Gli sforzi statunitensi di ristabilire l'occupazione e la
dominazione coloniale hanno sofferto una nuova battuta di
arresto il 4 settembre. Il governo del Sudan non ha autorizzato
lo stanziamento delle forze delle Nazioni Unite nella sua
regione occidentale del Darfur.
Il 1 settembre, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, attraverso
il Consiglio di sicurezza dell'ONU, avevano fatto approvare
la Risoluzione riguardante l'invio di oltre 20.000 caschi
blu in Sudan al posto dei 7.000 uomini delle Forze dell'Unione
africana.
Il consigliere presidenziale Mustafa Osman Ismail ha reso
noto che il governo Sudanese rifiuta la sostituzione delle
forze dell'Unione africana, approvata, con una più
ampia presenza ONU, perché il fine del mandato delle
Nazioni Unite è un "cambio di regime".
(Reuters, 4 sett.).
Gli Stati Uniti hanno sostenuto che è essenziale
che forze dell'ONU subentrino alle truppe dell'Unione africana
perché queste non hanno fondi sufficienti, sono sottodimensionate
e sotto-equipaggiate per il ruolo di "peacekeeping"
a loro assegnato (per quanto si suppone sia la NATO, guidata
dagli USA medesimi, a dover provvedere alla logistica, al
trasporto aereo, all'attrezzatura ed agli approvvigionamenti
per le forze dell'Unione africana).
Russia, Cina e Qatar si sono astenute dal voto nel Consiglio
di Sicurezza, che hanno criticato, anche se né Cina
né Russia hanno esercitato il diritto di veto. La
Risoluzione stabilisce che il dispiegamento avrebbe luogo
"sulla base dell'accettazione del governo [sudanese]."
Una campagna di pressione internazionale per costringere
il Sudan ad accettare forze straniere è stata organizzata
dagli USA.
Il Sudan ha buone ragioni di sospettare di una decisione
spinta da Stati Uniti e Gran Bretagna. L'Inghilterra è
il brutale ex colonizzatore del Sudan, da sempre contraria
alla sovranità del paese africano; e per Washington,
un "cambio di regime", il rovesciamento del governo
sudanese, è nelle agende dei Repubblicani come dei
Democratici. Sanzioni e i divieti agli investimenti, commercio,
crediti e prestiti da parte statunitense sono stati posti
in essere da oltre un decennio. Nel 1998, durante l'amministrazione
Clinton, 17 missili Cruise hanno distrutto il complesso
para-medico di El Shifa che rappresentava la maggior risorsa
medica di base per il disperato fabbisogno sudanese.
Il Sudan è ben consapevole di come gli Stati Uniti
hanno utilizzato una risoluzione dell'ONU nel 1990 per giustificare
gli attacchi che distrussero le infrastrutture in Iraq.
I 13 anni di sanzioni imposti dall'ONU sull'Iraq, richieste
da Washington, hanno provocato la morte di oltre un milione
e mezzo di iracheni.
Gli Stati Uniti hanno occupano la Corea del Sud per più
di 50 anni sotto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza
dell'ONU. Oltre 4 milioni di coreani morirono nella guerra
del 1950-53 disputata sotto la bandiera delle Nazioni Unite.
Le forze ONU in Iugoslavia, Congo e Haiti sono state una
coperta per l'intervento e l'occupazione europea e statunitense.
Non sono mai state forza di pace o riconciliazione.
Nonostante l'enunciato della risoluzione ONU, alcuni funzionari
del Dipartimento di stato USA hanno insistito per un interpretazione
del testo che permetta alle truppe delle Nazioni Unite di
muovere verso il Darfur, anche senza l'accordo del Sudan.
Ma il corpo diplomatico ritiene improbabile che gli altri
paesi offrano truppe per una missione a cui il governo sudanese
si oppone. Il Sudan ha promesso di attaccare qualsiasi forza
entri nel paese senza invito. (French Press Agency [AFP],
1 sett.)
Tutti gli stati membri dell'ONU sanno che il Pentagono ha
la capacità di sbarcare le sue forze ovunque sul
pianeta; sanno che con la loro dirompente potenza di fuoco
e le loro tattiche possono occupare una nazione. Ma il mondo
intero sa anche che in Iraq, in Afghanistan ed ora in Libano,
la determinata resistenza di base non può essere
piegata così facilmente.
Il Sudan è il più grande paese dell'Africa
- grande come l'Europa Occidentale. La regione occidentale
del Darfur è più grande dell'Iraq. Se 150.000
militari USA non possono soggiogare l'Iraq, 20.000 caschi
blu in Darfur dovrebbero fronteggiare una sostenuta opposizione
in una regione nota per il suo radicato sentimento anti-coloniale.
Il Vicepresidente sudanese Ali Osman Taha ha promesso che
il suo paese sosterrà l'opposizione ad un contingente
ONU in Darfur ed ha indicato in Hezbollah un modello di
resistenza. "Abbiamo opzioni e piani per controbattere
l'intervento internazionale", ha detto. (AFP, 1 sett.)
La campagna "Salviamo il Darfur"
La campagna internazionale di pressione sul Sudan ha fra
i suoi finanziatori le più importanti forze politiche
che hanno sostenuto l'invasione statunitense in Iraq.
Una manifestazione molto ben finanziata per "Salvare
il Darfur" è stata organizzata per il 17 settembre
in Central Park di New York, con lo scopo di richiedere
l'invio di forze ONU in Sudan. Interverranno celebrità,
gruppi musicali di grido i maggiori statisti statunitensi,
sia Repubblicani che Democratici.
Il raduno è un consapevole tentativo di dividere
il movimento contro la guerra USA in Iraq, di demonizzare
ulteriormente il mondo arabo e musulmano, e tentare di vendere
una nuova guerra come un'azione umanitaria.
Tra i gruppi in sostegno dei profughi del Darfur alcuni
sono rimasti in silenzio e altri hanno sostenuto apertamente
il bombardamento israeliano nel Libano, che ha creato oltre
un milione di rifugiati. Erano fra i fautori più
convinti dell'invasione e dell'occupazione USA dell'Iraq.
Il Presidente George W. Bush ha incontrato gli organizzatori
della campagna "Salviamo il Darfur" alla Casa
Bianca ed ha lodato i loro sforzi.
Anche se "Salviamo il Darfur" conta molte organizzazioni
sia religiose che di tutela dei diritti civili, la campagna
è soprattutto un'iniziativa delle più radicali
organizzazioni della destra evangelica cristiana e sionista.
Il Jerusalem Post del 27 aprile, in un articolo intitolato
"Gli ebrei USA progettano una manifestazione per il
Darfur", viene descritto il preminente ruolo delle
organizzazioni sioniste in un raduno simile a "Salviamo
il Darfur" svoltosi a Washington, D.C., il 30 aprile.
L'Associazione Nazionale Evangelica, l'Alleanza Evangelica
e altri gruppi religiosi, fermi elettori di Bush, sono le
altre maggiori forze "mobilitate" per il Darfur.
Il primo a parlare di genocidio in Darfur è stato
il Gen. Colin Powell nel 2004, quando era Segretario di
Stato. Il Sudan era in cima alla lista per un "cambio
di regime" sia durante l'amministrazione Clinton, che
durante le amministrazioni Bush.
Nonostante i grossolani sforzi dei media di semplificare
e ridurre il conflitto ad una lotta tra gli arabi "Janjaweed"
invasori contro il popolo africano, è importante
sapere che tutti i gruppi contendenti sono africani, tutti
sono indigeno o locali, e tutti sono musulmani sunniti.
L'arabo è la lingua comune, insieme ad un centinaio
di dialetti locali. La popolazione sudanese è quella
etnicamente più variegata al mondo: oltre 400 gruppi
etnici con la loro propria lingua o dialetto.
Una carestia sta infuriando nell'area a causa delle siccità
che nell'ultimo decennio hanno colpito l'Africa settentrionale.
La lotta per gli scarsi approvvigionamenti di acqua contrappone
per la sussistenza i contadini contro gli allevatori nomadi.
C'è un argomento che tutte le forze che dichiarano
preoccupazione per il popolo sudanese non accennano mai:
il ruolo dell'imperialismo nel tenere il Sudan povero e
sottosviluppato. Il Sudan ha risorse enormi e una gran disponibilità
di minerali. La politica di Washington verso il Sudan consiste
nel fomentare scontri nazionali e regionali, antagonismi
nel sud e all'ovest, cosicché le multinazionali americane
possano tener sotto controllo lo sviluppo delle industrie
del petrolio, dell'oro, dell'uranio e i depositi di rame
che potrebbero rendere il Sudan prospero.
Il governo USA si è assicurato una risoluzione dell'ONU
nel suo ultimo tentativo di intimorire il Sudan. Ma il vero
problema è che l'impero statunitense è troppo
esteso ed incapace di vincere tutte le guerre che ha provocato
al fine di dominare il pianeta.
L'utilizzo da parte di Bush del bigotto neologismo "islamo-fascismo",
nonchè la sua dichiarazione di Guerra senza fine
(la III mondiale) contro i paesi che lottano per difendere
la loro sovranità ha incontrato resistenza dall'Iraq,
all'Afghanistan, al Libano. Le nuove minacce contro la Siria,
l'Iran, la Somalia ed il Sudan indurranno le nazioni a pensarci
due volte prima di inviare i loro uomini a combattere per
la dominazione statunitense.
7/9/2006
This article is copyright
under a Creative Commons License. More (in francese): http://www.michelcollon.info
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org
a cura del CCDP