Nell'enorme, ispirata marcia
contro la guerra di New York, ho notato molti cartelli
con la scritta "Out of Iraq, Into Darfur."
Erano retti dai membri di un gruppo chiamato "Volunteer
for Change," descritto come "un progetto
di Working Assets." Non ero sicuro di cosa pensare
dello slogan. Era in un certo senso satirico, sulla
falsariga di "Fuori dalla padella, dritto nel
fuoco", e alludeva ad un possibile futuro intevento
in Africa simile a quello in Somalia? O era un sincero
invito a ritirare le truppe USA dall'Iraq e mandarle
invece a fare "peacekeeping umanitario"
nel Sudan occidentale?
Stamattina ho fatto un po' di ricerche su Google e
ho trovato la risposta. E', sfortunatamente, la seconda
ipotesi. Almeno dall'anno scorso Working Assets sta
spingendo le persone a sollecitare con petizioni il
Presidente Bush affinche supporti un' "urgente
azione internazionale" attraverso l'ONU per "proteggere
civili innocenti". Apparentemente l'associazione
non trova contraddittorio opporsi al dispiegamento
militare in Iraq e sostenerlo in Sudan, Né,
forse, lo trovano contraddittorio molte delle persone
che oggi a Washington marciavano per sostenere questa
proposta di intervento.
Da molto mesi ricevo e-mail che mi chiedono "Perché
passi così tanto tempo ad attaccare la poltica
di Bush in Medio Oriente, e ignori le atrocità
nel Darfur?" Ci sono molte ragioni per cui non
ne ho scritto, incluso il fatto che metto in cima
alla mia lista di cose da fare nel tempo libero l'oppormi
alle guerre imperialiste con le loro luttuose conseguenze,
e il fatto che non ho studiato molto la situazione
in Darfur. Ma ho come la sensazione che alcune forze
stiano usando il "genocidio" in quella regione
per spostare l'attenzione dal massacro continuo in
Iraq (e dalle continue brutalizzazioni sui palestinesi
da parte di Israele), e per dipingere un altro regime
arabo tanto malvagio da richiedere ciò che
i neocon chiamano "un cambio di regime".
Hanno malrappresentato il conflitto come se fosse
tra "arabi" e "africani indigeni",
mentre (da quel che ho capito) entrambe le parti sono
costituite da africani neri che parlano arabo - considernaod
che "arabo", "africano" e "nero"
sono troppo difficili da distinguere per la maggio
parte degli americani.
Chiederei alle persone che ieri portavano quei cartelli
di ricordarsi che nel novembre del 2001 un generale
del Pentagono disse a Wesley Clark che sull'onda dell'11
settembre l'amminitsrazione aveva un "piano quinquennale"
per attaccare non solo l'Afghanistan ma anche "Iraq,
Siria, Libano, Iran, Libia, Sudan e Somalia".
Chiederei a Working Assets di osservare che la guerra
in Iraq che contrappone all'intevento in Sudan che
sostiene sono in realtà parte della stessa
campagna di costruzione di un impero.
Nel giugno scorso una commissione ONU ha determinato
che ciò che stava succedendo in Darfur, per
qunato terribile, non costituiva una poltica genocida
da parte del governo sudanese. Ma Washington ha deciso
altrimenti, eha usato le parole ad alto impatto emotivo
"genocidio" e "olocausto" per
descrivere la situazione.
Da allora ha spinto la NATO ad addestrare truppe dell'African
Union per offrire operazioni di peacekeeping in Darfur
e ha auspicato il dispiegamento di una prersenza NATO
nella regione, fatto senza precedenti in Africa. Lo
scorso novembre, John Bolton, il permaloso, belliscoso
e non riconfermato ambasciatore USA all'ONU, che non
aveva mai mostrato prima preoccupazioni per i diritti
umani, bloccò un briefing su una missione ONU
in Darfur al Consiglio di Sicurezza preparato da Juan
Mendez, il consigliere speciale di Kpofi Annan per
la prevenzione dei genocidi. In questa azioni si è
unito a nazioni come Cina e Russia, che per proprie
ragioni non erano inclini ad intraprendere azioni
contro il Sudan.
Ma Bolton a differenza degli ambasciatori di Russia
e Cina sosteneva un'azione del genere. Ne sappiamo
già abbastanza, sostiene, ora è il momento
di muoversi! Washington non è effettivamente
granché interessata ai fatti sulla situazione
del Darfur, non più di quanto lo fosse per
quelli sull'Iraq prima di attaccarlo. E' interssata
invece a quello che i neocon chiamano "perception
management", e sta facendo un bel lavoro di gestione
delle percezioni, anche quelle di alcuni progressisti,
sul tema.
La manifestazione di oggi a Washington era organizzata
da una coalizione denominata "Save Darfur",
che si descrive come "un'alleanza di oltre 130
organizzazioni religiose, umanitarie e sui diritti
umani". Il Jerusalem Post dà qualche informazione
in più: "Pochi sanno che la coalizione
è stata effettivamente organizzata esclusivamente
su iniziativa della comunità ebraica americana".
L'American Holocaust Museum è stato fortemnte
coinvolto, e nonostante molti credano che il termine
"genocidio" dovrebbe essere usato con parsimonia
il Museo non ha esitato a tracciare parallelismi tra
Shoah e Darfur.
Le agenzie che hanno aderito sono gruppi di cristiani
evangelici zionisti che vedono il Sudan come il loro
terreno principale di missione in questi ultimi giorni.
E come pubblicizzato, diverse organizzazioni capaci
di arruolare qualcuno come l'ammirevole George Clooney
nel dare una spinta alla marcia.
Stiamo parlando di una manifestazione che sollecita
un intervento degli USA e della NATO nel paese più
grande dell'Africa, legittimato dall'ONU spinta dalla
testarda amministarzione capeggiata dai neocon di
Washington. Staimo parlano potenzialmente di un cambio
di regime nel secondo maggior produttore di petrolio
dell'Africa, nel contesto degli interventi programmati
dagli USA in Siria e Iran. C'è qualcuno del
movimento pacifista con una minima conoscenza della
storia recente che potrebbe sentirsi a proprio agio
sapendo ciò, e magari supporre che sia in buona
fede?
Un nutrito contingente di studenti della mia università
hanno preso l'autobus per New York per unirsi alla
manifestazione. Ma altri studenti progressisti hanno
preferito la manifestazione del giorno dopo a Washington,
per chieder che Bush faccia qualcosa per il Darfur.
Come se gli oppressori potessero essere dei liberatori.
Non ci sono dubbi sul fatto che il regime sudanese
sia malvagio; un mio caro amico del Sudan mi assicura
che è così. Penso che una cosa come
200.000 persone siano state uccise dalle forze di
Janjaweed. forces. Ma io conosco anche le malvagità
di cui il "mio" governo è capace,
e la sua prontezza nello sfruttare le crisi umanitarie
(Kossovo 1999, ad esempio) per portare avanti i propri
interessi strategici geopolitici che non hanno nulla
a che fare con i diritti umani di chicchessia. (NEll'Iraq
occupato, circa 200.000 civili, secondo Andrew Cockburn,
sono stati uccisi fino al gennaio 2006).
Quando il presidente Bush ha incontrato i "Darfur
Advocates" alla Casa Bianca prima della marcia
e ha detto loro "Quelli di voi che usciranno
a marciare oer la giustizia, essi rappresentano il
meglio del mio paese" ha chiaramente indicato
che questi giocano un ruolo di supporto al suo sforzo
di ricostituire il "grande Medio Oriente".
In tutto il paese, l'apparentemente devota campagna
a sostegno del Darfur sta come abbellendo l'imperialismo
amerciano - già solo sostenendo che può
fare del bene in questo mondo. Gli onesti militanti
sono come Bormir nel Signore degli Anelli, quando
chiede "E se usassimo l'anello per fare del bene?".
Ma l'anello non si può usare per fare del bene!
Non si può andare "Fuori dall'Iraq, ora
in Darfur" senza trasferire i principi guida
del primo, illegale intervento nella seconda intrusione
che si sta ingenuamente raccomandando. L'imperialismo
non è un amichevole cassetta degli attrezzi
che si può usare per aggiustare i problemi
che solleciti lacchè hanno inserito nella lista
delle cose da fare. E' il problema esso stesso.
In ogni caso, spero che la gente del Darfur, inclusa
quella del Justice and Equality Movement e dell'esercito
di liberazione sudanese (se poi essi rappresentano
la liberazione), usando ogni mezzo necessario, combattano
l'oppressione e cerchino alleati internazionali in
tale processo. E che gli americani che hanno adeguatamente
studiato la situazione e vogliano davvero supportare
la lotta degli oppressi del darfur diano tutto l'aiuto
che possono - specialmente se lo fanno combattendo
l'oppressione a livello globale senza un'agenda prefissata.
M anche che il movimento americano contro la guerra
non confonda amici e nemici, finendo per aiutare quelli
che Martin Luther King ha chiamato "i più
grandi perpetratori di violenza nel mondo di oggi".
8 maggio 2006
* * *
1 Maggio: secondo la Reuters, la
manifestazione di ieri a Washington contava "diverse
migliaia" di partecipanti. Sul Boston Globe
di stamattina c'era una prima pagina con foto a
colori e articolo sulla marcia, che stimava il numero
in "decine di migliaia". Quella di New
York, che è arrivata a 300.000, non è
arrivata alla prima pagina di ieri.
* Gary Leupp è un professore di Storia
alla Tufts University, e professore associato di
religione comparata. E' l'autore di "Servants,
Shophands and Laborers in in the Cities of Tokugawa
Japan"; "Male Colors: The Construction
of Homosexuality in Tokugawa Japan" and "Interracial
Intimacy in Japan: Western Men and Japanese Women,
1543-1900". Ha inoltre contribuito alla spietata
cronaca di Counterpunch sulle guerre in Iraq, Afghanistan
e Yugoslavia "Imperial Crusades".
E' contattabile all'indirizzo: gleupp@granite.tufts.edu
Note:
Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile citando
la fonte, l'autore e il traduttore.