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I DOSSIER DI CONTROPIANO
Darfur
Come i laboratori della guerra umanitaria
stanno preparando l’intervento militare contro il Sudan

Stati Uniti e Gran Bretagna hanno preparato un misterioso "Piano B" per l'intervento
Per conoscere i dettagli del piano sul Sudan elaborato dall’attuale amministrazione americana, la Commissione esteri del senato ha convocato per oggi un'udienza sul cosiddetto "Piano B", chiamando a deporre Andrew S. Natsios, inviato speciale del presidente in Sudan . La Casa Bianca ha pubblicamente minacciato il Sudan con un non meglio specificato ‘piano B’ nel caso di un rifiuto di Khartoum della missione mista di Onu e Unione Africana composta da circa 20.000 soldati per fermare le violenze in Darfur. Natsios, in una precedente audizione davanti al Comitato per gli affari esteri della Camera dei rappresentanti – l’altro braccio del Congresso americano – aveva accennato a febbraio sanzioni economiche tra cui restrizioni a società che operano in Sudan e blocco dei beni finanziari a esponenti legati al governo di Khartoum. L’inviato della Casa Bianca ha per? evitato di fornire ulteriori dettagli sul ‘Piano B’ contro il Sudan, rendendosi disponibile per una deposizione “riservata”, se necessario. Secondo il quotidiano 'Washington Post' il piano voluto dalla Casa Bianca – di cui comunque non sono stati indicati i contenuti - sarebbe stato rinviato fino a dopo Pasqua. Da tempo alcuni gruppi di pressione americani premono per un’azione di forza contro il Sudan che. secondo molti osservatori, sarebbe dettata soprattutto da interessi legati al petrolio e non tanto a motivi umanitari; il governo di Khartoum – accusato a livello internazionale di non favorire la soluzione pacifica del conflitto in Darfur - viene spesso difeso (anche in Consiglio di sicurezza) da Pechino, suo principale partner commerciale e acquirente di greggio. Proprio la Cina nelle ultime ore è tornata con forza a difendere la necessità di una soluzione negoziata alla crisi del Darfur. E se da un lato il sottosegretario agli Esteri di Pechino ha detto che il governo asiatico sta facendo pressioni su Khartoum perché si dimostri più flessibile sulla forza mista Onu-Ua per il Darfur, dall’altro ha ammonito che “troppe pressioni su Khartoum rischiano di essere controproducenti”. Dello stesso tono anche i contenuti della telefonata intercorsa ieri tra il vice-ministro degli Esteri cinese Dai Bingguo e il suo omologo americano John Neroponte. Anche in questa occasione Pechino ha ribadito la necessità di continuare a insistere sulla via politica e diplomatica.
(Fonte: Misna)
 
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