Che cosa alimenta
la campagna che si sta diffondendo attualmente negli
Stati Uniti per "fermare il genocidio nel Darfur"?
Le associazioni universitarie hanno improvvisamente
cominciato a organizzare petizioni e incontri e a
chiedere il disinvestimento dal Sudan. Il 30 aprile
si è svolta una manifestazione sul Mall di
Washington D.C. per "Salvare il Darfur".
Si continua a dire che va fatto "qualcosa".
Devono essere immediatamente dispiegate le "forze
umanitarie" e le "forze di pace statunitensi"
per mettere fine alla "pulizia etnica".
Le truppe delle Nazione Unite o della NATO devono
fermare il "genocidio". Il governo degli
Stati Uniti ha "la responsabilità morale
di prevenire un altro Olocausto".I racconti riportati
dai media sugli stupri di massa e le immagini di profughi
disperati provocano indignazione. L'accusa è
che decine di migliaia di africani vengano uccise
dalle milizie arabe spalleggiate dal governo sudanese.
Il Sudan è etichettato sia come "Stato
terrorista" sia come "Stato fallito".
Perfino durante le manifestazioni pacifiste sono apparsi
dei cartelli con la scritta "Fuori dall'Iraq
- Dentro il Darfur". Inserzioni a tutta pagina
sul New York Times hanno ribadito questa richiesta.
Chi sta dietro a questa campagna e quali azioni
vengono sollecitate?
Un'occhiata seppur superficiale all'elenco dei sostenitori
della campagna rivela il ruolo dominante svolto dai
cristiani evangelici di destra e da importanti gruppi
sionisti “per salvare il Darfur”. Un articolo
apparso sul Jerusalem Post il 27 aprile con il titolo
"Gli ebrei statunitensi alla guida dell'organizzazione
della manifestazione per il Darfur" descriveva
il ruolo di importanti organizzazioni sioniste nell'organizzazione
della manifestazione del 30 aprile. Un'inserzione
a tutta pagina sul New York Times mostrava le firme
di varie associazioni ebraiche, compresa l’UJA-Federation
di New York e il Jewish Council for Public Affairs
(Consiglio ebraico per gli affari pubblici). Ma i
gruppi sionisti non sono stati gli unici promotori.
La manifestazione è stata sponsorizzata da
una coalizione di 164 organizzazioni che comprendevano
l'Associazione Nazionale Evangelica, l'Alleanza Evangelica
Mondiale e altri gruppi religiosi che sono stati i
più accesi sostenitori dell'invasione dell'Iraq
voluta dall'amministrazione Bush. Il gruppo evangelico
del Kansas "Sudan Sunrise" ha contribuito
a organizzare i mezzi di trasporto e i oratori, ha
avviato un'estesa raccolta di fondi e ha allestito
una cena per 600 persone.
Non è stata una normale iniziativa contro la
guerra o a favore della giustizia sociale. I promotori
hanno incontrato personalmente il Presidente George
W. Bush poco prima della manifestazione. Il Presidente
ha detto loro: "Sono felice della vostra partecipazione.
E voglio ringraziare gli organizzatori di essere qui".
Inizialmente si prevedeva la partecipazione di 100.000
persone. I servizi dei media sono stati generosi e
hanno parlato di “alcune migliaia” con
cifre che variavano dai 5.000 ai 7.000 partecipanti.
C'era una schiacciante prevalenza di bianchi. Nonostante
la bassa adesione, l'iniziativa ha goduto ampiamente
dell'attenzione dei media, che si sono concentrati
soprattutto su celebrità come il vincitore
del Premio Oscar George Clooney. Hanno dato la loro
benedizione alla manifestazione rappresentanti di
spicco dei democratici e dei repubblicani, tra cui
il senatore Barack Obama (Partito Democratico, Illinois),
la leader della minoranza democratica Nancy Pelosi
(Partito Democratico, California), il vicesegretario
di Stato per gli affari africani Jendayi Frazer e
il governatore del New Jersey Jon Corzine. Corzine,
a proposito, ha speso 62 milioni di dollari del proprio
patrimonio personale per essere eletto.
I mezzi di informazione delle grandi corporazioni
hanno concesso a questa manifestazione più
spazio e rilevanza che alla manifestazione pacifista
di New York City del giorno prima (alla quale avevano
partecipato 300.000 persone) o alle manifestazioni
a favore dei diritti per gli immigrati che si sarebbero
svolte il giorno successivo in tutto il paese e che
avrebbero raccolto un milione di partecipanti.
L'Ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite
John Bolton, l'ex Segretario di Stato Generale Colin
Powell, il Segretario di Stato Condoleezza Rice, il
Generale Wesley Clark e il Primo Ministro britannico
Tony Blair si sono tutti espressi a favore di un intervento
in Sudan. Questi preminenti architetti della politica
imperialista fanno spesso riferimento a un altro modello
quando auspicano l'intervento: la riuscita guerra
"umanitaria" contro la Jugoslavia che ha
instaurato l'amministrazione di USA e NATO in Kosovo
dopo una pesante campagna di bombardamenti. Il Museo
dell'Olocausto di Washington ha emanato un "allerta
genocidio" – il primo allerta di questo
tipo che vi sia mai stato emesso – e 35 leader
cristiani evangelici hanno firmato una lettera in
cui chiedono al Presidente Bush di inviare l'esercito
statunitense a porre fine al genocidio nel Darfur.
È stato creato anche un programma nazionale
di studio per garantire il consenso dell'opinione
pubblica a un intervento militare degli Stati Uniti.
Molte organizzazioni non governative finanziate dal
Fondo Nazionale per la Democrazia hanno aderito alla
campagna. Anche voci progressiste come Amy Goodman
di Democracy Now, il rabbino Michael Lerner di TIKKUN
e l'Osservatorio sui Diritti Umani hanno appoggiato
la campagna per "Salvare il Darfur"
Distogliere l'attenzione dal fallimento in
Iraq
L'invasione criminale e il pesante bombardamento dell'Iraq,
la distruzione delle infrastrutture che ha lasciato
gli abitanti senz'acqua e senza corrente elettrica
e le orribili foto che documentano l'uso della tortura
da parte dell'esercito americano nella prigione di
Abu Ghraib hanno suscitato lo sdegno di tutto il mondo.
Al culmine di questa situazione, nel settembre del
2004, l'allora Segretario di Stato Generale Colin
Powell andò in Sudan e annunciò al mondo
che laggiù si stava consumando il crimine del
secolo, "un genocidio". La soluzione degli
Stati Uniti fu di chiedere alle Nazioni Unite l'imposizione
di sanzioni a uno dei paesi più poveri della
terra, e di proporre l'invio delle truppe statunitensi
come "forza di pace". Ma il resto del Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite non era disposto
ad accettare questo punto di vista, le "prove"
degli Stati Uniti e la loro proposta d'azione. La
campagna contro il Sudan si intensificò proprio
mentre si diffondevano le prove di come l'invasione
americana dell'Iraq si fosse fondata su una bugia.
Gli stessi mezzi d'informazione che avevano dato credibilità
alle giustificazioni fornite dal governo degli Stati
Uniti per invadere l'Iraq (il possesso delle "armi
di distruzione di massa") hanno cambiato marcia
per cominciare a raccontare dei "crimini di guerra"
compiuti dalle forze arabe in Sudan.
Questa campagna per il Darfur realizza diversi obiettivi
della politica imperialista statunitense. Demonizza
ulteriormente gli arabi e i musulmani. Distoglie l'attenzione
dalla catastrofe umanitaria causata dalla brutale
guerra di occupazione dell'Iraq, che ha ucciso e ferito
centinaia di migliaia di iracheni. Ed è anche
un tentativo di spostare l'attenzione dalla guerra
di Israele contro il popolo palestinese, finanziata
e appoggiata dagli Stati Uniti. E, aspetto ancora
più importante, apre un nuovo fronte nell'aspirazione
delle corporazioni americane a controllare l'intera
regione.
Gli interessi statunitensi in Sudan
Il Sudan è il paese più grande dell'Africa
per dimensioni. Si colloca strategicamente sul Mar
Rosso, immediatamente a sud dell'Egitto, e confina
con altre sette nazioni africane. Ha all'incirca le
dimensioni dell'Europa Occidentale ma una popolazione
di soli 35 milioni di persone. Il Darfur è
la regione occidentale del Sudan. È grande
come la Francia, ma ha solo 6 milioni di abitanti.
La recente scoperta di nuove risorse ha reso il Sudan
molto interessante agli occhi delle corporazioni americane.
Si ritiene che le sue riserve di petrolio possano
competere con quelle dell'Arabia Saudita. Ha grandi
depositi di gas naturale. Inoltre, possiede uno dei
tre maggiori depositi di uranio puro, e il quarto
deposito di rame del mondo.
Diversamente dall'Arabia Saudita, però, il
governo sudanese ha mantenuto la propria autonomia
da Washington. Incapace di controllare la politica
petrolifera del Sudan, il governo imperialista americano
ha fatto di tutto per impedire che sviluppasse questa
preziosa risorsa. La Cina, d'altro canto, ha collaborato
con il Sudan fornendo la tecnologia per l'esplorazione,
la trivellazione e l'estrazione del petrolio, nonché
partecipando alla costruzione di un oleodotto, e compra
gran parte del petrolio sudanese. La politica degli
Stati Uniti mira per lo più a impedire le esportazioni
di petrolio imponendo sanzioni e alimentando gli antagonismi
nazionali e regionali. Per oltre due decenni l'imperialismo
statunitense ha appoggiato un movimento separatista
nel sud del Sudan, dove era stato inizialmente scoperto
il petrolio. Questa lunga guerra civile prosciugò
le risorse del governo centrale. Quando si giunse
finalmente a un accordo di pace, l'attenzione degli
Stati Uniti si volse immediatamente al Darfur, nel
Sudan occidentale.
Di recente, un simile accordo tra il governo sudanese
e i gruppi dei ribelli del Darfur è stato respinto
da uno di questi gruppi, e così i combattimenti
continuano. Gli Stati Uniti si rappresentano come
un mediatore neutrale e continuano a fare pressioni
su Khartoum perché faccia altre concessioni,
ma "attraverso gli alleati africani più
stretti hanno contribuito ad addestrare i ribelli
dello SLA e del JEM che hanno provocato la violenta
reazione di Khartoum."(www.afrol.com) Il Sudan
ha una delle popolazioni etnicamente più differenziate
del mondo. Ci sono oltre 400 gruppi etnici con le
proprie lingue o dialetti. L'arabo è la lingua
comune. Khartoum, la città più grande
del paese, ha una popolazione di circa 6 milioni di
abitanti. Circa l'85% della popolazione sudanese vive
di agricoltura di sussistenza e di pastorizia.
I media statunitensi sono unanimi nel descrivere semplicisticamente
la crisi del Darfur come atrocità commesse
dalle milizie Janjaweed, appoggiate dal governo centrale
di Khartoum. Tutto ciò viene descritto come
un attacco "arabo" al popolo "africano".
Si tratta di una totale distorsione della realtà.
Come rilevava il Black Commentator il 27 ottobre 2004:
"Tutte le parti coinvolte nel conflitto del Darfur
– sia che ci si riferisca ad esse come 'arabe'
o 'africane', sono ugualmente indigene e ugualmente
nere. Tutti sono musulmani, tutti sono del luogo".
L'intera popolazione del Darfur parla arabo, con molti
altri dialetti locali. Tutti sono musulmani sunniti.
Siccità, carestia e sanzioni
La crisi del Darfur ha le proprie radici nei conflitti
tra tribù. Si è sviluppata una lotta
disperata per l'acqua sempre più scarsa e per
i diritti al pascolo in una vasta area dell'Africa
che è stata duramente colpita da anni di siccità
e di carestia. Nel Darfur ci sono più di 35
tribù e gruppi etnici. Circa metà della
popolazione è costituita da contadini, l'altra
metà da pastori seminomadi. Per centinaia d'anni
la popolazione nomade ha fatto pascolare il bestiame
e i cammelli su centinaia di miglia di pianure erbose.
Contadini e pastori condividevano i pozzi. Per più
di 5.000 anni questa terra fertile ha dato di che
vivere alle civiltà del Darfur occidentale
e orientale, lungo tutto il Nilo. Ora, a causa della
siccità e del grande deserto del Sahara che
incombe, non c'è abbastanza terra per il pascolo
o per la coltivazione in quello che potrebbe essere
il granaio dell'Africa. L'irrigazione e lo sviluppo
delle ricche risorse sudanesi potrebbero risolvere
molti di questi problemi. Le sanzioni e l'intervento
militare degli Stati Uniti non ne risolveranno nessuno.
In Sudan molte persone, soprattutto bambini, sono
morte di malattie del tutto prevenibili e curabili
a causa di un attacco missilistico contro l'impianto
farmaceutico di El Shifa a Khartoum, lanciato per
ordine del presidente Bill Clinton, il 20 agosto 1998.
Questo impianto, che aveva prodotto farmaci economici
contro la malaria e la tubercolosi, forniva il 60%
dei medicinali disponibili in Sudan. Secondo gli Stati
Uniti si trattava di un impianto per la produzione
di gas velenosa VX, ma non fu mai fornita alcuna prova.
Questa semplice struttura medica, completamente distrutta
dai 19 missili cruise, non è più stata
ricostruita, né il Sudan ha mai ricevuto un
centesimo di risarcimento.
Il ruolo delle Nazioni Unite e della NATO
in Sudan
Attualmente nel Darfur ci sono 7.000 soldati dell'Unione
Africana. Il supporto tecnico logistico è loro
fornito dalle forze armate degli Stati Uniti e della
NATO. Inoltre, migliaia di membri del personale delle
Nazioni Unite sorvegliano i campi profughi in cui
sono raccolte centinaia di migliaia di persone in
fuga dalla siccità, dalla carestia e dalla
guerra. Tutte queste forze esterne non si limitano
a fornire il cibo necessario. Sono una fonte di instabilità.
Come gli aspiranti conquistatori capitalisti hanno
fatto per secoli, mettono consapevolmente un gruppo
contro l'altro.
L'imperialismo degli Stati Uniti è profondamente
coinvolto in tutta l'area. Il Ciad, che si trova a
ovest del Darfur, lo scorso anno ha partecipato a
un'esercitazione militare, organizzata dagli Stati
Uniti, che secondo il Dipartimento della Difesa statunitense
è stata la più grande esercitazione
tenutasi in Africa dalla seconda guerra mondiale.
Il Ciad è un'ex colonia francese, e l'esercito
francese e quello statunitense sono pesantemente coinvolti
nel finanziamento, nell'addestramento e nell'equipaggiamento
dell'esercito del presidente militare, Idriss Deby,
che ha appoggiato i gruppi ribelli del Darfur.
Per più di mezzo secolo la Gran Bretagna ha
dominato il Sudan, incontrando una vasta resistenza.
La politica coloniale britannica consisteva nel divide
et impera e nel mantenere le proprie colonie in condizioni
di sottosviluppo e di isolamento per poterne saccheggiare
le risorse.
L'imperialismo statunitense, che ha rimpiazzato le
potenze coloniali europee in molte parti del mondo,
in anni recenti ha sabotato l'indipendenza economica
di paesi che lottano per emergere dal sottosviluppo
coloniale. Le sue principali armi economiche sono
state le sanzioni abbinate alle richieste di "allineamento
strutturale" avanzate dal Fondo Monetario Internazionale,
che esso stesso controlla. In cambio di prestiti,
i governi presi di mira devono tagliare le spese per
lo sviluppo e le infrastrutture. Come possono le richieste
di sanzioni, che incrementerebbero il sottosviluppo
e l'isolamento, risolvere uno qualunque di questi
problemi?
Washington ha spesso usato il suo enorme potere nel
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per ottenere
risoluzioni che appoggiassero i suoi piani di invio
di truppe in altri paesi. In nessuno di questi casi
si è trattato di missioni umanitarie. Truppe
statunitensi che portavano la bandiera delle Nazioni
Unite invasero la Corea nel 1950 in una guerra che
provocò più di 4 milioni di morti. Sempre
sotto quella bandiera hanno occupato e diviso la penisola
coreana per più di 50 anni. Su insistenza degli
Stati Uniti, nel 1961 le truppe dell'ONU furono impiegate
in Congo, dove ebbero un ruolo nell'assassinio del
Primo Ministro Patrice Lumumba, la prima persona di
assumere quell’incarico. Nel 1991 gli Stati
Uniti riuscirono ad ottenere il mandato delle Nazioni
Unite per bombardare pesantemente le infrastrutture
civili irachene, compresi gli impianti di depurazione
dell'acqua e quelli di produzione alimentare, nonché
il sistema d’irrigazione, e per i successivi
13 anni di sanzioni che affamarono la popolazione
e provocarono la morte di più di un milione
e mezzo di iracheni. Le truppe dell'ONU in Jugoslavia
e ad Haiti sono state una copertura per l'intervento
e l'occupazione da parte degli Stati Uniti e delle
potenze europee, non hanno portato pace e riconciliazione.
Le potenze imperialiste rappresentate dagli Stati
Uniti e l’Europa sono responsabili del commercio
di schiavi che decimò l'Africa, del genocidio
della popolazione indigena delle Americhe, delle guerre
e delle occupazioni coloniali che hanno saccheggiato
tre quarti del pianeta. L'imperialismo tedesco fu
responsabile del genocidio del popolo ebraico. La
richiesta di un intervento militare da parte di queste
medesime potenze in risposta ai conflitti tra le genti
del Darfur significa ignorare 500 anni di storia.
* International Action Center
(Tradotto dall'inglese in italiano
da Mirumir e revisionato da Mary Rizzo
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