni. È finito formalmente ieri, con la firma di un accordo di pace tra il governo di Khartoum e l'Eastern Front, il Fronte orientale nato lo scorso anno dalla fusione del Beja Congress e del Free Lions' Movement, espressione delle diverse popolazioni che abitano la regione orientale.
Dei dettagli dell'accordo si sa ancora poco. Ma il dato politico c'è, ed è rilevante sotto molti punti di vista. Non solo perché un'altra crisi le cui ragioni sono molto simili a quelle del conflitto in Darfur è finita prima di subire un'escalation che avrebbe potuto portare la regione alle stesse distruzioni del più «famoso» Ovest. Ma anche perché i negoziati sono stati condotti con la mediazione dell'Eritrea, paese che confina con l'Est del Sudan e il cui governo è sempre stato vicino ai ribelli orientali, come anche agli ex ribelli meridionali ora al governo a Khartoum, ma che negli ultimi anni ha avuto rapporti pessimi con il National Congress, il partito del presidente Beshir. Che ieri si è recato in prima persona ad Asmara per assistere alla firma dell'accordo. E per - si dice a Khartoum - incontrare Isaias Afwerki e appianare problemi e incomprensioni che ancora rimangono tra i due governi.
Ma il dato forse più interessante è il ruolo che il Movimento per la liberazione popolare del Sudan (Splm), l'ex movimento ribelle meridionale, ha giocato nei negoziati. Da un anno parte del governo di unità nazionale a Khartoum, lo Splm e il Beja Congress hanno combattuto fianco a fianco a partire dal 1996 contro il governo centrale, mantenendo fino a pochi mesi fa le proprie truppe ad Hamesh Korieb, roccaforte dei ribelli nella regione orientale. Ad aprile le forze dello Spla, il braccio armato dello Splm, hanno lasciato la città, ripiegando verso sud, come stabilito dall'accordo di pace firmato tra Nord e Sud a inizio 2005. Contemporaneamente però lo Splm, grazie anche ai buoni uffici degli eritrei, ha svolto un ruolo importante nei negoziati, inserendo suoi uomini nella squadra di Khartoum capeggiata dal consigliere presidenziale Mustafa Osman Ismail.
Lo scopo della lotta è lo stesso degli altri movimenti in altre parti del Sudan, dal Sud al Darfur: partecipazione alla vita politica del paese, spartizione delle risorse economiche, riconoscimento delle differenze etniche e culturali. Anche per questo, a quanto è trapelato nelle settimane scorse da Asmara, i protocolli firmati tra Eastern Front e Khartoum ricalcano la struttura del Comprehensive peace agreement (Cpa), l'accordo di pace tra Nord e Sud firmato l'anno scorso ed articolato in diversi protocolli che hanno affrontato uno per uno i nodi politici, economici e di sicurezza che dividevano le due parti.

 

16 ottobre 2006
Il governo annuncia piano di disarmo dei Janwawheed

Il governo avrebbe redatto un piano per disarmare entro i prossimi due mesi i cosiddetti janjaweed, (‘diavoli a cavallo’), le milizie arabe filo-governative accusati dal 2003 di violenze, stupri e uccisioni contro la popolazione nera nella regione occidentale del Darfur. Lo ha dichiarato Omar Mohammed Saleh, portavoce del Consiglio dei ministri, durante una sessione dell’esecutivo di cui dà ampia nota il quotidiano locale in lingua inglese ‘The Citizen’. Il piano di disarmo sarebbe già stato sottoposto all’Unione africana (Ua), ha precisato Saleh – senza fornire ulteriori dettagli – durante la riunione di consiglio dedicata all’applicazione dell’accordo di pace sul Darfur siglato lo scorso 5 maggio dal governo di Khartoum e dalla fazione dell’Esercito per la liberazione del Sudan (Sla) guidata da Minni Minnawi. Nel corso della stessa riunione, Saleh ha annunciato la creazione di un’Alta Commissione co-presieduta dal presidente Omar al-Beshir e dai due vice-presidenti incaricata di “salvare l’accordo di pace… e favorire la riconciliazione tra le tribù in Darfur”. Come confermato dal ministero degli Affari umanitari, Ahmed Mohammed Haroun, Saleh ha inoltre assicurato che il piano di bilancio 2007 prevede aiuti umanitari per 695.000 persone nei campi e un milione e 660.000 nei villaggi che soffrono di carenza alimentare.

 

20 ottobre 2006
DARFUR, L’ALLEANZA RIBELLE DISPONIBILE A: NEGOZIATO IN CAMBIO DI AUTODETERMINAZIONE

È disponibile a un negoziato comprensivo dell’autodeterminazione il ‘Fronte di salvezza nazionale’ (Nrf), l’alleanza antigovernativa presentata a fine giugno ad Asmara, in Eritrea, da tre gruppi ribelli della regione occidentale del Darfur contrari all’accordo di pace siglato lo scorso 5 maggio ad Abuja, in Nigeria, dal governo centrale e dalla fazione del Movimento di liberazione del Sudan (Slm) guidata da Minni Arcua Minnawi. “Siamo pronti per negoziati con il governo. Ma… non accetteremo l’accordo di Abuja, vogliamo negoziati a parte” ha detto Khalil Ibrahim, capo del Movimento di giustizia e eguaglianza (Jem), uno dei tre gruppi ribelli dello Nrf. “Vogliamo – ha precisato - l’autodeterminazione e l’autonomia per il Darfur”. Lo Nrf vorrebbe un trattato simile a quello che nel gennaio 2005 ha posto fine alla ventennale guerra civile tra nord e sud, riconoscendo ai territori meridionali ampia autonomia e diritto a un referendum sulla secessione entro il 2011. Secondo Lam Akol, ministro degli Esteri, il governo non ha sinora ricevuto alcuna conferma sulla volontà di negoziare dei ribelli dello Nrf che a inizio mese – stando a quanto riferito la scorsa settimana da Jan Pronk, l’inviato dell’Onu in Darfur – ha inflitto al suo esercito pesanti perdite durante due battaglie nel Darfur settentrionale. Sinora Khartoum ha sempre respinto le velleità autonomiste del Darfur, mentre secondo Pronk aggiustamenti al trattato sono necessari per porre fine alla crisi del Darfur, dove – secondo stime Onu - dal 2003 a oggi si contano 200.000 morti e 2,5 milioni di sfollati.

 

2 Novembre
Darfur. Presidente Sudan, "No a truppe Onu"
"Il governo sudanese non recede dalla decisione di respingere l'intervento delle truppe Onu di mantenimento della pace nel Darfur". A dirlo il presidente sudanese Omar el Bashir in una conferenza stampa a Pechino, dove si trova per il vertice Cina-Africa. Bashir ha aggiunto che accettare le truppe Onu, che la comunita' internazionale vorrebbe far intervenire per fermare la guerra sarebbe peggio che lasciarle al di fuori.
 
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