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I DOSSIER DI CONTROPIANO
Darfur
Come i laboratori della guerra umanitaria
stanno preparando l’intervento militare contro il Sudan

Che cosa c'è veramente dietro la crisi del Darfur?
di Lawrence K. Freeman

Alla fine d'ottobre Lyndon LaRouche ha denunciato come una truffa la campagna “per fermare il genocidio” nel Darfur, in cui si sono esibiti soprattutto elementi statunitensi, perché in realtà mira a nascondere ciò che si sta realmente facendo al Sudan e a tutta l'Africa Subsahariana. Si sta consumando un genocidio in Africa? Sì, certo, ma non è quello propagandato dagli attori di Hollywood e funzionari di governo impegnati a farsi belli sui massmedia e nei campus universitari con questa questione umanitaria. Il vero genocidio in Africa è quello che da un decennio imperversa nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), con un numero di morti di circa 400 mila l'anno, a motivo della scarsità alimentare, di acqua pulita e di misure sanitarie essenziali.
Non c'è dubbio che nella regione sudanese del Darfur si stiano commettendo delle atrocità, ma nessuno di coloro che adesso dicono di essere così preoccupati per la popolazione del Darfur ha fatto qualcosa per intervenire sulla situazione che ha condotto a tale crisi. A guardar meglio, coloro che sostengono la campagna per “salvare il Darfur” finiscono per sostenere, che lo vogliano o meno, la politica di Henry Kissinger e del presidente Bush di genocidio nei confronti della popolazione dell'Africa Sub-Sahariana in particolare.
Nel 2001 chi scrive accompagnò Lyndon LaRouche in Sudan, per una conferenza sullo sviluppo economico dei paesi lungo il sistema fluviale del Nilo. Allora molti dei convenuti s'illusero di aver trovato un amico nell'amministrazione Bush, dopo essere stati maltrattati dalla ex segretario di stato Madeline Albright e dalla sua assistente per gli affari africani Susan Rice. LaRouche ribadì energicamente ai politici sudanesi che si potevano attendere solo il peggio dall'amministrazione entrante, quella di Bush. Adesso si accorgono di quanto avesse ragione! Il Sudan è minacciato da un'invasione militare, forse anche con bombardamenti aerei, e i controllori di Cheney e Bush sono all'opera per creare un altro conflitto militare fallimentare e insanabile. Attacchi militari di questo tipo non hanno alcuna giustificazione.
Il Darfur non è la causa di una nuova avventura militare, ma è solo un nuovo pretesto di cui hanno bisogno a Washington. Chi ha abbracciato la causa tanto ben propagandata del Darfur finirà per sostenere una nuova guerra asimmetrica, un nuovo “conflitto di civiltà” che minaccia di provocare milioni di morti nel Corno d'Africa.


Il vero genocidio in Africa

Ricoprendo gli incarichi di Segretario di Stato e di Consigliere di Sicurezza Nazionale, nel 1974 Henry Kissinger produsse un documento, allora segreto, intitolato “Promemoria di sicurezza nazionale 200: implicazioni della crescita demografica mondiale per la sicurezza USA e gli investimenti oltremare”, noto con la sigla NSSM200. L'argomento fallace, tutt'ora in vigore nella politica estera USA, enunciato in tale studio è che se si lascia ai paesi in via di sviluppo che posseggono i principali giacimenti di risorse naturali di esercitare pienamente il proprio diritto sovrano allo sviluppo economico per provvedere alla rapida crescita delle loro popolazioni, l'occidente avrebbe sofferto della scarsità di tali risorse indispensabili. Con NSSM200 si dettava ai governi l'ordine di limitare la crescita delle rispettive popolazioni, e, se fosse stato necessario, a tale scopo si sarebbero sospesi gli aiuti alimentari.
La politica di Kissinger era una riformulazione moderna della politica coloniale britannica del XIX secolo enunciata dal Cecil Rhodes: eliminare i nativi dal loro suolo per attingere alle risorse del sottosuolo. Ci siamo chiesti come mai in Africa non ci sono degli stati nazionali forti? Il saccheggio delle risorse, che si sta oggi compiendo, esige che si impedisca l'affermazione di governi e nazioni capaci di opporre resistenza. Le infrastrutture, compresa sanità e istruzione non debbono esistere. In che modo si procede oggi al contenimento demografico, meglio noto come genocidio? Con le malattie, la fame e le guerra e negando effettiva assistenza economica.
Chi si è mai preoccupato davvero delle miserabili condizioni di vita, nel Darfur ed altrove in Sudan, prima che scoppiasse il conflitto? Nessuno! Mai sentito parlare di Darfur prima che le forze dei ribelli cominciassero ad attaccare le strutture del governo nel febbraio 2003. Per decenni pastori e contadini poverissimi hanno lottato per sopravvivere in questa vasta regione desertica percorsa da sempre da conflitti semplicemente perché scarseggia l'acqua. Per risolvere il problema occorre un programma per la produzione di acqua potabile per tutto il Corno d'Africa, che comprende nazioni popolose come Etiopia ed Egitto, oltre al Sudan. Sono in molti in Africa ad aver capito che la prossima grande guerra non si combatterà per il petrolio, ma per l'acqua.

Chi attacca il Sudan?

L'Egitto, con una popolazione di 70 milioni, dipende dall'acqua del Nilo. Secondo un trattato del 1959 gli 84 miliardi di metri cubi d'acqua sono ripartiti tra Egitto e Sudan, 55 al primo e 19 al secondo, con una dispersione ed evaporazione stimate a 10 miliardi. I centri abitati egiziani dipendono assolutamente da ogni goccia di quell'acqua. Un attacco militare nel Darfur garantirebbe lo sfascio del governo centrale di Khartoum e annullerebbe di fatto il trattato sull'acqua conducendo alla destabilizzazione dell'Egitto. Per oltre 20 anni gli Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele hanno sostenuto il Movimento/Esercito di Liberazione del Popolo Libanese di John Garang, (SPLM/A) per fomentare la divisione tra Nord e Sud del paese facendo leva sulla diversità di religione tra Musulmani e Cristiani, come prescrive Samuel Huntington nello “Scontro delle civiltà”. L'Accordo generale di pace firmato nel 2005 segnò formalmente la fine dei combattimenti tra Nord e Sud, ma la pace è sempre rimasta fragile. Il Darfur è ora usato come il mezzo migliore per arrivare allo smembramento del Sudan con una campagna militare contro il paese.
Più di 10 mila soldati dell'Unione Africana sono stati impegnati a stabilizzare la regione. Si ammette che le forze sono insufficienti per una regione così vasta e lo sforzo non è sostenuto a sufficienza dall'occidente con logistica e mezzi. Prima della scadenza del mandato dell'UA del 30 settembre 2006, le Nazioni Unite hanno approvato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1706 con l'astensione di Russia, Cina e Qatar. La missione è stata prolungata fino alla fine del 2006, ma si prevede, in sostituzione delle truppe UA, l'invio di 20.600 soldati dell'ONU con un mandato che consenta loro di intervenire con la forza militare. Khartoum ha respinto tale dispiegamento come una violazione della propria sovranità e un pericolo per la nazione. La risoluzione “invita” il governo sudanese a dare il proprio consenso all'operazione e questo basta ai guerrafondai di Washington per auspicare un “intervento non consensuale in grande stile”, in pratica una invasione militare, ai danni di una nazione sovrana, membro dell'ONU.
Ad ottobre il parlamentare Donald Payene, Susan Rice e Anthony Lake hanno proposto che con o senza il sostegno della NATO gli Stati Uniti passino ad effettuare un attacco contro “aeroporti, aerei e basi militari sudanesi. Potrebbe essere bloccato Port Sudan da cui il paese esporta petrolio. Le truppe ONU potrebbero essere dispiegate, se necessario con la forza, con il sostegno degli USA e della NATO”. Si tratterebbe di un'invasione che innescherebbe nuove forme di guerra asimmetrica che alimenterebbe il conflitto latente tra Somalia ed Etiopia, rincalzando la guerra asimmetrica che già sta distruggendo i paesi dell'Asia Sudoccidentale.


Da Executive Intelligence Revue

 
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