| I DOSSIER DI
CONTROPIANO |
Darfur
Come i laboratori della guerra umanitaria
stanno preparando l’intervento militare contro il Sudan
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Cronologia
sul Darfur
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| 14 gennaio 2006 |
| Darfur.
L’ inviato speciale di Annan - il famigerato
Jan Pronk - chiede più militari Onu |
NEW YORK - L'inviato speciale delle Nazioni
Unite in Sudan, Jan Pronk, chiede lo spiegamento
di una nuova forza più efficace di mantenimento
della pace, che sia in grado di arginare gli
attacchi contro le popolazioni civili e possa
disarmare le milizie responsabili delle volenze
nel Darfur in seno alla guerra civile.
Consegnando oggi a New York un rapporto sulla
situazione in Sudan, Pronk ha inoltre chiesto
che vengano decise sanzioni nei confronti dei
responsabili delle violenze che avrebbero provocato
circa 300'000 morti in tre anni e due milioni
di sfollati.
L'inviato speciale ha riconosciuto che le cose
sono andate piuttosto male finora, definendo
la situazione odierna caotica: "considerati
tre anni di omicidi e di pulizia etnica nel
Darfur, dobbiamo ammettere che fino ad oggi
la nostra strategia è un fallimento".
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| Darfur:
i gruppi ribelli si dichiarano favorevoli-ovviamente-
all'invio di una nuova forza militare internazionale |
I gruppi ribelli del Darfur hanno accolto oggi
"prontamente " la proposta formulata
dall'inviato dell'Onu Jan Pronk di dispiegare
una forza militare internazionale nella regione
occidentale sudanese teatro dai primi mesi del
2003 di un conflitto costato finora la vita
ad almeno 180.000 persone. “Siamo favorevoli
a tutte le risposte efficaci della comunità
internazionale, soprattutto delle Nazioni Unite”
ha detto Ahmad Hussein, portavoce del ‘Movimento
per la giustizia e l’eguaglianza’
(Jem), aggiungendo però di non volere
“semplici soldati ma una forza con un
mandato preciso, che possa proteggere i civili
dalle milizie janjaweed e dalle forze governative”.
La proposta di un nuovo e più numeroso
contingente militare straniero in Darfur - dove
per il momento è presente una forza di
‘peacekeeping’ di circa 7.000 soldati
dell’Unione Africana (Ua) - era stata
avanzata ieri da Jan Pronk, inviato in Sudan
del segretario generale delle Nazioni Unite,
Kofi Annan; tuttavia il ministro degli esteri
sudanese ha già respinto l’idea,
sostenendo che se la comunità internazionale
vuole la cessazione del conflitto deve fare
pressione sui ribelli per la firma di un accordo
di pace e definendo un “duplicato”
l’eventuale invio di un altro contingente.
Le milizie filo-governative sudanesi e i janjaweed,
predoni arabi, sono accusati di abusi contro
i civili del Darfur, territorio in cui da tre
anni i gruppi ribelli lottano per una divisione
più equa delle risorse. Oltre ai 180.000
morti (300.000 secondo altre fonti), il conflitto
ha creato non meno di due milioni di profughi
interni e nel vicino Ciad. |
| 17 febbraio 2006 |
| Sudan
: In Darfur; per Bush, è necessario doppio
truppe e forse NATO |
| WASHINGTON - Per far fronte alla situazione
in Darfur è necessario un numero di
forze militari di pace doppio rispetto all'attuale
e forse il coinvolgimento della Nato: lo ha
detto il presidente americano George W.Bush,
parlando in Florida.
"Sto lavorando con una varietà
di persone - ha detto Bush, commentando la
crisi nella regione sudanese - per incoraggiare
la presenza di più truppe, probabilmente
sotto il controllo delle Nazioni Unite".
Ma il presidente ha aggiunto che sarà
necessario con ogni probabilità un
intervento "di pianificazione, facilitazione
e organizzazione" da parte della Nato,
nonché un numero doppio di forze di
peacekeeping. Attualmente è l'Unione
Africana, con 7000 uomini, a cercare di tenere
sotto controllo la regione e impedire violenze.
Bush ha discusso nei giorni scorsi alla Casa
Bianca la situazione in Darfur insieme al
segretario generale dell'Onu, Kofi Annan.
Prima di parlare in Florida, Bush ha avuto
sempre sul Darfur un colloquio telefonico
con il segretario generale della Nato Yaap
de Hoop Scheffer. "Hanno discusso - ha
detto il portavoce della Casa Bianca Trent
Duffy - i passi che la Nato ha già
compiuto per assistere nel mettere a freno
la violenza e quali azioni ulteriori la Nato
potrebbe prendere in futuro".
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| 21 febbraio 2006 |
| Sudan:
proteste di Khartoum contro l'Onu e il suo inviato
Jan Pronk |
| Le recenti dichiarazioni dell’inviato
delle Nazioni Unite in Sudan Jan Pronk hanno
provocato la severa reazione del governo sudanese,
secondo il quale le parole dell’inviato
“violano la sovranità del Sudan
e danneggiano la sua immagine” come
ha detto in un comunicato diffuso dall’agenzia
nazionale sudanese, Suna, il ministro degli
Esteri, Ali Ahmed Karti. “Se le Nazioni
Unite e la sua missione vogliono aiutare il
Sudan – ha aggiunto Karti – il
paese non è contrario a una collaborazione
positiva. Ma se il fine è di servire
altri piani in agenda, il Sudan ha il diritto
di respingere questo comportamento”.
Nei giorni scorsi Jan Pronk ha criticato l’implementazione
del processo di pace nel Sud Sudan e la situazione
in Darfur. Il ministro Karti ha accusato l’inviato
dell’Onu di arrogarsi “il ruolo
di Paul Bremer” l’ex capo dell’amministrazione
provvisoria Usa in Iraq. Ma i contrasti tra
Khartoum e Pronk sono iniziati lo scorso dicembre
quando l’inviato ha sostenuto che il
Sudan, contro il quale sono rivolte critiche
di antidemocraticità, non era pronto
ad ospitare il vertice dell’Unione Africana,
poi svoltosi come previsto il 23 e 24 gennaio
scorso a nella capitale sudanese. Inoltre,
in un recentemente rapporto al Consiglio di
Sicurezza, Pronk ha sostenuto l’eventualità
di sostituire con personale dell’Onu
la missione di sicurezza dell’Unione
Africana in Darfur, regione dove è
in corso da tre anni un conflitto interno
mentre si stenta a trovare un accordo di pace;
l’inviato dell’Onu ha affermato
di aver in questo senso seguito le indicazioni
della stessa UA, che aveva denunciato problemi
nel finanziare la missione e nel fornire un
armamento adeguato, non ostacolando l’idea
dell’invio di ‘caschi blu’
come rinforzi o di un rimpiazzo delle truppe
africane. Ipotesi, queste ultime, a cui si
oppone Khartoum, che chiede il mantenimento
di una forza multinazionale africana in Darfur,
invitando l’Onu a sostenerla economicamente
piuttosto che a sostituirla.
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| 29 marzo 2006 |
| Sudan
: chiuso il vertice Lega Araba; " SI "a
sostegno al Darfur |
Si è chiuso oggi a Khartoum (Sudan)
il 18° summit annuale della Lega Araba,
respingendo i piani unilaterali di Israele per
la separazione dalla Palestina e approvando
un aiuto finanziario di 150 milioni di dollari
alle truppe dell’Ua (Unione africana)
dispiegate nella regione occidentale del Darfur.
A conclusione del vertice iniziato ieri a cui
hanno partecipato solo 12 dei 22 paesi membri
(con le significative assenze dell’egiziano
Hosni Mubarak e del re saudita Abdullah), è
stato diffuso un comunicato in cui si esprime
il rifiuto di “tutte le misure o soluzioni
parziali o unilaterali intraprese o che intende
intraprendere Israele nei territori palestinesi
occupati nel 1967, compresa Gerusalemme”.
Si manifesta inoltre il dissenso per “il
piano di una definizione unilaterale della frontiera
in modo da rendere impossibile la creazione
di uno Stato palestinese indipendente e sovrano”.
I leader arabi hanno poi accolto la richiesta
formulata ieri dal presidente sudanese e ‘padrone
di casa’ Omar al-Bashir per il finanziamento
nei prossimi sei mesi dei circa 7.000 soldati
dell’Ua dispiegati in Darfur, teatro dal
febbraio 2003 di scontri e violenze che hanno
finora provocato decine di migliaia di vittime
e almeno due milioni di sfollati. I partecipanti
al vertice hanno puntualizzato che “l’invio
di nuove forze dovrà ottenere il necessario
avallo del governo sudanese”. Da mesi
Bashir respinge l’ipotesi del dispiegamento
di una missione dell’Onu, più volte
invocato dallo stesso segretario generale Kofi
Annan e sollecitato da gran parte della comunità
internazionale. Il prossimo vertice della Lega
Araba si terrà a marzo 2007 in Egitto,
sotto la presidenza dell’Arabia Saudita.
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| 6 aprile 2006 |
| Darfur:
L"inviato speciale" ONU, invoca l'intervento
internazionale contro il governo del Sudan |
Il discutibilissimo inviato speciale dell'ONU
chiama la comunita' internazionale a intervenire
in difesa delle organizzazioni non governative
che operano nel Darfur: "Non possiamo tollerare
che il governo ci butti fuori a calci o che
aggredisca i civili che noi assistiamo",
ha detto Jan Egeland, coordinatore per gli aiuti
umanitari del Palazzo di vetro. A Egeland non
era stato permesso di recarsi nei campi profughi
della regione sudanese devastata dalla guerra
civile in cui sono morte migliaia di persone
e che ha causato la fuga di milioni di abitanti
dai villaggi. Inoltre, un'organizzazione non
governativa norvegese e' stata invitata da Kahrtum
a lasciare il coordinamento del piu' grande
campo sfollati della regione. "Abbiamo
bisogno", ha aggiunto Egeland nell'appello
alla comunita' internazionale, "di un sostegno
politico al massimo livello da parte dei governanti
del mondo e della pressione sul Sudan dei Paesi
arabi, asiatici, europei africani e nordamericani".
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| 26 aprile 2006 |
| Darfur:
l'ONU dà il via libera alle sanzioni
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NEW YORK - Il Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite, riunito a New York, ha dato oggi
il via libera ad una serie di prime sanzioni
contro cittadini del Sudan coinvolti nei massacri
in corso nel Darfur, la provincia in preda alla
guerra civile. Una risoluzione -che impone sanzioni
nei confronti di quattro persone- è stata
approvata con 12 voti a favore, tre astensioni
(Russia, Cina e Qatar) e nessun contrario.
Il testo, presentato dall'ambasciatore americano
John Bolton, prevede l'interdizione di viaggiare
e il congelamento dei beni dei quattro. Per
ottenere l'appoggio dei paesi africani del Consiglio
di Sicurezza, i Quindici hanno nel contempo
approvato un documento messo a punto dalla Tanzania,
in cui si conferma l'appoggio ai negoziati di
pace in corso a Abuja, in Nigeria, e coordinati
dall'Unione Africana (Ua).
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| 1 - 5 maggio 2006 |
| Darfur
: I ribelli sostenuti dagli USA cercano di bloccare
l'accordo di pace |
ABUJA - I mediatori dell'Unione Africana
hanno deciso questa mattina di concedere alle
parti in conflitto nella regione del Darfur,
in Sudan, altre 48 ore di tempo per raggiungere
un accordo di pace, dopo che la scadenza della
mezzanotte è trascorsa senza risultato.
Le pressioni internazionali sul governo del
Sudan e su tre fazioni ribelli si sono intensificate
in vista della scadenza, ma solo il governo
ha annunciato di aver firmato il testo dell'accordo
di 85 pagine elaborato dalla Ua. I ribelli invece
vogliono che vengano accettate un numero maggiore
di loro richieste. "Fermeremo l'orologio
per le prossime 48 ore in modo che sia utilizzata
l'opportunità... dalle parti per impegnarsi
tra loro", ha detto Salim Ahmed Salim,
il capo dei mediatori dell'Ua nel corso di una
seduta plenaria notturna dei colloqui di pace
che si tengono ad Abuja, in Nigeria. A chiedere
di prolungare i tempi erano stati, in precedenza,
i rappresentanti statunitensi, affermando che
si consentirebbe di arrivare all'accordo su
due punti critici che riguardano la sicurezza:
il disarmo delle milizie Janjaweed e l'integrazione
dei ribelli nei ranghi dell'esercito sudanese.
La bozza stesa dall'Ua prevede che il governo
disarmi i Janjaweed, utilizzati da Karthoum
per combattere i ribelli, e che sono stati accusati
di atrocità contro i civili.
Si tratta di una disposizione che crea particolari
problemi al governo, perché nel Darfur
ci sono molte milizie tribali considerate legittime
dalle proprie comunità, e le autorità
sudanesi non vogliono essere costrette a disarmarle.
Inoltre, ci sono polemiche sulla verifica del
disarmo effettivi dei Janjaweed. I ribelli chiedono
che una parte dei loro combattenti venga integrata
nelle forze armate sudanesi, e hanno protestato
con la Ua perché questa clausola non
è stata inserita nella bozza d'accordo.
La rivolta in Darfur, regione mista dal punto
di vista etnico, è cominciata all'inizio
del 2003. Karthoum ha impiegato milizie arabe
per schiacciare la ribellione. Gli scontri hanno
provocato decine di migliaia di morti e la fuga
di circa 2 milioni di profughi.
ABUJA (Sudan) - Sono due i gruppi ribelli che
non firmeranno l'accordo di pace preparato dal
governo sudanese per la questione del Darfur.
Lo hanno annunciato i capi negoziatori. Mohammed
Tugod, del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza,
ha parlato di un progetto di pace che non risponderebbe
alla sue esigenze: "Noi chiediamo che i
tre stati del Darfur siano riuniti in una sola
regione autonoma". Abdelwahid Al-Nur, del
Movimento di liberazione del Sudan, ha chiesto
che il documento venga migliorato.
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| 23 luglio 2006 |
| Darfur
: gruppi di ribelli filo-USA attaccano una città
per far saltare gli accordi di pace |
Hamrat al-Sheikh, città nella provincia
del Nord Kordofan, distante circa 200 chilometri
dalla capitale Khartoum, sarebbe stata attaccata
oggi dal ‘Fronte di salvezza nazionale’
(Nrf), la nuova alleanza contro il governo centrale
sudanese creata a fine giugno in Eritrea da
tre gruppi ribelli della regione occidentale
del Darfur contrari alla proposta di pace dell’Unione
africana (Ua), siglata lo scorso 5 maggio ad
Abuja, in Nigeria, dal governo e dalla fazione
del Movimento di liberazione del Sudan (Slm)
guidata da Minni Arcua Minnawi. Non è
trapelata notizia di eventuali vittime. “Le
forze del Movimento di giustizia e eguaglianza
(Jem) hanno attaccato la città. Sono
stati schierati aeroplani sudanesi ma l’aggressione
sta continuando” ha detto un portavoce
delle forze armate del Sudan, aggiungendo che
Hamrat al-Sheikh è non solo sulla strada
della capitale Khartoum ma anche della principale
città del Nord Kordofan, el-Obeid. Quello
di oggi è il primo grave attacco dalla
firma degli accordi di Abuja. Il Jem è
una delle tre forze che hanno creato il Nfr;
le altre due sono una fazione dello Slm, guidata
da Abdel Wahed Mohamed al-Nur, e l’Alleanza
democratica federale del Sudan (Sfda), dell’ex
governatore del Darfur Ahmed Ibrahim Diraige.
“Siamo sulla strada per Khartoum. Il governo
ha dimostrato di non essersi impegnato nel cessate
il fuoco umanitario del 2004, così per
noi quell’accordo non ha più ragione
d’essere” ha dichiarato Adam Ali
Shogar, uno dei comandanti del Nrf, secondo
cui Hamrat al-Sheikh è ormai sotto controllo
ribelle. L’attacco di oggi potrebbe rappresentare
un duro colpo per l’accordo di pace del
5 maggio scorso, che già ha subito critiche
da molti gruppi.
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| 29 luglio 2006 |
| Sudan:
Beshir, il Darfur sarà il cimitero dei
caschi blu |
KHARTUM - Il presidente del Sudan Omar el
Beshir ha ribadito la sua ferma opposizione
al dispiegamento nel Darfour di una forza di
interposizione dell'Onu, affermando che la regione
diventerebbe "un cimitero" per i caschi
blu. "Non daremo mai il Darfur a forze
internazionali, che troveranno là il
loro cimitero", ha detto el Beshir, citato
dall'agenzia Suna, in un discorso nella città
di Zeriba. La comunità internazionale
ha deciso di sostituire l'attuale missione dell'Unione
Africana, troppo debole in uomini e mezzi, con
una forza Onu capace di proteggere i civili
del Daerfuour, che subiscono gli attacchi di
miliziani filo-governativi e di gruppi ribelli,
ma il presidente sudanese è contrario
al dispiegamento di militari occidentali."Cosa
stanno facendo - si è chiesto el Beshir
- di fronte all'invasione israeliana del Libano
e della Palestina, davanti al massacro di donne
e bambini laggiù ?".
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| 21 agosto 2006 |
| Darfur:
attacchi contro osservatori africani e Onu |
Il governo ruandese ha confermato la morte
di due suoi soldati e il ferimento di altri
tre (impegnati nella missione di pace dell’Unione
Africana, Ua, in Darfur) nel corso di un’imboscata
avvenuta sabato scorso nella remota regione
occidentale sudanese. Secondo la ricostruzione
fornita dall’Ua, il convoglio di cui facevano
parte anche i soldati di Kigali è stato
attaccato da uomini armati ancora non identificati
mentre viaggiava da Al Nahud, nello stato del
Kordofan occidentale a El Fasher, capoluogo
del Darfur settentrionale, uno dei 3 stati che
compongono l’omonima regione. In una nota,
l’Ua, che ha condannato l’attacco
definendolo un’aperta violazione dell’accordo
di cessate il fuoco sottoscritto dalle parti,
ha annunciato di aver aperto un’inchiesta
per identificare gli assalitori. Intanto si
è appreso solo nelle ultime ore che un’imboscata
analoga era avvenuta il 17 agosto scorso contro
una pattuglia della Commissione congiunta di
monitoraggio, composta da 3 osservatori militari
delle Nazioni Unite, due osservatori nazionali
un interprete e una squadra di protezione dell’Onu.
Nell’attacco sono rimasti feriti due caschi
blu dell’Onu e un soldato governativo
sudanese. Sono settimane che gli operatori umanitari
e le agenzie dell’Onu lanciano allarmi
sulla grave insicurezza che è tornata
a registrarsi in varie zone della regione del
Darfur.
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| 22 agosto 2006 |
| Darfur:
Lega Araba chiede all'Onu il rinvio della discussione
sulla nuova risoluzione voluta da Stati Uniti
e Gran Bretagna |
La Lega Araba ha chiesto al Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite di rimandare l’incontro
dedicato al Darfur, in programma la prossima
settimana a New York, durante il quale dovrebbe
essere discussa la nuova bozza di risoluzione
depositata da Washington e Londra nei giorni
scorsi. Lo fa sapere l’agenzia egiziana,
Mena, precisando che al termine del vertice
di domenica è stata diffusa una nota,
firmata dal segretario generale della Lega Araba,
Amr Moussa e dagli 8 ministri degli Esteri dei
paesi aderenti alla Lega, in cui si chiede di
dare più tempo al governo sudanese per
migliorare la situazione nella regione occidentale
del Darfur. Nella nota si ribadisce, inoltre,
che qualsiasi dispiegamento di una forza militare
internazionale in Darfur deve essere subordinato
all’approvazione del governo sudanese.
“Nella risoluzione si discute dell’invio
di un contingente internazionale ignorando completamente
Khartoum, quasi come se il Sudan non avesse
un governo” ha detto il ministro della
Giustizia sudanese, Mohamed Ali al Marchi, ribadendo,
a nome del suo esecutivo, la contrarietà
alla nuova bozza di risoluzione proposta da
americani e inglesi. Al Marchi ha definito il
documento “fuorviante” e “viziato”.
La bozza di risoluzione realizzata da Washington
e Londra chiede l’autorizzazione al dispiegamento
in Darfur di una missione militare Onu composta
da almeno 17.000 soldati. Secondo Washington
la risoluzione può essere adottata anche
senza il consenso di Khartoum, ma gli uomini
non potranno essere dispiegati finchè
il governo sudanese non darà il via libera.
Recentemente il presidente sudanese Omar Hassan
el-Beshir aveva detto di essere pronto a organizzare
una strenua resistenza contro un’eventuale
forza militare dell'Onu in Darfur.
(Fonte:MISNA)
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| 24 agosto 2006 |
| Sudan:Darfur,
Khartoum critica bozza nuova risoluzione |
Il partito di governo ha respinto la bozza
di risoluzione presentata la scorsa settimana
al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dai
rappresentanti di Washington e Londra e che
prevede il dispiegamento in Darfur di una forza
Onu di 17.000 uomini al posto della missione
di osservazione dell’Unione Africana.
Lo riferiscono i media sudanesi stamani, riportando
l’esito della riunione tenuta ieri sera
tra i massimi vertici del Partito del Congresso
nazionale e il gruppo di parlamentari dello
stesso schieramento. L’incontro, a cui
ha partecipato anche il presidente sudanese
Omar Hassan el Beshir, ha evidenziato che la
bozza di risoluzione viola la sovranità
nazionale. “La bozza presentata è
ancora peggiore delle precedenti, perché
costituisce un tentativo di imporre un completo
commissariamento del Sudan” ha detto un
parlamentare al termine dell’incontro.
(Fonte:MISNA)
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| 1 settembre 2006 |
| Sudan.
Sul Darfur, il governo di Khartoum pronto a
far fronte all'intervento militare Onu |
KHARTOUM - Il Sudan
è pronto a "far fronte all'intervento
internazionale". Lo ha dichiarato il
vice-presidente Ali Osman Taha citato oggi
dall'agenzia ufficiale Suna all'indomani dall'adozione
di una risoluzione che prevede il dispiegamento
di una forza Onu rafforzata in Darfur. Khartoum
ha rigettato la risoluzione 1706 adottata
ieri dal Consiglio di sicurezza, che prevede
l'invio di caschi blu supplementari in Darfur,
regione dell'ovest del Sudan lacerata dalla
guerra e dalla carestia. "Abbiamo delle
opzioni e dei piani per far fronte all'intervento
internazionale", ha dichiarato Taha.
Alludendo a possibili azioni, il vicepresidente
sudanese ha evocato ciò che gli Hezbollah
libanesi "hanno fatto ai ranghi dell'esercito
del nemico sionista (Israele) grazie alla
determinazione, alla pazienza e alla volontà
politica dimostrata". In questa dichiarazione,
rilasciata ieri sera durante una riunione
politica e riportata oggi dall'agenzia Suna,
Taha ha affermato che "la battaglia con
la comunità internazionale richiede
pazienza e precauzioni". "Siamo
pronti ad ogni eventualità", ha
aggiunto lanciando un appello all'unità
internazionale.
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| 2 agosto 2006 |
| Sudan:
per la Lega Araba è precipitosa la decisione
ONU di inviare forze militari straniere nel
Darfur |
IL CAIRO - La Lega araba
considera "precipitosa" la decisione
del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
di inviare una forza di pace internazionale
in Sudan. La situazione in Sudan è
sempre più complicata, ha detto oggi
al Cairo Hisham Youssef, della segreteria
generale della Lega.
L'organizzazione ha convocato per mercoledì
una riunione dei ministri degli Esteri del
Comitato per il Sudan per esaminare la decisione
dell'ONU di inviare truppe nel Darfur.
La missione militare ONU di , 22'600 soldati
nel Sudan occidentale dopo tre anni di guerra,
è stata approvata giovedì dal
Consiglio di sicurezza, con un costo previsto
di 1,7 miliardi di dollari l'anno. Intanto
continuano le reazioni sudanesi alla risoluzione
approvata due giorni fa dal Consiglio di Sicurezza
dell’Onu e che prevede la costituzione
di una forza internazionale per il Darfur.
Tutti i principali quotidiani sudanesi aprono
oggi con notizie relative a possibili conseguenze,
soprattutto politiche e diplomatiche, della
risoluzione. Secondo il quotidiano sudanese
Al-Sahafa - ma anche secondo il quotidiano
arabo pubblicato a Londra, Asharq al-Awsat
- Khartoum starebbe valutando la possibilità
di espellere la missione di osservazione dispiegata
in Darfur dall’Unione Africana (Ua),
se i soldati africani passeranno sotto l’egida
dell’Onu quando scadrà il loro
mandato a fine settembre. Anche di queste
tensioni, scrive oggi il giornale Al-Khartoum,
si discuterà nell’incontro del
Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione
Africana fissato per la prossima settimana
ad Addis Abeba. Un’altra iniziativa
diplomatica, secondo il quotidiano Al-Adwa,
che cita “fonti ben informate della
Missione Onu in Sudan (Unmis)”, potrebbe
vedere nelle prossime settimane l’arrivo
a Khartoum del segretario generale dell’Onu,
Kofi Annan. Sul fronte interno, invece, lo
stesso giornale riporta la notizia che i Walis
(i governatori) dei 3 stati che compongono
il Darfur (settentrionale, occidentale e meridionale)
hanno decretato lo “stato di massima
allerta” alla luce della risoluzione
Onu 1706. La stampa, infine, riporta l’esito
di un sondaggio in cui l’83,9% degli
intervistati si è detto fortemente
contrario all’intervento di una forza
internazionale in Darfur.
[Fonte:MISNA]
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| 7 settembre 2006 |
| Darfur:
manifestazioni e proteste contro forza militare
Onu |
| Almeno 10.000 persone
hanno partecipato ieri a una grande marcia
di protesta tenuta a Nyala, capoluogo del
Darfur meridionale, uno dei 3 stati che compone
l’omonima regione occidentale sudanese
teatro dal febbraio 2003 di un conflitto che
ha causato una grave crisi umanitari. La MISNA
lo ha appreso da fonti delle Nazioni Unite,
le quali hanno precisato che i manifestanti
hanno preso di mira, lanciando alcune pietre,
gli uffici dell’Onu a Nyala, ma anche
le sedi di alcune organizzazioni non governative
(ong). Al termine della manifestazione, l’attuale
governatore del Darfur meridionale ha consegnato
al rappresentante locale delle Nazioni Unite
un documento di protesta in cui il governo
e la popolazione della provincia affermano
“il rifiuto completo della risoluzione
1706 del Consiglio di Sicurezza che stabilisce
il dispiegamento di forze internazionali in
Darfur”. Sull'argomento è tornato
anche il presidente sudanese Omar Hassan el
Beshir, il quale intervenendo ieri a un comizio
nella città di Kassala si è
detto pronto a indire elezioni presidenziali
e legislative il prossimo autunno “per
conoscere le scelte del popolo sudanese”.
“Sono pronto a rimettere il potere nelle
mani del popolo sudanese che mi ha eletto,
ma non lo rimetteremo mai in quelle di Bush
o Blair” ha detto Beshir, ribadendo
ancora una volta che attraverso la questione
del Darfur, parte della diplomazia internazionale
(Washington e Londra in testa) spera di arrivare
a cambio di governo a Khartoum, per ottenere
migliori accordi commerciali e soprattutto
un maggior accesso alle ricerche e allo sfruttamento
degli ingenti giacimenti petroliferi sudanesi.
Intanto a livello diplomatico, le veementi
proteste sudanesi sembrano cominciare ad avere
effetto: da almeno 24 ore, infatti, circolano
voci su un possibile rinnovo del mandato della
missione dispiegata nella regione dall’Unione
Africana che scadrà a fine settembre
Fonte:(misna)
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10 settembre
2006 |
Darfur:
il presidente sudanese Bechir ribadisce il
no all'arrivo di truppe internazionali |
SIRTE - Il presidente
sudanese Omar el-Bechir ha ribadito oggi il
rifiuto "categorico" del suo Paese
per la risoluzione 1706 approvata dal Consiglio
di Sicurezza dell'Onu. Bechir ha ripetuto
il "no" durante i festeggiamenti
per il settimo anniversario della creazione
dell'Unione Africana, in corso a Sirte in
Libia, a circa 500 chilometri dalla capitale
Tripoli. "Confermo il rifiuto netto e
categorico a questa risoluzione ingiusta",
ha spiegato. Il consiglio di sicurezza ha
adottato, lo scorso 31 agosto, una risoluzione
che prevede l'invio, nella regione del Darfur
(ovest sudanese) di una forza delle Nazioni
Unite di circa 20 mila uomini per rimpiazzare
le truppe dell'Unione africana, mal equipaggiate
e sottopagate, che non sono riuscite finora
a porre fine ai massacri di una guerra civile
in corso ormai da tre anni, tra miliziani
arabi e popolazione nera locale.
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| 20 settembre 2006 |
Darfur
: Il Presidente del Sudan ribadisce "NO"
ai Caschi Blu
Il Sudan non vuole Forze di peace-keeping Onu
in Darfur |
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Pagine di Difesa, 18 settembre
2006
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Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir
ha detto sabato 16 settembre di non volere
in alcun caso una forza di peacekeeping Onu
nel Darfur. In una conferenza stampa in occasione
del vertice dei Paesi non allineati tenuto
a Cuba, Bashir ha affermato: “Non vogliamo
che l’Onu torni in Sudan ad alcuna condizione.
Abbiamo incontrato Kofi Annan e abbiamo chiarito
in dettaglio che respingiamo la decisione
del Consiglio di sicurezza”.
L’Onu ha proposto un contingente di
oltre 20.000 militari e funzionari di polizia
internazionali per il Darfur, dove lo scorso
luglio si sono verificati gli scontri più
sanguinosi da quando il conflitto è
iniziato. Bashir ha dichiarato che il Sudan
ha stretto accordi economici con Pakistan,
India, Cina e Malaysia e che può sopravvivere
a qualsiasi sanzione, aggiungendo il suo apprezzamento
per Cuba che è riuscita a sopravvivere
a oltre 40 anni di sanzioni Usa.
Alcuni leader occidentali, capi di Stato africani
e gruppi umanitari hanno fatto pressioni su
Bashir per accettare il contingente Onu. L’attuale
mandato per la forza di peacekeeping costituita
da 7.000 militari dell’Unione africana
scade il 30 settembre e il Sudan ha annunciato
che l’estensione della missione sarà
accettata solo se rimarrà sotto il
controllo dell’Unione africana. (FA)
Fonte: Reuters
NAIROBI - Un no deciso all'arrivo dei Caschi
Blu' dell'Onu in Darfur -la martoriata regione
del Sudan occidentale- e' stato ribadito dal
presidente sudanese Omar el-Beschir dinanzi
all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
in corso al Palazzo di Vetro a New York. Solo
qualche ora prima, il presidente Usa George
W. Bush aveva detto che se Khartoum avesse
continuato a rifiutare
l'arrivo in Darfur di forze internazionali
di pace, come sancito da una risoluzione del
Consiglio di Sicurezza, l'Onu ''avrebbe dovuto
agire''. Ed intanto ha nominato un suo inviato
speciale per la regione l'ex responsabile
dell'UsAid Andrew Natsios. Ne riferisce radio
Nairobi, che riporta le pesanti accuse rivolte
da el-Bashir alla decisione di inviare caschi
blu' circa 18.000) in Darfur, cosa che a suo
parere rientra nell'ambito di ''un complotto
sionista'' che mira a smembrare il Sudan,
e ad appropriarsi delle sue risorse, molto
importanti soprattutto sul piani petrolifero.
El-Bashir, peraltro, ha accettato - di recente
aveva contestato anche questa ipotesi, chiedendo
che nella regione operassero solo truppe sudanesi
- che restino in Darfur le forze di pace dell'Unione
Africana (circa 7.000, che finora hanno avuto
un impatto quasi nullo sul territorio anche
perche' poco attrezzate e mancanti di sostegni
economici sufficienti) il cui
mandato scadrebbe a fine mese. Si da' per
scontato che resteranno almeno a fine anno,
ed il loro numero dovrebbe aumentare: probabilmente
a 10.500 uomini. Ma e' un palliativo, con
le forze africane non si risolve nulla. Ed
intanto il Darfur - con una popolazione nera
e animista insorta nel febbraio 2003 contro
il potere centrale, (di etnia araba e musulmano)
che lo angariava - continua a morire. Finora
almeno 250.000 civili hanno perso la vita
tra orrori senza fine; mentre ci sono oltre
due milioni di profughi. E la situazione sul
campo, negli ultimi mesi, e' peggiorata. (Misna)
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| 24 settembre 2006 |
Darfur:
l'Unione Africana pone "condizioni"
per invio Caschi Blu Onu.
Condolezza Rice minaccia l'intervento militare
contro il Sudan |
Il contingente di circa 22.000 caschi blu
deciso dal Consiglio di sicurezza dell’Onu
è “assolutamente necessario
e indispensabile” nella regione sudanese
del Darfur ma potrà essere inviato
“solo a determinate condizioni”:
lo ha detto il presidente dell’Unione
Africana (Ua) Alpha Oumar Konaré
parlando da Parigi. La forza di pace internazionale,
ha aggiunto, “potrà essere
mandata solo con il consenso del governo
di Khartoum e, nel caso venga davvero dispiegata
in Darfur, il grosso delle truppe rimarranno
dell’Unione Africana così come
il comando del contingente”. Alla
fine di agosto l’Onu aveva approvato
l’invio di una missione in Darfur
- dove fino al 31 dicembre saranno comunque
presenti i circa 7.000 militari dell’Ua
- ma il Sudan si è finora opposto.
A proposito dell’aggravarsi delle
condizioni di sicurezza per i civili del
Darfur, Konaré ha detto poi che “non
si tratta solo di scontri tra ribelli e
governo, ma gli stessi ribelli stanno combattendo
al loro interno”. Per il presidente
dell’Ua, anche il governo del Sudan
ha responsabilità nella recente escalation
di violenze denunciata da diversi osservatori:
“Alcuni politici a Khartoum pensano
che in assenza di risultati dagli accordi
di pace l’unica soluzione sia quella
militare. È un’illusione che
ci porterà alla catastrofe”.
Lo scorso 5 maggio ad Abuja, in Nigeria,
venne sottoscritto un accordo tra le autorità
sudanesi e una delle fazioni ribelli, ma
è stato sistematicamente violato
da entrambi. Dal 2003, secondo stime Onu,
il conflitto in Darfur ha provocato oltre
200.000 morti e più di due milioni
di profughi, di cui circa 200.000 nel confinante
Ciad.
Il governo di Khartoum deve accettare un
contingente di pace dei caschi blu per fermare
il genocidio”, ha ammonito il segretario
di Stato americano, Condoleeza Rice, venerdì,
a margine dell’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite, durante un incontro
tra 25 paesi e l’Unione Europea. Sabato
le ha fatto eco il segretario delle Nazioni
Unite, Kofi Annan che, in un editoriale
pubblicato da un giornale francese, ha lanciato
un appello al Sudan perché sia ragionevole:
“Condanno l’escalation che sta
prendendo il conflitto in Darfur –
ha scritto il capo dell’Onu –.
E’ una vergogna per tutta l’Africa”,
ha aggiunto. Mentre la Rice ha ribadito
la posizione americana: “Se Khartoum
continuerà a impedire l’accesso
in Darfur, occorrerà pensare a un’azione
unilaterale”.
Il Consiglio di Sicurezza a fine agosto
ha deciso l’invio nella martoriata
regione sudanese di una forza militare di
17 mila uomini e 3000 poliziotti, per sostituire
l’attuale missione dell’Unione
Africana, che conta 7200 soldati male armati
e male organizzati. Grazie alla Cina e alla
Russia, che minacciavano di porre il veto,
però è stato aggiunto un codicillo:
la missione si farà solo se sarà
accettata dal governo di Khartoum. La stessa
posizione è stata adottata dall'Unione
Africana.
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| 25 settembre 2006 |
| DARFUR:
DI RITORNO DALL’ONU, PRESIDENTE DIFENDE
LA POLITICA DEL GOVERNO |
“La decisione di rifiutare l’invio
in Darfur di un contingente internazionale
è stata una decisione delle istituzioni
sudanesi, presa all’unanimità
dal Consiglio dei ministri e da altre istituzioni
governative”: lo ha detto ieri sera
il presidente sudanese Omar Hassan el Beshir
in una conferenza stampa tenuta a Khartoum
durante la quale ha fatto il punto del suo
recente viaggio al Palazzo di Vetro di New
York e degli incontri avuti in quei giorni,
grazie ai quali si è arrivati al
rinnovo di tre mesi del mandato della missione
dell’Ua in Darfur, rimandando, almeno,
di qualche mese il braccio di ferro con
la comunità internazionale. Beshir
ha ribadito che attraverso l’invio
di un contingente Onu, Stati Uniti e Inghilterra
intendono portare avanti una loro “agenda
segreta” per la “ricolonizzazione
del Sudan” e la formazione di un “nuovo
Medio oriente” e per questo ha garantito
il proprio sostegno alla missione africana.
E mentre l’Unione Africana (Ua) ha
confermato l’invio imminente di rinforzi
ai 7000 uomini già dispiegati in
Darfur (si parla di altri 1200 soldati,
oltre a un sostegno logistico della Nato
e dell’Onu) Beshir ha fatto sapere
che invierà nella regione unità
integrate di esercito, polizia e forze di
sicurezza col il compito di affiancare i
militari africani “per garantire la
pace e la stabilità nella regione”.
Il presidente sudanese ha poi criticato
le cifre in circolazione sul numero di vittime
causate dal conflitto iniziato nel febbraio
2003. “Chi dice che oltre 300.000
persone sono state uccise nella guerra sta
mentendo e sfido chiunque a provare questi
dati. Il numero di morti registrato da tutte
le parti coinvolte nel corso dell’intero
conflitto non supera le 10.000 persone”
ha detto Beshir. Il presidente sudanese
ha infine annunciato che il governo ha deciso
di imporre, a partire da oggi, misure di
restrizione per gli spostamenti dei diplomatici
statunitensi nel paese, ai quali sarà
consentito di muoversi per un raggio di
25 chilometri dal palazzo presidenziale
(nel centro di Khartoum). La misura, ha
spiegato Beshir, è stata presa in
seguito all’analogo trattamento riservato
al presidente e al suo staff nel corso della
recente visita a New York.
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| 26 settembre 2006 |
| Darfur:
anche senza il consenso Kartoum, l’Onu
prepara missione militare “di pace” |
Malgrado la ferma opposizione
del Sudan al dispiegamento in Darfur della
forza “di pace” Onu già
approvata dal Consiglio di sicurezza alla
fine di agosto, a Palazzo di vetro sono già
arrivate le disponibilità di alcuni
paesi a farne parte. Secondo informazioni
in circolazione in queste ore, Norvegia, Bangladesh,
Tanzania e Nigeria avrebbero offerto le proprie
truppe; i due paesi africani sono già
presenti in Darfur come ‘caschi verdi’
della missione di osservazione dell’Unione
Africana (al momento circa 7.200 soldati,
11.000 nei prossimi mesi), che rimarranno
fino al prossimo 31 dicembre. Secondo Jean-Marie
Guéhenno, responsabile delle operazioni
di mantenimento della pace dell’Onu,
ieri una cinquantina di paesi hanno partecipato
a una riunione per la creazione delle cosiddette
“forze di pace”, che sarà
composta da circa 17.000 militari e 3.300
poliziotti. Da Caracas, dove si trova in visita,
il presidente della Commissione dell’Unione
Africana Alpha Oumar Konaré ha ribadito
che “nessun soldato” del contingente
Onu potrà essere inviato in Darfur
senza il consenso del governo di Khartoum,
perché “non si tratta di fare
la guerra al popolo sudanese ma di aiutarlo”.
(Fonte:Misna)
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| 2 ottobre 2006 |
| COMMISSARIO
EUROPEO INCONTRA PRESIDENTE SUDANESE |
Rivolgendosi al presidente
sudanese Omar Hassan el Beshir, durante la
sua visita di due giorni in Sudan, il presidente
della Commissione europea Jose Manuel Barroso
ha chiesto un maggior appoggio da parte di
Khartoum alle missioni umanitarie nella regione
del Darfur. Barroso, che si è recato
nei territori teatro del conflitto, ha espresso
la sua preoccupazione per una “tragedia
umanitaria diversa da tutte le altre, in cui
tutti combattono contro tutti”. Secondo
il rappresentante europeo l’evoluzione
della crisi in Darfur, ancora grave nonostante
un accordo di pace siglato nel maggio scorso,
fa pensare che ci siano stati “sforzi
deliberati per creare una tragedia umanitaria”.
Barroso ha inoltre annunciato un impegno dell’Unione
Europea per 50 milioni di dollari in aiuti.
Nell’incontro, il presidente el-Beshir
ha convenuto sulla necessità di appoggiare
la missione dell’Unione Africana (Ua)
in Darfur, il cui mandato è stato recentemente
esteso di un semestre, ma ha ribadito il suo
netto rifiuto all’invio di ‘caschi
blu’ dell’Onu nella regione occidentale
sudanese al posto della forza regionale africana.
Intanto oggi è arrivato a Khartoum
il segretario generale della Lega Araba, Amr
Moussa, per discutere con il presidente sudanese
sulla situazione in Darfur e la risoluzione
1706 del Consiglio di sicurezza che autorizzerebbe
una missione di 20.000 truppe Onu. Recentemente
la Lega Araba si è offerta di finanziare
la missione dell’Ua, a corto di mezzi
e uomini. A conferma delle violenze che proseguono
in Darfur, fonti umanitarie fanno sapere oggi
che una quarantina di persone sono state uccise
in scontri tra due gruppi ribelli nel sud
della regione, costringendo operatori umanitari
sudanesi e stranieri a ritirarsi dal campo
profughi di Greida. I combattimenti, definiti
come i peggiori dallo scorso maggio, hanno
visto coinvolti ribelli del Movimento per
la giustizia e l’uguaglianza (Jem),
uno dei due gruppi che non hanno firmato la
pace della scorsa primavera, e l’Esercito
di liberazione nazionale (Sla-m), che invece
ha sottoscritto l’accordo |
| 14 ottobre 2006 |
| USA
INASPRISCONO LE SANZIONI AL SUDAN |
Washington - Gli
Stati Uniti hanno confermato le sanzioni
economiche al Sudan per il genocidio in
Darfur e hanno introdotto un nuovo embargo
su tutte le transazioni nel settore petrolifero
e petrolchimico. Il decreto firmato dal
presidente USA, George W. Bush, mantiene
il congelamento di tutti i fondi detenuti
dal regime sudanese negli Usa imposto da
Bill Clinton nel 1997 e cita "azioni
del governo del Sudan che violano i diritti
umani, in particolare in riferimento al
conflitto in Darfur". La decisione
sulle sanzioni arriva poche ore che il governo
sudanese ha snobbato l'arrivo a Khartoum
del nuovo inviato di Bush per il Darfur,
Andrew Natsios.
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| 14 ottobre 2006 |
| Beshir
sigla la pace con i ribelli dell'est |
Khartoum. Un'altra
pace sudanese è stata firmata. Non
si tratta del Darfur Si tratta dell'Est
del paese, di una guerra a bassa intensità
di cui nessuno o quasi ha mai detto niente.
Ma il conflitto c'è stato ed è
durato, a fasi alterne e con maggiore o
minore violenza, per più di dieci
anni. È finito formalmente ieri,
con la firma di un accordo di pace tra il
governo di Khartoum e l'Eastern Front, il
Fronte orientale nato lo scorso anno dalla
fusione del Beja Congress e del Free Lions'
Movement, espressione delle diverse popolazioni
che abitano la regione orientale.
Dei dettagli dell'accordo si sa ancora poco.
Ma il dato politico c'è, ed è
rilevante sotto molti punti di vista. Non
solo perché un'altra crisi le cui
ragioni sono molto simili a quelle del conflitto
in Darfur è finita prima di subire
un'escalation che avrebbe potuto portare
la regione alle stesse distruzioni del più
«famoso» Ovest. Ma anche perché
i negoziati sono stati condotti con la mediazione
dell'Eritrea, paese che confina con l'Est
del Sudan e il cui governo è sempre
stato vicino ai ribelli orientali, come
anche agli ex ribelli meridionali ora al
governo a Khartoum, ma che negli ultimi
anni ha avuto rapporti pessimi con il National
Congress, il partito del presidente Beshir.
Che ieri si è recato in prima persona
ad Asmara per assistere alla firma dell'accordo.
E per - si dice a Khartoum - incontrare
Isaias Afwerki e appianare problemi e incomprensioni
che ancora rimangono tra i due governi.
Ma il dato forse più interessante
è il ruolo che il Movimento per la
liberazione popolare del Sudan (Splm), l'ex
movimento ribelle meridionale, ha giocato
nei negoziati. Da un anno parte del governo
di unità nazionale a Khartoum, lo
Splm e il Beja Congress hanno combattuto
fianco a fianco a partire dal 1996 contro
il governo centrale, mantenendo fino a pochi
mesi fa le proprie truppe ad Hamesh Korieb,
roccaforte dei ribelli nella regione orientale.
Ad aprile le forze dello Spla, il braccio
armato dello Splm, hanno lasciato la città,
ripiegando verso sud, come stabilito dall'accordo
di pace firmato tra Nord e Sud a inizio
2005. Contemporaneamente però lo
Splm, grazie anche ai buoni uffici degli
eritrei, ha svolto un ruolo importante nei
negoziati, inserendo suoi uomini nella squadra
di Khartoum capeggiata dal consigliere presidenziale
Mustafa Osman Ismail.
Lo scopo della lotta è lo stesso
degli altri movimenti in altre parti del
Sudan, dal Sud al Darfur: partecipazione
alla vita politica del paese, spartizione
delle risorse economiche, riconoscimento
delle differenze etniche e culturali. Anche
per questo, a quanto è trapelato
nelle settimane scorse da Asmara, i protocolli
firmati tra Eastern Front e Khartoum ricalcano
la struttura del Comprehensive peace agreement
(Cpa), l'accordo di pace tra Nord e Sud
firmato l'anno scorso ed articolato in diversi
protocolli che hanno affrontato uno per
uno i nodi politici, economici e di sicurezza
che dividevano le due parti.
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| 16 ottobre 2006 |
| Il
governo annuncia piano di disarmo dei Janwawheed |
Il governo avrebbe redatto un piano per
disarmare entro i prossimi due mesi i cosiddetti
janjaweed, (‘diavoli a cavallo’),
le milizie arabe filo-governative accusati
dal 2003 di violenze, stupri e uccisioni
contro la popolazione nera nella regione
occidentale del Darfur. Lo ha dichiarato
Omar Mohammed Saleh, portavoce del Consiglio
dei ministri, durante una sessione dell’esecutivo
di cui dà ampia nota il quotidiano
locale in lingua inglese ‘The Citizen’.
Il piano di disarmo sarebbe già stato
sottoposto all’Unione africana (Ua),
ha precisato Saleh – senza fornire
ulteriori dettagli – durante la riunione
di consiglio dedicata all’applicazione
dell’accordo di pace sul Darfur siglato
lo scorso 5 maggio dal governo di Khartoum
e dalla fazione dell’Esercito per
la liberazione del Sudan (Sla) guidata da
Minni Minnawi. Nel corso della stessa riunione,
Saleh ha annunciato la creazione di un’Alta
Commissione co-presieduta dal presidente
Omar al-Beshir e dai due vice-presidenti
incaricata di “salvare l’accordo
di pace… e favorire la riconciliazione
tra le tribù in Darfur”. Come
confermato dal ministero degli Affari umanitari,
Ahmed Mohammed Haroun, Saleh ha inoltre
assicurato che il piano di bilancio 2007
prevede aiuti umanitari per 695.000 persone
nei campi e un milione e 660.000 nei villaggi
che soffrono di carenza alimentare.
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| 20 ottobre 2006 |
| DARFUR,
L’ALLEANZA RIBELLE DISPONIBILE A: NEGOZIATO
IN CAMBIO DI AUTODETERMINAZIONE |
È disponibile a un negoziato comprensivo
dell’autodeterminazione il ‘Fronte
di salvezza nazionale’ (Nrf), l’alleanza
antigovernativa presentata a fine giugno
ad Asmara, in Eritrea, da tre gruppi ribelli
della regione occidentale del Darfur contrari
all’accordo di pace siglato lo scorso
5 maggio ad Abuja, in Nigeria, dal governo
centrale e dalla fazione del Movimento di
liberazione del Sudan (Slm) guidata da Minni
Arcua Minnawi. “Siamo pronti per negoziati
con il governo. Ma… non accetteremo
l’accordo di Abuja, vogliamo negoziati
a parte” ha detto Khalil Ibrahim,
capo del Movimento di giustizia e eguaglianza
(Jem), uno dei tre gruppi ribelli dello
Nrf. “Vogliamo – ha precisato
- l’autodeterminazione e l’autonomia
per il Darfur”. Lo Nrf vorrebbe un
trattato simile a quello che nel gennaio
2005 ha posto fine alla ventennale guerra
civile tra nord e sud, riconoscendo ai territori
meridionali ampia autonomia e diritto a
un referendum sulla secessione entro il
2011. Secondo Lam Akol, ministro degli Esteri,
il governo non ha sinora ricevuto alcuna
conferma sulla volontà di negoziare
dei ribelli dello Nrf che a inizio mese
– stando a quanto riferito la scorsa
settimana da Jan Pronk, l’inviato
dell’Onu in Darfur – ha inflitto
al suo esercito pesanti perdite durante
due battaglie nel Darfur settentrionale.
Sinora Khartoum ha sempre respinto le velleità
autonomiste del Darfur, mentre secondo Pronk
aggiustamenti al trattato sono necessari
per porre fine alla crisi del Darfur, dove
– secondo stime Onu - dal 2003 a oggi
si contano 200.000 morti e 2,5 milioni di
sfollati.
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| 2 Novembre |
| Darfur.
Presidente Sudan, "No a truppe Onu"
|
"Il governo sudanese
non recede dalla decisione di respingere l'intervento
delle truppe Onu di mantenimento della pace
nel Darfur". A dirlo il presidente sudanese
Omar el Bashir in una conferenza stampa a
Pechino, dove si trova per il vertice Cina-Africa.
Bashir ha aggiunto che accettare le truppe
Onu, che la comunita' internazionale vorrebbe
far intervenire per fermare la guerra sarebbe
peggio che lasciarle al di fuori. |
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