''L'Europa che consenti' Auschwitz
e ha fallito in Bosnia non deve tollerare lo sterminio
in Darfur''. Così apre l'appello di un gruppo
di intellettuali europei - da Umberto Eco ai soliti
apologeti della guerra preventiva e filo-USA come
Vaclav Havel a Bernard-Henrt Levy - che, in contemporanea
sui maggiori quotidiani d'Europa, lanciano un appello
ai 27 leader dell'Ue perche' ''impongano immediatamente
le massime sanzioni al regime sudanese''.
''Come osiamo noi europei celebrare i cinquant'anni
dell'Unione, quando poche miglia piu' a Sud i piu'
deboli e
indifesi sono uccisi in Sudan?'', si legge nella lettera
degli intellettuali pubblicata in Italia dal solito
Corriere della sera, diventato
ormai l'araldo e il regista di tutte le campagne guerrafondaie
di questo secolo.
''L'Europa e' piu' di una rete tra classi dirigenti,
piu' di un club economico da primo mondo, piu' di
un'escrescenza
burocratica'', prosegue la lettera che reca le firme
purtroppo anche di Dario Fo, Guenter Grass, Jurgen
Habermas, Seamus Heaney, Harold Pinter, Franca Rame
e Tom Stoppard. Sarebbe meglio suggerire a queste
personalità progressiste di non prestarsi al
trappolone bellicista preparato dai soliti noti.
Bisogna ''impedire'' ai leader di Khartoum - sollecitano
i firmatari ''di approdare sulle nostre coste, di
beneficiare del nostro servizio sanitario e della
nostra ricchezza. Congeliamo i loro depositi nelle
nostre banche,
agiamo senza indugio per coinvolgere altri Paesi interessati''.
''Non dobbiamo tradire ancora la nostra cultura europea
restando a guardare, in attesa che un'altra civilta'
in Africa
sia annientata. Che quest'azione - si chiude la lettera
- sia il nostro regalo a noi stessi, la nostra prova
di fronte a noi
stessi. Quando sara' compiuta, allora potremo celebrare
insieme con orgoglio''.
I promotori dell'appello dissero e fecero le esattamente
le stesse cose sulla Jugoslavia, fino a quando arrivarono
i bombardieri della NATO a distruggere ponti, palazzi
e fabbriche e a massacrare la popolazione....e la
Jugoslavia fu distrutta e divisa in sette piccole
repubbliche senza alcun peso.
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